[1001 Fumetti] Minute Movies

Con l’anteprima di 1001 Fumetti di questa settimana ritorno agli Stati Uniti. Ed è la volta di uno dei fumetti forse più emblematici del rapporto tra cinema e fumetto, negli anni dell’ascesa di Hollywood e dello star system. La strip fu emblematica anche per la sua triste fine: una sorta di vittima collaterale dell’avvento del sonoro sul cinema muto. Ma la sua eredità sarà profonda, come modello che ispirò il Thimble Theater di EC Segar.

******************************************************************************

Minute Movies, 1921 (Ed Wheelan, Stati Uniti)

wheelan_minute_movies_27_cv

Nel 1918, sul giornale New York American di William Randolph Hearst, debuttò Midget Movies, una nuova rivoluzionaria striscia satirica sull’industria del cinema muto. Il suo creatore era Ed Wheelan, che aveva iniziato a prendere in giro il cinema muto e le sue stelle già mesi prima, pur ancora senza un titolo.

wheelan1917midgetmovies

La strip sviluppò presto “lunghe” trame di durata settimanale, in un periodo in cui, nei fumetti, l’idea di continuity era un concetto raro e ancora emergente. In seguito a una disputa legale, nel 1920 Wheelan lasciò l’impero di Hearst e portò Midget Movies al servizio di George Matthew Adams. La striscia tornò in circolazione nel 1921 col nuovo nome Minute Movies.

nost2-57

Sebbene Minute Movies occupasse, sulle pagine dei giornali, lo stesso spazio delle altre strip, era costruito su due livelli. Il che rendeva le vignette minuscole. Ma Wheelan sapeva sfruttare gli spazi, e riusciva a inserire abili primi piani del suo elegante e fascinoso protagonista maschile Dick Dare, e della donna protagonista Hazel Dearie (tanto plausibile che i bambini le scrivevano per chiederle l’autografo).

nost2-60

Nessun genere fu risparmiato dalla satira di Wheelan: western, romantico, drammatico, poliziesco, e anche i cinegiornali; non c’era ruolo o situazione che il disinvolto Dick o la conturbante Hazel non potessero interpretare. Wheelan scrisse, disegnò e inchiostrò la striscia da solo, e il suo immaginario studio cinematografico, creato negli anni d’oro di Hollywood, si sviluppò insieme allo stesso settore. Quando arrivò l’epoca del film sonoro, le sue strip si fecero meno parodistiche. Ironia della sorte, questa serietà portò a un declino della loro popolarità.

Barry Stone

Topolino da Disney a Panini

La notizia. A breve i commenti. Intanto, sdrammatizziamo:

panini

Ma se volete deprimervi sul serio, ci sono sempre gli sconfortanti commenti alla notizia sul Corsera.

Captain Video, Satellite Sam, e la retromania nel fumetto (pop)

Uno dei grandi filoni dell’immaginario del decennio è ciò che Simon Reynolds ha chiamato retromania. Un fenomeno visibile nella musica, nel design, in un successo televisivo come Mad Men – e anche nel fumetto (lo stesso Reynolds porta giustamente l’esempio di Daniel Clowes).

ku-xlarge

Un caso fumettistico fresco di stampa è Satellite Sam, nuova serie di Matt Fraction e Howard Chaykin. Rispetto a Mad Men, l’ambientazione è più Fifties che Sixties, e il campo d’azione è più propriamente televisivo che genericamente pubblicitario. Ma come la serie tv di Matthew Weiner, racconta la macchina dell’industria culturale contemporanea negli anni della sua ascesa ‘sistemica’, ovvero nel periodo in cui stava diventando l’ambito decisivo per la costruzione degli stili, dei valori e della fantasia dei nostri genitori/nonni (e quindi un po’ anche nostri).

Satellite-Sam-01-004Il vero punto comune tra Mad Men e Satellite Sam mi pare soprattutto questo: il loro sottolineare come l’ingenuità (se non “innocenza”) che tendiamo abitualmente ad attribuire a quei decenni, nella realtà, non sia stata tale. Due serie che lavorano sull'”invenzione della tradizione” del nostro panorama di brand, prodotti, professioni, stili di vita, ricordandoci come esso sia stato modellato da dinamiche e motivazioni – le vite dei protagonisti, le azioni delle aziende e delle istituzioni, le condizioni tecniche e organizzative – nate e gestite seguendo percorsi tutt’altro che ingenui. Tra conquiste e menzogne, slanci e paure, dietro all’ingenuità si nascondeva la complessità; dietro alla semplicità si celava il potere; dietro al gusto c’erano modelli sociali in conflitto e in trasformazione.

foto(2)

Satellite Sam declina questo mix di retromania e archeologia dei media in modo specifico: narra l’epoca “pionieristica” della tv americana. Al centro, un network tv in ascesa, e le persone implicate nella realizzazione del suo show di punta: la serie di fantascienza Satellite Sam. Nel primo episodio, il protagonista dello show non arriva in tempo sul set per girare la sua parte; verrà trovato morto dal figlio, e per i prossimi episodi si prospetta grosso modo una detective story, alla ricerca delle ragioni dietro questa misteriosa morte.

foto

Ma il bello di questa serie non mi pare tanto l’elemento noir, quanto il contorno – documentale, diciamo – e il mix complessivo.

Da un lato, l’archeologia televisiva esplorata da Fraction e Chaykin è uno spasso. I due riportano alla luce in primo luogo un frammento semidimenticato delle origini della produzione di fiction seriale per la tv. Il modello di Satellite Sam (inteso come show tv) è infatti un telefilm datato 1949, Captain Video and his video rangers. Un prodotto che, per i nostri standard odierni, pare realizzato in maniera incredibilmente approssimativa (per quanto, fra gli sceneggiatori degli episodi: Damon Knight, James Blish, Jack Vance, Arthur C. Clarke, Isaac Asimov, Robert Sheckley, …). Se nella realtà il network era DuMont, nel fumetto diventa LeMonde; ma il contesto televisivo dell’epoca c’è tutto, con riferimenti all’ingombrante David Sarnoff e alle battaglie – all’epoca più tecnico-tecnologiche che di contenuto – per la conquista di posizioni sul nascente mercato tv.

dal set di Captain Video

dal set di Captain Video

Dall’altro, ci sono poi il gusto e la consapevolezza tutta contemporanea degli autori. Che significa almeno due cose. Una è il gusto di Chaykin per la crudezza verbale (parolacce convinte, sbraitate, vomitate addosso), il cinismo come tratto diffuso, la morte, ambienti sociali torbidi, il sesso (con feticcio: la bravura e precisione di Chaykin nel disegnare biancheria intima e uniformi è ormai leggendaria) e le sue perversioni più estreme (l’attore protagonista dello show tv viene trovato morto in un stanza d’hotel cosparsa da indizi di giochi erotici). L’altro è il remix di riferimenti di Fraction e Chaykin, che unisce ai materiali dell’epoca riletture più recenti (pre- Mad Men) come la bizzarra serie tv di David Lynch e Mark Frost On the Air, o la storia delle foto osé del padre trovate dall’architetto italiano Carlo Mollino. Il risultato sintetico di questo mix è nel claim truce/pop della serie, “Sex. Death. Live tv“.

foto2

Certo, rispetto a Mad Men la pur buona Satellite Sam è debole, schiacciata com’è dalle debordanti idiosincrasie di Chaykin e Fraction e dall’assenza di una dimensione autenticamente epica. Là dove Mad Men riesce a disegnare un’epopea, Satellite Sam si limita infatti a una curiosa esplorazione. Ma appunto la curiosità c’è. Ed è per questo che vale la pena leggere questo fumetto insieme al suo tumblr d’accompagnamento, vero (e riuscito) timone per orientarsi in una retromania senza alcun dubbio personale e stimolante.

tumblr_mahgl5XpZ21rg4iooo1_500

Le ‘origini’ della serie, qui.

Ode ad Harvey Kurtz (by Robert Crumb)

Tra le cose che si scoprono sfogliando pubblicazioni più o meno improbabili per completisti, tipo The Complete Crumb Comics, ci sono queste due pagine firmate Robert Crumb. Che ci ricordano due o tre cose basiche:

  • quanto Kurtz sia stato influente
  • quanto il talento di Crumb sia debitore del fumetto umoristico popolare
  • ergo: quanto il fumetto underground e il fumetto popolare non vadano visti come due universi in opposizione (anzi)

00110012

[1001 Fumetti] Ginger Meggs

Per l’anteprima di 1001 Fumetti di questa settimana, complice forse l’atmosfera estiva di vacanze & paesi lontani, ho pensato all’Australia. E alla sua più longeva serie a fumetti (tra le più longeve al mondo, oggi come oggi): Ginger Meggs. Una buona, vecchia commedia – una family strip, grosso modo – d’altri tempi. Ma anche la storia di come un limite tecnologico, e un solo colore, abbiano potuto segnare, attraverso il fumetto, l’immaginario di un grande paese.

******************************************************************************

Ginger Meggs, 1921 (Jimmy Bancks, Australia)

gingermeggs

Nel 1921 il direttore del Sunday Sun, Monty Grover, indisse un bando per la creazione di un fumetto su un gruppo di ragazzi che si cacciano spesso nei guai, e vengono sempre salvati da una ragazza. Tra i contendenti Grover selezionò una striscia intitolata Us Fellers, creata da un illustratore sconosciuto di nome Jimmy Bancks.

Uno dei ragazzi della striscia di Bancks era un piantagrane dai capelli rossi chiamato Ginger Smith. I limiti tecnici, nella stampa a colori degli anni Venti, ridussero l’inchiostro usato nel disegno al tratto ai rossi, gialli e blu; il che significa che i capelli rossi, aspetto distintivo dell’eroe, nacquero da queste necessità più che dalla creatività. All’alba del terzo episodio di Us Fellers, Bancks aveva tranquillamente liquidato la ragazza voluta da Grover, rinominato la striscia Ginger Meggs, e definito i suoi amici e la famiglia: il padre John, la madre Sarah, il fratello Dudley, il migliore amico Benny, la fidanzata Minnie, il rivale Eddie, e la sua nemesi, Tiger Kelly.

usfellers

 

Nota come la strip più longeva nella storia australiana, Ginger Meggs è stato tra i primi fumetti australiani a essere ambientati in un contesto tipicamente locale. A tutti i ragazzi australiani nati con i capelli rossi, almeno una volta nella vita, è capitato di essere chiamati “Ginger”. Quando nel 1951 Meggs si spostò dal Sunday Sun al rivale Sunday Telegraph, ben 80.000 lettori si trasferirono con lui. Quando Bancks morì nel 1952, la strip proseguì grazie a vari altri autori ed è ora disegnata dal fumettista di Melbourne Jason Chatfield. “Gli autori vanno e vengono”, disse Bancks una volta, “ma i loro personaggi vivono.” Parole profetiche.

Barry Stone

ginger

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: