Fumetto e leghismo: le origini (1991)

Recentemente si è parlato di un fumetto dimenticato come Capitan Padania, ma questi giorni di tregenda per la Lega sono il momento giusto per estrarre dagli archivi e ricordare il principale caso storico di “fumetto leghista”: Quelli della lega, anno 1991.

Per principale intendo due aspetti:

  • la tiratura: per il primo numero, ben 50.000 copie, stando alle dichiarazioni dell’epoca del suo editore
  • i nomi coinvolti, ovvero fumettisti non del tutto sconosciuti – come il Roberto Volpi di Capitan Padania – bensì professionisti del fumetto popolare, relativamente noti.

Quelli della lega fu un mensile, di grande formato – più o meno un tabloid – che ebbe vita breve: sei numeri usciti tra il maggio 1991 e il gennaio 1992. Ai testi lo stesso editore, Remo Pizzardi, con Carmelo Gozzo; ai disegni, Augusto Chizzoli e Tito Marchioro. Tutti nomi non di primo piano, ma ben noti agli appassionati di storia del fumetto popolare italiano, perché impegnati in passato per testate come Lucifera o Cosmine (Pizzardi), fumetti neri come Pioneers e varie storie Disney (Gozzo), fumetti erotici come Storie blu o La Donna Ragna e cloni dylandoghiani come Dick Drago (Chizzoli), una gran quantità di fumetti avventurosi o erotici anni 60 e 70 (Marchioro).

La Lega era protagonista di questo fumetto solo in chiave satirica, ma di una satira ambigua, tra caricatura e adesione ideologica, in cui lo spirito critico-satirico si scioglie in bonario (per quanto greve) sfotto’.

La trama è una parodia dei Promessi Sposi in chiave contemporanea, con protagonista un Sandrino Manzoni, giovane scrittore frustrato, che narra la vicenda di Renzo (meccanico operoso che straccia la tessera del PCI, stanco di clienti evasori impuniti) e Lucia (modella che si fa un “un culo così” per guadagnare” poco più di un cassintegrato”) il cui matrimonio è impedito dai ‘bravi’ di Don Rodrigo, boss mafioso di Lambrate. Tra gli altri personaggi, un Don Abbondio con tanto di perpetuo omosessuale che balla ‘Wojitila disco dance’, e un ex-medico della mutua convertitosi (come frate) alla missione della Lega, associazione segreta nata per difendere i lombardi e sgominare i mafiosi terroni, dotata di un giustiziere robotico con le fattezze di Alberto da Giussano (grido di battaglia: “Foera di ball”). Gli slogan di questa Lega: “Autonomia regionale! Lombardia libera! Fuori i burocrati!” e il notevole “Il grano lo faccio io e me lo gestisco io!”.

All’epoca, l’uscita suscitò una certa eco sulla stampa (Repubblica, L’Unità, Adnkronos), con Pizzardi che dovette dichiarare alle agenzie: ”con la lega lombarda non abbiamo alcun rapporto, si tratta di una nostra iniziativa”. Oggi il ricordo di questo bizzarro e greve tentativo di mescolare la satira sociopolitica ai toni da pornofumetto anni 70 è – prevedibilmente – sparito. Ma a futura memoria, eccovi le prime quattro tavole del primo (in)dimenticabile episodio, che trovate al completo qui:

NB: per l’aiuto nell’identificazione degli autori, un grazie a Gianno Bono e Silvio Costa.

3 Risposte

  1. “Quelli della Lega.”.se non fosse che so dell’esistenza di riviste russe dedicate alle avventure dei Giovani Comunisti…Lasciamo perdere.

    Il linguaggio fin da allora era molto da “celoduristi…” Autentica macchiette delle persone serie ( e ce ne sono) che amano la propria terra, al nord come al sud e nelle sempre dimenticate isole che compongono questo paese..

  2. fumettologicamente parlando questo tuo archivio rivaleggia per “scheletri negli armadi” con quello politico del divo Andreotti…🙂

  3. debris: personalmente trovo interessantissimo vedere insieme il ‘celodurismo’ leghista e il registro degli autori di questo fumetto, figli della stagione del pornofumetto popolare. Credo che sarebbe ora di ristudiare la ‘lezione’ del fumetto porno alla luce dei vent’anni di berlusconismo e leghismo che abbiamo alle spalle: trovo che il loro legame (non solo di linguaggio e retorica, ma di simboli, idee, aspirazioni) sia particolarmente intenso, come se fossero stati un poderoso brodo di coltura.

    marcod: e chissà quante altre cose potrebbero emergere se, invece che scrivere sempre la solita storia dei ‘vincitori’ (i “gioielli” del fumetto italiano), si provasse a scrivere una storia dei fumetti ‘perdenti’.

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