Al rientro, tutto è sempre differente

Anche il fumetto, al rientro da un’assenza prolungata, può apparire un po’ differente.

Non è più lo stesso il settimanale Topolino, che a luglio ha presentato il suo ultimo restyling (ne riparleremo), e i cui dati Ads dicono che le vendite in edicola sono ormai scese sotto la soglia simbolica delle 100mila copie a numero.

Non sono più le stesse le uscite “speciale anniversario” delle principali serie Bonelli, come Dylan Dog e Nathan Never (ne riparleremo), le cui performance recenti (DD 300 e NN sp.21) offrono fredde celebrazioni del passato, lontane da quelle “feste dell’immaginazione” che, spesso, comunicavano l’energia di un’avventura familiare e insieme sottilmente in trasformazione.

Non è più lo stesso Makkox, che compare in copertina per Internazionale e in tre nuovi volumi, splendidamente ri-progettati, segnando nuove tappe di un percorso che pare una delle più vitali cavalcate, oggi, in quella editoria fumettistica – qualcuno la credeva ormai schienata – fatta di istinto, ossessioni e giocosa indifferenza per la riconoscibilità delle formule editoriali.

Non è più lo stesso Gipi, che a Venezia ha presentato un film strano e bello, poco linguistico e tanto immaginativo, dolcemente abbandonato a una voglia di dire l’Italia senza smettere di giocarci su, cercando un qualche stupore – uno sguardo un poco ‘altro’ – anche nelle esperienze terribili di una società molle, a volte svogliata.

E in fondo non è mai la stessa la memoria, tanto più a dieci anni esatti di distanza da quel giorno che, volenti o nolenti, ci ha cambiati un po’ tutti. Un giorno raccontato sgangheratamente con un fresco volume (anche) a fumetti, 12 settembre, pieno di immagini futili e retoriche, ma anche con qualche piccola illuminazione. Come alcune illustrazioni di Lorenzo Mattotti, che disegna un simbolo vivente della nostra memoria fumettologica di quell’evento, Art Spiegelman – autore di quell’immagine nera che ormai si è fusa, inestricabile, al ricordo fotografico delle torri – raggomitolato su una spirale di segni che è anche il sempre-più-incasinato posto che abitiamo:

Bentornati, dunque. Si spolvera la dashboard, e si riprende la barra.

Sonar: videoastrazioni musicali

Casual ferragosto. Nel senso di un motivo a caso per distrarsi dalla (più insulsa?) festa comandata.

Ma c’è anche un senso narrativo, in questa idea di casualità. Nello splendido cortometraggio animato Sonar, infatti, l’evoluzione delle forme sembra seguire una logica del tutto vaga, scriteriata, casuale.

Naturalmente non lo è, e si tratta di un gioco astratto, una visualizzazione dell’effetto loop che asseconda i legami tra suoni e forme visive basati su cicli programmati. Un gioco concettuale che qua e là pare persino seducente.

Mettetevi comodi, a tutto schermo, e lasciatevi ipnotizzare per 2 minuti – senza pensare che oggi è festa (e senza lambiccarsi sulla annosa questione: a cosa serve un giorno di festa piazzato nel bel mezzo del periodo di ferie??):

Buon berbuka puasa, Scott Pilgrim

Pare che su Twitter, all’inizio del Ramadan 2010 (oggi), ci sia un solo trending topic in grado di scalzare la ScottPilgrim-mania che, con una forza d’urto in buona parte inattesa, sta dominando la Rete in queste settimane, a ridosso dell’uscita del film tratto dal fumetto di Bryan Lee O’Malley.

Il trending topic è “berbuka puasa”.

Berbuka Puasa è l’espressione in lingua Malay con cui si chiama l’Iftar, ovvero il leggero pasto serale che, dopo il Maghrib (la preghiera del tramonto), interrompe il digiuno rituale fino al mattino successivo.

Vista la destinazione per cui sto partendo, lo considero un segno di buon auspicio.

Un segno che, fumettologicamente interpretato, mi porta a fare i saluti di rito così, con un suggerimento culinario in perfetto stile malese (hey: avete letto Kampung Boy?) in tempi di Ramadan:

via (great blog, lil’fat monkey: I’m going to use your tips!)

Arrivederci a settembre.

Pozzetto fumettista per Frigidaire

Grande attenzione mediatica, nelle ultime settimane, per il 70esimo compleanno del comico Renato Pozzetto. Fumettologicamente si unisce al coro così:

Cosplay demotivante

Friday distraction. E questo venerdì, vi segnalo un blog. Uno piuttosto cialtrone, vi avviso. Che si occupa di cosplay, per prendersene gioco oscillando tra il benevolo e lo spietato: Cosplay Break – Demotivational cosplay.

I nuovi orizzonti della nerd-satira. Via Pierz.

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