Problemi di sovrapproduzione quotidiana

In Francia, il tema della sovrapproduzione editoriale nel fumetto (non che il resto dell’editoria…), condito con i venti di crisi che soffiano pre Fiera di Francoforte, fa ormai notizia anche su Libération. Niente di nuovo, intendiamoci. Ma nella sintesi giornalistica certi dati ed esperienze individuali assumono ulteriore chiarezza. E insomma tornano utili come riassuntino, in stile sintesi-della-sintesi:

  • su 2000 autori mappati (cifra alquanto spannometrica) dall’ACBD, ‘solo’ 1500 vivono di fumetto: 1/4 no. Ma anche tra quei 1500 molti hanno una seconda attività
  • Isabelle Dethan (45 anni) dice che le sue entrate sono più che dimezzate in 10 anni
  • Marion Montaigne, autrice e blogger (20.000 pageviews ogni nuovo post, pare), informa di avere ricevuto e rifiutato proposte di compenso da 50 euro a tavola
  • sempre la Montaigne testimonia la transizione dal compenso per tavola al forfait per libro (in Italia è la norma, nel fumetto per la libraria): da 300/350 euro a tavola, a 6000 euro per un libro di 120 tavole. Conto della serva: 50 euro a pagina
  • molto gustoso – si fa per dire – l’aneddoto di Merwan, altro autore: il primo episodio di una sua nuova serie è andato male. Ha insistito con l’editore, ed è riuscito a pubblicarne un secondo episodio. A un patto: cambiare titolo. Puro nuovismo? No: concretissima tattica per ‘ingannare’ i librai, che “cercano nei loro database le vendite del numero precedente e, in diversi casi, rifiutano di fare un ordine per il seguito”. Cambiare titolo, qui, pare piccolo situazionismo applicato: serve a non farsi trovare, ad aggirare la dittatura dei dati, a resettare l’identità. Finché non arriva il libraio più furbo di te, naturalmente. Altro che guerrilla marketing: siamo alla guerriglia nel pieno del marketing
  • il turnover degli scaffali, secondo la Montaigne – ex libraia da Gibert Jaune – anche nel fumetto è iperaccelerato: un tempo i più fortunati erano esposti frontalmente anche per tre mesi, oggi “2 settimane al massimo, e impilati”

Insomma: i titoli aumentano, i prezzi medi aumentano; le tirature diminuiscono, le vendite medie diminuiscono. Nell’ultimo biennio, guardando i dati esistenti sui fatturati complessivi, questo scenario ha prodotto un effetto di sostanziale bilanciamento. Ma un po’ tutti dubitano che un simile equilibro possa durare più di tre/quattro anni. Vedremo.

un libro di 3 anni fa, ancora attuale

Intanto, qualche giorno fa sono passato dalla più antica fumetteria milanese, La Borsa del Fumetto. Non ci capitavo dall’estate, e ho notato che – come accade periodicamente – era cambiato qualcosa: la disposizione dei fumetti tra stanze, display e scaffali. Provo a descrivervi la mia visita, perché ha a che vedere con il tema qua sopra.

  • corridoio d’ingresso. O meglio, “c’era una volta un corridoio”. Con pochi prodotti editoriali e molti giocattoli, action figures e gadget; ma almeno, in passato, era una zona di passaggio con qualche curioso materiale collaterale. Oggi è sbarrato da un qualche display stracolmo. Non è più accessibile: più che un passaggio, pare una ‘stanza nella stanza’ in cui si sta pericolosamente accumulando scatolame e materiale. La “Borsa” non è certo la più ordinata delle librerie (ed è proprio per questo che mi piace e le sono affezionato). Ma che un passaggio stia degenerando in micro-magazzino è un suo piccolo primato. Immagino -spero- che sia una soluzione temporanea. Aggiro l’ostacolo, e vado avanti.
  • stanza d’ingresso. Ci trovo una new entry: un espositore – a totem, di cartone – degli albi DC Comics di RW edizioni. Pacchiano, un po’ cheap. Come strumento per comunicare “energia pop”, un po’ poverello. Sarà la -scarsa- luce? In fondo, sono dettagli: è nuovo, è scenografico, e subito sfoglio diversi albi, incuriosito. Su una parete accanto, guardo gli scaffali della saggistica (ne trovo uno bizzarro, a me ignoto, sul fenomeno dei ‘real life superheroes': preso). Poi mi sposto, ed entro nella seconda sala: quella principale.
  • salone principale. Tutto familiare di fronte a me, e svolto sulla destra per iniziare il giro del maxiespositore sui suoi due lati: uno per il materiale USA, uno per i manga. A dire il vero, noto parecchi graphic novel posti in una porzione del “lato USA” (mi chiedo: cosa ci fanno qua ben 3 libri Coconino e 3 Rizzoli?). Mi fermo un momento, guardo, sfoglio, penso a cosa ho già o mi arriverà in ufficio, prendo un paio di albi Star Comics (in futuro vi confesserò quali: uno mi ha davvero divertito) e proseguo leggero. Zona USA (c’è anche Rat-Man: preso). Zona manga (al solito, ben più ricca di interesse: prendo Ooku, Punpun, il kitchissimo Da Vinci, due altre cose, e sgrano gli occhi aprendo un capolavoro di Shirato stampato su cartaccia, imbevuta di orribili e pervasive macchie tipografiche rossastre… tiratura fallata? follia dell’editore? Un record di illeggibilità, a mia memoria). Finito il maxiespositore mi manca la parete dei graphic novel. Vado. E la trovo cambiata: nessun libro esposto frontalmente. E’ diventata una parete di cartonati e libri tutti di costa. Mi pare implausibile: saranno 10 anni che i graphic novel sono lì. E ora sembrano nascosti, o spariti. Torno alla porzione “USA” del maxiespositore dove ne avevo visti alcuni, e capisco: sono stati spostati tutti lì. Con un problema: ora se ne vedono molti ma molti meno.

A quel punto vado alla cassa, e la libraia mi saluta felice (“ciao! Che bello, eh?”) perché le ho messo sul banco il nuovo Iznogoud. Le faccio quindi il più banale dei commenti: “per me non è un problema, so cosa esce e cosa voglio, ma dimmi: i lettori casuali, che curiosano tra i grandi autori che di solito erano in quella parete là… come farai a vendergli quei libri? come potrai incuriosirli senza mostrare nemmeno le copertine?”

Serena ma un po’ cupa, mi spiega: “eh, hai ragione. Ma non so più dove metterla, tutta questa roba! Pensa che ormai ho spostato in magazzino anche tutti i vecchi materiali Play Press, Star, Panini… Eppure continuo a non avere abbastanza spazio. E infatti me lo chiedo: come faccio a valorizzare certi autori che lo meriterebbero? Non so proprio. Hai idee?”.

La sovrapproduzione, tutta intorno a te me.

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14 Risposte

  1. se le hai, vendigliele care le idee, molto care e anticipate

  2. Post molto interessante.

    A fronte della maggior produzione e ‘volatilità’ di quel che si produce, mi sembra di aver letto proprio qui che gli editori francesi sono riusciti a convincere i lettori a tirare fuori dalle proprie tasche addirittura uno 0,qualcosa in più del 2010 (ne fai cenno anche all’interno di questo articolo).

    E’ un primo dato importantissimo (per niente facile da decifrare) per sviluppare la discussione.

  3. boris: se me ne viene una e incasso, ti invito.

    theo: sì, la crescita economica c’è stata, e qualche dato lo trovi qui http://fumettologicamente.wordpress.com/2012/01/21/il-mercato-del-fumetto-in-francia-i-dati-2011/
    oppure qui http://fumettologicamente.wordpress.com/2012/01/02/il-fumetto-in-stagflazione/

    • Con quello che ti pagano quei due li’, al limite mi inviti da McDonald il giorno che li da via gratis quando lo sfrattano (finalmente) dalla galleria

  4. [...] “In Francia, il tema della sovrapproduzione editoriale nel fumetto (non che il resto dell’editoria…), condito con i venti di crisi che soffiano pre Fiera di Francoforte, fa ormai notizia anche su Libération. Niente di nuovo, intendiamoci. Ma nella sintesi giornalistica certi dati ed esperienze individuali assumono ulteriore chiarezza. E insomma tornano utili come riassuntino, in stile sintesi-della-sintesi…” Articolo completo su Fumettologicamente: click qui. [...]

  5. anche il primo volume di Kagemaru era stampato a cazzo, ma dici che qui si sono superati?

    • proprio Kagemaru. Non mi è ancora chiaro se ne esistono due tirature diverse: chi dice bruttina ma ok, chi dice su carta con chiazze rosse da record

  6. Allora…
    1) “MORIREMO TUTTI!” Come dice il buon Ortolani.
    2) Si, effettivamente c’è una superproduzione.
    La domanda è…di cosa? Di base di proposte dall’estero e non tanto di produzione interne (Bonelli a parte).
    Quindi? Come lettore, è una fortuna. L’Italia è forse il paese dove puoi leggere il più svariato numero di fumetti.
    Non mi sembra che in Francia ci sia tutta questa varietà come c’è in Italia. Stesso discorso in Usa.
    Non so Matteo, correggemi se sbaglio.
    3) MORIREMO TUTTI|
    4) Il tempo di permanenza su uno scaffale è davvero un problema non da poco, soprattutto nelle librerie di varia.
    E’ risolvibile. Forse. Ma ci vorrebbe una grande competenza da parte di chi ci lavoro e il librai, o megli l’impiegato nella libreria è una professione a cui purtroppo non è stato riconosciuta ancora l’importanza (e la necesseria preparazione) che ci vorrebbe.
    5) Moriremo tutti l’ho detto?
    6) La mia copia di Shirato è leggibile.

  7. @Andrea

    La riflessione parte proprio dal mercato francese, dove si assiste in effetti a una superproduzione nel classico formato ‘album’ e non…

    alcuni spunti, sempre per la Francia, potrebbero essere:

    – ricerca continua da parte degli editori di nuovi talenti da affiancare a quelli già collaudati.

    – se questi nuovi talenti provengono da altri paesi e hanno magari minori pretese economiche, tanto meglio.

    – conseguenza: periodo relativamente favorevole ai giovani autori per fare il proprio esordio.

    – conseguenza/2: è relativamente molto più duro ‘rimanere’ nel mercato stabilmente (vedi alla voce: vivere di fumetto).

    – conseguenza/3: i lettori sono chiamati a una scelta difficile in un mare di proposte di qualità altalenante e destinate a rimanere esposte in libreria per pochi giorni. La rete può aiutare, e in generale la richiesta di fumetto oltralpe pare stia tenendo, ma è un rapporto di fiducia lettore>editore/autore che potrebbe alla lunga logorarsi…

    – il digitale e il crowd-funding (vedi il caso Fernandez) sono fenomeni che promettono grandi rivoluzioni ma per ora piuttosto marginali.

  8. andrea:
    2) la quantità e varietà di titoli in Italia è in effetti da primato: in Francia si vede meno che da noi il fumetto latinoamericano, per dire. Ma non credo che la varietà complessiva sia superiore alla loro. Diciamo che, dopo la Francia, abbiamo forse l’offerta più diversificata (il materiale US, per dire, esce anche lì in buona quantità)
    6) la mia non lo era. Ipotizzo davvero due tirature diverse.

    theo: sintesi condivisibilissima. Incluso il tema crowd: in USA è una vera fetta del mercato, in Europa no.

  9. Matteo, a volte ci sono sequenze di albi fallate anche all’interno della stessa tiratura…una macchina sporca o l’inchiostro alla fine…

  10. [...] In Francia, il tema della sovrapproduzione editoriale nel fumetto (non che il resto dell’editoria…), condito con i venti di crisi che soffiano pre Fiera di Francoforte, fa ormai notizia anche su Libération.  [...]

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