Corto Maltese come marketing del turismo (francese)

Pare che la regione della Charente, celebre per le sue campagne, vini e liquori, non sia nota abbastanza per generare un’editoria di guide turistiche paragonabile ad altre zone di Francia. Ma i tempi cambiano (come sa bene l’Ente del Turismo Francese), e la stampa locale ha dato ampio risalto all’uscita della prima guida “interamente” dedicata alla Charente.

Dettaglio: cosa c’è in copertina? Una statua di Corto Maltese con, sullo sfondo, la facciata del museo del fumetto di Angouleme. Il Corto Maltese sulla passerella fluviale di cui alla Cité vanno (giustamente) piuttosto fieri.

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Corto Maltese, invece che al Veneto (o a Malta…) fa pubblicità alla Charente. C’est la vie.

Quiz per le vostre prossime vacanze da quelle parti: quanti altri viaggiatori si aggiungeranno a quelli (già numerosi) convinti che Pratt sia francese?

Lucca versus Angouleme (2)

Proseguo la serie di post avviata ieri, e dedicata a un’articolata comparazione tra Lucca e Angouleme, con qualche domanda postami da Raffaelli (perdonate, per oggi, le autocitazioni):

LR – a Lucca si preannuncia una gestione unificata di museo e festival, dopo un lungo periodo di difficile convivenza. Quella che invece mi pare proprio di continuare a vedere nella città del festival francese. E’ così?

MS – In effetti è così. Per quanto possa sembrare strano, la situazione delle relazioni istituzionali a Lucca è stata finora molto simile a quella di Angoulême. Le polemiche tra festival e Cité de la BD (l’organismo che ad Angoulême comprende il Museo del fumetto, ma anche l’insieme delle strutture ‘fisse’ quali biblioteca, sala cinema, libreria e altre attività) sono una vecchia storia che negli ultimi cinque anni si è inasprita con duri scontri sulla stampa locale e sulla stampa specializzata nel fumetto. Tra gli aspetti se vuoi più clamorosi, il festival, sia nei pieghevoli cartacei che online, rifiuta da tempo di includere nel programma ufficiale le informazioni precise sulla programmazione degli eventi che si svolgono, in quei giorni, alla Cité e al Museo! E questo nonostante si tratti di spazi ampi, con mostre, incontri e dédicaces di primo piano, che vengono citate nel programma festivaliero solo in piccola parte (le mostre ‘imperdibili’) e spesso senza aggiungere dettagli. Una vera e propria ripicca!.

LR – Sì, una situazione davvero assurda. Di quelle che, quando avvengono in Italia, diciamo che possono accadere solo da noi. E invece, eccole anche nel paese di Asterix! Ma andiamo avanti. Sette giorni fa scrivevo che gli organizzatori di Lucca non hanno da tempo una lira (un euro) dalle istituzioni, anzi devono pagare e neanche poco l’occupazione del suolo pubblico. Al contrario Angoulême, che pure è in crisi rispetto all’abbondanza degli anni passati, riceve sostanziose risorse dallo Stato. Per non parlare poi degli sponsor che per la manifestazione francese sono belli grandi (anche se ci sono problemi anche qui). Tu che ne sai di più che ci dici a questo proposito?

MS – In Francia il nodo del contendere sono i finanziamenti pubblici, che ad Angoulême riguardano sia il festival che la Cité/Museo. Il problema, però, è che le due organizzazioni sono molto diverse tra loro, sia come proprietà che come finalità, e la ripartizione dei finanziamenti tra l’una e l’altra è un problema oggettivo. La Cité è una società pubblica a tutti gli effetti, che svolge funzioni museali, di formazione e di archivio (per esempio: deposito legale di tutti i fumetti pubblicati in Francia, come fosse una ‘sezione fumetto’ del nostro archivio presso la Biblioteca Nazionale Centrale a Firenze) in un’ottica di “servizio pubblico” voluto e supervisionato dallo Stato, che ne delega la gestione e finanziamento a Regione, Provincia e Comune.

LR – Dunque il museo è pubblico mentre il festival è privato?

MS – Già. Il festival è invece gestito da un’azienda privata, 9 Art+, di proprietà del direttore stesso del festival, che opera su concessione pluriennale (l’attuale convenzione [come accennavo qui] scadrà nel 2017, e un nuovo bando pare apparirà già nel 2015), la cui missione è sostanzialmente il profitto.

LR – Ah, ecco. Profitto che appare in declino.

MS – Proprio così, visto l’abbandono di sponsor come Fnac e i tagli di Sncf e banche, che la direzione cerca di compensare cercando di avere più soldi pubblici. Ma gli amministratori rispondono: i soldi sono quel che sono, e perché mai aumentarli a un privato dovendo poi toglierli a una struttura stabile – e di enorme valore anche economico – come la Cité/Museo, che opera tutto l’anno, e che è unica a livello mondiale per i suoi materiali (sia originali che pubblicazioni) e per le sue competenze (è il partner e prestatore di riferimento sul fumetto per i principali musei di Francia e d’Europa, dal Louvre al Musée d’Orsay al Prado)?.

Una logica conseguenza di questo stato di cose, e del comparare la situazione francese a quella italiana, sembrerebbe quanto Raffaelli stesso suppone nella domanda seguente:

Mi chiedo allora perché non far rientrare anche il festival all’interno della Cité, cioè fare quello che, pare, si stia per fare a Lucca.

Una comparazione non del tutto corretta perché, come ho cercato di spiegare, la contrapposizione è simile ma non identica: se in Francia è tra chi riceve troppo e chi si sente ‘defraudato’ dal privato, in Italia lo scontro è fra chi riceve zero (Salone) e chi sta in piedi quasi solo grazie ai finanziamenti pubblici (Museo). Senza peraltro svolgere alcun “servizio pubblico” nazionale: il museo toscano è una piccola realtà comunale, limitata quasi solo ad attività espositive, e con nessuna politica di conservazione (niente deposito legale; pochi originali; materiali prestati da collezionisti più che direttamente posseduti).

Il che non significa che, a Lucca, non ci siano disequilibri che vanno affrontati. Il fatto che Lucca Comics&Games, azienda di diritto privato ma in realtà pubblica – posseduta dal Comune – paghi per il suolo pubblico è un’assurdità sia politica che gestionale. Come è un’assurdità che il museo riceva finanziamenti pubblici consistenti rispetto al suo limitato significato sistemico (per non dire dei contenuti, talvolta mediocri nella prospettiva culturale, talaltra nella cura espositiva o editoriale).

A questo punto, Luca me lo ha chiesto in modo diretto: “Dunque saresti d’accordo con l’idea di una fusione?”.

Risultato: sì, sono d’accordo. Queste ipotesi di fusione Salone/Museo, che da tempo sono sul tavolo degli amministratori lucchesi, sono un’eccellente notizia, sia per l’uno che per l’altro: per ribadire la funzione pubblica del Salone (e quindi il suo diritto a pretendere qualche finanziamento pubblico) ma anche per trasferire al Museo una visione meno approssimativa e ristretta dell’organizzazione culturale, e della concorrenza sulla scena internazionale e nazionale dentro alla quale può e deve collocarsi una “città del fumetto” come Lucca.

(continua…)

UPDATE: prossima puntata: sabato lunedì

Lucca versus Angouleme (1)

Da ormai diverse settimane, nella sua longeva rubrica per Lanciostory, ‘Nuvolette’, Luca Raffaelli sta sviluppando un discorso sulle relazioni e le differenze tra le due principali manifestazioni europee dedicate al fumetto.

Qualche settimana fa Luca ha coinvolto anche me, per chiarire alcune differenze giuridiche e gestionali tra le due. Ma quel che mi pare più interessante è che, intervistando protagonisti francesi e italiani, Raffaelli ha costruito una vera e propria “inchiesta leggera”. Pur nei limiti di obiettivi e di tono della rubrica, il suo racconto mi pare riesca a illuminare alcuni aspetti interessanti – e spesso dimenticati – sia sulla diversa identità dei due eventi, sia sullo stretto rapporto di scambi che, in passato, ha segnato la genealogia delle due fiere.

Per questo, sembrandomi una buona occasione per ripercorrere una traiettoria importante, e per tornare a fare il punto della situazione sul versante italiano, nei prossimi giorni posterò qui ampi stralci di questa serie di ‘Nuvolette’. Bonus track: ci troverete anche una ricostruzione completa e poco nota delle “origini” della manifestazione lucchese, precedente alla prima edizione del 1965, a Bordighera.

Dopo avere sottolineato alcune differenze più ovvie, ben note anche al pubblico (cosplayer e dédicaces su tutte), Raffaelli solleva un punto centrale:

Infine, la differenza forse più importante di tutte: il festival della bedé è finanziato dallo Stato. Potentemente. Si parla di duecentomila euro di finanziamento pubblico e di vari importanti sponsor privati, anche se quest’anno ci sono state defezioni importanti. Proprio ad Angoulême abbiamo incontrato Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics, il quale ci ha confermato quello che era un nostro sospetto: e cioè che alla manifestazione toscana non vengono erogati finanziamenti pubblici. Anzi: Lucca Comics and Games deve pagare al Comune di Lucca anche l’occupazione di suolo pubblico.

Come avevo scritto a suo tempo, una differenza cruciale tra Angouleme e Lucca è che l’amministrazione pubblica – in primis quella locale – non contribuisce a fare sistema sotto diversi aspetti. Ma come nota giustamente Raffaelli, “fa ancora più rabbia quello che si legge su un libro appena stampato per i tipi (francesi) della PLG, una casa editrice che pubblica saggi fumettistici”.

Il libro è Au coin de ma mémoire, un testo autobiografico di Francis Groux, uno dei fondatori del festival di Angouleme:

A p. 27 del suo libro Groux, dopo aver raccontato la sua passione per i fumetti, ci racconta che nel 1973 partì per Lucca. Quasi una spedizione ufficiale per capire come si fa un festival di fumetto, visto che quello che era stato fatto in Italia dal 1965 (prima a Bordighera e poi a Lucca), era qualcosa che non aveva eguali al mondo. Quando parla degli “organizzatori”, in questo caso è un po’ impreciso perché, oltre all’italiano Traini, ci mette dentro anche il belga Leborgne, lo jugoslavo Rustemagic, lo statunitense Pascal, lo spagnolo Gasca e il prortoghese Granja che erano collaboratori di Lucca e di Traini, ma non facevano certo parte dell’organizzazione. Insomma: sotto la benedizione di Claude Moliterni, Groux andava a Lucca insieme a Jean Mandrikian (che sarà co-fondatore del festival di Angoulême) per prendere a modello quella manifestazione e riportarla in Francia pari pari. Che se fosse stato possibile registrare un festival come si fa per le trasmissioni televisive, insomma, avrebbe dovuto acquistare il format.

Groux non si nasconde affatto su questo, lo dice chiaramente (nella pagina successiva, la 28): “In questa bella e vecchia città, circondata da mura come Angoulême, ma pianeggiante, dove abbiamo mangiato tanto bene, abbiamo avuto la possibilità di incontrare per la prima volta autri italiani come Pratt, Bonvi, Crepax, ma anche americani come Eisner, Steranko, Mordillo, e francesi come Druillet, e anche Peyo e Franquin che avevamo già avuto modo di conoscere”. Non solo: Groux parla anche di un suo incontro con Joe Kubert, di un evento con Vaghn Bodé e di una conferenza di Pierre Couperie.

In sintesi, il ricordo di Groux è il seguente:

“A parte alcuni eventi fumettistici negli Stati Uniti, comunque di poco conto e riservato a un circolo ristretto, Lucca era probabilmente la sola manifestazione che esisteva allora in tutto il mondo”.

A questo punto, Raffaelli prosegue nella ricostruzione passando al versante italiano. E inizia intervistando Rinaldo Traini, già direttore del Salone Internazionale dei Comics di Lucca dal ’68 al ’92:

Ti ricordi l’arrivo al festival di Francis Groux?

«Certo. Arrivò a Lucca nel 1973 con due assistenti (ospiti del Salone). Noi demmo al gruppetto dei francesi che si apprestavano a realizzare un Salone la massima collaborazione. Troverai tutto ricercando su internet:  Angoulême  1974 Francis Groux  poi  Case Depart. Il manifesto che troverai nel sito fu appeso sul palco del Giglio alla conclusione della IX edizione del Salone. Il nostro Ufficio Stampa fu messo a disposizione di Groux, Moliterni e Mandrikian e i nostri ospiti ospiti più prestigiosi furono messi in contatto (indirizzi e quant’altro) con i francesi. Di fatto i delegati nazionali di Lucca e il Direttore (moi) furono inseriti d’ufficio nella prima giuria (ti allego foto scattata ad Angoulême )».

Insomma la prima edizione di Angoulême  fu in realtà una copia francese del Salone italiano.

«Proprio così. Non va dimenticato che, come diceva Groux, all’epoca Lucca aveva già acquisito una dimensione internazionale consolidata».

Che impressione ti fece Francis Groux ?

«Non mi sembrò un intellettuale, ma un appassionato vivacemente sostenuto da Moliterni, Couperie e da Mandrikian che, come sai, erano delle belle teste. Noi abbiamo dato loro la massima collaborazione perchè eravamo felici di qualsiasi iniziativa che portasse vantaggio alla causa del fumetto. Non scordiamoci poi che il fumetto d’autore, come lo consideravamo noi, stava affermandosi alla grande in Francia, e che la più avanzata giurisdizione sul diritto d’autore e sulla protezione delle opere a fumetti era stata realizzata proprio dai cugini d’oltralpe. Inoltre non va dimenticato che anche il Salone di Bordighera, precursore di Lucca, era nato da una collaborazione italo-francese».

(continua…)

[Nel frattempo…] accadde in febbraio

Toccato il record di blog-assenza, un breve riassunto. Per segnalare almeno alcune delle cose di cui avrei voluto scrivere (se il temporaneo pendolarismo non mi avesse tolto il tempo per farlo). Prima di tornare a postare come si deve, dalla prossima settimana.

– C’era una volta (un mese e mezzo fa) il festival di Angouleme. Un’edizione memorabile soprattutto per il clima di crisi (dettaglio: sorprendente delusione per l’allestimento della mostra su Uderzo, il più mediocre del decennio, tra le grandi mostre monografiche nella sede della Cité) e l’atmosfera da “fine di un ciclo” generazionale, che apre interrogativi sul complicato futuro che attende la manifestazione più importante d’Europa. Anche se non ne ho scritto qui come avrei voluto – mi sono pure preso una bella influenza – ho fatto in tempo a scriverne per Scuola di Fumetto, in edicola a marzo.

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una delle novità più interessanti di questa edizione, Jim Curious

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tra le chicche, Peter Maresca ha presentato un’anteprima della più bella antologia sul fumetto USA “delle origini” mai vista

– Un po’ per caso un po’ per logica conseguenza di discorsi fatti con un autore (italiano), in quei giorni angoumoisini si è palesata un’idea che non mi aspettavo: l’idea di fare un fumetto. Per ora solo un’idea condivisa (a tre teste). Ma se smetterà di sembrarmi una di quelle follie che prendono forma durante i festival, c’è la possibilità che si passi dalle parole ai fatti. Non aggiungo altro al momento, ma se mai vedrà la luce sarà un “divertissement da fumettologo”, naturalmente.

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a proposito di fumettologi, il quipresente (a sinistra, T. Smolderen) mentre mostra un certo volume a certi fumettologi stranieri (il solito raduno della Platinum List, insomma)

– Intorno al 10 febbraio sono tornato a Angouleme. Sì, proprio quella cittadina che, a pochi giorni di distanza dal festival, pare l’ombra di sé stessa. Obiettivo, il solito corso di Storia del fumetto italiano agli studenti dell’EESI. Che anche questa volta mi ha riservato una sorpresa. Non solo le iscrizioni al biennio specialistico in Fumetto sono costante crescita, ma continuano a aumentare gli iscritti stranieri. E quest’anno ho trovato in aula ragazze e ragazzi provenienti da Libano, Messico e persino dalla Cina. Giovani la cui cultura del fumetto italiano è minima (Crepax, Pratt, Manara, Toppi e…Fior; niente Tex, niente Disney, niente Pepito, Igort e Gipi solo in parte). Insomma: un bel sintomo dell’inarrestabile internazionalizzazione ella cultura fumettistica, e un’appassionante sfida di docenza.

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il sarcasmo laicista francese, proprio in quei giorni, al suo meglio

– Ma l’esperienza più intensa di questo mese l’ho fatta a Milano. Perché la prima Winter School in “Operatori editoriali per il fumetto e il graphic novel” – in Università Cattolica e IULM – è stata una delle faticacce più belle tra le mie docenze fumettologiche, grazie alla partecipazione calorosa degli allievi e alla generosità dei docenti che sono si sono alternati nella settimana di presentazioni, case histories, testimonianze. Alla faccia – sia detto con rispetto – dei giovani artisti francofoni della settimana precedente, sono davvero felice di avere avuto studenti italiani tanto preparati e motivati. E continuo a ritenere che il rapporto tra mondo del lavoro e mondo della formazione, anche nel fumetto, meriti di svilupparsi ancora di più. Per consentire alle competenze di formarsi ed esprimersi in modo meno frammentario. E per superare la fragilità delle logiche ‘storiche’ di cooptazione professionale, ancora troppo orientate al fandom.

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Gipi in versione docente (un po’ emozionato, un bel po’ emozionante)

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alla vecchia maniera, “foto di classe”

– Durante quella stessa settimana, ho pensato di approfittare della concomitanza con la Social Media Week per mettere in piedi una chiacchierata con Makkox, Rrobe e Zerocalcare, visto quanto tempo perdono la loro competenza sui social media. Il risultato è stato non solo l’incontro più riuscito -dicunt- del festival, ma uno dei più partecipati talks che ricordi, tra quelli cui ho assistito in contesti non editorial-fumettistici. Come se non fosse bastato a stupirmi trovare una sala di Palazzo Reale strapiena per ascoltare di fumetto, e seguire il crescere dei tweet che stava portando #SMWmilan in trending topic, Makkox ha strappato a me e a tutti un applauso, grazie a una zampata da autentico “animale del web”: rimasto a casa per una banale influenza, ha seguito in streaming l’incontro, postando vignette di commento a quanto stavamo dicendo. Immersi in una specie di flusso da “social tv” – ma con noi in mezzo – ci siamo davvero divertiti.

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Come ho scoperto che Makkox era ‘presente’

– Chiusura di settimana – ormai quasi 10 giorni fa – con Bilbolbul, il festival cosmopolita per eccellenza, tra i grandi eventi fumettistici in Italia. Un festival che ha vissuto la sua edizione più jellata di sempre, ritrovandosi a cadere sotto elezioni e sotto una notevole coltre di neve. Eppure, non ha minimamente perso in energia. E il programma di mostre e incontri, se possibile ancor più ampio delle edizioni passate, non ha quasi mai faticato a riempire le diverse location. Forse proprio grazie all’intensità del suo progetto: votarsi non alla logica delle presentazioni editoriali, ma a quella della discussione tra persone differenti, per estrazione culturale come per provenienza geografica. E per quanto mi riguarda, gli incontri che ho condotto con autori austriaci, tedeschi, norvegesi, americani mi hanno lasciato – ancora una volta – quello strascico che solo i festival riusciti riescono a imprimere: il senso dell’energia che circola (anche) in questo settore.

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una buona sintesi della jella climatica

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un dettaglio dall’ultimo evento del festival: l’inaugurazione della stanza (c/o hotel Cappello Rosso) decorata da Alessandro Baronciani

– altro festival, altra idea di libro. Un saggio da scrivere a due mani, con una persona con cui da tempo aspettavo di fare qualcosa, se solo si fosse presentata l’idea giusta. Che è arrivata. E con calma, mettiamo nel cassetto anche questo progetto.

– al rientro, le elezioni sono andate come sono andate. Ovvero, paradossalmente. E una delle incarnazioni più nitide del clima caotico, imprevisto, dominato dallo sbalordimento per la crisi dei partiti tradizionali e per il successo dei dilettanti-allo-sbaraglio, è venuta da Gipi. Non tanto con la copertina di Internazionale di quel fine settimana, quanto con la folleggiante diretta (circa 10 ore) da casa sua il lunedì pomeriggio&sera, passata in streaming sul sito di Internazionale. Una maratona elettorale quanto mai straniante. In cui Gipi, invitando amici (tra cui i fumettisti Emiliano Pagani e Daniele Caluri) a ritrovarsi per seguire e commentare l’evoluzione dello spoglio, è riuscito a produrre una versione surreale di quel che avviene abitualmente in tante case: caciara, cretinerie, polemiche, slanci di immaginazione, risate. Un “programma” paradossale, per una serata altrettanto -alquanto- tale.

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un frame dall’inizio del collegamento, con Gipinocchio in webcam

– tornato alla normalità, ho ripreso anche uno dei lavori in corso di questo periodo: l’edizione italiana del volumone 1001 Comics to read before you die (ne parlai qui). L’editore sarà Atlante. E oltre alla traduzione, ci saranno modifiche e integrazioni (più voci “italiane”) rispetto all’edizione originale UK. Un lavoro tosto, condiviso con una bella squadra di traduttori e collaboratori iper-competenti. Ma ne riparleremo a tempo debito.

– E infine: è iniziato il lavoro per la collana di Graphic Journalism in allegato al Corriere. Ah, già: anche di questo riparleremo al momento giusto (Aprile si avvicina).

Poi c’è il resto. E Febbraio è finito. Evviva.

In concorrenza a Angouleme/Lucca: una fiera d’arte (fumettistica)

Bertrand Morisset è l’ideatore della fiera ‘Paris BD’ che fece tremare Angoulême, dieci anni fa, per il suo tentativo di fare concorrenza diretta al nobile “festival di provincia” dispiegandogli contro le forze del sistema-Parigi.

La sfida, all’epoca, la vinse Angoulême. Ma nel frattempo Morisset non è stato con le mani in mano, e ha rilanciato lavorando su tre fronti:

  • allargando anno dopo anno (ormai sono 15) la presenza di editori e autori di fumetto al Salon du Livre di Parigi, di cui – peraltro – è il direttore
  • poi lanciando uno degli attacchi al festival più duri degli ultimi anni, accusandolo di fare concorrenza sleale e poco trasparente, sia perché esso sfrutta aiuti pubblici nonostante la sua attività sia eminentemente fieristico-commerciale, sia perché non sarebbe dotato di una certificazione ‘terza’ degli ingressi (da cui, ovviamente, dipende anche il valore attribuito ai costi degli stand…)
  • e infine con una nuova iniziativa: la nascita di “Art Neuf” (abile doppio senso tra “arte nuova” e “nona arte”), una fiera d’arte destinata alla compravendita di tavole e disegni originali. La prima al mondo, rivolta esclusivamente al mercato delle gallerie e dei collezionisti. La data prevista è 1/3 novembre 2013. Peraltro, gli stessi giorni di Lucca Comics&Games.

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Intendiamoci, alla fiera lucchese credo che Art Neuf toglierà ben pochi visitatori. Tuttavia non è detto che, se prendesse piede, non possa attirare quella piccola e qualificata fetta cosmopolita che ha maggior capacità di spesa, come il pubblico degli originali. A cui potrebbe persino piacere passare un weekend a Parigi per visitare – perché no? – anche una piccola ma fornita, fiera d’arte internazionale…fumettistica. Per non parlare dei pochi operatori del mercato degli originali in Italia: penso a gallerie come Nuages, o MioMao (LittleNemo, Mirada…). Cosa sceglieranno costoro:  Lucca o Parigi? Sia chiaro: a Morisset va il mio personalissimo “bravo”. E anche: “te pòsseno”.

Ma se quelle sulla concorrenza a Lucca sono speculazioni su un futuro di là da venire, quelle sul conflitto con Angoulême sono invece ben più sostanziose. Anche perché l’evento si collocherà in calendario a soli 3 mesi scarsi dal festival, ovviamente pre- (mica dopo, eh).

Nell’inverno in cui i grandi sponsor (Fnac, Sncf) hanno mollato il festival; in cui il direttore artistico ha mollato il festival; e in cui l’Associazione culturale fondatrice ha detto che nel 2017 potrebbe mollare l’azienda che gestisce il festival … Come dire: fare concorrenza al festival di Angoulême, oggi, pare una prospettiva con molte più chances che in passato.

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