Manga digitali: il gioco si fa serio

Di tutte le novità emerse nel corso dell’ultimo Comic-Con di San Diego, una mi è parsa particolarmente interessante: l’annuncio del lancio del portale Jmanga.com, “The first ever official Japanese comic site”.

Se ne mormorava da un po’, visto il legame con Crunchyroll.

Ora siamo vicini al via, e sarà online il 17 agosto.

Ma se vi interessa tutta la vicenda, ne ho scritto di là.

Gli editori giapponesi annunciano Jmanga a SanDiego

L’editoria digitale (fumettistica) che pensa (poco) ai lettori

Qualche nota a margine di una interessante lettura sugli scenari dell’editoria digitale. Ovvero le riflessioni del brillante Richard Nash, intervistato da Giuseppe Granieri per La Stampa:

«Il digitale, per come la vedo io è il luogo della scoperta e del sampling, quindi non necessariamente un luogo per guadagni siginificativi. I compensi per chi crea contenuti (e per chi lavora per produrli e distribuirli) saranno nei prodotti fisici e nelle esperienze create intorno a questi prodotti (che siano sincrone, asincrone, in presenza, a distanza)».

Rispetto alla visione generale, mi pare che sia il dibattito sia le attuali iniziative del fumetto digitale (italiano in primis, ma non solo) siano ancora arretratissime. Al di là della fase iniziale di puro posizionamento (“esserci”), la strategia degli editori di fumetto sembra essere quella di vendere i fumetti – gli stessi fumetti (omotetici, direbbero i francesi) – solo su un altro canale/piattaforma.

Sampling: strategia ancora poco diffusa da noi (certamente non per Piemme/Stilton, Eura; un po’ – ma parliamo davvero di casi piccoli e parziali – presso BeccoGiallo online, Canemucco su iPad, Disney/Topolino online, e Tunué online – anche se quest’ultima ha inizialmente insistito sulla vendita di ‘pidieffoni’ di discutibile leggibilità).

Sorpresa/curiosità: fermi al palo, direi. Costruire siti web o apps come estensioni o espansioni narrative, booktrailer che non siano slideshow, forme testuali che non siano pidieffoni ma “altre” (mi vengono in mente solo qualche sito Disney, le apps di Pimpa, Canemucco e Pandalikes) richiedono naturalmente sforzi ideativi e competenze progettuali che stentano ad emergere.

Poi c’è la questione dei diritti digitali e degli autori che fanno a meno degli editori. «Io credo», argomenta Nash, «che la maggioranza degli scrittori dovrebbe cercare il partner giusto, quello in grado di mettere l’autore in contatto con più lettori. Se questo partner non è in grado di sfruttare al meglio i canali digitali, non è il partner giusto. […] più passa il tempo più gli scrittori dovrebbero imparare a scegliere compagni di viaggio non basandosi sul “contenitore del contenuto” ma basandosi sulla capacità di dare un “contesto” al contenuto.

Che gli editori di fumetto siano in grado di ragionare su un modello di business che non preveda solo la vendita di contenuti, ma la costruzione di contesti ed esperienze, beh, direi che (al di là dell’occuparsi spesso di mostre) siamo ancora lontani da una sensibilità del genere.

Poi c’è la questione del self-publishing digitale:

«La chiave per capire il loro successo [quello degli scrittori self-published digitali] non è molto diversa dai casi precedenti, dalla precedente generazione di autori che si sono autopubblicati. Innanzitutto il fatto stesso che ci abbiano provato, mentre molti rinunciavano. Poi, in seconda battuta, il fatto che sono autori che si focalizzano sui lettori a differenza di chi si siede e aspetta che il mondo scopra il loro genio. Terzo, ma questo si applica solo alla Hocking, sono stati fortunati.

Che gli editori siano ritenuti un attore ‘superabile’ con l’autoproduzione digitale, è una possibilità in alcuni casi, ma anche una grande illusione. Certo, direi che tranne il caso di Canemucco in Italia siamo a zero: ci ha forse provato qualcuno, in modo significativo? Esempio: esiste un caso anche solo vagamente analogo al francese Les Autres Gens?

Infine, riferendosi anche al suo progetto Cursor, Nash dice:

Noi crediamo che un editore sia una community di scrittori affini tra loro, lettori ed editor. E la piattaforma, a partire dalle sue web-app, dalle pratiche della community, dai processi di business, deve supportare questa collettività aiutandola a crescere, ad essere più felice e fare le cose in modo migliore».

Naturalmente una simile riflessione è complessa per tutti, e va ben oltre il perimetro del fumetto. Ma quel che il fumetto rischia di dovere fare, è uno sforzo di ripensamento in più: l’editoria fumettistica si è a lungo adagiata sugli allori pensando troppo a riprodurre modelli fortemente caratterizzati – “scuole” nazionali, formati standard, formule editoriali “di scuderia” – che hanno sclerotizzato l’offerta, non a caso ‘travolta’ già oltre 10 anni fa prima dal “fenomeno manga” e poi dal “fenomeno graphic novel” (con tutti i distinguo del caso).

Porsi “all’ascolto dei pubblici”, come dice Nash – che è cosa diversa dal “so già tutto quel che basta sui loro bisogni” – potrà venire solo ammettendo la premessa che essi cambiano. E sono cambiati eccome, quelli del (e intorno al) fumetto.

Poi certamente, del contesto digitale bisognerà comprendere le vecchie e nuove pratiche – non solo quindi i “gusti” nel senso degli immaginari. Per guardare ai lettori preparati per (continuare a) servirli, con contenuti ed esperienze.

estate, zanzare, ipad

E’ arrivata l’estate. Anche a Milano. Sintomo inequivocabilmente meneghino: moltiplicazione delle zanzare. Anche in casa.

Per questo ho deciso, una volta tanto, di comportarmi da early adopter. In caso di insuccesso (per manifeste Apple-incapacità), ringrazio quindi Singloids per il seguente suggerimento:

Colgo l’occasione per fare – come promesso – un aggiornamento sull’andamento delle Apps fumettistiche – sia a pagamento che gratuite – per iPad, così come presentate dall’App Store italiano. Come è noto, le apps di fumetto sono parte della categoria “Libri”. Ecco le prime 20 della categoria, oggi:

I tre Libri più venduti, dunque, sono proprio fumetti. E di produzione italiana: il ‘classico’ Sturmtruppen di Bonvi, e Cotus e Leon di Gaston e Giordano. Oltre i primi 10, alcuni graphic novel: 11° Il Maestro di Laprovitera e Pascutti, e 13° Metauro del buon Michele Petrucci. La strip che avete letto in questo post, Singloids dei Persichetti Bros, è pure presente su iPad (18°). Arrivano poi il graphic novel Guardami più forte (23°, di Silvi/Russo), la app AVE!Comics (24°), il reader Comic Viewer (33°), la striscia Singloids V2 (39°) e un altro graphic novel, Ti sto cercando (40°, di Marchese/Patané). In totale, 11 applicazioni nelle prime 40, ovvero – escludendo l’ibrido Comic Viewer – il 25% delle apps “Libri” più vendute.

Tra le apps gratuite, al 3° posto troviamo la Marvel App, e a seguire altre branded apps o readers come la recentissima DC Comics App (12°), ComiXology (14°), ComicBookLovers (25°), BOOM Studios Comics (28°), iVerse Comics (38°), IDW Comics (41°). Troviamo inoltre anche qualche graphic novel o serie americana: Star Trek (17), Twilight (19), Do androids dream of electric sheep? (30), e il manga Mahiru Angel (37). Anche qua, dunque, circa il 25% delle apps sono fumetti, o apps abilitatrici al loro acquisto e lettura.

Nella classifica generale dell’App store, tuttavia, una sola (Marvel) entra tra le 20 apps gratuite più scaricate, al 16° posto. Nessuna compare invece tra le prime 20 a pagamento.

Comunque sia, è ancora presto per parlare di vere e proprie tendenze.

Il catalogo delle apps fumettistiche comprende ancora, almeno dal punto di vista dell’App Store italiano, un catalogo limitatissimo (anche la narrativa langue, coi grandi editori che si preparano – senza fretta, ché serpeggia una certa fifa… – al prossimo autunno). E l’effetto che vediamo è una comprensibile distorsione, rispetto alla reale rilevanza dei prodotti sul mercato.

In questo contesto continuano a primeggiare prodotti free improbabili (la qualità dei fumetti gratuiti grida vendetta…) e prodotti pay che, nel mercato ‘fisico’, non sono certo – Sturmtruppen escluso – quelli che si chiamano “valori forti”. Autori o titoli che siano.

Ma l’arena è interessante. E in rapido mutamento. Continueremo a seguirla.

Anche DC Comics su iPad, iPhone e PSP

Ebbene sì, anche l’editore storico concorrente di Marvel ha lanciato la propria offerta digitale per iPhone, iPad, PSP, con un’applicazione ad hoc che assomiglia – e molto – a quella di casa Marvel. Il primo video ufficiale è qui:

Non mi dilungo in dettagli. Il comunicato ufficiale è qui. La principale innovazione? Un programma specifico per fumetterie, “Direct Market Affiliate Program“.

L’osservazione cui mi porta l’istinto, a caldo, non riguarda però i prodotti in sè, ma gli attori in campo. Ovvero: chi ha prodotto l’applicazione? ComiXology. La stessa società che ha in qualche modo fatto da apripista al mercato delle apps fumettistiche. Ma anche lo stesso sviluppatore che ha prodotto l’applicazione per conto di Marvel. E quindi?

Nell’ambiente apparentemente ‘disintermediato’ del fumetto digitale, iniziano a consolidarsi…nuovi intermediari. E nel futuro è possibile che il loro ruolo – le loro scelte e logiche, i loro vincoli e costi – crescerà di influenza, rendendo lo scenario della filiera fumettistica più complesso. E il caso di ComiXology è già molto interessante: da un lato sviluppa applicazioni per conto di DC o Marvel; dall’altro ne sviluppa per sè, e le utilizza per rivendere sia gli stessi identici prodotti (la iphone app di Comixology è tra le più scaricate) che molti altri, in una forma tutta nuova – per il fumetto – di concorrenza digitale. ComiXology da un lato fa il service, ma dall’altro è un player quasi dominante con una posizione analoga a quella di Diamond (principale distributore di fumetti in USA), quest’ultimo clamorosamente assente dal business digitale.

Per dirla breve: agli editori e distributori di fumetto serve un rapido aggiornamento strategico. O qualcun altro potrebbe occupare, pian piano, gli spazi lasciati ‘vuoti’ da imprese culturali dalla visione un po’ retrò (vedi anche alla voce: problemi di conversione al business digitale da parte dell’editoria dei quotidiani…).

Segnali deboli tecno-Bonelliani

UPDATE ai lettori di passaggio: no, non esiste alcun fumetto Bonelli né su iPhone né su iPad, al momento. Si prega ritornare qui entro fine 2010, per fare il punto della situazione.

Da un paio di settimane, tra le keywords che hanno condotto i navigatori su questo blog, ci sono anche queste:

dylan dog ipad
dylan dog su ipad
tex willer ipad
ipad tex
ipad bonelli fumetti
fumetti bonelli su ipad
fumetti bonelli iphone
fumetti bonelli e iphone
ipad sergio bonelli
sergio bonelli ipad
ipad+bonelli
bonelli ipad

tex bonelli ebook free ita

Un ulteriore dettaglio interessante è che si intravede anche una micro (anzi, siamo onesti: lillipuziana) tendenza: le keywords più gettonate sono quelle che riguardano Dylan Dog. Ma è curioso trovare anche Tex Willer, che l’istinto vorrebbe come la serie più tradizionale e “anti-tecnologica” di casa Bonelli.

Intendiamoci: si tratta di parole chiave certo non tra le più popolari, digitate al massimo una quindicina ventina di volte – ma per la maggior parte sotto la decina ciascuna – per arrivare a questo sito.

Segnali deboli, quindi. Ma pur sempre segnali. Su cui riflettere.

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