Oggi vado in libreria (non in quel senso)

Il senso è invece che oggi esce nelle librerie – francesi – un mio libro. Ovvero un volume intitolato La bande dessinée: une médiaculture, che ho curato insieme a un collega, Eric Maigret, e pubblicato per Armand Colin (reperibile tipo qui o qui).

Si tratta di un lavoro abbastanza teorico, che prova a fare il punto su questioni che attraversano da un po’ di tempo la riflessione sul fumetto – quella che qui chiamo sempre, tra il serio e il faceto, “fumettologia”. Come abbiamo provato a esprimere in quarta di copertina, è un tentativo che si colloca – con convinzione – in una ‘terza via’ tra lo sguardo stigmatizzante e quello apologetico che dominano ancora i discorsi fumettologici, e che potremmo dire ‘costruttivista’. Una prospettiva abbracciata da studiosi di idee (o discipline) anche molto diverse e distanti, ma che condividono il bisogno di uno sguardo più aperto, focalizzato e insieme più ‘laico’ verso questo campo e forma culturale.

Il libro parla di temi come la storia stessa della riflessione -secolare- sul fumetto, la struttura e le dimensioni dei suoi principali mercati, la ‘forma culturale’ del graphic novel, la presenza del fumetto tra le pratiche ‘istituzionali’ di misurazione dei consumi culturali, l’esperienza del ‘leggere manga’ e il capitale culturale dei suoi lettori, il fenomeno ‘cinecomics’ alla luce dei processi di convergenza dei media. E discute problemi propriamente teorici come il nodo della ‘legittimazione sociale’ del fumetto, il concetto di ‘poetica’, le implicazioni metodologiche di un approccio ‘genealogico’ e anti-essenzialista alla storiografia del mezzo, l’influenza -culturale e categoriale- del cinema sulle tradizioni interpretative e sulle forme espressive del fumetto. Offrendo anche alcune considerazioni innovative -o almeno così paiono a me- sulla ‘marginalità sociale’ del mezzo, sul rapporto tra fumetto e corpo (del lettore e dell’autore), sulla nozione di fumetto come ‘dispositivo’, e sullo statuto teorico del rapporto tra Fumetto e Modernità.

Un dettaglio, infine, di cui vale la pena parlare in un blog come questo: la copertina. Ma prima, per darvi un’idea dei contenuti – su cui magari torneremo, ma con calma: questo è un blog, e quello un libro – ecco l’indice completo.

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Introduction : Un tournant constructiviste (Eric Maigret)

Partie 1
Politiques et histoire

Un siècle de recherches sur la bande dessinée (Matteo Stefanelli)
La bande dessinée comme objet théorique. Éléments pour une archéologie des discours sur la BD
Pour une cartographie des théories : disciplines et paradigmes
Le cadre des comics studies : approches et domaines de recherche

Théorie des bandes débordées (Eric Maigret)
Le « langage » de la BD : la domination du modèle linguistique
Temporalité, séquentialité et langage visuel
« Le rapport infini » entre l’image et l’écrit
Flux bande dessinée et analyse de dispositifs
Pour une socio-histoire des bandes dessinées
Sur quelques conditions d’apparition

Histoire de la bande dessinée : questions de méthodologie (Thierry Smolderen)
La flèche du temps
Multiplicité des groupes concernés et des définitions
La définition de l’art sequentiel
Le concept d’art séquentiel comme discriminant historique
Le creuset de l’illustration humoristique
Stylisation et diagrammatisation
Le genre des histoires en images vu à travers le prisme polygraphique
L’invention de Töpffer
Conclusion

Partie 2
Pratiques et publics

Tour de marchés (France, Japon, Etats-Unis) (Xavier Guilbert)
Une santé fragile
La course en avant de la surproduction
Japan Gross National Cool
L’approche 360
La frontière numérique
En guise de conclusion
Annexes : Modèles éditoriaux

La bande dessinée, pratique culturelle (Gilles Ciment)
Une légitimation très critiquée
L’absence de médiateurs culturels
Où ranger la bande dessinée dans les pratiques culturelles?
La concurrence des nouveaux médias
Une lecture encore très masculine
La jeunesse et la bande dessinée
Pour une étude sur la pratique culturelle de la bande dessinée

Bande dessinée et postlegitimité (Eric Maigret)
Le vol suspendu de la légitimité culturelle
Les aléas du régime postlégitime
La bande dessinée : culture postlégitime
L’impossible distinction par le roman graphique
Le positionnement des chercheurs : comment ne plus être légitimiste? 

La lecture de manga et ses transformations : enquête sur plusieurs générations de lecteurs en France (Olivier Vanhée)
L’appréciation et la connaissance des mangas en France
La passion pour le manga dans les trajectoires de lecteurs

Partie 3
Poétique et transmédialité

Emprise graphique et jeu de l’oie (Philippe Marion)
Une poétique de la bande dessinée ?
Pour une poétique médiagénique de la BD

Le roman graphique (Jan Baetens)
Une évolution inévitable ?
Pour une première définition du roman graphique
Le roman graphique : une forme d’adaptation littéraire ?
Le roman graphique « contre » la littérature ?
Le roman graphique : ni case, ni planche, mais livre

Du ≪ cinéma-centrisme ≫ dans le champ de la bande dessinée (Matteo Stefanelli)
Pour une analyse des configurations sociales
Les discours théoriques sur la BD et l’influence du cinéma
De Luca et la mise en abyme du dispositif de la planche
L’influence du cinéma dans les pratiques de création et de production des newspaper strips
Conclusions : la bande dessinée au-delà de son destin cinématographique

La bande dessinée et le cinema : des origines au transmédia (Ian Gordon)
Naissance de la bande dessinée : définitions et catégorisations
Les influences respectives de la BD et du cinéma : portées et limites
Des superhéros en blockbusters
la bande dessinée au cinéma : une affaire de convergence
Les emprunts du cinéma, au-delà des super-héros
Quant aux mangas

Conclusion. Aux marges d’une ambiguïté médiaculturelle : quatre questions brûlantes pour une théorie culturelle de la bande dessinée (Matteo Stefanelli)

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Dicevo della copertina.

A un libro che si occupa di un oggetto ‘visivo’ come il fumetto, mi sembrava giusto dare una veste “coerente”. E per farlo ho proposto all’editore un approccio diverso dall’abituale prassi per la collana (Médiacultures), prevedendo la presenza del disegno. Non volevo però un effetto-patchwork, né una strizzatina d’occhi con character celebri né, in generale, un disegno de-contestualizzato già apparso altrove. Ma tu guarda che rompiballe” – avranno detto a Parigi.

Pensando a chi avrei voluto coinvolgere, ho perciò dovuto meditare su aspetti non semplici: che genere di copertina avrei voluto, e a quale autore avrei potuto richiederla? Risposta: volevo si percepisse la materialità del disegno-su-carta, volevo si alludesse al concetto di ‘tavola’ ma senza troppi virtuosismi, e volevo Manuele Fior. Per diverse ragioni.

La prima è che si tratta di un autore italiano, certo. Ma non solo: Fior vive e lavora in Francia, dove è uno degli autori nostrani ormai riconosciuto per la qualità artistica. In questo senso, mi sembrava una buona cosa sancire un progetto franco-italiano con un ‘abito’ italo-francese, peraltro riconoscibile e potenzialmente apprezzabile.

La seconda ragione è che avevamo già collaborato, in passato, per il volume ZeroSagre. Un’esperienza particolarmente riuscita, che mi aveva fatto apprezzare sia la qualità espressiva che quella professionale di Fior. Lavorare con un autore è un conto; lavorare con chi sa raccogliere e interpretare – senza eclissare la propria personalità – un brief concettuale, è un altro conto. Con Manuele sapevo di poter contare su un confronto interessante ed efficace, e di attendermi un esito stimolante. Come è poi accaduto (peraltro: suo non è solo il disegno, ma anche le scelte della texture-carta e dell’effetto-scotch).

Infine, il fatto di essere membri della stessa generazione – per chi si è occupato del tema sociologico delle ‘generazioni’ (come mi è accaduto in tante ricerche presso l’Università Cattolica), e per chi ha vissuto la medesima fase storica del fumetto italiano e internazionale (entrambi) – mi è parso un ulteriore, piccolo, ‘cemento culturale’ dietro all’idea che mi era balenata.

Il risultato di queste considerazioni è la copertina che vedete. Un’immagine che suggerisce – o così spero – la sensazione di un “rinnovamento nel solco della tradizione”. Come è un po’ nello spirito di questa pubblicazione. Quantomeno, così abbiamo provato a fare.

Infine, qualche ringraziamento.

Parole/nomi che nel libro non aveva senso inserire, per stile della collana, per tipologia di progetto (collettivo), e per idiosincrasie retoriche. Ma che ha senso fare qui – visto che sono ‘in casa mia’ – per testimoniare come certi progetti possano prendere forma solo grazie al confronto e allo scambio. E allora – oltre ad Eric, ovviamente, e Manuele – per i diversissimi stimoli che mi hanno dato nel percorso, grazie a: Daniele Barbieri, Giovanni Boccia Artieri, Sergio Brancato, Fausto Colombo, Ruggero Eugeni, Fabio Gadducci, Thierry Groensteen, Paolo Interdonato, Philippe Marion, Thierry Smolderen.

Beh, a questo punto manca solo l’auspicio finale: spero vi piaccia e/o possa tornare utile. Fumettologicamente parlando, s’intende.

Buona lettura.

Il secolo del Corriere dei piccoli: riedizione

Torna in libreria, in questi giorni, Il secolo del Corriere dei piccoli (Rizzoli). Con una piccola novità.

Uscita tre anni fa, in occasione dei 100 anni dalla nascita della testata, è un’antologia un po’ anomala. Perché mettere il Cdp in un solo libro è impossibile. E perché antologizzarne solo il “canone” dei capolavori – quale poi? – è una noia, che rischia sempre di escludere il ricco ‘contorno’ fatto di rubriche, racconti, annunci, pubblicità, opere eccentriche e fumetti dimenticati. Il secolo del Cdp contiene quindi 10 numeri riprodotti per intero, in forma – come giustamente ha scritto Andrea Plazzi – “più o meno anastatica” (i fin troppo diversi formati sono ovviamente abbandonati), dagli esordi al primo Corriere dei ragazzi del 1972, scelti tenendo insieme il valore storico, la qualità artistica e il gusto dei curatori (Fabio Gadducci ed io).

Inoltre, in appendice c’è una raccolta delle brevi storie di ambientazione natalizia, una tradizione del settimanale – affidata soprattutto ad Antonio Rubino prima, e a Carlo Bisi poi – che riuniva festosamente i personaggi principali in stralunate comparsate collettive.

Infine, la novità di cui dicevo. Per tornare in libreria si è pensato di aggiungere una nuova appendice. Che questa volta abbiamo dedicata a una selezione dei debutti di alcune delle più belle creazioni seriali degli autori ‘storici’ del Cdp (pre- Seconda Guerra): le prime apparizioni di Bonaventura o Bilbolbul (o una perla come Escamillo del grande Giaci Mondaini). Anzi, già che stavolta ho un blog per farlo, ecco la lista dei contenuti di questa sezione:

Bilbolbul (Attilio Mussino)
Fifina (Umberto Brunelleschi)
Cencio (Gustavino)
Baldo e Pia (Guido Moroni Celsi)
Bonaventura (Sergio Tofano)
Piramidone (Carlo Bisi)
Escamillo (Giaci Mondaini)
Bice e Bauci (Mario Pompei)
Marmittone (Bruno Angoletta)
Pier Cloruro de’ Lambicchi (Giovanni Manca)
Ravanello (Enrico De Seta)
Formichino (Roberto Sgrilli)
Martin Muma (Pier Lorenzo De Vita)
Pio Languore e Meo Carota (Ferdinando Palermo)

Il risultato è un malloppone di 320 pagine: una strenna per fumettòfili, nostalgici, nonni&nipotini.

E per me, resterà un dono natalizio che non feci in tempo a fare a un nonno – amico di alcuni fra quegli stessi autori – sulle cui raccolte del Cdp mi feci le ossa – senza saperlo – quando il ‘piccolo’ ero io.

Fine dello spot. Buona lettura!

Anche il fumetto è un Fatto (Quotidiano)

Si diceva di una facile previsione: è uscito Asterios Polyp, e tutti ne parlano.

Oggi tocca al Fatto Quotidiano che, nell’inserto culturale del venerdì, Saturno (diretto da quel Riccardo Chiaberge che già al Domenicale del Sole24Ore aveva dato prova di vera curiosità per la ‘nona arte’), ha dedicato l’intera doppia pagina centrale (Percorsi) al fumetto. Con un’apertura proprio sul capolavoro di Mazzucchelli:

Nella speciale sezione del giornale, si trovano recensioni (da Bakuman a Baru), articoli (sull’evoluzione del graphic novel e su due opere dedicate all’Oriente islamico), un giochetto linguistico di Bergonzoni, una striscia di Natangelo. C’è anche un mio commento, in cui ho provato ad argomentare alcune idee intorno al ‘ritorno’ di attenzione per il fumetto.

Confesso che, leggendo le due pagine, mi sono sorpreso a ridere leggendo la strip satirica di Natangelo. Titolo: Graphic Nobel. Un buono sfottò sull’editoria di ‘romanzi grafici’, che potete leggere meglio qui.

Mio fratello fumettologo pensa all’Avvenire

Giusto nel caso in cui, tra i lettori di questo blog, ci siano vescovi e alti prelati (hey, guardate il flag counter in basso a sinistra: ben 5 visite direttamente dal Vaticano!), due precisazioni per chi avesse letto Avvenire due domeniche fa.

Già, perché anche il maggiore quotidiano cattolico italiano ha realizzato il suo bravo servizio sul “fenomeno graphic novel”. E lo ha fatto per benino. Un giovane giornalista ha infatti costruito un’inchiesta documentata: intervistando autori e editori, raccogliendo tesi di giornalisti ed esperti, e fornendo anche qualche dato strutturale. Il tutto, senza rinunciare a offrire una chiave di lettura propriamente ‘giornalistica’: la tendenza del comics journalism e la moda del fumetto “di cronaca”.

Ok, nulla di nuovo per noi/voi – ma se avete presente il lettore-tipo di Avvenire, beh, potrebbe essere una piacevole, piccola epifania [si noti la finissima battuta].

Coup de théâtre: tra gli intervistati, mio fratello. Ironia a parte (e il primo a divertirsi sono stato io; ok, dopo i primi 5 secondi di vertigine), Ilario è stato davvero preciso e gentile. Tranne su due punti: banale name checking, e un errore sulle fonti che, coinvolgendo il centro di ricerca in cui lavoro, preferisco chiarire.

  • nel box (in fondo al post): no, l’esperto non è mio fratello. (E occhio: Coconico è…una discoteca immaginaria?)
  • nella spalla (click qui a destra): la ricerca citata non è stata prodotta da OssCom. I dati vengono da un istituto americano (citato al giornalista: iCv2), semplicemente rielaborati dal sottoscritto per un intervento in un corso di formazione AIE.

Tutto questo, dunque, giusto nel caso in cui. Amen.

Sarà che, secondo qualcuno, ho una certa facilità a notare refusi. O sarà che bastavano 2 o 3 diottrie al massimo, per notarlo (grafici, vil razza dannata). Uff, e adesso come glielo dico al mio friendly monsignore di quartiere?


PS Ad Angouleme fa freddo. Tanto. Ma se tutto va bene, quest’anno non andiamo sotto lo zero. Son cose che fanno bene, queste, altroché.

Adalberto Zabov, c’est moi?

Buongiorno. Per oggi, a me 🙂

Con un grazie speciale a Tuono Pettinato

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