Il (quasi) fumetto di Truffaut

Oggi Google ci ricorda che sono trascorsi 80 anni dalla nascita di François Truffaut. E per deformazione fumettologica, mi è venuta in mente una sequenza del suo Fahreneit 451 (1966).

Il protagonista, Montag, si trova a casa, rientrato da una dura giornata di lavoro come pompiere. Ovvero, in quell’universo distopico, da una giornata passata a distruggere libri. Per rilassarsi a letto, in un mondo che combatte i libri come potenti virus da debellare, Montag si mette a sfogliare il giornale (un quotidiano, probabilmente), che appare così:

Si tratta di una sorta di fumetto – rigorosamente ‘muto’, privo di balloons quanto di parole – che suona come logica conseguenza della lotta senza quartiere alla cultura alfabetica.

Come ha scritto Jessie Bi per Du9, in un breve commento su questa memorabile sequenza:

L’aspetto singolare è che da questo estratto non emerge alcun senso narrativo, e non vi si distingue chiaramente nessun personaggio ricorrente. […]

Queste immagini non formano quindi una storia (e una Storia), e suggeriscono innanzitutto (allo spettatore) un sentimento generale di oppressione, sospetto e norma da rispettare, che duplica la loro ambiguità interna, il loro confronto e la loro illeggibilità letterale. Esse sono al diapason di una società che si vuole senza memria poiché non c’è nulla da conservare dell’immagine precedente.

La sola comunicazione possibile in Fahreneit 451, in una visione naturalmente manichea – chiamiamola “licenza poetica” – del potere comunicativo delle immagini, è quella della televisione e di una sorta di fumetto. Due macchine della visione in grado, da un lato, di imbrigliare il corpo dei cittadini attraverso la direttività dello sguardo, e dall’altro, di indebolirne la coscienza, attraverso la scarsa sedimentazione di una memoria.

Un uso del fumetto raro e prezioso, per quanto parziale e strumentale, in grado di farci riflettere sulla profondità del potere delle immagini. Anche quelle disegnate.

 

4 Risposte

  1. ottima osservazione.. non ricordavo di quel giornale! forte!..

  2. Ho letto il libro e prossimamente, quando sarò un minimo libera, guarderò anche il suo film. La trama in generale è fantastica!
    Continuiamo a ricordarlo. Di registi come lui non ce ne saranno più.

  3. Il miglior Truffaut secondo me (ma ho gusti un po’ così) resta quello dei film considerati minori:
    -Mica scema la ragazza
    -Non tirate sul pianista
    -Non drammatizziamo, è solo una questione di corna
    -Gli anni in tasca
    -L’uomo che amava le donne

    Fuori concorso: il piano-sequenza finale de I quattrocento colpi.

    Ma poi son quasi tutti belli, neh.

  4. Truffaut e i fumetti: ne “La Sirene du Mississippi” (“La mia droga si chiama Julie”, altro brillante esempio di titolo italiano atroce di film di Truffatt) Jean-Paul Belmondo capisce di essere stato avvelenato da Catherine Deneuve leggendo su un giornale una striscia a fumetti tratta da Biancaneve di Walt Disney in cui la strega cattiva offre a Biancaneve la mela avvelenata

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