Mania per le insegne: un fumetto di R.O. Blechman

Per quanto ne so, il grande illustratore R. O. Blechman non ha realizzato molti fumetti. E questo nonostante la collaborazione con con testate di rango quali l’Humbug diretta da Harvey Kurtzman.

Il suo fumetto più celebre è il quasi- proto- graphic novel The Juggler of Our Lady (1953), uno di quei lavori tanto dimenticati quanto affascinanti (come piace al Seth dei Forty cartoon books of interest, per intenderci). E dopo avere sfogliato qualche tempo fa il volume a lui dedicato Talking Lines – con prefazione di Seth, naturalmente – il destino mi ha messo sotto il naso un altro suo lavoro. Brevissimo, questa volta: una sola pagina, realizzata durante gli anni ’70, riemersa dall’oblìo con l’edizione del leggendario e sgangherato progetto di Michael Choquette di cui raccontai qua.

Ed è bello ritrovare, in questi suoi rari balloons di dialogo, la grafologorrea delle sue “linee parlanti” (a patto che clicchiate sull’immagine per leggere i minuscoli e infermi tratteggi del lettering):

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In Svezia sono giorni di #tintingate

La ricorrente domanda: Tintin è razzista? Risposta svedese della settimana: sì.

Sembra incredibile, ma una delle biblioteche e centri culturali più noti di Svezia, la Kulturhuset di Stoccolma, si è resa protagonista  di una – non nuova – polemica intorno a Tintin, i suoi contenuti ‘razzisti’, e una proposta di censura.

Il responsabile della sezione ragazzi della biblioteca ha infatti dichiarato che avrebbe proposto di rimuovere Tintin dalle pubblicazioni disponibili, in virtù dei suoi contenuti “afro-fobici”:

The image the Tintin books give of Africans is Afro-phobic, for example. Africans are a bit dumb, while Arabs sit on flying carpets and Turks smoke water pipes

La dichiarazione ha suscitato una certa eco sui media svedesi, con l’effetto di generare anche forti critiche – amplificate su Twitter intorno all’hashtag #tintingate – col risultato finale di una rapida retromarcia.

Una parziale spiegazione è nei peculiari eccessi del politically correct locale. Come ha scritto il blog Un italiano in Svezia:

Una delle caratteristiche più note degli Svedesi è la tendenza al non volere mai urtare la sensibilità altrui. Questo finisce per fare sembrare gli Svedesi come un popolo introverso oltre il limite del chiuso, quando, in realtà, si tratta appunto di paura di invadere la sfera altrui. È quindi normale che, in un paese come questo, il “politicamente corretto” sia spesso portato a livelli estremi.

Che in Tintin siano presenti stereotipi sociali e razziali d’impronta colonialista, è indubbio. Ma è anche vero che l’idea di impedirne la lettura sulla base di una pedagogia sterilizzante è grottesca. Come la frase con cui il bibliotecario ha chiosato la riflessione sulle sue preoccupazioni:

All children’s literature should be reviewed

E una pedagogia che scivola nella censura, non è certo una gran pedagogia.

Per gli zero lettori che conoscono lo svedese, un commento della fumettista Elin Lucassi apparso su LitteraturMagazinet:

I Peanuts adulti di Crepax

Una tavola assai poco nota di Guido Crepax: un omaggio ai Peanuts reimmaginati come giovani adulti (peppercorns = granelli di pepe, peperini):

Pubblicata nel 1968 sulla rivista della Sipra “Sipra Uno” (che ne ospitò alcune altre), ho trovato ristampata questa tavola sfogliando il supplemento alla rivista “Sipra Due” n.3 del 1969, interamente dedicato a Crepax, che offre – con un testo di Corrado Farina – accanto a un’analisi dei suoi primi fumetti, una ricognizione della sua già brillante carriera pubblicitaria.

Googlando ho scoperto, peraltro, che una decina di anni fa andò all’asta a meno di 400 euro, qui.

Per avermi ‘messo in mano’ questi materiali, un grazie alla Biblioteca dell’Università Cattolica e a Gianni Bono.

Marvel digital in italiano: arriva, ma l’editore è USA

Le nuove mosse nel mercato del fumetto digitale statunitense mostrano passi avanti importanti, quantomeno nella maturazione delle strategie commerciali.

Pochi giorni fa, infatti, è stato annunciato un nuovo accordo: da fine 2012 ad offrire fumetti digitali di Marvel e Archie, in lingua straniera – italiano incluso (da subito?) – sarà iVerse, il principale competitor di Comixology.

La mossa delinea l’affermarsi di politiche di licenza, nei digital comics, basate su un solo e chiaro discrimine: la lingua. Una strategia che sembra antica, ma non del tutto: un conto è la lingua, un altro il paese. Ovvero – e qui sta il punto – i licenziatari locali ‘cartacei’ si ritrovano ad essere bypassati (NB: l’accordo è relativo al solo formato ‘albo’, e non a quello ‘graphic novel’).

I principali digital publisher dei fumetti Marvel in inglese sono quindi due (Comixology e la app Marvel), mentre quello dei comics Marvel in tutte le altre lingue sarà il solo iVerse. Panini Digits, iniziativa digital di quella Panini Comics che siamo abituati a considerare il licenziatario abituale dei comics Marvel in numerosi paesi – Italia inclusa – pare quindi che non potrà disporre di questi diritti (come peraltro già si comporta, visto che sin dal lancio la primavera scorsa, i fumetti Marvel restano assenti dall’offerta digital dell’editore modenese).

Naturalmente è tutto a vedere se iVerse riuscirà ad affermarsi internazionalmente in modo stabile, facendo della esclusiva (che pare in ‘tutte’ le lingue tranne l’inglese) una vera occasione commerciale e di posizionamento. Ma almeno al momento, l’aspetto che mi pare più interessante è che questa mossa apre a un dominio statunitense nella distribuzione di fumetti digitali di casa Marvel.

Per gli “editori nazionali” lo spazio sembra restringersi. E’ la digitalizzazione, bellezza.

Corto Maltese by Sergio Bonelli (e un ricordo di squadra)

Un’immagine che risale al volume Dedicated to Corto Maltese (Editori del Grifo, 1981), della cui esistenza mi ero dimenticato, e che ho ritrovato nel recente Almanacco dell’Avventura 2013 – “Speciale Sergio Bonelli”. Sergio Bonelli che disegna di suo pugno Corto Maltese:

Un gesto artisticamente irrilevante, certo, ma affettivamente significativo. Una presenza tutt’altro che casuale in questo Almanacco, che offre una curata selezione di materiali e aneddoti compilati dalla redazione. Un gruppo di persone che ha saputo costruire un ricordo ” di squadra” a mio avviso riuscito. Ovvero: semplice, documentato, nostalgico, curioso, chiaro, editorialmente coerente con lo spirito degli stessi prodotti del (ri)fondatore.

Un volumetto non troppo originale (con le gag di Mister Bo a costituire il punto più debole). Eppure una pubblicazione mai banale (con i ricordi del compagno di viaggi Alfredo Coppa, e le esplorazioni della sua libreria/mediateca, a costituire i momenti più affascinanti). In fondo, è ancora questa la forza della modernizzazione ben temperata di casa Bonelli.

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