Corriere dei Piccoli in libreria (ancora)

Torna in libreria, a partire da oggi, Il secolo del Corriere dei Piccoli (Rizzoli). E questa volta la novità non è nei contenuti, ma nel formato: paperback, finalmente.

Questa antologia sul grande settimanale milanese, uscita quattro anni fa in occasione dei 100 anni dalla nascita della testata, è ormai alla sua quarta vita: quattro edizioni in cinque anni. Non male, considerato anche che – tra i grandi volumi illustrati Rizzoli di questi anni – è tra i pochi (due o tre, pare) ad avere avuto tante reincarnazioni.

Dopo la prima, esaurita in pochi mesi, nel 2009 preparammo una ristampa ‘ritoccata’ anche per ovviare a un refusaccio: era saltata mezza riga finale nella Introduzione (fummo salvati dal fatto – fortunato – che la frase non suonava affatto tronca). Nel 2011, invece, uscimmo con una vera e propria riedizione, con contenuti aggiuntivi e nuova copertina. E ora è tempo di paperback: sempre grande formato, ma in brossura, a un prezzo dimezzato rispetto alla prima edizione, e con una nuova e più ‘affollata’ copertina.

Quando discussi questo progetto con l’editore, Fabio ed io eravamo convinti che si sarebbe potuto comportare da piccolo longseller. Ma le perplessità su contenuti tanto ‘classici’ non mancavano: intorno alla fine del CdP, in editoria, si era generata una forte diffidenza, da ‘tramonto inevitabile’. Eppure il tomo, con i suoi toni – anche nel design – esplicitamente retro’, è riuscito a tenere botta, sereno, nell’arena delle librerie di varia. E chissà che non possa continuare. Contribuendo – almeno spero – a tenere viva la memoria di una delle più straordinarie esperienze creative e editoriali nella storia del fumetto italiano.

Little Nemo italiani (Mussino, Moroni Celsi, Salvadori, Rubino)

Little Nemo di Winsor McCay, la cui ispirazione ebbe forti debiti con un fumetto francese (una recente scoperta di cui avevo scritto qui), divenne rapidamente, a sua volta, un fumetto-modello quanto mai celebre, imitato, omaggiato, citato.

Anche nella storia del fumetto italiano i debiti nei suoi confronti sono stati numerosi. E fin dagli anni Dieci ha ispirato una buona quantità di imitazioni, calchi o smaccate allusioni.

Tornando a sfogliare in questi mesi le prime annate del Corriere dei Piccoli – che per diversi anni pubblicò in Italia le tavole di McCay (rimontate e drasticamente adattate al proprio formato) – mi sono imbattuto spesso nel più noto dei “Little Nemo italiani”: Schizzo, realizzato da Attilio Mussino, le cui circa 100 storie apparvero sulle pagine del settimanale tra il 1912 e il 1919. Un esempio fra i tanti [cliccare x ingrandire; con scuse per la qualità fotografica delle immagini]:

Tuttavia, spulciando a fondo, ho scoperto che Schizzo non fu interamente realizzata da Mussino. In almeno un caso, infatti, l’autore fu Guido Moroni Celsi (CdP 1 luglio 1917):

Sempre sul “corrierino” apparve inoltre, nel 1909, un altro anonimo fanciullo simil-Little Nemo, firmato Riccardo Salvadori:

Infine, e con (relativo) stupore, ho scoperto che anche il grande Antonio Rubino si cimentò in un’avventura in “stile Little Nemo” (CdP 12/12/1909), interpretata dal suo celebre Pierino:

Da allora a oggi, parecchi “Nemo italiani” sono passati (e il più celebre è diventato la rilettura sexy di Vittorio Giardino, Little Ego). Ma in quella fase dei primi due/tre decenni del Novecento, la moda di Little Nemo fu tale da attraversare un po’ tutte le testate nazionali, popolandole di bambini-a-letto-e-avventure-oniriche in una sorta di piccola, ricorrente ossessione iconologica (e pedagogica). Che meriterebbe, prima o poi, di essere approfondita.

Breve incursione nel fumetto di Emilio Giannelli (1981)

Poco più di 30 anni fa – era il novembre del 1981. Emilio Giannelli non collaborava ancora, come disegnatore satirico, al Corriere della Sera: era invece – se non erro – appena arrivato a Repubblica.

Come recita la didascalia accanto al disegno, pubblicato nel secondo volume della peraltro discutibile collana: “Scandalo P2: Bruno Tassan Din, manager della Rizzoli, di fronte alla Commissione d’inchiesta”:

Nel 1991 Giannelli passerà al Corriere. Dieci anni dopo.

Il secolo del Corriere dei piccoli: riedizione

Torna in libreria, in questi giorni, Il secolo del Corriere dei piccoli (Rizzoli). Con una piccola novità.

Uscita tre anni fa, in occasione dei 100 anni dalla nascita della testata, è un’antologia un po’ anomala. Perché mettere il Cdp in un solo libro è impossibile. E perché antologizzarne solo il “canone” dei capolavori – quale poi? – è una noia, che rischia sempre di escludere il ricco ‘contorno’ fatto di rubriche, racconti, annunci, pubblicità, opere eccentriche e fumetti dimenticati. Il secolo del Cdp contiene quindi 10 numeri riprodotti per intero, in forma – come giustamente ha scritto Andrea Plazzi – “più o meno anastatica” (i fin troppo diversi formati sono ovviamente abbandonati), dagli esordi al primo Corriere dei ragazzi del 1972, scelti tenendo insieme il valore storico, la qualità artistica e il gusto dei curatori (Fabio Gadducci ed io).

Inoltre, in appendice c’è una raccolta delle brevi storie di ambientazione natalizia, una tradizione del settimanale – affidata soprattutto ad Antonio Rubino prima, e a Carlo Bisi poi – che riuniva festosamente i personaggi principali in stralunate comparsate collettive.

Infine, la novità di cui dicevo. Per tornare in libreria si è pensato di aggiungere una nuova appendice. Che questa volta abbiamo dedicata a una selezione dei debutti di alcune delle più belle creazioni seriali degli autori ‘storici’ del Cdp (pre- Seconda Guerra): le prime apparizioni di Bonaventura o Bilbolbul (o una perla come Escamillo del grande Giaci Mondaini). Anzi, già che stavolta ho un blog per farlo, ecco la lista dei contenuti di questa sezione:

Bilbolbul (Attilio Mussino)
Fifina (Umberto Brunelleschi)
Cencio (Gustavino)
Baldo e Pia (Guido Moroni Celsi)
Bonaventura (Sergio Tofano)
Piramidone (Carlo Bisi)
Escamillo (Giaci Mondaini)
Bice e Bauci (Mario Pompei)
Marmittone (Bruno Angoletta)
Pier Cloruro de’ Lambicchi (Giovanni Manca)
Ravanello (Enrico De Seta)
Formichino (Roberto Sgrilli)
Martin Muma (Pier Lorenzo De Vita)
Pio Languore e Meo Carota (Ferdinando Palermo)

Il risultato è un malloppone di 320 pagine: una strenna per fumettòfili, nostalgici, nonni&nipotini.

E per me, resterà un dono natalizio che non feci in tempo a fare a un nonno – amico di alcuni fra quegli stessi autori – sulle cui raccolte del Cdp mi feci le ossa – senza saperlo – quando il ‘piccolo’ ero io.

Fine dello spot. Buona lettura!

Export 1: Corriere dei Piccoli a Madrid

E’ una piacevole notizia sapere che a Madrid, in occasione della Noche en Blanco di sabato scorso (11 settembre) si è inaugurata una mostra dedicata al Corriere dei piccoli, “il più amato settimanale illustrato” nella storia del fumetto italiano.

Si tratta di una piccola mostra organizzata dal locale Istituto Italiano di Cultura intitolata “Los grandes personajes del Corriere dei Piccoli, in collaborazione con Fondazione Corriere della Sera, ma che non presenta se non una manciata dei materiali esposti nella ampia mostra di (quasi) due anni fa a Milano. Confesso di non avere ancora approfondito alcuni dettagli, e soprattutto cosa intendere per

preciosa colección de los originales del Corriere dei Piccoli publicados desde 1935 hasta 1975, por concesión de la Profesora Teresita Girola

Sorvolo inoltre sulla presentazione della mostra nel sito dell’Istituto, e sui materiali fatti circolare per la sua comunicazione: googlate il titolo e fatevi la vostra opinione. Diciamo che visitando, collaborando o semplicemente chiacchierando con funzionari di istituti di cultura di varie nazionalità, non posso non riconoscere che quelli italiani siano – in media – i più approssimativi. Ma tant’è.

Il punto vero, però, è che nella vasta coltre di nebbia che ricopre la percezione del fumetto italiano all’estero, questa mostra mi pare una piccola ma piacevole occasione di promozione culturale. Rafforzata peraltro dalla costanza degli scambi tra Italia e Spagna fumettistiche, anche ai giorni nostri: sono diversi gli autori nostrani ormai espatriati in quel paese (Barcelona più che Madrid, a dire il vero), e non mancano ormai gli editori che pubblicano in entrambe i paesi (Planeta, Panini, e persino 001 Edizioni). E allora agli italiani di passaggio, agli autori expatriates, o agli stessi spagnoli italofoni che sono ora qui a leggere (?), raccomando quindi la visita alla mostra madrilena, che resterà aperta fino al 1 ottobre.

Un altro aspetto interessante è che questo non è il solo evento culturale, nel mese di settembre 2010, a coinvolgere il fumetto italiano – autori e operatori – in alcune delle maggiori città internazionali. E proprio grazie al contributo dei tanto discussi Istituti Italiani di Cultura all’estero. A conti fatti, direi che sono due mostre e due festival. Nei prossimi giorni, qualche notizia anche sulle altre.

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