[1001 Fumetti] Dori Stories

Una volta tanto, l’anteprima settimanale da 1001 Fumetti viene dagli Stati Uniti. E in particolare, dalla stagione dell’undeground più maturo – gli anni Ottanta – nella quale, fra i tanti talenti femminili, e del tutto ignoti in Italia, spiccò Dori Seda. Una ragazza piena di energia, dalla vita tragica, e dai fumetti di una schiettezza contagiosa.

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Dori Stories, 1986 (Dori Seda, Stati Uniti)

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La sdentata fumettista protopunk Dori Seda si fece notare sulla rivista di Robert Crumb Weirdo nei primi anni Ottanta. Il suo limitato corpus di opere underground, in gran parte autobiografico, è stato raccolto in Dori Stories insieme ai suoi fotoromanzi, dipinti e ceramiche.

È difficile parlare del lavoro di Seda senza risultare stucchevoli: morì giovane e sola per mancanza di cure, ed è questo (insieme con una striscia in cui lei sembra auspicare sesso con il suo cane) che generalmente viene ricordato di lei, più del suo straordinario, aspro, autoironico talento.

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Alcuni dei lavori in Dori Stories non sono di qualità eccelsa, ma dopo alcune false partenze l’autrice trova rapidamente la propria voce e stile visivo (che mescola dettagli e un multiforme ma accurato disegno con inchiostri più frenetici) e parla ai lettori della sua vita, le droghe, l’alcool, le avventure sessuali, e il suo amore per il suo folle cane, appassionato annusatore di biancheria intima. Ciò che colpisce di più nelle sue storie – in effetti erano pensate proprio per scioccare – è il modo disinvolto, quasi arioso con cui affronta i vari argomenti. Dori potrà dire cose terribili, potrà piagnucolare sulla propria vita, ma è sempre sostenuta da un’auto-consapevolezza e un umorismo davvero tosti.

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Seda sapeva come dare ritmo a una storia e mantenerla interessante, cosa che negli anni successivi molti artisti autobiografici non sempre sono riusciti a fare. Si tratta di fumetti che presentano un ritratto di donna che fa venir voglia di conoscerla meglio. Leggendola si vorrebbe saperne sempre di più: una confidenza da bar in più, un altro aneddoto brillante sul sesso, un’ultima eroica reazione all’ordinarietà della vita.

Fiona Jerome

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