Mezzo secolo di animazione giapponese

Il 1° gennaio 1963, in Giappone, andò in onda (Fuji Tv) il primo episodio di Testuwan Atomu, serie animata tratta dal manga di Osamu Tezuka. E da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti.

A raccontare questa vicenda lunga mezzo secolo è nato un multiblog (curato da Geoff Tebbets) che si è dato un obiettivo notevole: nell’arco di sei mesi, raccontare i fatti essenziali di questa storia, in una serie post cronologici, ciascuno dedicato a una singola annata. Un labor of love frutto dell’impegno di studiosi, giornalisti e fans – insieme – per uno dei blogprogetti fumettòfili più interessanti (grafica a parte) della stagione: The Golden Ani-Versary of Anime (1963-2013).

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Auto, marketing, anime: le serie di Toyota e Subaru

Si diceva proprio oggi di alcune campagne di comunicazione promosse, in Italia, da marchi automobilistici e con al centro il fumetto o l’illustrazione. Tutto ciò accade però anche in Giappone. Con la sola differenza che da quelle parti le cose si fanno in grande. E in questo caso davvero per bene.

Toyota, il maggiore produttore di auto al mondo, ha infatti deciso di affidare la nuova comunicazione della linea Prius a un serie di ben 7 cortometraggi in animazione, di durata fra i 3 e i 4 minuti. Al centro della campagna, intitolata “PES: Peace Eco Smile”, ci sono le vetture ibride della gamma Prius, e in particolare la Prius Liftback e la Prius C hatchback (insieme ad altri modelli). I cortometraggi sono realizzati da nientepopodimeno che Studio 4°C, incluso lo stesso Koji Morimoto, che ha realizzato l’editing del primo corto, ovvero questo:

Anche il sito web, sebbene non sia altro che una vetrina – oltre al canale YouTube – della campagna, non è niente male. Altri dettagli li trovate qui.

Analoga operazione quella realizzata un anno fa da Subaru, con la serie “Wish upon the Pleiades“, ovvero 4 episodi da 6 minuti, realizzati in questo caso da (nientepopodimenoche) Studio Gainax. Altri dettagli su questa campagna li trovate per esempio qui, e il primo di quei corti è questo:

Insomma: in Giappone, aziende automobilistiche leader continuano a rivolgersi, per la propria comunicazione, ai leader nella creatività disegnata (in animazione).

Nel frattempo, dalle notre parti, Fiat ha deciso di non pubblicare un lavoro sulla 500 commissionato a Paolo Bacilieri.

 

Lupin III ha 40 anni (e una nuova serie molto vintage)

Al solito, nostalgia canaglia: forse non ce ne siamo troppo accorti, ma la serie animata Lupin III sta per compiere (già?) 40 anni. Il fumetto è del 1967, mentre la serie animata debuttò in onda il 4 aprile del 1972. Ormai ci toccherà raccontarlo ai nipotini praticamente nelle condizioni di distacco storico in cui, negli anni 20, i nonni della Grande Guerra raccontavano Pinocchio ai loro nipoti.

Molti dei suoi fans i 40 anni li hanno già superati da un po’, e i produttori hanno scelto non solo di produrre una nuova serie a 27 anni di distanza dall’ultima, ma di posizionarla sul mercato proprio partendo da questo dato: pubblico maturo = prodotto maturo.

Come si nota dal sito ufficiale, la nuova serie in (13 episodi) ha infatti un paio di caratteristiche da buon ‘marketing generazionale’:

- un’estetica vintage, fatta di colori accesi, acidi, molto ‘flashy’ e pieni di luci fluo. Una strizzata d’occhio consapevole allo stile anni 60, insomma, con un tocco blandamente psichedelico.

- e poi in primo piano c’è Fujiko, nuda e di schiena. Perché pare sarà proprio lei la protagonista della serie, intitolata infatti Lupin III – The Woman Called Fujiko Mine (Mine Fujiko to Iu Onna), e ambientata negli anni giovanili. Una sorta di prequel, che sottolineerà in modo più evidente la sensualità di Fujiko (Margot!).

Giunta ai 40 anni, la serie di Lupin scava quindi nel (suo) passato e nella (nostra) memoria, offrendoci un ameno viaggetto in un deposito di sensualità lontane, forse dimenticate, da reimmaginare: nostalgia canaglia perfetta, insomma.

Ah: le due principali menti creative (Sayo Yamamoto e Mari Okada) sono donne. E quindi arrendiamoci, perché è esattamente così: ci hanno fregato per l’ennesima volta, a noi maschietti.

 

Marilin Monroe? Alain Delon? Un anime cult del 1965

Ed è casual friday. Con un delirante video dell’ “Andy Warhol giapponese” Tadanori Yokoo, uno dei massimi grafici asiatici, interprete della linea di di Milton Glaser e Seymour Chwast, e protagonista anche di un vecchio cult movie di Nagisa Oshima, Diario di un ladro di Shinjuku, che raccontava l’allucinante storia di un genere di ladro per il quale proviamo simpatia: il ladro di libri.

Tadanori Yokoo (横尾忠則) – Kachi Kachi Yama (1965)

via Paolo Parisi

The Subway Time

Un altro studente di animazione, un altro cortometraggio di eccellente livello:

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