Mezzo secolo di animazione giapponese

Il 1° gennaio 1963, in Giappone, andò in onda (Fuji Tv) il primo episodio di Testuwan Atomu, serie animata tratta dal manga di Osamu Tezuka. E da allora ne è passata, di acqua sotto i ponti.

A raccontare questa vicenda lunga mezzo secolo è nato un multiblog (curato da Geoff Tebbets) che si è dato un obiettivo notevole: nell’arco di sei mesi, raccontare i fatti essenziali di questa storia, in una serie post cronologici, ciascuno dedicato a una singola annata. Un labor of love frutto dell’impegno di studiosi, giornalisti e fans – insieme – per uno dei blogprogetti fumettòfili più interessanti (grafica a parte) della stagione: The Golden Ani-Versary of Anime (1963-2013).

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Il festival dei record, a quota 560.000

Di questo dato si è già parlato in passato, ma tocca aggiornarlo: l’evento fumettistico con il più alto numero di visitatori al mondo, il giapponese Comiket, non smette di crescere. E la ultima edizione pare avere eguagliato il record assoluto (già toccato nell’estate 2009 e 2010) di 560.000 ingressi.

Delle differenze tra Comiket e gli altri eventi dovreste sapere: quello giapponese non è un festival, e nemmeno una fiera ‘istituzionale’. Gli editori sono infatti assenti, e al centro vi sono essenzialmente autoproduzioni e cosplay. Il che non significa che il risultato non sia ben più che notevole, e continui a essere superiore alla somma delle intere Lucca Comics + San Diego Comicon + Angouleme FIBD. In tre giorni di Comiket, si stima che vengano venduti circa 10 milioni di copie di manga/libri/giornalettivari.

Tra le tante immagini sulla manifestazione: Lauri Saksa, Rey Castillo, Koi Aichaku.

photo by 246-You

La notizia più curiosa di questa edizione non è però il record di visitatori. Lo è, forse, un raduno in maschera che pare tra cosplayer, ed è invece un gioco più serioso: un ritrovo del ramo giapponese di Anonymous. Per la precisione, la seconda “Operazione pulizia” a distanza di un mese dalla prima, un’azione di ‘raccolta rifiuti’ per contestare una proposta di legge giapponese che incriminerebbe il download illegale.

Maschere di Guy Fawkes usate per mascherare identità politiche, a Comiket tornano a mostrarsi come maschere tra le maschere. Un bel cortocircuito tra immaginari pop e mediattivismo. Ritorno alle origini per gli hacker fumettòfili? O il segno di una crescente usura simbolica della maschera di V?

Per proseguire con queste domande, al Comiket si è visto un fumetto autoprodotto ‘ufficialmente’ dagli stessi Anonymous Japan:

Tomine pro Japan

Anche Adrian Tomine raccoglie fondi per il Giappone:

via l’eugenio

Fukushima = Bimbo Nucleare

In Giappone qualcuno ha realizzato un video. Per capire il quale, essere giapponesi potrebbe aiutare:

Bimbo = reattore. Peti = reazioni nucleari. Delirante idea. Motivata così dai suoi autori, dalla pagina youtube:

This video was created based on the simple analysis of the current state of the Fukushima Nuclear power plant by media artist Kazuhiko Hachiya (http://togetter.com/li/111871

Neither Mr. Hachiya nor video creator is an expert on the subject, and we advise you to obtain acurate information from the Tokyo Electric Power Company.

Mangaka senza sorrisi

Di disegni e disegnini dedicati alla tragica vicenda giapponese ne abbiamo visti fin troppi, in questi giorni. Da ultimo Linkiesta, che ieri ha postato una breve rassegna che ho trovato francamente un po’ troppo nerdish. Il titolo “Coraggio giapponesi! ve lo dice Mazinga” mi è sembrato uno dei titoli più stupidini del mese, ingiustificabile per una buona testata come questo giovane sito.

A questa nutrita schiera si sono aggiunti però anche due talenti magistrali. Autori coinvolti direttamente dal New York Times, per una serie di contributi dal titolo semplicemente opportuno: “Scenes From the Tsunami”.

Si tratta di Yoshihiro Tatsumi, vero e proprio faro del gekiga manga, e Yuichi Yokoyama, funambolico costruzionista, quantomai azzeccato in un contesto di distruzione / ricostruzione come questo. Da loro, niente sorrisini e yatta!, né preghiere o ammiccamenti grafici. Solo la brutale semplicità di una scena possibile, per Tatsumi, e il puro magma delle forme abitative in scomposizione, per Yokoyama.

Piccoli commenti. Piccole differenze tra il talento e il resto.

via TCJ

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