Topografia del fumetto milanese

E’ appena uscito Storie sparse, antologia di scritti e disegni di Giovanni Gandini. Ovvero l’inventore di Linus, e curioso di professione. Anzi: uno dei curiosi-più-autenticamente-curiosi della storia della cultura milanese dell’ultimo mezzo secolo.

La raccolta è così ricca e interessante, grazie anche alla ricostruzione precisa e affettuosa di Alberto Saibene e Alessandro Beretta, che non si può non consigliarlo vivamente. E ne riparleremo.

Mi limito oggi a un piccolo estratto memorabile (da “Caffé Milano”, 1987): una specie di topografia immaginaria (e si sa quanto Gandini amasse i topi…) dedicata al rapporto tra il fumetto – i suoi autori e i suoi personaggi – e Milano.

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Come vivrebbero i personaggi dei fumetti a Milano?

Valentina di Guido Crepax è un’eccezione perché è nata in zona Magenta e la città la conosce almeno quanto Ornella Vanoni.

Topolino e Minnie, nati nelle periferie americane degli Anni Trenta, prediligono sicuramente steccati da “Linea 3 avanza” e aree incolte se ce n’è ancora. La loro casa potrebbe essere quel villino-cicala in piazzale Buonarroti dove Eriprando Visconti girò il suo primissimo film.

Ma dove scende Gordon Flash? Qualcuno dice all’hotel Manin, secondo me in Prefettura, secondo altri in un attico del centro, ospite di Olcese.

Linus, si sa, in ringhiera perché ogni mattina deve stendere la sua copertina.

Mandrake con un semplice cenno della mano cambia residenza ogni giorno, dal Gallia al Plaza, dal Gran Hotel et de Milan, alla pensione Speranza di viale Padova.

I fumetti sono un po’ tutti, i personaggi e il leggere, i divi odierni della Tv e i grandi attori del cinema. Jean Gabin è un attore che abbiamo amato ed è come averlo ogni sera su un giornalino. Chi non ricorda la canzone della Frehel in “Pepé le Moko” prima che Gabin scenda i lunghi gradini della Casbah? “Où est-il mon moulin de la place Blanche, mon tabac, mon bistrot dans le coin…?” Ma Gabin che gradini scende a Milano? Alla stazione di Porta Genova dove c’è il cavalcavia, ai Bastioni di Porta Venezia o Monte Merlo? Forse la scaletta del Ponte delle Gabelle. Non abbiamo su e giù nella nostra città, né fiumi color terra o azzurri che fanno le curve.

Asterix e Obelix ci hanno lasciato dei canali che venivano dai campi verdi e uno l’hanno fatto rotondo per impedire alle macchine di oltrepassarlo.

Barbarella si sarebbe fermata alle Sirenette e Tintin dai Carabinieri.

Quando arriva Bobo so che va in Melzi d’Eril da Umberto Eco, e zio Paperone o da Cuccia o a Segrate.

Copi viene a casa mia.

Moebius in via Canonica per restare a due passi dal Monumentale, Biancaneve sulla Madonnina e i Sette Nani sulle guglie.

Snoopy viene per parlare di magliette con i merli in via dei Giardini o per interessarsi di una nuova rivista che intende stampare direttamente sulle magliette.

Cappuccetto Rosso non attreverserebbe mai i Boschetti verso sera per portare una bottiglia di Oltrepò Pavese alla nonnina che abita al 23 dell’Annunciata, mentre Arcibaldo lo vedo ogni mattina sulla gru della Questura. Gioca a Scala Cinquanta e va a mangiare alla Vecchia Pesa.

Se Bonaventura ha perso il posto alla Commerciale per aver cambiato in contanti un foglio con su scritto “un milione”, in compenso ha avuto grande successo come stilista di pantaloni bianchi.

Non c’è raduno degli Alpini che non veda tra i trentamila Cino e Franco, ma sono riunioni sporadiche che si tengono all’Arena e se uno li vede li riconosce subito non per la penna d’aquila ma per i calzoni corti.

Giovanni Gandini

Sergio Bonelli, milanese

Non sono passato dalla zona Scala / Galleria, negli ultimi giorni. Ma come segnalato su Twitter da Tito Faraci, mi sono perso qualcosa. Questo:

UPDATE: Si tratta una foto ufficiale del Comune, che ho trovato postata sulla pagina Facebook del sindaco Pisapia:

“Sergio Bonelli ci ha lasciato. Giù il cappello!”. Questa è la frase che da oggi campeggia sopra un’immagine di Tex sullo striscione appeso sulla facciata dell’Assessorato alla Cultura, in piazza Duomo 14.

Ben fatto, assessore&sindaco.

UPDATE2: Sul Corriere di oggi, nel dorso milanese, si può trovare una illustrazione in ‘omaggio’ (retorico assai. “Acc… dannaz… malediz…” direbbe Cico) commissionata dal giornale a Bruno Brindisi:

Era Sergio Bonelli

Lui era Sergio Bonelli. E per ricordarci quanto ci ha segnati, e quale segno ha lasciato, basterà non dimenticare come è stato salutato.

Affollatamente. Da una massa di centinaia di persone che mescolava i ‘suoi’ fumettari, una buona fetta di editoria italiana, i tantissimi amici, e gli ancor più numerosi lettori di sempre.

Con un sacco di lacrime. Persino rare a vedersi in un settore – il fumetto – cementato da una leggerezza antica, spesso implicita, quasi genealogica.

Scherzando. Tra i tanti ‘fumettari’ che – superato il trauma di vedere SB davvero sparito – hanno rinnovato il proprio legame reciproco parlando la lingua del loro lavoro: citando frammenti di avventure immaginarie, battute scritte e battute ascoltate, aneddoti da fiera, sogni realizzati, ricordi di mangiate, viaggi e progetti di fantasia.

Con un rispetto silenzioso. Come quello del sindaco Pisapia, arrivato senza annunci, e senza farsi notare.

Partecipando. Tutti insieme, tanto lontani e tanto vicini a SB da sentirci ‘a casa’ anche tra sconosciuti: come il celebre lettore anonimo. Sì proprio lui, quello che sempre tutti incontrano per fiere, mostre e incontri, venuto all’ultimo, supremo raduno intorno alla sua passione bonelliana.

Con un’energia contagiosa, esplosa in uno scrosciante – e straziante – applauso al feretro diretto ormai verso la destinazione finale.

Domandandosi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore come la neve non fa rumore

Lui era Sergio Bonelli.

Ecco perché, in fondo, è stata una giornata bella, per essere tristi.

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Qui il Corriere della Sera

Fumettotoponomastica, in Italia

Negli ultimi anni, la toponomastica in Italia pare avere individuato un ingrediente in più: il fumetto. Da Roma a Milano, da Sondrio a Modena: vie, piazze, giardini eccetera sono stati dedicati ad autori di fumetto. E grazie a internet, è anche facile ormai rintracciarli e localizzarli.

Naturalmente, non parliamo di strade collocate in zone centrali. Per quanto alcune personalità (penso a Pratt, Pazienza, Bonelli, Crepax) abbiano giocato un ruolo storico abbastanza consolidato, i loro nomi segnano luoghi tendenzialmente periferici: quartieri marginali, aree fieristiche, zone di recente sviluppo o riqualificazione urbana.

Intendiamoci: nulla di male. Non serve Marc Augé per spiegarci che su certi luoghi pubblici agisce una pressione simbolica – centrata sull’epoca ottocentesca di costruzione dell’identità nazionale – che gli autori del fumetto novecentesco faticano a sostenere.

Più curioso, piuttosto, un altro aspetto. Ovvero, la scarsità di piccole cittadine o borghi che hanno avuto fumettisti tra le personalità più celebri della loro storia, e che hanno scelto di registrarne il segno nella propria toponomastica. Niente vie, dunque, dedicate ai pur “celebri concittadini fumettisti” – e faccio esempi rigorosamente a caso – in centri più o meno piccoli come Sanremo (dove nacque Antonio Rubino), San Benedetto del Tronto (dove nacque Andrea Pazienza), Brescello (in cui nacque Carlo Bisi), Bajardo (dove Rubino morì). Certo, in una Provincia Italiana in cui dominano riferimenti a temi e icone della devozione popolare, non è semplice ‘scendere’ al livello di meri uomini moderni. Tuttavia, è un peccato che piccoli centri perdano l’occasione di cementare nella toponomastica i propri

E ora passiamo ai fatti.

Eccovi un bel listone compulsivo. Un elenco di oltre 65 riferimenti toponomastici, diviso per città – 12, al momento, e in cui Roma la fa da padrona, grazie alla (più unica che rara) tematizzazione fumettistica del quartiere di Torrino – Mezzocammino.

Le informazioni vengono dal sito Comicom, dalla memoria del sottoscritto e dall’esimio Dottor Google Maps [che peraltro, per quanto carente, permette scoperte interessanti. Esempio: inserite in google maps “via Hugo Pratt” o “via Sergio Tofano”… o per gli inguaribili comparativisti “rue Hergé” o “rue René Goscinny”].

Sondrio
via Giuseppe Perego

Milano
Giardino Gianluigi Bonelli

Rapallo
Piazzetta Luciano Bottaro

Modena
Bonvi Parken

Parma
via Franco Bonvicini
via Hugo Pratt
via Benito Jacovitti
via Walter Molino

Vernante (CN)
Giardini Attilio Mussino

Pisa
via Enrico Novelli detto Yambo

Rivamonte Agordino (BL)
via Angoletta

Rosignano Marittimo
via Sergio Tofano

Roma
via Rino Albertarelli
via Sandro Angiolini
via Angelo Bioletto
via Franco Bonvicini
via Carlo Boscarato
via Luciano Bottaro
via Lina Buffolente
via Antonio Canale
via Aldo Capitanio
via Franco Caprioli
via Franco Chiletto
via Gino D’Antonio
via Rinaldo D’Ami
via Pier Lorenzo De Vita
via Franco Donatelli
via Mario Gentilini
via Alberto Giolitti
via Luigi Grecchi
via Dario Guzzon
via Andrea Lavezzolo
via Guglielmo Letteri
via Attilio Micheluzzi
via Raffaele Paparella
via Nadir Quinto
via Roberto Raviola
via Pietro Sartoris
via Romano Scarpa
via Giovanni Sinchetto
via Stefano Tamburini
via Casimiro Teja
via Sergio Tofano
via Yambo
via Guido Zamperoni
viale Gian Luigi Bonelli
viale Aurelio Galeppini
viale Hugo Pratt
largo Bruno Angoletta
largo Franco Bignotti
largo Tea Bonelli
largo Guido Buzzelli
largo Dino Battaglia
largo Carlo Cossio
largo Sebastiano Craveri
largo Gianni De Luca
largo Sorelle Giussani
largo Benito Jacovitti
largo Attilio Mussino
largo Guido Martina
largo Erio Nicolò
Piazza Guido Crepax
Piazza Federico Pedrocchi
Piazza Mario Uggeri

Napoli
via Andrea Pazienza
via Attilio Micheluzzi
via Hugo Pratt

San Menaio (FG)
Lungomare Andrea Pazienza

Infine, spigolature.

Il sito disneyòfilo Papersera ha notato un paio di dettagli interessanti.

1) a Rapallo, la targa toponomastica dedicata a Bottaro presenta anche la sua inconfondibile firma:

2) a Roma, la targa dedicata allo sceneggiatore Guido Martina contiene un erroraccio sulla data di nascita (1916 invece di 1906):

Il sito del quartiere Mezzocammino, a Roma, ha invece notato il furto di materiale (‘china di ferro’) dall’installazione murale dedicata a Martine Mystère:

E per concludere, una piccola storia: l’affettuosa vicenda dell’inesistente – ma tutto reale – “vicolo Bonvi”, a Bologna, raccontata dal Corriere qui:

Un tranquillo weekend milanese

Il prossimo fine settimana, per chi avesse in programma un mix di cultura&zanzare &pioggia&fumetti, suggerisco due ottime occasioni fumettologiche, a Milano.

Una prima occasione è il festival di rock indipendente MiAmi che, come sempre, ha in programma la sezione MiFai. Ovvero: banchetti dedicati a autoproduzioni ed editoria di fumetto indipendente (Agenzia X, Grrrzetic, Schiaffo Edizioni, Teiera, Giuda e altri), e sessioni di live drawing con vari autori. Quest’anno, al solito programma si aggiungono un paio di piccole ma eccellenti idee: per una canzone di ogni concerto serale (palco principale), ci sarà un intervento specifico di live drawing costruito ad hoc sul pezzo; inoltre Marina Girardi realizzerà un blog con disegni e fumetti per raccontare la 3 giorni di festival. Il programma delle accoppiate canzone/disegnatore:

Manuele Fior > Massimo Volume, LucidellaCentrale Elettrica, Fine Before You Came
Inserirefloppino > Casino Royale
Gianluca Costantini > LN Ripley
Giulia Sagramola > Ghemon/Al Castellana
Paolo Bacilieri > Verdena
Amalia Mora > Il Buio
Gabriella Giandelli > Cesare Basile

L’altra occasione è la seconda edizione del minifestival Streep. Che quest’anno si dedica alle relazioni tra il fumetto e la città stessa di Milano. Con una serie di incontri e presentazioni che proveranno a “ricordare storie di piccolo eroismo culturale che meritano di non essere taciute”. In programma: Giorgio Cavazzano, Tito Faraci, Marco Corona, Paolo Interdonato, Diego Cajelli, Matteo Guarnaccia, Giancarlo ‘Elfo’ Ascari’, Stefania Rumor, Davide Barzi, Andrea Pasini, Mario Gomboli e il sottoscritto (sabato).

In entrambe i casi, si parte venerdì 10 e si chiude domenica 12.

In entrambe i casi, io ci vado.

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