Manga al Centre Pompidou

Di questo evento si parlava da anni – almeno quattro, se ben ricordo. E questa settimana verrà finalmente inaugurato: si intitola Planète Manga!, e si svolgerà dall’11 febbraio al 27 maggio presso il Centre Pompidou di Parigi, nei tre spazi Studio 13/16, Cinémas e Bpi (Bibliothèque publique d’information):

Il programma è indubbiamente fitto (per i dettagli rimando alla brochure scaricabile in pdf qui), e comprenderà proiezioni di film e documentari (oltre 100), atelier e attività laboratoriali, incontri con autori e conferenze:

Tra gli autori invitati per dibattiti e presentazioni da Giappone, Taiwan, Corea del Sud, Cina: Hagio Moto, Takemiya Keiko, Fumiyo Kôno, Chen Hung-Yao, Sim Heung-ah, Sobogi, Jong-Min Baek, Han-Jo Kim, Yan Cong, Hu Xiaojiang/Story Of, Tang Yan DN, Wangshuo, Zuo Ma, Wangcha, Chihoï.

Ma come noterete facilmente, a mancare sono due ingredienti. Tra gli ospiti non c’è nessun pezzo da novanta: niente Otomo, Miyazaki, Matsumoto, Nagai, Toriyama, Mizuki, Tatsumi… E soprattutto: nessuna mostra.

Già: niente celebrazione dell’arte del manga, della sua identità editoriale, della sua natura disegnata. Una scelta progettuale, naturalmente. Le cui ragioni mi sono oscure (non ne ho discusso con il curatore, anche se ne ricordo l’intenzione di evitare formule rituali nella recente museologia fumettistica). Ma che certamente fanno riflettere su questioni come la complessità (gestionale, economica, legale) o la difficoltà concettuale di integrare pienamente – per estensione dei materiali, diversità dei contenuti, e soluzioni di allestimento – questo genere di produzione culturale all’interno di un’istituzione museale come il Pompidou.

Infine, due considerazioni.

Da un lato questa mostra mi pare un segnale in controtendenza, visto che arriva in una fase di contrazione del mercato del manga in Francia, come ci hanno mostrato negli ultimi tre anni i dati di ACBD e GfK.

Dall’altro, è però una conferma: quella della centralità francese non solo nel mercato del manga, ma nella sua consapevolezza culturale.

Venti anni fa, in pieno boom dei manga pubblicati da editori come Glénat, Granata e Star – innestatosi su un brodo di coltura generazionale alimentato da 15 anni (in overdose) di animazione nipponica – l’Italia fu nelle condizioni di avviare un ruolo di leader nella mediazione tra Oriente/Occidente di questa forma culturale. Come è evidente, questo non è accaduto.

Ritornello: differenze tra chi si occupa (ehm) di Pompei e chi di Pompidou?

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