Senza Tintin (ancora)

Tempo fa avevo segnalato questo, ed ora scopro un altro analogo divertissement grafico, firmato Assorted Schmidt. Tutte le copertine di Tintin riprodotte cancellando la presenza in scena del protagonista (e questa volta anche dei logotipi). Un détournement più ‘conservativo’, che non modifica il significato dei titoli degli espisodi – e proprio per questo suona ancora più straniante:

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iGoogle addio (a fumetti)

In quei tempi preistorici in cui si personalizzavano le homepage dei portali ed era tutto un fiorire di skin, Google aveva investito in iGoogle: una pagina iniziale – con feedreader – personalizzabile graficamente con vari temi. Alcuni dei quali commissionati a editori e persino a singoli illustratori.

Daniel Clowes, Rumiko Takahashi, Jaime Hernandez, Jim Woodring, Lewis Trondheim, Emmanuel Guibert… Fumetti classici come Krazy Kat o Popeye, strips come Peanuts o Dilbert, serie Image, Marvel, DC. Marissa Mayer (l’attuale CEO di Yahoo ed ex-Google) e Jim Lee, per dire, nel 2009 annunciarono in un post congiunto la loro collaborazione. Scott McCloud ne parlò qui.

Tra un anno, domani [UPDATE: causa svalvolamento + distrazione pre-Lucca ho letto male: sarà dal 1 novembre 2013] però, iGoogle non sarà più disponibile. Aggiungendo così un nuovo tassello (fumettòfilo) alla futura archeologia della rete. E anch’io – finalmente? – non farò più ricerche passando per pagine decorate così:
















LA notizia: Disney compra Star Wars

Una foto che resterà nella storia dell’industria dei media: George Lucas firma il contratto di vendita della Lucasfilm a Walt Disney Company, accanto a Bob Iger:

La notizia è di un’oretta fa, ed è di quelle destinate a riempire le news a lungo: a tre anni e mezzo circa dall’acquisizione della Marvel (per 4 miliardi di $), Disney ha annunciato di avere raggiunto un accordo per l’acquisizione da Lucas – proprietario al 100% – della Lucasfilm, del valore di 4,05 miliardi di $, metà cash metà in azioni Disney (il che farà di lui il secondo azionista individuale, se ben ricordo, dopo Steve Jobs).

A questo punto, con l’ingresso di Star Wars, la character library di casa Disney diventa qualcosa di difficilmente comparabile ad altri casi, passati o presenti che siano. Ed è certo che da questa fusione ci potremo attendere nuovi sequel o prequel di Star Wars, una maggiore visibilità e distribuzione dei prodotti di Lucas, e una potenziale integrazione con altri brand in portafoglio a Disney.

In termini industriali, la mossa pare inattaccabile e, per certi versi, un colpo magistrale. Ma è anche vero che stiamo parlando di un’entità che unisce Disney, Pixar, Marvel, Star Wars. Una library mai vista prima. E la logica top-down dell’integrazione industriale non è la sola ad essere sul tavolo.

Per prodotti il cui successo ha avuto le caratteristiche di molti fra quelli nati in quei brand, ovvero quelle dei fenomeni di una cultura partecipativa – “indie” e/o fan-based – è evidente che la sfida del futuro diventa sempre più tosta. Coniugare la direttività degli obiettivi del marketing aziendale con l’abilitazione della partecipazione ‘spontanea’ del consumo. In una prospettiva ‘interna’, un equilibrio particolarmente sfidante. In una prospettiva più ‘esterna’, un equilibrismo tutto da dimostrare, se non fragile.

Alcuni consumatori (fans o come vogliamo chiamarli) di Star Wars si sono già fatti sentire su Twitter, dimostrando come le implicazioni di questa acquisizione non siano pacifiche. Forse ancora meno di quella Disney/Marvel.

Ma se la resistenza della fan-base non è una novità (e le stesse content companies la hanno eletta, spesso, a mitologia fondativa o a frame strategico per le attività di mkt e comunicazione – un cortocircuito ancora troppo giovane per vederne effetti macroscopici), è anche vero che qui siamo di fronte al “caso di scuola” per eccellenza: Star Wars, e il suo fandom-status. Disney-Pixar-Marvel-StarWars: un magico oligopolio simbolico, in un immaginario che non smette di cambiare e trasformarsi, anche industrialmente, nel corso del nostro tempo.

Di identità italiana del fumetto italiano

Come si diceva, a Lucca presenteremo il libro Fumetto! 150 anni di storie italiane.

Al di là del piacere di vederlo finalmente in giro e di raccogliere i primi commenti, tengo molto alla sua prima “uscita pubblica”. Credo, infatti, sia una buona occasione per avviare una discussione cui sono particolarmente interessato. Gianni Bono ed io abbiamo infatti chiesto a due autori importanti – Alfredo Castelli e Igort, rappresentativi di tradizioni e modelli (a ragione o a torto) distanti – di porsi con noi una domanda: esiste una italianità nel fumetto? Detto in modo un po’ meno grossolano: in che misura il fumetto italiano porta con sé i segni dell’identità culturale nazionale?

un’immagine dai risguardi del libro: il Paperino di Federico Pedrocchi scruta l’Italia

L’obiettivo di questa chiacchierata sarà anche andare un po’ oltre l’ottica strettamente produttivo-editoriale, che si limita a riconoscere il dato pur cruciale della coppia distribuzione (centralità dell’edicola) + formato (albo ‘bonelliano’). Per provare a interrogarsi su un’identità fatta di idee, immaginari, pratiche, narrazioni, estetiche, linguaggi che hanno alimentato – e continuano ad alimentare – la *unicità* e riconoscibilità del fumetto italiano.

Credo che riflettere su un tema del genere abbia un significato non solo generale o speculativo, ma strategico: può essere di grande aiuto sia per capire meglio il suo percorso (“come il fumetto italiano è arrivato ad essere quello che è”), sia per mettere a fuoco alcuni aspetti utili al suo presentarsi in altri contesti e mercati (“cosa fa del fumetto italiano una fumettografia diversa dalle altre”).

Personalmente, non avendo che poche e parziali risposte, per il momento mi limito a porre la domanda, e a raccogliere le prime risposte. Con una curiosità tra le curiosità: e voi, cosa ne pensate?

L’appuntamento è per sabato 3 novembre, presso Camera di Commercio – Sala Dell’Oro

14:00 – 15:00 – L’identità italiana del fumetto italiano
In occasione della pubblicazione del volume Fumetto! 150 anni di storie italiane (a cura di Gianni Bono e Matteo Stefanelli, Rizzoli), un confronto sulla tradizione, la cultura e l’identità del fumetto nazionale. Partecipano Alfredo Castelli, Igort, i curatori e Renato Genovese (Direttore Lucca Comics & Games).

Com’è andata in Sicilia, by Ayroles

Immancabilmente, in tempi di elezioni, mi tornano in mente le tavole dell’eloquente (anche se muto) Les parleurs di François Ayroles:

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