1sF: BAM e il falso Corto

Il periodico di arte contemporanea Beaux Arts magazine è un altro di quelli che, in Francia, non solo scrive spesso di fumetto, ma anche ne pubblica. Inoltre, si può permettere spesso di giocarci in chiave grafica, sfruttandone il linguaggio e l’estetica.

In questo numero estivo, BAM non solo pubblica una tavola in cui il fumettista e vignettista Willem deride il solito Damien Hirst, ma ha commissionato una storia in 4 tavole al buon Etienne Lécroart (firma storica de l’Association). Un “noir concettuale” incentrato su un fumetto a noi italiani – come a loro francesi, in fondo – particolarmente caro: Corto Maltese…

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1sF: Technikart in Africa

Technikart è un lifestyle magazine ormai classico, particolarmente urbano e bobo (tra lo snob, l’hipster e, in questo caso, l’isterico-pop, direi). Di fumetto si è spesso occupato, e in questa settimana in Francia ho comprato un numero che conteneva un episodio di un libro in prepubblicazione.

In due sole tavole non ho sinceramente capito di che si tratti, ma mi hanno colpito due dettagli: è disegnato in un bianco e nero quasi sciatto (volutamente, sia chiaro), e la sceneggiatura è di Vincent Bernière (giornalista, sceneggiatore, fumettòfilo bohémien e già editor di molti classici del fumetto erotico italiano).

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1sF: NEON e il surf in Iran

Il magazine NEON non lo conoscevo. Pare un lifestyle rivolto a un target di ventenni circa. Pimpante ma non per questo schiacciato sui consumi. Forse è anche per questo che si fregia della vittoria come “Prix de l’innovation – meilleur lancement de magazine” da parte di Les magazines de l’année.

Nelle pagine del numero estivo ho trovato un curioso reportage a fumetti: la storia di una giovane surfista australiana che, seguita da un’amica documentarista (le cui foto – presumo tratte dal documentario da lei girato), ha deciso di provare a fare surf in Iran. Diventando così, a quanto pare, la prima surfista donna in quel paese.

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Di brand e di fumetto (chez Ferragamo, per esempio)

Alcune settimane fa scrivevo del rapporto tra pubblicità e fumetto. In quelle note, in particolare, lamentavo la crisi del “fumetto pubblicitario” in Italia: il declino, sia quantitativo che qualitativo, dell’idea che il fumetto sia – delle tante cose che è – un linguaggio creativo perfettamente spendibile nella comunicazione pubblicitaria.

Nel frattempo, nulla è successo per modificare quelle considerazioni. Però qualcosa è accaduto. Che mi permette, almeno in forma di appunti, di allargare lo sguardo. Per guardare, più ampiamente, al rapporto tra fumetto, marketing e comunicazione.

Il caso è quello che già alcuni compagni-di-blog hanno raccontato qui e qui: l’iniziativa organizzata da Ferragamo, con un’importante tappa durante le giornate dell’ultima Pitti Uomo. Dal nostro punto di vista, in sintesi, il punto è: la presenza del fumetto all’interno della mostra/evento Il calzolaio prodigioso organizzata dalla Fondazione Ferragamo, culminata mercoledì 19 giugno nella Comics Jam.

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In questa occasione, il fumetto era presente in diverse forme:

1. Un fumetto realizzato ad hoc, da Frank Espinosa, dedicato a una visione romanzata e fiabesca della vita dello ‘scarparo’ Salvatore Ferragamo:

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la copertina dell’albo

2. All’interno della mostra, erano esposte anche alcune pubblicazioni e disegni originali di vari fumettisti (e illustratori), selezionate da Antonio Faeti e Michele Rak, dedicati al tema ‘scarpe’:

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Jacovitti, Le babbucce di Allah

Angoletta, Il gatto con gli stivali (splendido disegno degli anni Venti)

Angoletta, Il gatto con gli stivali (splendido disegno degli anni Venti)

Francesca Ghermandi, Scarpe fatidiche

Francesca Ghermandi, Scarpe fatidiche

3. Sempre all’interno della mostra, un’intera sala dedicata all’esposizione delle tavole originali e materiali preparatori del fumetto di Espinosa:

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4. In concomitanza con le giornate di Pitti, alla mostra si è associato inoltre l’evento/concorso Comics Jam (missione: realizzare un fumetto di 8 tavole in 8 ore; brief: prendere spunto da una scarpa Ferragamo), organizzato in collaborazione con Lucca Comics & Games (che ne ospiterà gli esiti durante la prossima edizione):

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ragazzi al lavoro. Con opposte tecnologie per il disegno

ragazzi al lavoro. Con opposte tecnologie per il disegno

5. In quella sede, sono stati chiamati alcuni fumettisti di grande talento, impiegati come giurati del concorso (Frank Espinosa, Giuseppe Palumbo, Davide Reviati).

6. Inoltre, sono state invitate alcune voci ……… [NB: aggettivo eliminato causa conflitto d’interessi] della blogosfera fumettistica.

7. Infine, va sottolineato l’articolato montepremi del concorso: volo A/R e “Summer Workshop” di una settimana presso il Center for Cartoon Studies (1° premio), volo A/R e ingresso al Comic-Con International di San Diego (2° premio), iscrizione a un corso della Scuola Internazionale di Comics, Sede di Firenze (3° premio). Congratulazioni a Vincenzo, quindi.

E questo per quanto riguarda il solo Ferragamo. Già, perché durante lo stesso Pitti anche Gucci si è dato da fare, esponendo disegni originali di Hirohiko Araki.

Questi episodi non fanno sistema, certo. Ma mi sembrano pur sempre interessanti, perché permettono di notare come il fumetto, per quanto sotto (o mal) utilizzato in pubblicità, sia comunque usato dai brand in altre forme e occasioni di comunicazione. E in particolare, che discendono da due obiettivi strategici, che trovano nel fumetto

  • un veicolo efficace per raggiungere specifici target. In questo caso, per Ferragamo, i giovani e/o i giovani creativi.
  • un contenuto pertinente per esprimere valore artistico. In questo caso, la preziosità dell’espressione disegnata, che ha convinto i curatori del Museo Ferragamo a enfatizzare la presenza sia degli originali che dei materiali preparatori di Espinosa offrendo loro un’ampia sala, senza complessi di inferiorità rispetto alle opere create da Mimmo Paladino, Luis Bacalov, Alessandro Bergonzoni…

Il fumetto pubblicitario sarà pure in crisi, insomma, ma il fumetto come risorsa di marketing non lo è (o lo è un po’ meno, diciamo). Di certo, alla complessa e ambiziosa operazione di Ferragamo (e di Plazzi & di Bernardo, che l’hanno co-costruita per la parte che qui ci interessa), rispetto ad altre, va riconosciuto un fattore cruciale in più: la qualità della ricerca artistica e curatoriale entro cui è stato collocato il fumetto. Fino alla cura nella regìa complessiva dell’iniziativa, conclusasi in una serata “son et lumière” in piazza con cui Firenze si è trovata, per qualche ora, decorata (come accaduto talvolta ad Angouleme) dai segni di Reviati o Palumbo, fra gli altri:

Palumbo esercita la sua autorità da giurato, a mezzo muro

Palumbo esercita la sua autorità da giurato, a mezzo muro

Reviati a suo agio (si fa per dire) con tavoletta grafica digitale & muro

Reviati a suo agio (si fa per dire) con tavoletta grafica digitale & muro

Inutile ripeterlo – o forse sì: il fumetto è una forma e un bacino culturale la cui ricchezza può tornare perfettamente utile (anche) alle strategie dei brand. A patto che si guardi ad esso con la dovuta attenzione, competenza, e cura per la qualità. Comunicativa 0 artistica che sia.

Bonus track fashionista: Franca-Sozzani-spotted-on-comics-event

Avrei voluto interrogarla: "mi dica 5 nomi di grandi artisti del fumetto". Ma ero con Reviati (ci fosse stato Doc Manhattan...)

Avrei voluto interrogarla: “mi dica 5 nomi di grandi artisti del fumetto”. Ma ero con Reviati (ci fosse stato Doc Manhattan…)

Bonus track wunderkammer: i ferri del mestiere del calzolaio Ferragamo

un dettaglio d'epoca, dall'allestimento della mostra: una vera e propria wunderkammer (versione fiabesca)

un dettaglio d’epoca, dall’allestimento della mostra: una vera e propria wunderkammer (versione fiabesca)

Infine, Firenze.

Infine, Firenze.

Balloons bollicine

Con una campagna pubblicitaria di qualche tempo fa (un annetto), Perrier – che quest’anno festeggia i 150 anni – ha modificato il nome di uno dei suoi prodotti. D’ora in poi, quella che era “Eau de Perrier” si chiamerà Perrier, fines bulles.

Quel che interessa qui, è la scelta dell’agenzia creativa Ogilvy, fumettologicamente interessante sotto due aspetti. Il primo è quello estetico: si tratta di illustrazioni in stile fumettistico, mediato dalla Pop art à la Roy Lichtenstein. Il secondo è grafico: l’uso – *frizzante* – degli speech balloons, che come sempre si rivelano un device grafico di notevole duttilità.

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via The Ephemerist

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