Bonelli online (con un nuovo sito)

Dopo lunga attesa, Sergio Bonelli Editore ha messo online il proprio rinnovato sito internet (una sua presentazione è qui).

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Finalmente l’editore milanese ha una piattaforma più al passo coi tempi, utile soprattutto per la consultazione del catalogo e delle release, oltre che per qualche contenuto informativo di approfondimento, curiosità e fan-service.

Oggi il sito fatica e va a rilento: un debutto è un debutto. Ma che l’editore leader del fumetto italiano disponga, finalmente, di una vetrina efficace, mi pare una buona notizia.

[1001 fumetti] Shisso Nikki

Come dicevo ieri, iniziamo con la pubblicazione in anteprima di alcune schede tratte dal volume 1001 Fumetti. E seguendo il criterio promesso – solo opere inedite in Italia, tanto ignote quanto interessanti e curiose – iniziamo dal Giappone, con il misconosciuto tranche de vie di un autore di manga notissimi e ultrapop (Pollon, Nanà), qui alle prese con un tragico cortocircuito tra carriera, condizione psicologica e creazione narrativa.

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Shisso Nikki, 2005 (traducibile in italiano come: Diario di una scomparsa), pubblicato da East Press (Giappone).

L'edizione in lingua inglese

Copertina dall’edizione in lingua inglese

Hideo Azuma ha un curriculum artistico senza dubbio unico. Dopo il successo della commedia soft erotica Futari to 5-nin, serializzata sul settimanale Shonen Champion, le sue illustrazioni di genere bishojo (“belle ragazze”) diventarono popolari tra gli otaku, spingendolo al lancio di una serie porno umoristica. Con Fujori nikki, pubblicato sulla rivista eroticomica Kiso tengai, l’autore sviluppò un concept astuto, che univa una realtà ricca di mistero al fantasy puro, in uno stile che si diffuse successivamente proprio col nome di Fujori.

Tuttavia, come reazione allo stress per le pressanti scadenze (tra gli altri suoi manga, i celebri Pollon e Nanà supergirl), l’autore cadde nell’alcolismo e arrivò ad abbandonare il fumetto all’improvviso, scomparendo. In quel periodo visse una vita da vagabondo, dormendo nei parchi insieme ai barboni, e arrivando addirittura a svegliarsi una notte, in mezzo alla neve, quasi assiderato.

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Dopo aver raccolto cibo per strada, si trovò anche a soffrire di dissenteria acuta. Episodi che finirono per essere da lui stesso raccontati in Shisso nikki, nel 2005. Azuma decise quindi di dedicarsi al mestiere di manutentore delle fogne e, nonostante apprezzasse il lavoro manuale, a un certo punto scelse di concludere la sua “scomparsa”, e tornò a casa.

Avendo perso ormai ogni credibilità agli occhi dell’industria del fumetto, rimase disoccupato; eppure, riuscì a completare il suo “diario della scomparsa”. Le illustrazioni e i personaggi vividi e dolci di Azuma, insieme al suo genuino impegno nel divertire il lettore, ripagarono lo sforzo dando vita a un’opera deliziosa, nonostante le sue radici affondino in tragiche vicende reali. Una volta pubblicato, il fumetto ha vinto diversi premi prestigiosi, tra cui il Gran Premio del Japan Media Arts Festival.

Tatsuya Seto

1001 fumetti (da leggere prima di morire)

Si intitolerà così l’edizione italiana di 1001 Comics you must read before you die, il dizionario enciclopedico curato da Paul Gravett (con altri 67 collaboratori, provenienti da 27 paesi), di cui ho curato l’edizione italiana, e che uscirà ad ottobre per Atlante.

Un’impresa che, diciamo dai tempi dell’enciclopedia di Maurice Horn, riporta sul mercato italiano un’opera di consultazione sul fumetto progettualmente internazionale, la cui funzione di servizio penso tornerà utile tanto agli appassionati come agli operatori e ai giornalisti. Uno di quei lavori la cui ambizione corrisponde a una perenne utopia: offrire uno spaccato rappresentativo, per quanto costantemente (spassosamente?) in divenire, del “canone” del fumetto.

Naturalmente, in quanto edizione nostrana – e come già molte altre versioni estere – il “canone fluido” qui presentato (in ordine di apparizione, dal Signor Vieux Bois di Topffer a Habibi di Thompson), comprenderà un tot di opere italiane in più, rispetto alle edizioni di altri paesi. Ne riparleremo a suo tempo. Per ora, un ultimo giro di revisioni alle cianografiche, e si va in stampa. Ma a partire da domani, e per ogni giovedì fino ad ottobre, pubblicherò qui una scheda. Seguendo un unico criterio: solo e rigorosamente opere inedite – e largamente ignote – in Italia. In fondo, anche un’enciclopedia è un gioco della torre, e uno strumento per esplorare con curiosità. Questa volta, un gioco e uno strumento fatto di 1001 occasioni fumettistiche.

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Storie disegnate (dette anche ‘quadri’)

Negli ultimi tempi Oscar Mondadori ha ripubblicato numerosi volumi di/su Dino Buzzati. Alcuni sono riedizioni di materiali già pubblicati in forma analoga, come la semidimenticata serie di ex voto I miracoli di Val Morel. Ma Le storie dipinte (a cura di Lorenzo Viganò) è qualcosa di più.

Questa raccolta presenta, per la prima volta insieme, 53 dipinti di Buzzati. Quelli che lui stesso chiamava “storie dipinte”: rappresentazioni accompagnate da brevi didascalie, la cui interazione testo/immagine produce piccole storie, apologhi pittorici, figurazioni narrative. Come ha scritto Viganò:

Storie di basiliche trasformate in rocce, di lune che portano la fine del mondo, di personaggi deformi che sfidano a duello giovanotti di buona famiglia, di alberi abitati da fantasmi, di fanciulle possedute… ognuna affiancata da un breve testo; le definiranno “storie disegnate”, “apologhi figurati”, ma restano prima di tutto storie buzzatiane, che mostrano non un altro, ma lo stesso uomo, soltanto ritratto con i colori al posto dell’inchiostro.

La loro pertinenza per questo blog è inevitabile, visto che molti fra questi quadri non solo sono una sorta di premessa al memorabile Poema a fumetti buzzatiano, ma si presentano in una forma di difficile collocazione, a cavallo tra fumetto, illustrazione e pittura.

All’epoca, fra i tardi anni Cinquanta e i tardi anni Sessanta, la loro progressiva e ‘misteriosa’ apparizione sulla scena culturale e artistica li connotò di una certa carica scandalosa. La loro problematicità, d’altro canto, toccava due ordini di questioni delicate e importanti. Da un lato queste storie dipinte ponevano problema sul piano simbolico e iconografico: l’immaginario fantasioso, mostruoso, sensuale, perverso, cupo che mettevano in scena. Dall’altro, ponevano una questione formale: si può dare una pittura siffatta, narrazione e che *somiglia* al fumetto?

Un punto cruciale, a mio avviso, è che il paradosso formale si salda al paradosso personale, quando Buzzati riflette sulla stessa legittimità sociale del sé stesso pittore, come scrisse nel celebre “Un equivoco”:

Il fatto é questo: io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa e le mie pitture quindi non le <<può>> prendere sul serio.

Quanto la pittura nonpittura, ovvero il fumetto nonfumetto, hanno influito nel modellare il paradosso buzzatiano dello scrittore (non)pittore? Di certo, non poco.

dino-buzzati-003Il delitto di Via Calumi , 1962

E’ una vecchia storia. Del 1985. La ricordate? Giornali e popoli ne parlarono. Anche TV, qualche prudente accenno. Comunque, basta leggere.

Scansione1Il visitatore del mattino, 1963

Daniela stava accudendo alle pulizie domestiche quando arrivò uno strano tipo. La ghermì, le usò violenza, entrò letteralmente in lei, al punto di deformarla.

dino-buzzati-004I misteri dei condomini, 1965

Nei grandi palazzi condominiali delle metropoli succedono tante cose, nella terzultima stanza a destra per esempio in questo momento è entrato un vampiro. In quanto alla donna in primo piano, che nasconde purtroppo alcune abitazioni interessanti, è Consuelo Fabian, che abita nella casa e fa la donna bersaglio nei baracconi.

dino-buzzati-006La vampira, 1964

Non è che il sangue le piacesse poi tanto. Però era snob. Mandava sua sorellina in giro per la notte a suggere le vene. Il fatto è che la sorellina aveva un certo temperamento per conto suo.

Balloons bollicine

Con una campagna pubblicitaria di qualche tempo fa (un annetto), Perrier – che quest’anno festeggia i 150 anni – ha modificato il nome di uno dei suoi prodotti. D’ora in poi, quella che era “Eau de Perrier” si chiamerà Perrier, fines bulles.

Quel che interessa qui, è la scelta dell’agenzia creativa Ogilvy, fumettologicamente interessante sotto due aspetti. Il primo è quello estetico: si tratta di illustrazioni in stile fumettistico, mediato dalla Pop art à la Roy Lichtenstein. Il secondo è grafico: l’uso – *frizzante* – degli speech balloons, che come sempre si rivelano un device grafico di notevole duttilità.

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via The Ephemerist

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