Il fumetto in stagflazione?

Diciamolo subito a scanso di equivoci: non voglio offrire una tesi, ma porre una questione. Perché lo stato di salute del mercato internazionale del fumetto è oggi più che mai difficile da indagare. Ma alcuni indicatori danno da pensare:

– un aumento dei prezzi medi (principalmente per i titoli seriali; un fenomeno progressivo nell’ultimo biennio nei maggiori mercati)

– un rallentamento della crescita (e in particolare per il segmento che ha trainato lo sviluppo degli anni ’90 e 2000: il manga)

Che il combinato disposto di inflazione e stagnazione abbia prodotto nell’anno tendenze alla stagflazione, e che il fumetto ne sia in qualche modo una cartina al tornasole (vista anche la sua tradizionale identità di industria anti-ciclica), lo capiremo probabilmente meglio nel 2012. Quel che è certo è che a scorrere un po’ di dati sulla produzione di fumetto nel 2011 (in USA, in Francia, e in Italia – con una rappresentatività assai più limitata – del caso Bonelli Editore), per quanto parziali, emergono alcune tendenze che vale la pena tenere d’occhio.

In Francia, il dato generale della ACBD parla del 16° anno consecutivo di aumento nella produzione di titoli (5.327, ovvero +3%). Ma le novità crescono meno (+2%). E secondo Livres Hebdo, al terzo trimestre del 2011 il giro d’affari del fumetto in Francia era fermo a 0% sul 2010, ma al -2% considerando l’inflazione. A fine mese, per il festival di Angouleme, torneremo a fare il punto.

Per quanto riguarda i fumetti italiani prodotti da Bonelli Editore, il data-maniac Saverio Ceri ha rilevato alcuni elementi interessanti:

  • da un lato un calo vicino al -6% in termini di pagine realizzate (17.789), che restano un indicatore di qualche rilievo, visto il modello di produzione (per tavola) del fumetto popolare;
  • dall’altro una certa mutazione nei format produttivi: ben 36 albi “speciali” (primato storico). Per certi versi, il sintomo di una lenta rifocalizzazione dallo standard “mensile regolare” a una più ampia gamma di prodotti one shot, dotati di un certo valore aggiunto anche in virtù dell’efficienza economica dei “valori sicuri” (in soldoni: più ‘speciali’ dedicati ai characters consolidati).

Peraltro, nel 2011 si sono prodotto meno “nuovi fumetti” Bonelli, tornando al livello del 2009. A titolo di promemoria sulla produzione di via Buonarroti, nel grafico che segue un riassunto sulla produzione di novità – albi o one-shot inediti – nel triennio 2009/2011 (comparati all’anno più florido, il 2001):

Naturalmente i dati sulla produzione sollevano solo alcuni aspetti sulla “salute” di un settore (creativo). Così come quelli sui volumi d’affari o le vendite ne sollevano solo alcuni altri. Perché alcuni di questi aspetti – critici e non – ci dicono forse di ben altro fenomeno in corso: la lenta trasformazione di un’industria, sempre più lontana dal modello tradizionale (diciamo novecentesco) con cui è diventata ‘grande’. La discussione è aperta: ci torneremo sopra.

Peraltro, mi sa che torneremo a occuparci spesso di numeri, in questo anno nuovo.

Buon 2012 a tutti, intanto.

4 Risposte

  1. E comunque auguri di buon anno, ma anche di compleanno!😉

    Emanuele

  2. Cavoli, che ricerca approfondita hai fatto!

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