Miyazaki architecture

Fumetto, animazione e architettura sono linguaggi strettamente imparentati: passano tutti per il disegno. Lo sa bene Hayao Miyazaki, che li ha praticati tutti. Noto soprattutto come regista, e poco come autore di fumetti (Nausicaa, ma non solo) Miyazaki ha anche progettato il design di alcuni edifici, in collaborazione con il figlio Goro.

La maggior parte sono costruzioni e sale progettate per il Ghibli Museum e per la sede dello Studio Ghibli. Ma c’è anche una casa, dal nome “buta-ya” (Pig House), progettata per lo studio di produzione di famiglia Nibariki, ovvero questa:

Alla luce di questi lavori, oltre che della costante passione per costruzioni, edifici e spazi architettonici sospesi tra realtà e immaginazione, mi aspetterei di vedere la “famiglia Miyazaki” tra gli autori inclusi nella imminente mostra parigina Archi & Bédé. E devo ammettere che non vederne il nome tra quelli segnalati nella sintesi del programma mi lascia molto perplesso.

Altre immagini di questo progetto si trovano qui. Agli amanti di Miyazaki, inoltre, suggerisco un link: tenete d’occhio Ghibli blog, realizzato da un giovane fan che sa proprio il fatto suo. Suo di Miyazaki, beninteso.

UPDATE: secondo il competente lettore DanieleM., queste architetture non sarebbero realizzate da Hayao ma solo dal figlio Goro. Da parte mia mi limito a rimandare alla voce wikipedia dedicata al Ghibli Museum, e alla mia fonte, ovvero al blog citato, che indicano la paternità al solo Hayao. Non trovando – almeno al momento – fonti in grado di confermare questa versione, mi limito a segnalare la collaborazione tra i due (Hayao ha detto più volte di avere “collaborato” al design degli edifici) e mi rimetto alla competenza di chi fornirà info più dettagliate.

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Manga marketing per Windows 7

Pochi giorni fa è stato presentato a Tokyo, nell’ambito dell’Akihabara PC Game Festa, uno spot pubblicitario di Windows 7 che ha per protagonista la mascotte Nanami Madobe. Il personaggio di Nanami Madobe è stato progettato, nello stile del manga e dell’animazione popolari giapponesi, per promuovere il nuovo sistema operativo di casa Microsoft:

Il personaggio è uno degli elementi offerti per la personalizzazione dell’ambiente pc nell’edizione premium, in Giappone, della Windows 7 Ultimate Edition. Come potete vedere da questi altri video, il “tema Nanami” è utilizzabile per la personalizzazione sia visiva (desktop, screensaver, colori) che sonora (transizioni, comandi ecc.) di Windows 7:

La voce del personaggio è prestata da una nota cantante e attrice pop, Nana Mizuki. Il nome stesso “Nanami Madobe” è un gioco di parole tra il nome di Nana Mizuki e i termini giapponesi madobe (“dalla finestra”) e nana (“sette”). Insomma: una perfetta integrazione di fumetto e animazione, in salsa nazional-popolare alla giapponese, per uno dei software più venduti al mondo. Quando il marketing tecnologico e quello fumettistico vanno a braccetto.

Poi ci sono i veri manga-nerd. E a questi pare sia piaciuto anche un altro strumento del marketing Microsoft nipponico: l’imperdibile (?) hamburger “Windows 7 Wopper” (by Burger King):

Akira: 20 anni, e il fandom (video)

Aprile 1990: venti anni fa uscì il primo numero di Akira di Katsuhiro Otomo.

Fu il primo manga ad essere pubblicato in Italia “in quanto tale”, privo del traino di una serie animata televisiva (come accadduto tra anni 70 e 80, in pieno boom degli spaghetti-manga ispirati a Candy Candy, Lady Oscar…). Un prodotto per cui la parola manga – termine fino ad allora pressoché sconosciuto – divenne, per la prima volta, un’etichetta esplicita e spendibile.

Akira, alfiere della cosiddetta “seconda invasione” nel nostro Paese, generò una imprevista e potente onda d’urto: un successo che aprì all’ingresso del manga in Francia e Italia e, da qui, al suo boom in Europa.

L’edizione italiana seguì di poche settimane quella apparsa in Francia. L’albo era pubblicato da un marchio che oggi non c’è più: era Glénat Italia, editore francese di fumetto che in quel periodo stava tentando l’ingresso in Italia, in virtù di un accordo con Quipos.

2010: Akira sta per tornare. Hollywood è da tempo in fermento, per dargli una nuova vita audiovisiva degna della fama e della potenza immaginifica del manga che segnò l’Occidente. Akira tornerà. Forse, nel 2013.

Ma Akira – anche grazie alle ristampe pubblicate periodicamente in diversi paesi – continua a esercitare la sua forza simbolica. E manifesta la propria presenza anche in altre forme. Per esempio in Rete, dove nel corso degli anni – e negli ultimi tempi – si sono visti fiorire numerosi video dedicati ad Akira, realizzati da fan. Alcuni di questiquali di impressionante qualità. Ecco qua una selezione di di finti trailer e veri cortometraggi, parodie disegnate e versioni – dal vivo – più vere del vero.

Anime tour-ism: il marketing urbano secondo Tokyo

Welcome to Tokyo! Il Governo Metropolitano di Tokyo – in effetti “Comune” non renderebbe l’idea – ha presentato pochi giorni fa un nuovo sito web dedicato alla promozione turistica della città. Oggetto di questa iniziativa di marketing urbano è l’animazione: dopo ormai 3 decenni di esportazioni, le istituzioni locali dimostrano di capire che gli anime non sono un generico “simbolo” dell’industria dei contenuti giapponese, ma un elemento di identità culturale in grado di attrarre turismo.

Per questo il governo della capitale ha prodotto Honey Tokyo, un cortometraggio che racconta la città attraverso l’incontro/scontro di un ragazzo con un’aliena e il suo “robottino” kawaii. E lo ha affidato non a un produttore a caso, bensì a quello Studio 4°C (realizzatori, fra gli altri, di Animatrix e di Tekkon Kinkreet del bravissimo Koji Morimoto) che rappresenta l’avanguardia dell’animazione giapponese anni 2000, un po’ come Studio Gainax era stato per gli anni ’90. L’anime è disponibile sul sito stesso, gratuitamente e con sottotitoli, in giapponese, inglese, cinese (semplificato e tradizionale), coreano, tedesco, italiano, spagnolo e francese. Ovvero: tutti i principali mercati di esportazione per manga e anime. Il sito ospita inoltre una mappa interattiva e dei quiz per individuare le attrazioni turistiche dei diversi quartieri.

Il progetto è stato finanziato dal governo nazionale (non solo Tokyo, quindi), tramite un budget di circa 50 milioni di yen (intorno ai 550.000 dollari US). Una chiara dimostrazione della visione secondo cui anime e manga sono risorse strategiche per il Paese, su cui investire in modo coordinato tra realtà locali e governo centrale, e coinvolgendo le più innovative risorse creative.

In un progetto parallelo, la sala cinema Warner Mycal Cinema Hanyu nella prefettura di Saitama proietterà nei prossimi giorni il cortometraggio live-action Washimiya Monogatari ~ Shōkōkai no Chosen, dal 10 al 16 aprile. Il Santuario di Washimiya e la zona circostante sono diventati negli ultimi anni celebri attrazioni per anime-fan, dopo essere stati citati nel manga e anime Lucky Star. Vale la pena citare la trama: uno studente universitario sta producendo un film promozionale per la città, in cui racconta il proprio romanzo di formazione individuale… Nel corto appaiono sia gli abitanti del quartiere che diversi anime-fans.

Insomma, un cortocircuito produzione-consumo che rappresenta davvero qualcosa di speciale, nella storia dell’animazione. E che potrebbe valere la pena non dimenticare. Quantomeno come auspicio: che possa diventare il benchmark di una politica culturale possibile.

Anime avant-gardening

Un breve post per parlare di animazione. Anzi: di anime.

Vorrei riflettere su un atteggiamento diffuso, nel mondo del fumetto occidentale : la produzione di anime è citata, assai spesso, come sinonimo di produzione industriale o (in presenza di gravi sintomi di “esotismo moralizzante”) omologazione sociale. Dimenticando, però, che accanto alla standardizzazione esiste una vasta scena creativa, impegnata nell’innovazione e in una ricerca formale che ha obiettivi tutt’altro che standardizzanti. Già: la anime culture non è solo Dragonball o One Piece, e nemmeno solo Miyazaki, Otomo o Mamoru Oshi.

A ricordarci una simile ovvietà è un evento di pochi giorni fa. Tokyo Anima! è un festival che si è svolto a Tokyo, presso il National Art Center.

Una rassegna – “Showcase of 30 Modern Animation Artists” – in grado di mostrare chiaramente quanto sia stereotipata l’idea di una generica omogeneità dell’animazione in Giappone. Oltre il mainstream, infatti, gli anime coltivano invece una ricca scena creativa, che attinge anche al fumetto, grazie a un interesse che spesso nasce dagli autori stessi (e non solo dagli studios).

Dalle idee più chiare – e aggiornate – del recente evento italo-svizzero dall’ambiguo nome di “Manga Impact” (fumetto, animazione, tutti e due – chi può dirlo??), Tokyo Anima! ha mostrato diverse opere che mi sento di consigliare. Come quelle di Akino Kondoh (illustratrice e artista, già vista in Italia e Francia – anche in mostra con Suehiro Maruo – e nota per i suoi manga in “AX”), Ryou Kato (visto a Manga Impact), Atsushi Wada (giovanissimo, ma già in concorso al prossimo Annecy), Takashi Kurihara (il suo delirante Cornigule è stato pubblicato da Cornélius), Ayaka Nakata (un suo corto è qui), Hiroko Ichinose, Kunio Kato e molti, molti altri. Alcune sono rintracciabili in YouTube. Altre potreste incontrarle in giro per Festival (incluso l’ottimo Far East di Udine ma anche il Future Film di Bologna).

Sempre settimana scorsa, era tempo di Tokyo International Anime Fair, il principale evento nipponico dedicato agli anime. Ne ha subito parlato per esempio ElPaìs , descrivendo la recente crescita di produzioni in 3D.  Notizia relegata, da noi, all’orticello del fandom. Per l’informazione italiana, l’ennesima occasione persa. Che fa il paio con lo sforzo di raccontare – al massimo – che il Bleach dei produttori di Lamù e Creamy diventerà un film.

Mettiamola così. L’impegno a raccontare l’industria culturale asiatica (o africana, sia chiaro) pare proporzionato a quanto accade nei TG: gli esteri contano meno del ‘pastone‘ politico – figuriamoci la cultura (disegnata) di altri Paesi. Un atteggiamento di chiusura, che si cura troppo del proprio giardino, impendendo di guardare oltre, là dove – anche negli anime – sta pulsando il cambiamento.

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