YouTube, Pokemon, il musicfandom e la snack culture

Si diceva ieri di YouTube, di creatività e del concorso YouTube Play. E allora ecco che tra i millanta esempi – fumettologicamente interessanti – di video UGC, scopro questo (infantile ma tutt’altro che ovvio):

Non solo nostalgia anni ’80: la sigla è pur sempre una forma breve che, certamente, ben si presta alla brevità del linguaggio video resa ormai “naturale” da YouTube.

Snack culture filo-fumettologica, per un semplice spuntino mattutino. E il fumetto ne sa qualcosa, di snack culture:


You Tube Play

Casual wednesday (ovvero: una pausa mentre preparo due post particolarmente densi, pre alleggerimento agostano). Con un video su uno degli oggetti visivi più cliccati della rete: il tasto play di YouTube:

Il video è in realtà il trailer di un concorso – partnership Google/Guggenheim – destinato a raccogliere e premiare i migliori video creativi prodotti dagli utenti. La fase di selezione del concorso si chiude in questi giorni. Chissà che non ne arrivino di “fumettologicamente rilevanti”; vedremo.

Sarà che è estate e il livello di concentrazione si abbassa; sarà la pigrizia; sarà che i video sono ottimi contenuti da blog; sarà che ne ho messi da parte diversi interessanti —> comunque sia, preparatevi a una discreta infornata di video. Una recente ricerca di cognitivisti britannici ha peraltro rivelato che i video fanno sudare meno delle parole ^_-

Italieni: Igort, Cahiers Ukrainiens

Che l’esterofilìa sia una malattia endemica dell’industria culturale italiana è cosa nota – e Gramsci fu tra i primi a discuterne spesso, e a fondo. Il fumetto non ne è certo esente: da un lato la ricorrente dipendenza da prodotti e immaginari stranieri (Disney e Bonelli inclusi, per quanto in forme molto mediate), dall’altra il mito dell’artista espatriato.

Non voglio però aprire un dibattito su questo tema. Non oggi, almeno.

Piuttosto, ho pensato di dare il via a una nuova mini-rubrica. Una con cui svolgere, quando ne capiterà l’occasione (e ne avrò il tempo), un lavoro un po’ controintuitivo: andiamo a vedere cosa si dice all’estero del fumetto italiano. Se ne parla? E di cosa/chi si parla? E cosa se ne dice?

Mi auguro che perdonerete, a questa rubrica, lo spirito un po’ tecnico (del genere “critici che se la raccontano tra loro”), e la finalità più ‘esemplificativa’ che non ‘cartografica’ (perché non leggo tutto; perché qualcosa sfugge; e perché non tutti i critici o le testate hanno lo stesso valore). Ma spero anche che, nonostante tutto, possa essere una buona occasione per seguire, attraverso i discorsi della stampa e della critica ‘istituzionali’, il cammino culturale del fumetto italiano nel mondo.

In omaggio a una rubrica del settimanale Internazionale, la tag/categoria di riferimento che troverete in questo blog sarà “Fumetti Italieni“. Vi segnalerò alcune significative recensioni (e talvolta altri testi), tra quelle che mi capita di leggere (o che mi vengono segnalate), di opere di autori italiani prodotte o tradotte all’estero.

Primo episodio: il nuovo lavoro di Igort, Les Cahiers Ukrainiens, pubblicato in Francia da Futuropolis:

Ne hanno parlato, fra gli altri:

Lo schema Ponzi: video

Nell’universo della truffa novecentesca, tra i maggiori teorici e talenti ‘creativi’ ha dominato un italiano: Charles Ponzi.

Il suo schema Ponzi – volgarmente noto come variante della “catena di S.Antonio”, e di grande attualità dopo il clamoroso caso Madoff – è raccontato, con gusto, in questo breve video animato:

100 anni di Krazy Kat

Il 26 Luglio del 1910, in un angolo della sua strip The Dingbat Family, un autore trentenne di nome George Herriman creava con una semplice gag umoristica – un topo che lancia un mattone contro un gatto – i personaggi che diedero poi vita (la daily strip debuttò nel 1913) a uno dei più brillanti gioielli fumettistici di sempre, Krazy Kat:

Per l’occasione Peter Maresca ha ufficialmente annunciato l’uscita del libro di cui vi dissi a gennaio, ovvero Krazy Kat, A Celebration of Sundays, che raccoglie 135 tavole domenicali, pubblicate in origine tra il 1916 e il 1944, nello spettacolare grande formato tipico delle pubblicazioni di Peter. La copertina è qui:

In questo video Michael Tisserand, giornalista che sta lavorando ad una biografia di Herriman, racconta qualche frammento della vita e della carriera dell’autore.

Come scrisse – per dirne uno – Jack Kerouac:

An immediate progenitor of the Beat Generation and its roots could be traced back to the glee of America, the honesty of America, its wild, self-believing individuality.

Alla sua morte nel 1944 Walt Disney, per dirne un altro, disse:

è stato una fonte di ispirazione per centinaia di artisti.

Insomma, le celebrazioni Herrimaniane prendono il volo. Speriamo che sia la volta buona per parlare un po’ di più di questa opera cruciale, che ha segnato il linguaggio e la cultura del fumetto mondiale, anche se in Europa è a lungo rimasto in ombra, come una sorta di patrimonio distintivo della  fumettofilìa più avvertita – tanto noto tra i grandi autori, critici e cultori, quanto ignoto al pubblico ‘medio’.

Peraltro: mentre in Italia non se ne è accorto ancora nessuno, in Spagna il quotidiano El Mundo vi ha dedicato proprio oggi uno speciale video-omaggio, visibile qui.

Insomma: Happy Century, Krazy Kat.

Bonus track: un omaggio dell’illustratore Chris Lanier:

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