Cosa occorre per disegnare, by Quino

da Che presente impresentabile!

50mila visite = 23 fumetti venduti

Lars Martinson è un fumettista americano piuttosto sconosciuto (già autore di Tonoharu per Top Shelf), ma quanto accadutogli suona come un aneddoto certamente esemplare.

Dopo avere postato – via Reddit – il primo episodio del suo nuovo fumetto, gratis, il suo blog ha avuto un’impennata di visite notevole: da circa 100 al giorno, a 50.000 in una sola giornata. Ma la storia è senza happy end. La versione ebook dei suoi fumetti non ha infatti avuto alcun reale beneficio dall’improvviso ‘successo’ di click. Come ha infatti raccontato, le vendite sono state di +23 copie (21$ circa).

Alla beffa Martison si è visto aggiungere anche il rischio di trovarsi di fronte a un ‘danno’, ovvero l’ingiunzione di dover pagare una somma al proprio servizio di hosting, per l’importante incremento avuto nel coefficiente di sfruttamento della CPU disponibile, schizzato in poche ore dal tetto-base di max 4,5% a ben 64,5%. Per la serie “cose che gli host non dicono”, insomma.

Sebbene la (triste) storiella faccia riflettere, e sia buona per sgonfiare certi facili entusiasmi – come quelli degli autori più inclini a credere in una correlazione automatica fra traffico/vendite – mi sembra però importante notare, fra le ragioni del possibile unhappy end:

  • che gli e-comics postati da Martinson non sono certo molto originali, e anzi paiono piuttosto derivativi (discorso diverso da Tonoharu, peraltro)
  • in particolare, si tratta di lavori assai poco digital-friendly, in termini espressivi: per la scarsa quantità di tavole/vignette, il formato poco screen-friendly (davvero micro, buono solo per iPhone), la evidente e voluta povertà cromatica
  • e il sito che li presenta – il blog dell’autore – è quel che una volta si sarebbe detta una “fanzine spartana”: un supporto che non sfrutta per niente le possibilità offerte dalla progettazione di una piacevole user experience
  • senza dimenticare la scarsa presenza di quei “rinforzi cognitivi” – la quantità e varietà di contenuti, link, endorsement, network sociali – che fanno di un luogo (anche digitale come il blog) un ambiente adatto ad alimentare quel tot di curiosità che può contribuire a stimolare un acquisto.

Insomma, alle solite: le possibilità di ottenere buone conversioni da traffico a vendite possono esserci (e ne abbiamo viste, in passato), ma non sempre, non per tutti – e c’è un sacco da lavorare.

Storia dei prezzi degli albi Bonelli, rivalutati

Nei giorni scorsi Sergio Bonelli Editore ha comunicato un aumento dei prezzi che investirà tutte le collane, a partire da giugno. Una notizia che ha suscitato reazioni diverse nel pubblico e negli operatori – ovviamente l’entusiasmo non mi è parso al top – che vanno dalla drammatica preoccupazione di certo fandom, alla serena accettazione. Fino a considerazioni più o meno controintuitive, sostenute da chi ha fatto notare come simili prezzi restino pur sempre equi, se misurati su aspetti tecnico-produttivi (la quantità di pagine) o contenutistici (la qualità del prodotto medio).

Quale che sia la percezione di ciascuno, peraltro influenzata da un clima economico poco favorevole al fumetto (e non solo), mi pare utile mettere in prospettiva questa scelta aziendale, proponendo una breve analisi storica sull’evoluzione dei prezzi degli albi bonelliani.

Per fare questo ho considerato due elementi: come dato-base ho scelto il prezzo negli anni di Tex, la serie più antica di casa Bonelli (potremmo chiamarlo “Tex index”); e come strumento per analizzare l’andamento storico ho scelto di affidarmi agli indici Istat, disponibili online qui, che permettono di misurare l’evoluzione del ‘valore’ monetario sulla base dell’inflazione e dell’andamento dei costi di alcuni beni di riferimento.

Sia chiaro: si tratta di un’analisi più indicativa che puntuale, vista la parzialità degli indicatori (peraltro mutati nel tempo). Ma il risultato mi pare comunque utile e interessante, perché indica una doppia tendenza:

– gli attuali prezzi degli albi Bonelli sono i più elevati mai raggiunti in oltre 50 anni di storia

– ma è anche vero che osservare il “Tex index” ci dice che la situazione attuale non è poi troppo lontana da quanto accaduto nei tardi anni Cinquanta, alle “origini” del modello bonelliano

L’andamento generale, misurato lungo una cadenza decennale, è il seguente:

Quel che mostra questa curva sono alcuni momenti chiave:

– una fase iniziale in cui l’albo di Tex rappresentò una versione “lussuosa” del formato striscia precedentemente dominante, nella logica di un prezzo ‘premium’ del tutto comprensibile

– una progressiva decrescita fino circa agli anni dell’allargamento dell’offerta (Martin Mystère nasce nel 1982)

– una crescita dei prezzi costante negli ultimi trenta anni, elevata negli anni precedenti il boom di Dylan Dog, e più contenuta negli ultimi dieci anni

Per chi volesse maggiore precisione, ecco l’andamento dei prezzi degli albi Bonelli misurato ogni cinque anni:

A questo livello di dettaglio emerge qualche tendenza ulteriore, ovvero:

– una fase di risalita dei prezzi, fra anni Sessanta e Settanta, che corrisponde grossomodo all’andamento inflattivo dei beni di consumo nell’Italia di quel periodo

– una relativa stabilizzazione che segue gli anni di maggiore successo di vendite a metà anni Novanta (Dylan Dog toccò 1 milione di copie/mese nel 1993)

– una relativa discesa negli anni zero, sull’onda di un fatturato aziendale integrato da altre iniziative editoriali (leggi: collane associati ai collaterali dei quotidiani)

 

Wagner 200° anniversary

Wagner’s Method Exposed by Joseph Keppler

da Puck Magazine, Vol. 1 No. 1, Back Cover, March 14, 1877

via ITCH

Da Cannes, disegnando

Tra gli inviati al festival di Cannes, la rete radiofonica France Inter ha pensato di includere un paio di fumettisti, i cui disegni quotidiani sono stati composti in un sito che li ha usati in modo interessante, come contenuto embedded e insieme come ‘sfondo’ sui cui proiettare lo streaming dei tweet da #Cannes2012.

Nei primi giorni, per ‘Bulles de Cannes’ si è dato da fare soprattutto Boulet, mentre Erwann Surcouf entrerà in scena, presumo, sul finale.

Sta di fatto che, navigando questa piccola ma riuscita operazione – giornalistica e di comunicazione – ho capito che: a) il nuovo film di Audiard ha colpito i francesi, b) per quanto aneddotico, lo sguardo dei (buoni) fumettisti si dimostra anche in questa occasione più stimolante del “battutismo a comando” dei vignettisti, c) Boulet è proprio bravo d) il nuovo film di Wes Anderson è, as usual, stilosissimo:

 

 

 

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