Esperimenti di fotofumetto animato (con Vine)

Piattaforma digitale che vai, sperimentazione nel fumetto che trovi. E quella realizzata dalla digital agency britannica Code Computerlove con la app Vine, è davvero un piccolo esperimento tecnologico: un fotoromanzo (più che un fumetto) in cui ciascuna delle 8 vignette contiene un video creato con Vine.

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The Last Drop racconta una piccola vicenda da ufficio, resa in toni da epica battaglia. Per narrarla, l’agenzia ha pensato di assemblare più ‘vines’ in una sola struttura compositiva, dotandoli sia di didascalie che di balloons interni ai video. La storiella è leggibile facendo avviare in modalità ciclica i video, e il risultato è sottilmente straniante. Perché a differenza di tanti altri esperimenti di enhanced comicsmotion comics, questa soluzione rende possibile, al contempo:

  • l’unità complessiva della tavola
  • la staticità dell’immagine in vignetta
  • l’animazione delle stesse vignette
  • lo sviluppo narrativo della tavola…
  • …e un’evoluzione dello storytelling tramite brevi animazioni

Insomma, l’animazione pare in questo esperimento qualcosa di diverso da una mera decorazione. Un vero e proprio supplemento di narrazione. Un po’ come nella strategia delle gif animate da Zac Gorman, in un certo senso radicalizzata dall’animazione live action.

Naturalmente, dubito che il supporto più opportuno per un tale tentativo sia la “simil-tavola” incastonata in una pagina web visibile solo via pc. E in quanto esperimento, The Last Drop rimane un gioco. Ma un gioco che solleva una buona questione: l’ibridazione tra fumetto, animazione e piattaforme digitali ha ancora spazi di manovra da esplorare.

Ah: il link è questo.

Occupy è ormai materia (da fumetto) mainstream

Dell’impatto del movimento Occupy sulla porzione ‘fumetto’ dell’immaginario collettivo, mi è capitato di scrivere diverse volte, nell’ultimo anno e mezzo. Inevitabile, vista la quantità e varietà di legami sia con il versante simbolico (dalla diffusione della maschera di V nei cortei, alla polemica Miller/Moore, alla interpretazione del fenomeno da parte di Nolan nell’ultimo film batmaniano) che con quello editoriale del fumetto (dai reportage disegnati di Susie Cagle alle antologie autoprodotte per finanziare i movimenti).

La più recente tappa in questa traiettoria è una evidente appropriazione del “fenomeno Occupy” da parte del fumetto americano più mainstream, i comics di supereroi. DC Comics ha infatti diffuso da qualche giorno la prima immagine promozionale per il lancio di due serie previste in maggio, The Green Team e The Movement, che chiama in causa esplicitamente lo slogan di Occupy, quel 1% versus 99% che abbiamo imparato a conoscere (e adottare) ormai sempre più spesso anche nel dibattito politico nostrano.

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Di queste due serie con protagonisti (soprattutto giovani) dotati di superpoteri, The Green Team incarna il fronte dell’1%, presentando alcuni ragazzini smisuratamente ricchi che cercano di usare la propria ricchezza per il bene del mondo. The Movement rappresenterebbe invece la massa del 99%, di cui pare racconterà le azioni attraverso le vicende di alcuni cittadini con superpoteri, sì, ma senza altro potere (politico, s’intende).

Come ha notato sarcasticamente Graeme McMillan per Wired, in questo lancio c’è un bel paradosso. A dare voce alle (reali e/o immaginarie) istanze del 99%, sorto come reazione contro lo stra-(super-?)potere delle corporation, è il secondo editore di fumetti negli USA, parte di un conglomerato multinazionale che genera circa 12 miliardi di $ l’anno. Un paradosso non nuovo, peraltro: proprio presso DC Comics apparvero V for Vendetta o The Invisibles, ancora oggi ricordati tra le più fulgide parabole antisistema nell’intera storia del fumetto di supereroi. Eppure, come ha notato un tizio scelto non a caso, ovvero il curatore dell’antologia Occupy comics, la DC Comics di oggi pare assai meno credibile di quella all’epoca dei seminali lavori di Moore o Morrison:

sebbene DC Comics abbia contribuito a lanciare l’epopea anarchica di V For Vendetta oltre vent’anni fa, mi pare piuttosto inverosimile che possa lanciare qualcosa di simile oggi. Tra lo smantellameno della linea Vertigo e la “mostrificazione” di Watchmen, l’anno appena trascorso ha dimostrato che DC non è un approdo sereno per gli autori coraggiosi non è un posto sereno per gli autori che vogliono raccontare storie che potrebbero ispirare cose come Occupy, a meno che non si tratti solo di sfruttare commercialmente la cosa.

Mainstream o non mainstream, di per sé, non è quindi sufficiente. Ma il mainstream dei fumetti di supereroi odierno è diverso da quello di un paio di generazioni fa, e non sembra più credibile come sponda per un immaginario politico autenticamente antagonista. Basti pensare anche al fatto che in questi giorni, il boss DC (Dan DiDio), si è sentito di dovere delle scuse agli autori per l’annata ‘pasticciata’ della casa editrice, e questo durante un momento cruciale come il summit creativo annuale tra editor, autori e dirigenti.

E’ anche vero, però, che non possiamo dimenticare come tale riappropriazione pop(ular) e mainstream di Occupy abbia a che vedere anche con la natura stesso del movimento, ‘fallito sul campo’ per le proprie stesse carenze politiche, strategiche e comunicative (il boomerang di una comunicazione talvolta più “fàtica” che focalizzata).

In fondo, siamo di fronte alla stessa questione cui accennavo ieri. E’ il tema della ‘posizione’ dei supereroi nell’immaginario di oggi: less ethics, more aesthetics?

Bersani = Batman (in un ennesimo meme)

Il gruppo informale di “militanti digitali” del PD Trecento Spartani (altre info qua) ha diffuso in questi giorni un meme. La cui ispirazione è fumettistica: una serie di cartoline infografiche in cui si immagina un Bersani come Batman, e i suoi avversari alle prossime elezioni politiche come fossero i tipici villains di Gotham City:

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Cosa ne penso? Che si tratti di un divertissement tanto futile quanto ben fatto.

Quello che mi pare interessante osservare, però, è che si tratta dell’ennesimo episodio di una sorprendente tendenza degli ultimi anni, nell’immaginario della politica italiana: i ripetuti riferimenti a Batman (da Batman-Moratti a Batman-Fiorito) e ad altri supereroi. Il che, se pensiamo a quanto (poco) vendano i fumetti di supereroi, in Italia come altrove, potrebbe persino stupire.

Tuttavia sappiamo bene come il cinema abbia rimesso al centro dell’immaginario contemporaneo i character supereroistici. E la generazione dei ‘quarantenni’ oggi al potere nella comunicazione politica (inclusi alcuni politici, responsabili comunicazione, e giornalisti che immaginano le campagne, o che pensano alle metafore per descrivere certi fatti o comportamenti) ha potuto così rispolverarli dal proprio bagaglio di simboli pop adolescenziali.

Quel che continua ad accadere è quindi qualcosa che pochi anni fa sarebbe parso esclusivamente naif (o mediocre), e invece oggi pare naturale, persino banale: fondere una politica sempre più pop con alcune icone “per antonomasia” di un immaginario pop. I supereroi come simbolo esemplare, emblematico, leggendario di un’ironia pop che mescola toni retro’ e tendenze attuali. I supereroi, insomma, come una delle “regole del gioco metaforico” dei nostri tempi di crisi, di rincorsa delle nostalgie generazionali, di cittadini-consumatori consapevoli della finzionalità dei propri ‘eroi’ (fumettistici-e-politici).

Un piccolo sintomo di quel che si muove nella pancia dei simboli condivisi, su cui sarebbe utile (tornare a) riflettere. Un po’ per dire con chiarezza che l’epoca dei supereroi come “miti d’oggi” è finita per sempre: secolarizzati e de-costruiti, più che mitologie sono oggi delle commodities (splendidamente) decorative. Per dirla con un’espressione intellettual-giornalistica, più estetica che etica. Ma un po’ anche per comprendere che questa moda dei supereroi ‘arruolati’ nell’immaginario politico finirà, prima o poi. Sebbene debba confessare una sensazione: credo ci accompagnerà ancora per diversi anni. E in Italia più che altrove, vista una certa, comprensibile incompatibilità della politica con le icone fumettistiche nostrane.

Storia d’amore (by Quino)

Mattino luminoso con Watterson, pomeriggio cupo con Quino:

Dal punto di vista medico, oggi

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