Captain Video, Satellite Sam, e la retromania nel fumetto (pop)

Uno dei grandi filoni dell’immaginario del decennio è ciò che Simon Reynolds ha chiamato retromania. Un fenomeno visibile nella musica, nel design, in un successo televisivo come Mad Men – e anche nel fumetto (lo stesso Reynolds porta giustamente l’esempio di Daniel Clowes).

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Un caso fumettistico fresco di stampa è Satellite Sam, nuova serie di Matt Fraction e Howard Chaykin. Rispetto a Mad Men, l’ambientazione è più Fifties che Sixties, e il campo d’azione è più propriamente televisivo che genericamente pubblicitario. Ma come la serie tv di Matthew Weiner, racconta la macchina dell’industria culturale contemporanea negli anni della sua ascesa ‘sistemica’, ovvero nel periodo in cui stava diventando l’ambito decisivo per la costruzione degli stili, dei valori e della fantasia dei nostri genitori/nonni (e quindi un po’ anche nostri).

Satellite-Sam-01-004Il vero punto comune tra Mad Men e Satellite Sam mi pare soprattutto questo: il loro sottolineare come l’ingenuità (se non “innocenza”) che tendiamo abitualmente ad attribuire a quei decenni, nella realtà, non sia stata tale. Due serie che lavorano sull'”invenzione della tradizione” del nostro panorama di brand, prodotti, professioni, stili di vita, ricordandoci come esso sia stato modellato da dinamiche e motivazioni – le vite dei protagonisti, le azioni delle aziende e delle istituzioni, le condizioni tecniche e organizzative – nate e gestite seguendo percorsi tutt’altro che ingenui. Tra conquiste e menzogne, slanci e paure, dietro all’ingenuità si nascondeva la complessità; dietro alla semplicità si celava il potere; dietro al gusto c’erano modelli sociali in conflitto e in trasformazione.

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Satellite Sam declina questo mix di retromania e archeologia dei media in modo specifico: narra l’epoca “pionieristica” della tv americana. Al centro, un network tv in ascesa, e le persone implicate nella realizzazione del suo show di punta: la serie di fantascienza Satellite Sam. Nel primo episodio, il protagonista dello show non arriva in tempo sul set per girare la sua parte; verrà trovato morto dal figlio, e per i prossimi episodi si prospetta grosso modo una detective story, alla ricerca delle ragioni dietro questa misteriosa morte.

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Ma il bello di questa serie non mi pare tanto l’elemento noir, quanto il contorno – documentale, diciamo – e il mix complessivo.

Da un lato, l’archeologia televisiva esplorata da Fraction e Chaykin è uno spasso. I due riportano alla luce in primo luogo un frammento semidimenticato delle origini della produzione di fiction seriale per la tv. Il modello di Satellite Sam (inteso come show tv) è infatti un telefilm datato 1949, Captain Video and his video rangers. Un prodotto che, per i nostri standard odierni, pare realizzato in maniera incredibilmente approssimativa (per quanto, fra gli sceneggiatori degli episodi: Damon Knight, James Blish, Jack Vance, Arthur C. Clarke, Isaac Asimov, Robert Sheckley, …). Se nella realtà il network era DuMont, nel fumetto diventa LeMonde; ma il contesto televisivo dell’epoca c’è tutto, con riferimenti all’ingombrante David Sarnoff e alle battaglie – all’epoca più tecnico-tecnologiche che di contenuto – per la conquista di posizioni sul nascente mercato tv.

dal set di Captain Video

dal set di Captain Video

Dall’altro, ci sono poi il gusto e la consapevolezza tutta contemporanea degli autori. Che significa almeno due cose. Una è il gusto di Chaykin per la crudezza verbale (parolacce convinte, sbraitate, vomitate addosso), il cinismo come tratto diffuso, la morte, ambienti sociali torbidi, il sesso (con feticcio: la bravura e precisione di Chaykin nel disegnare biancheria intima e uniformi è ormai leggendaria) e le sue perversioni più estreme (l’attore protagonista dello show tv viene trovato morto in un stanza d’hotel cosparsa da indizi di giochi erotici). L’altro è il remix di riferimenti di Fraction e Chaykin, che unisce ai materiali dell’epoca riletture più recenti (pre- Mad Men) come la bizzarra serie tv di David Lynch e Mark Frost On the Air, o la storia delle foto osé del padre trovate dall’architetto italiano Carlo Mollino. Il risultato sintetico di questo mix è nel claim truce/pop della serie, “Sex. Death. Live tv“.

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Certo, rispetto a Mad Men la pur buona Satellite Sam è debole, schiacciata com’è dalle debordanti idiosincrasie di Chaykin e Fraction e dall’assenza di una dimensione autenticamente epica. Là dove Mad Men riesce a disegnare un’epopea, Satellite Sam si limita infatti a una curiosa esplorazione. Ma appunto la curiosità c’è. Ed è per questo che vale la pena leggere questo fumetto insieme al suo tumblr d’accompagnamento, vero (e riuscito) timone per orientarsi in una retromania senza alcun dubbio personale e stimolante.

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Le ‘origini’ della serie, qui.

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Germán: una fiction tv per un grande fumettista

La principale rete televisiva pubblica argentina Canal 7, dallo scorso 30 aprile, ha iniziato a trasmettere una miniserie piuttosto importante.

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Germán, últimas viñetas racconta infatti la vita, la carriera e la drammatica fine del fumettista Hector Germàn Oesterheld, uno degli sceneggiatori più importanti e influenti dell’intera storia del fumetto (non solo) latinoamericano.

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La miniserie è composta da 13 episodi di circa mezzora che – se ho ben capito – saranno resi disponibili gratuitamente online. Come il primo, che trovate qua:

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grazie a Moltitudo

Fumetto al tv quiz (svizzero)

Non so voi, ma a me pare un aneddoto splendido. Quiz show sulla tv svizzera. Domanda: “quale genere di festival si chiama ‘Fumetto’?”

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Risposta: un festival di fumetto. Ovvero questo.

via Comicsreporter

Accade da Fiorello: Benigni cita Paz (e tutti confusi&felici)

Gran serata nazionalpopolare, ieri, con mezzo paese catodico incollato a vedere Fiorello, impegnato nel varietà di prima serata più seguito dal 2006 a oggi (50,23% di share medio: 13.401.000 spettatori). E sul finale, piccoli grandi momenti di fumettofilìa, con Fiorello che menziona Jacovitti e soprattutto Benigni, che cita una frase attribuita ad Andrea Pazienza.

In realtà il buon Benigni si confonde – chissà se volutamente, o scivolando su una buccia di banana – e dimentica che la frase non appartiene al Paz, ma a un certo Che Guevara (o forse Majakovskij, sostiene qualcun altro).

La vignetta con la citazione in questione, è qua sotto. E dell’aneddoto ho raccontato qualche dettaglio di là.

Onomatopee televisive

Se qualcuno mai scriverà una “storia sociale delle onomatopee fumettistiche”, di certo non potrà dimenticare il ruolo della tv nel diffonderle, celebrarle, e renderle elemento di una poetica del pop televisivo.

Tutto questo grazie a quella serie che, più di ogni altra, ha segnato ‘vette’ ineguagliate del kitsch audiovisivo (e fumettistico): Batman:

via favolosomondoditotò

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