[1001 Fumetti] Gordo

Se gli stereotipi nazionali sono stati una risorsa frequente nella storia (non solo) del fumetto, uno dei massimi esempi è certamente stato Gordo. Non solo per la sua discutibile sfacciataggine, ma anche per il paradossale capovolgimento delle intenzioni dell’autore che, da strumento di satira autocompiaciuta, arrivò man mano a trasformare il personaggio in alfiere dell’identità di una popolazione in cerca di riconoscimento e legittimazione, nel non semplice contesto sociale americano. Un’operazione che riuscì anche grazie a un raro ingrediente: l’incredibile talento grafico di Gus Arriola.

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Gordo, 1941 (Gus Arriola, Stati Uniti)

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Nelle strisce sui giornali statunitensi del 1940, le rappresentazioni stereotipate di stranieri erano all’ordine del giorno: gli italiani portavano i baffi; gli australiani vivevano nella boscaglia e i messicani erano pigri e lascivi. Nel 1941 Gustavo Arriola, un giovane messicano-americano animatore presso la MGM, creò Gordo, un coltivatore di fagioli messicani che era, come ci si aspettava, un appassionato cacciatore di ragazze, amante della siesta e abile a scansare qualsivoglia lavoro manuale.

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Quando i colleghi ispanici si lamentarono con Arriola che stava falsando l’immagine della sua gente, l’artista decise che era ora di portare un po’ di autenticità alla striscia. Gordo subì una trasformazione radicale a metà degli anni Cinquanta. Fu costretto ad abbandonare la fattoria
dove aveva lavorato come bracciante, acquistò un autobus che andava ad alcol, chiamandolo “Cometa di Halley”, e divenne un tour operator, viaggiando attraverso gli Stati Uniti. Tutto ciò lo rese una sorta di “ambasciatore per caso” del Messico, con il bus come risorsa per rappresentare la storia e la cultura messicana. Questa valorizzazione della storia e dell’arte popolare messicana diede alla striscia
un’ estetica visiva forte, mai vista prima sulle pagine dei fumetti americani. “Gus può disegnare qualsiasi cosa”, dichiarò il creatore dei Peanuts Charles Schulz.

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Tranne brevi momenti di pausa per motivi di salute, Arriola ha continuato a scrivere e disegnare Gordo fino al suo finale nel marzo 1985, e lungo la strada ha guadagnato una legione di fans tra i colleghi professionisti, molti dei quali riconoscono nelle sue pagine domenicali
a colori degli autentici trionfi di stile.

Barry Stone

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[1001 Fumetti] Dori Stories

Una volta tanto, l’anteprima settimanale da 1001 Fumetti viene dagli Stati Uniti. E in particolare, dalla stagione dell’undeground più maturo – gli anni Ottanta – nella quale, fra i tanti talenti femminili, e del tutto ignoti in Italia, spiccò Dori Seda. Una ragazza piena di energia, dalla vita tragica, e dai fumetti di una schiettezza contagiosa.

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Dori Stories, 1986 (Dori Seda, Stati Uniti)

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La sdentata fumettista protopunk Dori Seda si fece notare sulla rivista di Robert Crumb Weirdo nei primi anni Ottanta. Il suo limitato corpus di opere underground, in gran parte autobiografico, è stato raccolto in Dori Stories insieme ai suoi fotoromanzi, dipinti e ceramiche.

È difficile parlare del lavoro di Seda senza risultare stucchevoli: morì giovane e sola per mancanza di cure, ed è questo (insieme con una striscia in cui lei sembra auspicare sesso con il suo cane) che generalmente viene ricordato di lei, più del suo straordinario, aspro, autoironico talento.

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Alcuni dei lavori in Dori Stories non sono di qualità eccelsa, ma dopo alcune false partenze l’autrice trova rapidamente la propria voce e stile visivo (che mescola dettagli e un multiforme ma accurato disegno con inchiostri più frenetici) e parla ai lettori della sua vita, le droghe, l’alcool, le avventure sessuali, e il suo amore per il suo folle cane, appassionato annusatore di biancheria intima. Ciò che colpisce di più nelle sue storie – in effetti erano pensate proprio per scioccare – è il modo disinvolto, quasi arioso con cui affronta i vari argomenti. Dori potrà dire cose terribili, potrà piagnucolare sulla propria vita, ma è sempre sostenuta da un’auto-consapevolezza e un umorismo davvero tosti.

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Seda sapeva come dare ritmo a una storia e mantenerla interessante, cosa che negli anni successivi molti artisti autobiografici non sempre sono riusciti a fare. Si tratta di fumetti che presentano un ritratto di donna che fa venir voglia di conoscerla meglio. Leggendola si vorrebbe saperne sempre di più: una confidenza da bar in più, un altro aneddoto brillante sul sesso, un’ultima eroica reazione all’ordinarietà della vita.

Fiona Jerome

[1001 Fumetti] Mämmilä

La nazione della Nokia (almeno fino a pochi giorni fa, diciamo), non è solo la terra di immaginari onirici come quelli dei Moomin o, più recentemente, di Amanda Vähämäki o Tommi Musturi. Nella storia del fumetto finalndese contemporaneo, una delle opere più celebrate è proprio il racconto preciso, naturalistico e quasi micro-etnografico dell’evoluzione di una piccola comunità locale, a nord di Helsinki.

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Mämmilä, 1976 (Tarmo Koivisto, Finlandia)

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Nella storia del fumetto – o anche in quella di altre forme d’arte – è difficile trovare opere paragonabili a Mämmilä di Tarmo Koivisto. Mämmilä descrive la storia contemporanea dell’omonima città nell’arco di trent’anni. Nel corso della serie, Koivisto descrisse l’accurato ritratto di una piccola città finlandese nell’evoluzione da comunità agricola a parte integrante dell’economia globale.

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Il modello su cui si basa Mämmilä è la città di Orivesi, un luogo pressoché anonimo della Finlandia centrale, città natale di Koivisto. Invece di un ristretto numero di protagonisti, la serie vanta un cast di decine di individui di ogni età e classe sociale che invecchiano, muoiono e nascono sotto gli occhi del lettore. Negli anni Mämmilä ha illustrato un’incredibile varietà di aspetti della società finlandese – politici, economici, sociologici e individuali. All’inizio, a molte delle case del paese manca l’elettricità; alla fine gli imprenditori locali arriveranno a fare affari nella capitale dell’Unione Europea. Il lettore vede case di legno lasciare il posto a edifici di cemento, politici e uomini d’affari tramare nell’oscurità, poi l’arrivo dei primi migranti africani e così via. Koivisto disegna in uno stile essenziale e realistico, e la sua narrazione è ispirata principalmente a Carl Barks.

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Mämmilä riscosse un discreto successo, e i finlandesi non mancarono di rispecchiarsi nei protagonisti. Più di un lettore tentò di denunciare Koivisto per violazione della privacy, sospettando che gli eventi narrati nel fumetto fossero frutto di osservazione della vita reale.

Harri Rompotti

1001 Fumetti da leggere prima di morire: copertina

Eccola, la copertina. Con un’icona di fumetto & di morte, come si confà a cotanto titolo (e non si dica che non prendo sul serio un brief):

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Il libro è in arrivo, tra fine settembre e inizio ottobre. E a breve arriveranno i dettagli sulla versione italiana. Per il momento: appuntamento a giovedì, con un’altra anteprima.

[1001 Fumetti] El Indio

Tra i paesi dalla più vasta tradizione fumettistica, ce n’è uno decisamente lontano dai radar occidentali: le Filippine. E nella storia di quel paese, il più classico dei classici è la celebre serie di Coching El Indio, saga avventurosa e romantica che pare uscita da un incrocio fra gli stilemi del naturalismo Bonelli, la composizione delle tavole all’americana, e un romanticismo melodrammatico tutto asiatico.

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El Indio, 1952 (Francisco V. Coching, Filippine)

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El Indio fu serializzato dal 1952 al 1953 in episodi quindicinali di cinque pagine, nel formato standard antologico filippino, che conteneva dalle quattro alle otto storie seriali o autoconclusive. Nel 1952, Francisco V. Coching era ormai diventato il principale fumettista filippino, e il suo fumetto divenne presto tanto celebre che gli adattamenti cinematografici tratti dalla serie venivano girati ancora prima che l’autore riuscisse a mandare in stampa le storie completate…

A differenza degli usi dell’industria del fumetto filippina, Coching fu uno dei rari casi di autore che scriveva e disegnava, da solo, le proprie storie. El Indio rappresentò il picco artistico dell’autore e l’esempio principale del suo stile grafico. Il suo uso del pennello era, per l’epoca, audace e frenetico; scolpiva figure che sembravano muoversi anche da ferme. Tutti i principali fumettisti filippini, tra cui autori celebri anche all’estero come Alex Niño, Alfredo Alcala, Nestor Redondo, Rudy Nebres e Tony DeZuniga, riconoscono l’influenza di Coching.

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Coching non lavorò mai all’estero, scegliendo sempre di creare storie per i suoi lettori compatrioti. Ambientato durante l’occupazione spagnola delle Filippine intorno alla fine del XIX secolo, El Indio racconta la storia di Fernando, il figlio di un generale filippino e di una nobildonna spagnola, che si reca nelle Filippine intenzionato a scoprire la verità su suo padre. Scrivendo in perfetta lingua tagalog, Coching tesse un avvincente racconto di amore, onore e valori romantici. El Indio è stato restaurato in digitale dalla Komikero Publishing
nel 2004 e raccolto in un volume pubblicato da Vibal Foundation nel 2009.

Gerry Alanguilan

tutt'altro genere di film, ma sempre tratto da lavori del Coching anni 50

tutt’altro genere di film, ma sempre tratto da lavori del Coching anni 50

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