Il Superman di McLuhan

Due anni fa si sono celebrati i 100 anni dalla nascita di Marshall McLuhan; quest’anno, i 75 dall’esordio di Superman. Nonostante sia un aspetto sorprendentemente dimenticato, McLuhan è stato anche uno dei più influenti critici e teorici del fumetto (come ho scritto qui; ci ritornerò con più calma in un prossimo libro). Per certi versi un pioniere. E uno dei suoi primi interventi provocatori, tra quelli che contribuirono a costruirne la nomea di paradossale, controverso, surfista fra cultura ‘alta’ e ‘bassa’, fu proprio un testo su Superman.

Quando scrisse su Superman, erano appena iniziati gli anni Cinquanta. Il libro era La sposa meccanica (The mechanical bride, 1951). Ovvero, il primo dei concept book di McLuhan: una raccolta asistematicata (un libro leggibile “a mosaico”, scrisse) di brevi testi, composti da alcuni aforismi iniziali, un’immagine – emblema di un fenomeno o prodotto della cultura pop – e un commento sulle sue implicazioni simboliche e sociali. Un Miti d’oggi à la McLuhan, se mi passate il paragone.

Nel suo studio su McLuhan, Elena Lamberti ha riportato anche una porzione di una lettera di McLuhan alla madre, in cui l’autore descriveva il suo libro così:

è una nuova forma di narrativa fantascientifica, con annunci pubblicitari e fumetti nelle vesti di personaggi.

Devo ammetterlo: conoscevo questo testo, ma a differenza degli altri lavori di McLuhan, non l’avevo mai letto. D’altro canto, non è certo la sua opera principale. La sua visione dei media, qui, pare più ambigua, con qualche ombra di scetticismo e moralismo rispetto agli slanci nei libri successivi. Peraltro, la sola edizione italiana arrivò tardi, nel 1984 (Sugarco), e – aggiungo io – tradotta in modo qua e là sbrigativo. Come commentò tempo dopo Umberto Eco (L’Espresso, 25 marzo 1984):

Paradossalmente, questo libro fa pensare ad un Adorno che si esprima a fumetti. L’apparato filosofico e argomentativo sono diversi, ma l’indignazione è la stessa. Salvo che McLuhan suggerisce di “leggere” e “capire” dal di dentro questi fenomeni, per poterli dominare.

Qualche mese fa sono stato spinto a leggerlo dal mcluhaniano Henry Jenkins che, parlandomi del suo prossimo libro, dedicato al fumetto, mi sottolineò l’ampia presenza di pagine su fumetti e strips in quel lavoro. E in effetti, oltre a Superman, ho scoperto brani su Li’l Abner, Arcibaldo e Petronilla di McManus, Blondie, Tarzan, oltre a frequenti menzioni ‘esemplari’ di altri fumetti e fumettisti (incluso un passaggio da un memorabile articolo di Stan Lee per Esquire).

Quando McLuhan scrisse su Superman, erano gli anni in cui Wertham e Legman avevano iniziato a occuparsi in chiave critica (e un po’ paranoica) di vari fumetti. Una prospettiva che ne La sposa meccanica McLuhan supera non esplicitamente ma de facto, occupandosi non tanto dei supposti effetti psicosociali, quanto dei loro più ampi significati ideologici e simbolici.

Per riflettere su questi significati McLuhan si concentra, nel suo testo, sui metodi e sull’idea di giustizia di Superman. Arrivando a coglierne non solo la dimensione escapista, quanto la natura sottile di inquietante dispositivo simbolico per rappresentare la mutazione sociale dell’uomo tecnologico. Un aspetto scontato per noi, oggi, ma certo non nel 1951.

Con un po’ di tempo a disposizione, ho finalmente trascritto quel testo qui sotto (NB: i neretti sono miei). Come è giusto che sia, per un frammento di fumettologia (e mediologia) da non dimenticare.

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Scansione

Il personaggio di Superman fu inventato da due liceali negli anni attorno al 1935. Questo dato in sé è indicativo della mentalità da “fantascienza” a cui si richiama il fumetto. Ma questo fumetto in particolare opera a due livelli. Procura fantasie del solito genere “Super Science Stories”, in cui il lettore gioca alla campana e alla cavallina con i secoli e con i sistemi solari ad un tempo, in racconti quali ad esempio Il viaggio che durò 600 anni. Superman, tuttavia, non costituisce esclusivamente una narrazione delle conquiste, vere o immaginarie, di un’era tecnologica; è anche il dramma della sconfitta psicologica dell’uomo tecnologico.

Nella vita comune Superman è Clark Kent, una nullità. Come cronista di quart’ordine, la cui incompetenza gli procura la pietà e il disprezzo della virile Lois Lane, il suo super-io nascosto costituisce un sogno adolescenziale di trionfi immaginari. Mentre Clark Kent non può ottenere nemmeno l’ammirazione di Lois Lane, Superman è assediato da aggressive virago. Superman accetta un celibato autoimposto con una ferrea rassegnazione, mentre Kent è semplicemente rassegnato.

Fu questo personaggio e questa situazione che Danny Kaye ritrasse nella sua versione cinematografica di The Secret Life of Walter Mitty. Gli ammiratori di Thurber protestarono sostenendo che il film era un travisamento dell’originale Walter Mitty di Thurber. Ed è vero che questi nega ogni trionfo della fantasia al suo personaggio. Thurber preferisce tenere Mitty in uno stato di amara umiliazione, concedendogli un occasionale scatto di vendetta.

L’atteggiamento di Superman rispetto ai problemi sociali riflette similmente i metodi totalitaristici da mano di ferro propri di una mente immatura e barbarica. Come Daddy Warbucks in Little Orphan Annie, Superman è di un’efficienza spietata nel condurre la crociata di un solo uomo contro i truffatori e le forze antisociali. In entrambi i casi non si fa appello al processo della legge. La giustizia è rappresentata come una questione esclusivamente di potere personale.

Ogni valutazione delle tendenze politiche di Superman (e di altri suoi parenti nel mondo dei fumetti dell’avventura violenta, noto come settore “squinky” dell’intrattenimento) dovrebbe includere il riconoscimento che oggi i sogni dei giovani e degli adulti sembrano esprimere in egual misura una crescente impazienza nei confronti dei laboriosi processi della vita civilizzata e il desiderio irrequieto di adottare soluzioni violente. Infatti il pubblico di lettori di questo tipo di svago trascende ogni confine di età ed esperienza allo stesso modo in cui le pressioni del mondo tecnologico vengono sentite dal bambino e dall’adulto, dallo stolto e dal saggio, in egual misura. Bisogna ritenere che, inconsciamente, l’oppressione anonima esercitata dai nostri modi impersonali e meccanizzati abbia accumulato un’amarezza che cerca sfoghi della fantasia in un diluvio di violenza romanzata che viene oggi trangugiata in una straordinaria varietà di forme.

Alcuni lettori possono essere interessati al modo in cui Superman corrisponde alle speculazioni medievali sulla natura degli angeli. L’economista Werner Sombart sosteneva che la moderna finanza astratta e la scienza matematica fossero una realizzazione a livello materiale delle elaborate speculazioni della filosofia medievale. Allo stesso modo si può affermare che Superman è il fratello a fumetti degli angeli medievali. Infatti gli angeli, come è stato spiegato da Tommaso d’Aquino, sono assolutamente superiori al tempo e allo spazio, e tuttavia possono esercitare un’energia spaziale e materiale di natura sovrumana. Allo stesso modo di Superman, essi non necessitano né di educazione né di esperienza, ma possiedono, senza sforzo alcuno, un’intelligenza impeccabile in tutte le cose. Gli uomini hanno sognato a lungo di diventare come questi esseri. Tuttavia gli angeli caduti sono conosciuti come demoni. E gli uomini imperfetti, in possesso di un potere materiale sovrumano, non costituiscono una prospettiva rassicurante.

[BREAKING] Clark Kent lascia il Daily Planet (e apre un blog?)

Nell’episodio in uscita questa settimana della collana Superman (n.13), l’annuncio-shock: dopo oltre 70 anni di servizio per la veneranda testata di Metropolis, Clark Kent rassegna le dimissioni dal Daily Planet. Un’immagine di repertorio:

George Reeves e Noel Neill, dalla serie tv Adventures of Superman, 1952/54

Della notizia si stanno occupando i principali operatori dell’informazione. E non dell’informazione nel mondo di Metropolis, ma nel nostro: diversi quotidiani (il primo pare sia stato USA Today), e  Jim Romenesko, Poynter, Huffington Post, Mashable.

Come ha notato il sito Comic Book Resources, non è la prima volta che Kent si allontana dal Planet. La precedente fu nel 1971 in seguito all’acquisizione da parte di una concorrente:

he was removed from the newspaper in 1971 following its purchase by Galaxy Broadcasting System, and named by Morgan Edge as anchor of WGBS-TV.

La ragione delle dimissioni pare sia legata (nientepopodimenoche) a un non più sostenibile conflitto sulla ‘visione’ del giornalismo con il direttore del quotidiano. Clark Kent lo affronta in una tesa riunione di redazione, accusandolo di avere ormai perso la rotta, non distinguendo più tra informazione e intrattentimento:

La domanda più calda che si pongono i lettori delle memorabili (vabbe’) inchieste di Kent è: e ora cosa farà, dunque, il giovane reporter, cane sciolto nell’arena dell’informazione del 2012? Altra notizia: con la collega Cat Grant – dice lo sceneggiatore Scott Lobdell – pare si concentrerà sull’online:

He is more likely to start the next Huffington Post or the next Drudge Report than he is to go find someone else to get assignments or draw a paycheck from.

Leggetela come volete: trovata bizzarra, carenza d’idee dello scrittore o – viceversa – brillante intuizione di marketing, buona per inserirsi al centro dell’agenda dei media attuali. Quel che è certo è che il conflitto tra informazione cartacea e online è arrivato a toccare le corde ‘genealogiche’ di una delle più antiche icone della fiction seriale. E chissà se sarà solo una tematizzazione temporanea, o un asse della futura evoluzione del primo supereroe della storia.

Ci fosse ancora Roland Barthes, parrebbe un esempio perfetto per raccontare un mito d’oggi: il Superblogger.

Pre-Superman superman

Per la serie: riscoperte curiose e improbabili. Anno 1930. Nel Regno Unito esce un magazine dedicato a sport e culturismo. Si presenta così:

Il ‘nostro’ Superman nascerà nel 1938, sebbene preceduto da un eroe dal nome analogo pubblicato nel 1933 (sulla fanzine degli stessi Siegel e Shuster ‘Science Fiction’), la cui stesura del soggetto risale al 1932.

via bloomfield and george, grazie a FN

Supereroi anticapitalisti

Scopro che Hugo Chavez ha ribadito un suo vecchio cavallo di battaglia: Superman e Batman sono supereroi del capitalismo, e vanno contrastati (magari con eroi autarchici):

In tv il presidente venezuelano ha chiesto agli artisti «di iniziare una lotta culturale contro questi due eroi capitalisti»

A pochi giorni di distanza, un quasi omonimo filippino, Herbert Chavez, ha dato notizia per la sua ossessiva passione: lo stesso Superman:

Chavez è un uomo filippino di 35 che, dal lontano 1995, si sottopone ad interventi di chirurgia plastica per diventare come il proprio supereroe dei fumetti preferito. Tra le operazioni una rinoplastica, un intervento per rendere il mento più prominente, iniezioni per aumentare le labbra e impianti per le cosce. La sua trasformazione, però, non è ancora completa: tra gli interventi previsti per il futuro ce n’è uno particolarmente impegnativo che lo renderà più alto.

 Dubbi amletici: per i supereroi, sarà meglio esporsi ai vaneggiamenti di uno statista o di un estetista?

Superman superato (dai neutrini)

La scoperta scientifica secondo cui il neutrino sarebbe più veloce della luce, rischia di mettere in crisi un caposaldo dell’immaginazione fumettistica. Fino a ieri, infatti, “più veloce della luce” era sinonimo di Superman.

Per la miseria!

Ora che si è aperto il dibattito, per noi super-creduloni si apre però una stagione nuova: le ipotesi sulle conseguenze e le applicazioni di questa rivoluzionaria scoperta.

1) applicazioni per i trasporti:

2) applicazioni di sicurezza e anti-terrorismo:

3) applicazioni alla professor Zapotec, con viaggi nel tempo a fini storico-archeologici:

E per farsi venire altre idee, con un po’ di nozionismo si può sempre attingere alla pletora di supereroi il cui superpotere era proprio nell’essere “più veloci della luce”, come:

Adam Strange

Dawnstar

Runner

Slipstream

Zoom o Quasar

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