Macanudo saluta Bologna

Ricordate l’ultima edizione del festival Bilbolbul? Ricordate la partecipazione del brillante argentino Liniers, autore della spassosa striscia Macanudo?

Nel suo blog Liniers ha postato, un paio di giorni fa, una breve tavola sulla sua esperienza bolognese. Ha raccontato così la ‘performance’ con cui, tra l’eccitato e l’imbarazzato, ha decorato una stanza dell’albergo dove eravamo ospiti.

Non è la prima volta che un autore racconta, direttamente in un lavoro a fumetti, l’esperienza di partecipazione ad un festival. Né sarà l’ultima. Nel genere festival report, il mio personale favore va a Lewis Trondheim, per Désoeuvré.

Vivamente consigliato.

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Post-elezioni: l’editoriale di Altan

Altan, via micol

[Fumettologia bookshelf] Critici d’America uniti

Se ne chiacchierava ormai da un po’, nel sottobosco (pieno di Schtroumpfs?) della critica fumettologica. E ora è in arrivo: l’editore Fantagraphics pubblica l’antologia Best American Comics Criticism. Una selezione dei “migliori” interventi critici apparsi sulla stampa statunitense nell’ultimo decennio (2000-2008).

Il sommario lo trovate qui. Non sto a farvi una sintesi dei contenuti di ciascun articolo. Mi limito quindi alle abituali due o tre osservazioni.

1) La prima, scontata: potrebbe mai esistere un prodotto editoriale del genere, in Italia? Mi piacerebbe sapere che ne pensate. La mia idea? Direi: “no”. Ma se proprio facessimo lo sforzo di immaginarlo, cosa (e chi) immagineremmo di trovare? La domanda da porre è semplice: nell’ultimo decennio possiamo indicare un tot di interventi in grado di suscitare dibattito critico? Analisi di temi o opere o autori, interventi ‘militanti’ capaci di produrre effetti concreti (suscitare discussioni, ispirare iniziative editoriali, fare “parlare di sè” la critica specializzata o il mondo della cultura), memorie personali illuminanti…o altro? Così su due piedi sono tentato di dire che no, non li troveremmo, perché il discorso critico sul fumetto, in Italia, non è in grado di “fare rete” né con il sistema produttivo né con quello culturale. O almeno – interpretazione più moderata – se lo fa, è cosa rara e meno incisiva. Suonerà snob, ma non dimenticherei anche alcuni dati di fatto: i nostri critici non sono Douglas Wolk né Jeet Heer, i nostri scrittori non sono sono Jonathan Franzen né Rick Moody, i nostri autori non sono Seth né Chris Ware. E non lo sono non perché siano meno brillanti o colti, o con minore qualità di scrittura o “intelligenza critica”. Lo sono nel senso – professionalmente più rilevante – che non hanno la stessa competenza sul fumetto.

2) La seconda: ma questa selezione è davvero così rappresentativa? Dal mio punto di vista mi sento di dire: così così. Certo, gli interventi di David Hajdu, John Updike, Jonathan Lethem, Jon Hodgman, Dan Nadel sono certamente interessanti (io li ho letti, e ve li consiglio davvero). Ma le varie interviste di Gary Groth hanno un valore più documentale che critico, e certe recensioni sono molto meno interessanti di tante altre (pur sempre USA) che ho letto nel corso del decennio. Per esempio, trascurare certi interventi di critici come Jog o Tom Spurgeon, di autori generosi di spunti come Frank Santoro e Dash Shaw, o di studiosi curiosi come Kent Worcester o Allan Holtz, mi pare una ingiustificabile miopia. Eh già: il curatore Ben Schwartz, in effetti, non è certo il più affidabile degli esperti. Un vero peccato aver affidato a lui la selezione, peraltro lasciandolo solo.

3) La terza: che idea emerge della “cultura critica” del fumetto, vista dagli USA? La sintesi migliore la trovate in copertina, che individua e gioca con una serie di “profili” antropologici (qua e là lombrosiani…) disegnati da Drew Friedman. Ecco quindi: Important bloggers, Literary establishment, Unconventional thinkers, Iconoclasts, The Art world, Fans, Intellectuals, Pulitzer Prize winners, Tastemakers. Una galleria parziale e sgangherata – un po’ come la selezione dell’antologia – ma che suggerisce qualcosa di importante: i mille rivoli e affluenti che oggi, superata l’egemonia generazionale dei “collezionisti” (rivelatisi inaffidabili su manga, artcomics e non solo…), costituiscono anche nel fumetto il flusso quasi anarchico degli – once upon a time – ‘autentici’ discorsi critici. Una corrente di parole, pensieri, proposte – la critica – che oggi ha perso aura e molti spazi istituzionali, ma che ha guadagnato nuovi spazi di manovra “imbastardendosi” più che in passato, tra discorsi più o meno “disciplinati” e altri più o meno “informali”. Anche grazie alla Rete.

La critica del fumetto, dunque? E’ lì, è qui – grazie – e non è “morta” manco per niente. Anche se in Italia di certo sonnacchia, come il Ciccio di Nonna Papera.

Ebbene sì: nuova rubrica. [Fumettologia bookshelf], per parlare di saggistica, ogni tanto.

[Cinecomics OFF] Stigmate di Aliaga/Mattotti

Uno dei lavori più affascinanti dell’intera carriera di Lorenzo Mattotti, e certamente uno dei momenti più intensi del suo percorso artistico, è Stigmate. Un graphic novel realizzato insieme allo scrittore Claudio Piersanti, pubblicato nel 1994 e di recente – a 10 anni dalla prima edizione italiana per Einaudi – adattato per il cinema.

Il film si chiama Estigmas, è una produzione spagnola, ed è diretto dal regista Adàn Aliaga, già autore di film e documentari decisamente interessanti come La casa de mi abuela (dall’ottimo curriculum festivaliero, da Chicago ad Amsterdam a Madrid). Il quotidiano El Mundo ne ha parlato qui.  Una recensione più articolata, invece, la trovate qua. I toni dell’adattamento non sono gli stessi del libro, di cui offre una interpretazione più ‘fisica’ del tema cristologico, spingendo su elementi realistici (in primis, il corpo stesso dell’attore, elemento centrale del racconto) che modificano in modo interessante il clima simbolico del graphic novel.

In Italia di questo film si è parlato, finora, davvero poco. Presentato all’ultima edizione di Bilbolbul, è passato piuttosto inosservato (segnalato da Thomas Martinelli per il Manifesto, e da pochi altri). Eppure il lavoro di Aliaga è davvero molto buono. Difficilmente lo vedremo in sala, almeno in Italia. Anche in Spagna, a causa dei recenti problemi di alcune strutture di distribuzione di cinema indipendente, non è stato facile vederlo al di fuori del circuito festivaliero. Internet gli è venuto in soccorso, e in 3 giorni di streaming online (a pagamento: 2,95 euro) ha totalizzato 4250 spettatori. E ora aspetta una release in dvd. Cercatelo (sono certo che, in Rete…). Ne vale la pena.

Eccovi il trailer. Buona pre-visione:

Vi avevo promesso qualche rubrica. Cominciamo, in (dis)ordine sparso, da questa. In “Cinecomics off” proverò a segnalare o commentare alcuni fra i tanti esempi di “adattamenti” cinematografici di opere a fumetti. Attraverseremo dunque il benedetto/maledetto ‘cinecomics boom’ – ma guardando ai casi meno chiacchierati o meno visibili. Per vedere cosa si muove alla periferia, più che al centro – industriale – del fenomeno.

Se 2 mesi vi paiono pochi…

“Era una notte buia e tempestosa”, quella in cui – 2 mesi fa – ho iniziato a scrivere questo blog. Due mesi intensi, dentro e fuori dal fumetto, dentro e fuori dalla Rete, in cui alla spremuta del mattino, al caffè del pomeriggio e alla sigaretta della buonanotte ho aggiunto una nuova daily routine: scrivere il mio blog.

Due mesi in cui ho imparato (e sbagliato) cose nuove, conosciuto persone nuove, ricordato (e dimenticato) un tot.

Come mi ha fatto notare qualcuno, quel che ho iniziato a sviluppare è soprattutto un discorso “intorno al fumetto”, ovvero non tanto sui fumetti quanto sul contesto in cui questi prendono forma, circolano, si organizzano in un ‘sistema’, presentano se stessi, generano discorsi, o sono “parlati” da altri oggetti (o discorsi).

Per quanto piccina in termini assoluti, l’accoglienza che è stata riservata a questo ‘lavoro’ mi ha sinceramente colpito. Per questo ringrazio i miei 15 lettori, che mi hanno visitato qui e altrove (su anobii o vodpod o twitter), segnalandomi su Blogbabel (costringendomi a capire perché tutti i blogger ne parlano) e sulla stampa generalista o specializzata.

Il rodaggio è finito, dunque. Ora tocca proseguire. Cercando di contenere le scivolate. Offrendo spunti utili – e non solo per me. Condividendo informazioni, dati o materiali non (troppo) scontati.

E allora proseguiamo. Con una novità: aspettatevi, nelle prossime settimane, l’arrivo di qualcosa che somiglierà – in versione blog, sia chiaro – a delle “rubriche”.  D’altra parte questo blog si è dato un obettivo : 12 mesi di attività. Poi si fa un libro. E poi si vede.

Buona lettura.

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