Le Olimpiadi di Tokyo 2020 (secondo Akira)

La notizia di ieri, vicende siriane a parte, è certamente l’annuncio del Cio sulla sede delle Olimpiadi del 2020: Tokyo. Notizia non priva di addentellati fumettistici, visto che – come dire – Katsuhiro Otomo lo aveva previsto trentuno anni fa. In Akira, ambientato nel 2019, si accenna infatti esplicitamente alle Olimpiadi del 2020 (il cui stadio principale è proprio il luogo in cui è rinchiuso il “Numero 28”):

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Quanto basta per scatenare il primo mashup del caso: il logo-olimpico-alla-Akira

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[1001 fumetti] Shisso Nikki

Come dicevo ieri, iniziamo con la pubblicazione in anteprima di alcune schede tratte dal volume 1001 Fumetti. E seguendo il criterio promesso – solo opere inedite in Italia, tanto ignote quanto interessanti e curiose – iniziamo dal Giappone, con il misconosciuto tranche de vie di un autore di manga notissimi e ultrapop (Pollon, Nanà), qui alle prese con un tragico cortocircuito tra carriera, condizione psicologica e creazione narrativa.

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Shisso Nikki, 2005 (traducibile in italiano come: Diario di una scomparsa), pubblicato da East Press (Giappone).

L'edizione in lingua inglese

Copertina dall’edizione in lingua inglese

Hideo Azuma ha un curriculum artistico senza dubbio unico. Dopo il successo della commedia soft erotica Futari to 5-nin, serializzata sul settimanale Shonen Champion, le sue illustrazioni di genere bishojo (“belle ragazze”) diventarono popolari tra gli otaku, spingendolo al lancio di una serie porno umoristica. Con Fujori nikki, pubblicato sulla rivista eroticomica Kiso tengai, l’autore sviluppò un concept astuto, che univa una realtà ricca di mistero al fantasy puro, in uno stile che si diffuse successivamente proprio col nome di Fujori.

Tuttavia, come reazione allo stress per le pressanti scadenze (tra gli altri suoi manga, i celebri Pollon e Nanà supergirl), l’autore cadde nell’alcolismo e arrivò ad abbandonare il fumetto all’improvviso, scomparendo. In quel periodo visse una vita da vagabondo, dormendo nei parchi insieme ai barboni, e arrivando addirittura a svegliarsi una notte, in mezzo alla neve, quasi assiderato.

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Dopo aver raccolto cibo per strada, si trovò anche a soffrire di dissenteria acuta. Episodi che finirono per essere da lui stesso raccontati in Shisso nikki, nel 2005. Azuma decise quindi di dedicarsi al mestiere di manutentore delle fogne e, nonostante apprezzasse il lavoro manuale, a un certo punto scelse di concludere la sua “scomparsa”, e tornò a casa.

Avendo perso ormai ogni credibilità agli occhi dell’industria del fumetto, rimase disoccupato; eppure, riuscì a completare il suo “diario della scomparsa”. Le illustrazioni e i personaggi vividi e dolci di Azuma, insieme al suo genuino impegno nel divertire il lettore, ripagarono lo sforzo dando vita a un’opera deliziosa, nonostante le sue radici affondino in tragiche vicende reali. Una volta pubblicato, il fumetto ha vinto diversi premi prestigiosi, tra cui il Gran Premio del Japan Media Arts Festival.

Tatsuya Seto

Il manga digitale (che) non funziona

Devo dire che sul futuro della piattaforma JManga un po’ ci avevo contato. Come iniziativa di primo piano, ovvero prima piattaforma online – in lingua inglese – dedicata ai manga, voluta dalla Japanese Digital Comics Association (arrivata a ben 39 editori), parve a tutti l’inizio di una nuova era per il manga digitale.

E invece no. A un anno e tre mesi dal lancio, JManga ha annunciato la chiusura.

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L’aspetto più sorprendente, nella comunicazione ufficiale, sono i termini stessi della chiusura: solo 15 giorni per fare fagotto. Il 13 marzo l’annuncio, e l’immediato stop ai nuovi abbonamenti; il 26 lo stop agli acquisti di singoli albi; il 30 marzo, la fine di ogni possibilità di leggere online i manga precedentemente acquistati/scaricati.

Tutto ciò nonostante non solo l’offerta di JManga fosse progressivamente cresciuta nel tempo, ma il servizio fosse persino migliorato (particolarmente apprezzata la disponibilità al dialogo coi lettori, e le attività regolari sui social media), ed i prezzi – incredibile visu – diminuiti.

Davvero di che sgranare gli occhi. Anche perché l’effetto sui lettori-clienti è enorme: la fine di tutte le “librerie online” personali. I rimborsi, in buoni Amazon, sono stati possibili solo per i clienti che avevano accumulato ‘punti’ (ma da richiedere entro 6 giorni).

La natura drammatica dell’evento, dunque, non è solo il generico fallimento di un’operazione importante, per giunta avviata dagli operatori più importanti del segmento. Né risiede solo nelle tempistiche, che pure fanno a cazzotti con l’idea di rispetto per il cliente. La questione è anche di strategia tecnologica e commerciale. Ovvero, è in capo a una scelta discutibile sulla proprietà dei file. Una scelta che dovrà fare da lezione – per i consumatori come per i produttori – su uno dei grandi nodi irrisolti dell’industria culturale digitale: i DRM.

La scelta di inserire DRM nei files dei manga, infatti, impedisce ogni possibilità di conservarli. Nonostante si tratti di files frutto di acquisti pienamente legali. E JManga non si è minimamente espresso sulla possibilità di togliere i DRM: il caso critico avrebbe potuto (dovuto?) imporre la scelta.

Nato soprattutto per contrastare la diffusione della pirateria online, tra scanlation e ripping, JManga ha provato a giocare la carta dell’offerta, del servizio, dei prezzi, ma anche del no alla lettura offline, e del no al download sui dispositivi personali. Una “linea dura” sul tema dei DRM. Che per varie ragioni – ancora poco chiare – tra cui lentezze, debolezze nel design, e un marketing sballato – è fallita. E alla faccia degli acquisti fatti dai lettori in un anno, JManga sceglie di congedarsi fuggendo dalle proprie stesse responsabilità: né rimborso, né ‘dono’ dei files acquistati. Semplicemente: sayonara. Come ha scritto un lettore/blogger:

From this day on people will always remember the demise of JManga before deciding to invest their money into any manga platform.

Il paradosso? Da paladina antipirateria, JManga tornerà con la sua chiusura e i suoi errori sui DRM a creare spazi per la diffusione illegale. E un buon numero di lettori torneranno a pascolare – selvaggi – nelle grandi praterie della rete.

Taniguchi e il mangamarketing urbano

Marketing del territorio, usando il fumetto.

L’ennesimo esempio viene dal Giappone. L’ho scoperto seguendo via Twitter la brava giornalista Deb Aoki, in viaggio in Giappone, che ha postato su Instagram le seguenti foto del treno ‘Super Hakuto Express’, in servizio tra Kyoto, Tottori e Kurayoshi:

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Il punto, qui, è che Kurayoshi è il luogo in cui si svolgono le vicende di In una lontana città. E a quanto pare, quel manga è diventato parte a tutti gli effetti del marketing urbano locale.

Manga da dieci centesimi

Non illudetevi (non illudiamoci): è solo una metafora. La hanno scelta però PictureBox e Ryan Holmberg, rispettivamente casa editrice e editor, per battezzare una nuova collana di manga in arrivo sul mercato angolofono dalla prossima estate, Ten-Cent Manga. Ed è una buona notizia.

In primo luogo lo è perché nasce dallo sforzo congiunto di una delle etichette più interessanti e di una delle teste pensanti sul manga – autodefinitosi ‘Garoholic’ – più stimolanti degli ultimi anni. Inoltre, credo meriti attenzione perché propone una chiave di lettura piuttosto marcata sul manga della metà del Novecento: dimostrare la relativa ‘autonomia’ degli immaginari e degli stili del fumetto giapponese all’epoca, ma anche le peculiarità del suo confrontarsi con i prodotti americani largamente circolanti sul suolo nipponico nel secondo dopoguerra.

La linea è quella cui ci ha abituati Holmberg dalle pagine del suo blog e del Comics Journal, ovvero manga classici, vintage o retro’, spesso bizzarri, recuperati soprattutto dalla storia ancora in buon parte sconosciuta (in Occidente) della rivista Garo e della scena del manga alternativo.

I primi due titoli sono un lavoro dimenticato di Osamu Tezuka, The Mysterious Underground Men, e l’adattamento del Last Of The Mohicans di Fenimore Cooper da parte di un eccentrico autore, Shigero Sugiura, passato dal manga negli anni ’50 al collage e alla Pop art negli anni ’70. Insomma, una collana da accostare idealmente a quelle di Cornélius, Imho o Lézard Noir, per intenderci.

Un paio di immagini tezukiane qua di seguito, e altre qui.

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