Tra Ferrara e Cremona

Comunicazione di servizio.

Oggi pomeriggio (lo so: all’ultimo minuto; ma il tempo è quel che è, mentre si avvicina l’annuncio di un nuovo progettone, tra una decina di giorni) sarò a Ferrara, in una sorta di occasione ‘off’ rispetto al programma del festival di Internazionale, a discutere di “Come raccontare senza carta? Da Snowden alle favole di Calvino“. Si tratterà di un incontro dedicato alle nuove forme di editoria e narrativa online, e in particolare alla twitterfiction, nell’ambito della mostra “Sussurri e grida nella democrazia digitale” presso la galleria Zuni, che espone materiali dal graphic novel di Dario Morgante e Gianluca Costantini su Julian Assange e Wikilieaks, di cui a suo tempo scrissi qui.

Dopodomani, invece, a Cremona si inaugura “I Love Fumetti“, manifestazione realizzata dal Centro Fumetto “Andrea Pazienza” in occasione dei 25 anni di attività. Mica pochi. In quel contesto il pezzo forte è una mostra piuttosto rara: ben 125 tavole originali di 107 autori, dagli inizi del Novecento al 2010 (da Little Nemo a Krazy Kat, da Barks a Crepax a Frank Miller), per la prima volta uscite da una – incredibile – collezione privata. Ciascuna tavola sarà esposta con un commento da parte di un critico, giornalista, o autore. A me è toccato il piacere di accompagnare una tavola di Antonio Rubino del 1952, un frammento di “Lupetto e la Nina”, pubblicato in origine sul Corriere dei Piccoli.

Insomma: buon fine settimana. Per me dovrebbe esserlo, sulla carta (disegnata).

Adattare fumetti, all’epoca di Twitter

Raramente Twitter viene usato come mezzo “nativo” per la pubblicazione di fumetti. Dati i suoi limiti sul piano visivo, rispetto al fumetto Twitter svolge – più ancora di Facebook o Flickr, che qualche esperimento fumettistico lo hanno invece ospitato – una funzione prettamente social: rilanciare, ridistribuire, condividere fumetti che ‘risiedono online’ altrove (in genere blog/tumblr o pagine facebook).

Un esempio di Twitter fiction fumettistica recente, però, è italiano. E debutta oggi.

Il progetto si chiama #AssangeWikiLeaks, ed è una riproposizione per singole vignette del graphic novel Julian Assange. Dall’etica hacker a Wikileaks, di Dario Morgante e Gianluca Costantini. Più in dettaglio:

#AssangeWikiLeaks sarà pubblicato in quattro tweet ogni giorno, alle 9,30, alle 11,30, alle 13,30 e alle 15,30, trasmessi sul canale @U10Fiction (https://twitter.com/U10fiction), con quattro vignette e quattro approfondimenti

assangeTW

Un progetto interessante per almeno due ragioni. Da un lato perché rialimenta in modo originale il ciclo di vita dell’opera di partenza, arricchendola di link esterni (foto, video, testi) aggiornati e, potenzialmente, aggiornabili in diretta. Ma anche, dall’altro, perché ripropone in salsa contemporanea uno dei più antichi metodi del repackaging fumettistico: la logica dello “smontaggio” delle tavole in vignette. Una pratica tradizionalmente confinata alle pratiche di adattamento di un albo/libro in formati più piccoli (basti pensare a Corto Maltese, spesso adattato – su volontà dello stesso Pratt – nei più diversi formati). Una logica riemersa online non solo nelle prassi ormai consolidate del rapporto fra pagina web / pagina cartacea (i tanti fumettoblog diventati libri e libri diventati blog/siti), ma anche nella forma ‘atomizzata’ e pulviscolare del flusso di tweet.

E in effetti, la scelta di un lavoro su Assange, alfiere di un’idea della rete come intelligenza (delatoria…) pulviscolare, mi pare tutt’altro che peregrina.

 

Cena gramsciana post-digitale

Centoventi anni fa nasceva Antonio Gramsci. Ce lo ricorda un fumetto tratto da uno spettacolo teatrale, Cena con Gramsci, il cui co-autore Roberto Rampi scrive:

Sul finire del secolo scorso, però, la figura di Antonio Gramsci ha rappresentato anche una delle più singolari operazioni di rimozione collettiva. Un segno così denso di significati, come è per il Novecento il segno |Antonio Gramsci|, è anche la vicenda di un significato smarrito: infatti se fuori dall’Italia Gramsci è un pensatore e un filosofo (della politica, del costume, in ogni caso un filosofo tout court), nel suo Paese Gramsci è stato classificato, sul piano storico, della comunicazione e dell’immaginario collettivo, principalmente come un politico e soprattutto come un martire del fascismo, morto per le conseguenze di un’ingiusta e dura detenzione. Un martire e quindi una figura che si staglia, che diventa, inevitabilmente, bidimensionale.

Proprio intorno a questa bidimensionalità, e lavorando con un’affascinante quanto cerebrale tecnica mista, Gianluca Costantini ha intepretato Gramsci in un fumetto bizzarro (sempre Cena con Gramsci, testi di Elettra Stamboulis, ed. Becco Giallo), fatto di fotografia e disegno, collage e linee al tratto, colori piatti e cromatismi materici, lettering manuale e tipografico, astrazione e iperrealismo.

Un potpourri estetico poco gramsciano, forse. Ma nella sua condizione di virtuosismo riflessivo – sul disegno e sull’immagine fumettistica – in cerca di (instabile) equilibrio, conferma la qualità della ricerca stilistica di Costantini, tra le più interessanti nel fumetto italiano recente, da quando ha preso a seguire la strada di questa stratificata “oreficeria disegnata”.

Insisto allora su un punto particolare. Perché l’interesse per la tecnica mista di Costantini non è solo estetico. O meglio: è insieme estetico e legato al processo produttivo.

Mentre la digitalizzazione ha reso ormai comune la moltiplicazione – con maggiore efficienza (la possibilità di ‘correggere’ e ‘ripulire’) – dei layer di lavorazione di una superficie disegnata, il lavoro di Costantini va nella direzione opposta: a contare, qui, è il lento incedere del processo di stratificazione anche manuale (copia, fotocopia, scansione, prima stesura del colore, scansione, seconda stesura, stampa, ritocchi manuali, scansione…).

Ma il fatto ancora più interessante è che la logica dominante non è quella di un ‘purismo’ anti- o pre- digitale: la ricerca del segno, e la creazione di un ‘originale disegnato’, nasce in un processo che mescola digitale e analogico, superando in qualche modo la loro contrapposizione dialettica.

Con una battuta: poco gramsciano nel progetto narrativo, governato da un forte filtro intellettuale, questo libro è forse più gramsciano del previsto nel metodo, che tiene conto delle condizioni ‘storiche’ in cui sono immersi gli strumenti sociotecnici del fare fumetto.

Di certo Cena con Gramsci testimonia una “prassi fumettistica” matura, e ci ricorda – piccolo ma riuscito caso esemplare – come “digitale” e “manuale” siano ormai parte di un insieme più vasto, che li comprende più che distinguerli.

 

 

Anteprima: Julian Assange, di Morgante e Costantini

Con questa sequenza, che ridisegna il celebre video sull’attacco degli elicotteri Apache USA contro un gruppo di civili inermi a Baghdad, si apre Julian Assange & Wikileaks (Becco Giallo), nuovo graphic novel di Dario Morgante e Gianluca Costantini:

Il volume racconta alcuni dei principali snodi storici della vicenda Wikileaks, vissuta in prima persona da Assange, i cui frammenti di infanzia, adolescenza e giovinezza si alternano alle turbinose conferenze stampa internazionali, ai processi e alle fughe. Inclusi alcuni incontri decisivi con giornalisti, amici e hackers suoi compagni d’avventura.

Il principale merito di un simile libro biografico-cronachistico mi pare non tanto nel punto di vista generale – che sposa in toto la visione di Assange, rinunciando a un corpo a corpo più ‘dialettico’ con il caso – ma nei toni del racconto: una biografia ellittica, più che il solito comics journalism in provetta. Sia nei contenuti, che rinunciano alla logica para-didattica del ‘giornalismo surrogato’; ma anche nell’impianto visivo, che offre allo stile fluttuante e astratto del Costantini in b/n (abitualmente ‘sottrattivo’) una buona occasione per costruire senso e atmosfera.

Una sorta di spigolatura e insieme un breve feuilletton, insomma. Mi è parsa buona per quelle riviste popolari, settimanali soprattutto, in cui il fumetto (non strips o due paginette: 8/16 pagine) è una risorsa di fiction per accompagnare il racconto dell’attualità, con narrazioni visive chiare ma non per questo banali. Ma poi ho pensato – ooops – che riviste del genere non esistono.

PS Il libro esce il 24 agosto. Altri dettagli qui.

PPS Beh, XXI siècle è una rivista-gioiello, ma non intendevo (purtroppo e per fortuna) quello.

Fumetto e giornalismo d’opinione: quel gran supplemento di LeMonde Diplo

Ormai è cosa nota: la stampa di opinione, anche quella socialmente e politicamente più schierata (soprattutto a sinistra), ha colto l’opportunità (di linguaggio) e il vantaggio (commerciale) di utilizzare il fumetto come uno degli strumenti del proprio mestiere.

Il punto oggi, diventa un altro: in che modo farlo? In quali occasioni? In che forma(to)? Su quali temi? Con quali stili? Quali autori? E le differenze sono consistenti. Anche perché gli esempi recenti sono molti, persino in Italia. I più freschi mi paiono due:

  1. Il quotidiano ecologista – legato ai Verdi – Terra, ha iniziato oggi la pubblicazione (in 3 parti, all’interno del supplemento domenicale) di un fumetto sulla figura di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica e “figura chiave della lotta ambientalista”. Autori: Paco Desiato, con Tommaso Vitiello e Nico Piro.
  2. Il quotidiano comunista Il Manifesto ha dedicato spazio al fumetto in diversi supplementi, di cui il più recente è “La Conquista – 1815-1870”, dedicato ad una ricostruzione storica dell’unità italiana (in 3 parti), con interventi di una pagina realizzati da vari autori: Luca Enoch, Matteo Scalera, Antonio Solinas, Roberto Recchioni, Diego Cajelli, Davide Gianfelice, Roberto Recchioni, Michele Petrucci, Sergio Ponchione.

Ma l’esempio più riuscito di tutti, fra quelli apparsi nell’ultimo trimestre, è francese: il supplemento Bande dessinée di Le Monde Diplomatique. Che ho finalmente finito di leggere. E che mi ha colpito per diverse ragioni:

1. Il prodotto. Il fumetto non è un mero “contenuto speciale” della testata, ma l’unico contenuto della pubblicazione.

2. La linea editoriale. L’obiettivo è propriamente giornalistico: non un “omaggio” o una “satira” su un dato tema, ma un’indagine o ricostruzione di caso. La cui elaborazione ha richiesto una vera e propria ricerca giornalistica. Non per nulla alcuni fumetti sono stati realizzati in collaborazione diretta con le firme del giornale. Insomma: sono canonici reportage, e non divertissement visivi.

3. La formula giornalistica. Ci si trova per le mani qualcosa di ben diverso dalla brevità che – soprattutto nel caso di fumetti di una pagina, come al Manifesto – riduce il contenuto ad “aneddoto”. Si tratta di lavori corposi – una decina di pagine – che consentono compiute argomentazioni, ricostruzioni documentate, e il dipanarsi del racconto di esperienze di osservazione complesse. Insomma: storie, e non aforismi disegnati.

4. Gli autori. Il supplemento è stato progettato da un team composto da giornalisti e fumettisti (il buon Morvandiau). Ma il vero punto è che il team ha scelto autori di provata esperienza proprio nel fumetto di realtà. Non fumettisti d’avventura o umoristici o per bambini, magari anche bravi, ma il cui rischio è quello di suonare come ‘commentatori improvvisati’. No: LeMondeDiplo ha scelto artisti già affermati in un campo culturale prossimo, e inoltre – tra questi – privilegiando quelli dalla più forte personalità artistica: nel sommario figurano talenti d’eccellenza – e non nel senso del botteghino – come Fabrice Néaud, Jochen Gerner, Joanna Hellgren, Maximilien Le Roy, Mazen Kerbaj ecc.

Ecco anche perché credo di dover fare qualche complimento pubblico a Elettra Stamboulis e Gianluca Costantini, autori italiani che nel volume in questione hanno pubblicato “La storia di Cheikh Mansour e altre mitologie del Caucaso”, un affascinante racconto/saggio sulla vicenda cecena:

Aspetto ulteriormente apprezzabile del lavoro di questi ultimi, è che in questa occasione Costantini ha sviluppato una tecnica di disegno davvero complessa e originale. Così intensa e lenta, in termini di lavorazione, da rendere il materiale – le tavole originali – tra le più preziose che abbia avuto modo di esaminare da vicino negli ultimi anni. Piccoli oggetti di oreficeria disegnata, che intendono la committenza giornalistica – in un caso di valore come questo – con esigenza pari a quella della più appassionata e personale ricerca artistica:

E’ una tecnica che sto usando ultimamente molto difficile. Per ora avevo fatto solo delle illustrazioni tipo le copertine di GIUDA per intenderci. C’è un primo lavoro su fotografia e computer. Poi il file viene stampato su un foglio apposito e inchiostrata poi colorata con una tecnica mista che va dai pennarelli ai pastelli. Alla fine c’è un originale su carta a tutti gli effetti.

Proprio in questi giorni, sul settimanale Internazionale (n. 881) – sola oasi italiana di un approccio (anche se non sempre) espressivo al giornalismo d’opinione – Costantini ha ripreso la stessa tecnica, per una storia più agile, in due pagine, che vedete anche qua:

Non solo auguriamoci che veda la luce, prima o poi, una bella raccolta delle “Cartoline da..” di Internazionale. Non solo auspichiamo che al Manifesto continuino a investire sul fumetto, ma abbandonando la perniciosa tendenza al divertissement. Che i fumettisti e giornalisti italiani lavorino più spesso – e concretamente – insieme, co-progettando storie come quelle di Le Monde Diplomatique: questo sì che val bene qualche oncia di speranza.

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