Fumetto online e pubblicità crowdfunded

Di nuovo, succedono cose dalle parti di Kickstarter e dei suoi progetti fumettistici. Questa volta il tema è la pubblicità. E il fumetto in questione è la strip online Penny Arcade.

Accade infatti che un webcomic ‘storico’ come Penny Arcade (quasi 14 anni di vita) ha trovato una nuova idea per garantire ai suoi autori la profittabilità economica, e ai suoi lettori un’esperienza di lettura / uso del sito più soddisfacente. In soldoni, la proposta è questa: via Kickstarter, i lettori sono invitati a sostenere con varie formule la strip e, a seconda dell’ammontare complessivo raggiunto dall’operazione, e per ciascuno in proporzione all’investimento compiuto, gli autori promettono di continuare a produrre il fumetto facendo a meno della pubblicità online, in parte o in toto (e riducendo il merchandising non editoriale, e investendo i guadagni in nuovi contenuti).

People often want to know how they can support the site in a way that doesn’t involve t-shirts or looking at advertising, and I think we may have a way.

Per una corazzata come Penny Arcade (vicino ai 180.000 visitatori al giorno), è l’uovo di Colombo: un modello freemium che non inficia la gratuità del prodotto. Semplicemente, propone di migliorare la qualità dell’esperienza online sfruttando la fiducia e la credibilità ottenute in anni di relazione con i propri lettori.

Il patto è modulato da alcune soglie: al raggiungimento dei 250.000$ sparirà il maxibanner in home page (leaderboard ad: obiettivo già raggiunto), ai 525.000$ sparirà ogni pubblicità in home (mentre scrivo mancano 15 giorni e siamo a quota 400.000$), ai 999.999$ tutte le pubblicità verranno eliminate. Senza contare le soglie intermedie e oltre, cui gli autori hanno associato diversi obiettivi di contenuto, inclusa la produzione di un bizzarro reality show dedicato ai fumettisti debuttanti (Strip Search, ai 450.000$).

Ce la faranno? Francamente, c’è di che auguraglielo.

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Fumo, Fumetti, Fofò

Sfogliare oggi un libro come Drawing Power: A Compendium of Cartoon Advertising, 1870s–1940s (a cura di Rick Marschall e Warren Bernard) è doppiamente straniante.

Da un lato, perché mostra la sorprendente quantità di pubblicità che, nella prima metà del XX secolo – in epoca decisamente pre-televisiva – venivano realizzate sfruttando non solo l’immaginario, ma il vero e proprio linguaggio del fumetto. Per mano di autori di primaria importanza come Thomas Nast, Joseph Keppler, Frederick Burr Opper, Bud Fisher, George Herriman, Charles Dana Gibson, Otto Soglow, Peter Arno, Milton Caniff… E un secolo dopo, la distanza da quel contesto creativo pare siderale, non solo (ma soprattutto) in Italia.

Dall’altro, per il fatto che, tra i principali settori merceologici responsabili di questa produzione pubblicitaria, c’era l’industria del tabacco. Con un ruolo tutt’altro che marginale, peraltro (ne scriveva anche il buon Max Olla qui), vista la capacità di coinvolgere i maggiori characters e talenti sulla piazza all’epoca. Lo si vede dalla stessa copertina del volume, con uno Yellow Kid che stringe una sigaretta. E lo si vede bene in queste altre:

“Pubblicità a fumetti”, oggi: un tema su cui spero di ritornare con più calma. Per oggi stop. Bonus track, una tavola in stile “storia dimenticata del fumetto italiano”:

Fofò se la fuma!, di Ugo Finozzi, Il Giornalino della Domenica, 26 agosto 1906.

Mad Men à la Blutch

Casual friday. Con un piccolo classico: uno dei racconti brevi di Blutch apparsi a suo tempo in Fluide Glacial, sarcastica micro-parabola sul conformismo, tra atmosfere alla Mad Men e volti alla Carl Barks / Floyd Gottfredson [cliccare x ingrandire]:

da “Fluide Glacial”, agosto 1993

Auto, marketing, disegno: Nissan e Lancia

Sarà un segno del destino, una tendenza stagionale – o semplicemente un caso. Sta di fatto che nell’arco di questo stesso mese di marzo, ben due campagne di comunicazione provenienti dal mondo dell’auto, in Italia, hanno chiamato in causa fumetto e illustrazione.

La prima è stata Lancia, che ha promosso la creazione di un vero e proprio character seriale, Maschera Gialla, protagonista di una action comedy supereroistica, realizzata da Dado. La meccanica della campagna non era niente male, articolata tra offline e online: albo stampato free press (anche scaricabile online), gallery Flickr, ‘performance’ di customizzazione dell’auto (disegno sulla carrozzeria) dal vivo, sito web dedicato, conferenza stampa istituzionale congiunta Lancia/giovanefumettista. Peccato per un dettaglio non irrilevante: la qualità mediocre del fumetto. Una strategia dotata forse di eccessiva prosopopea, quella di Lancia, che pare giocare sullo stesso terreno – promozione di giovani talenti creativi – delle recenti campagne Eni, ma senza raggiungere la stessa qualità. Ah: l’automobile oggetto della campagna era la Lancia Ypsilon.

La seconda è invece Nissan, che promuove proprio a partire da oggi la propria campagna. Anche qui la meccanica è interessante, sebbene diversa: invece che spingere sulla dimensione editoriale (la centralità del prodotto-fumetto), sollecita la dimensione decorativo-spettacolare e la partecipazione degli utenti. Il disegnatore chiamato in causa è l’emergente francese McBess, i cui disegni avevano già caratterizzato gli spot tv di Nissan dello scorso inverno. Il coinvolgimento del pubblico è nella forma di una (molto) limitata interazione con submission: tramite una App su Facebook, gli utenti potranno creare un poster selezionando alcune illustrazioni di McBess, e componendole per costruire lo ‘sfondo’ intorno alla vettura. La app produce un video di 30 secondi che verrà proiettato su una spettacolare maxi affissione in via De Amicis, nel centro di Milano, e il ‘puzzle’ apparirà con la firma dell’utente stesso. Ah: l’automobile oggetto della campagna è la Nissan Qashqai.

Nel panorama del rapporto tra fumetto e pubblicità, che in Italia pare vivere una fase non proprio entusiasmante (ritorneremo a parlarne) – queste due campagne mi sembrano:

  • un buon segnale, dal punto di vista dell’attenzione e degli investimenti
  • e al contempo una conferma della fatica, da parte di brand e agenzie creative, nell’offrire un uso efficace e compiuto del disegno/fumetto, che eviti il rischio di apparire superficiale (nella qualità) e capzioso (nell’opportunità), o persino distante dai valori stessi del brand (non starò qui a citare troppo l’esempio delle poste francesi, tra i più riusciti degli ultimi tempi)

Infine, una domanda a latere: d’accordo lavorare su aspetti collaterali – editoriali o decorativi/urbani – ma perché non lavorare anche sull’oggetto stesso della campagna? Perché non mettere le auto stesse al centro delle attività di disegno?

 

France24, Twitter e Hitchcock

E’ una campagna pubblicitaria parzialmente illustrata. Dunque questo post suonerà un po’ OT. Ma l’idea mi pare proprio riuscita.

France24, il canale all news francese, ha scelto di creare una campagna di comunicazione dal mix semplicemente perfetto: promuovere la propria presenza su Twitter, raccontando il ruolo di Twitter come risorsa per l’informazione, e in particolare nelle rivolte nordafricane. Tutto questo, costruendo un messaggio che attinge a un simbolo-chiave, per Twitter quanto per certo immaginario cinematografico: uccelli. Che da tweettanti passerotti si fanno cupi Uccelli di Hitchcock:

E quindi niente: tutto ok a Rainews, eh?

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