Lettura estiva, by Joost Swarte

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Art Spiegelman e Maurice Sendak, insieme

Nel 1993, Art Spiegelman e Maurice Sendak raccontarono il proprio incontro in due tavole realizzate per il New Yorker. Disegnando nello studio di Spiegelman a New York, uno accanto all’altro, i due produssero una breve riflessione sulla natura delle paure infantili, in cui Sendak esprimeva la sua caratteristica visione, con frasi come:

Art … non puoi credere di proteggere i bambini … sanno già tutto!

L’infanzia è cannibali, e psicotici che ti vomitano in bocca!

o come la terribile, splendida:

In realtà, l’infanzia è profonda e ricca. E’ vitale, misteriosa, e assoluta. Ricordo la mia infanzia, vividamente … Sapevo cose terribili… Ma sapevo anche che non avrei mai dovuto fare in modo che gli adulti sapessero ciò che io sapevo… Li avrebbe spaventati.

In seguito alla morte di Sendak, la rivista ha “sbloccato” due giorni fa il link che rimanda a quelle pagine nell’archivio, rendendole finalmente visibili a tutti, e raccontandone la genesi in una chiacchierata ad hoc con Spiegelman:

Trovo peraltro molto bella l’osservazione di Spiegelman sulla “inflessione fumettistica” di Sendak. Un ottimo modo di sottolineare come la diversità di linguaggio, nei picture books di Sendak, si esprimesse talvolta in toni e modi (inclusi balloons e layout) influenzati da una profonda familiarità con il fumetto.

Un piccolo esempio di quella riflessione – quanto mai complessa e poco praticata – che ci ricorda quanto sia sottile, talvolta, il confine tra fumetto e picture books.

Grazie a Paolo

Copertine inghiottite: i rifiuti del New Yorker

Se da tempo, in editoria, è invalsa l’equazione “copertina illustrata = New Yorker”, lo dobbiamo non solo alla diversità dei talenti coinvolti, ma anche alla qualità dei processi di selezione.

Lo dimostra un libro recente, Blown Covers. New Yorker Covers You Never Meant To See, dedicato alle copertine ‘scartate’ dalla redazione del settimanale, e in particolare dal suo art director Francoise Mouly.

Fra questi ‘scarti’ – talvolta affascinanti, talaltra semplicemente interessanti – ce ne sono parecchi realizzati da fumettisti, Art Spiegelman in primis. Come quella da lui proposta per la Festa della mamma del 1996:

o come quella dedicata al caso Clinton-Lewinsky:

o ancora, come quella dedicata al Natale – rifiutata come copertina, ma riutilizzata come biglietto d’auguri:

Anche Lorenzo Mattotti si è visto rifiutare una proposta di copertina, dedicata all’anniversario del terremoto in Giappone:

Idem per Robert Crumb che propose, nel 2009, una copertina sul tema ‘matrimonio’ ritenuta poco al passo coi tempi:

Accanto ai grandi e piccoli ripensamenti, Blown Covers dedica spazio anche ad alcune delle copertine più controverse nella storia del settimanale, andando a scavare un po’ al di là di quelle più note e abitualmente ricordate dai media, come quelle create da Spiegelman (chi non ricorda le torri gemelle ‘all black’, o il provocatorio bacio inter-religioso?).

Esempio: una dimenticata cover di David Mazzucchelli che, nel 1993, sollevò polemiche per l’allora temeraria associazione tra attacchi terroristici (come quello, all’epoca sventato, al World Trade Center) e matrice arabo-musulmana:

Altre immagini le trovate qua e sul blog del progetto, curato da Francoise Mouly e Nadja Spiegelman.

Festa della mamma con Chris Ware

La copertina del nuovo numero del New Yorker, firmata da Chris Ware:

Una misura di Otto Soglow

Otto Soglow, in una memorabile vignetta per il New Yorker:

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