Dalla storia sommersa del manga: Tanku Tankuro, anni 30

La storia del fumetto è ricca di opere dimenticate o sconosciute, che occupano lo spazio di una menzione nei (rari) testi organici di storia. Non c’è di che stupirsi: si tratta spesso di fumetti mai ripubblicati, la cui memoria non è nemmeno supportata dalla circolazione di estratti in antologie o cataloghi di mostre, né dalla presenza in archivi museali, né in collezioni private (almeno quelle più note o accessibili). D’altra parte, il fumetto non ha ancora trovato il suo YouTube, né ha sviluppato un dibattito sulla cultura degli archivi (digitali) paragonabile a quanto sta avvenendo per cinema e tv.

Tra i millemila fumetti ‘sommersi’ provenienti dall’Asia, uno è Tanku Tankuro, serie fumettistica di Gajo Sakamoto tra le più celebri nel Giappone anni 30. Il cui protagonista è ricordato come una sorta di antecedente dell’Astroboy di Tezuka: ‘primo robot’ o ‘primo supereroe’ della storia del manga.

Da parte mia, lo ricordavo come una voce tra le tante del volume Mille anni di manga, che lo cita en passant, con qualche immagine a corredo, giusto a indicarne l’esistenza (scartabellando, l’ho trovato citato anche dal dossier manga della rivista IF, una decina di anni fa – sempre in poche righe). Sono quindi rimasto assai sorpreso alla notizia che un piccolo editore nipponico, PressPop, ha deciso di ripubblicarlo. Peraltro in lingua inglese.

Mi pare un’iniziativa certamente di nicchia, ma simbolicamente rilevante. E non solo per la qualità artistica del lavoro, che dalle prime tavole circolate mi pare evidente (valore aggiunto: la copertina della riedizione è firmata da Chris Ware). Ma soprattutto, perché contribuisce a sollevare la spessa coltre di nebbia che ancora circonda, nella conoscenza dei lettori occidentali, la storia del manga precedente al dopoguerra.

Quel che sappiamo sul manga pre- “era Tezuka” è, infatti, sostanzialmente confinato ai testi di storia. E operazioni come questa, che fanno riemergere frammenti sommersi – e peraltro decisivi – della storia del fumetto, non possono che fare un gran bene alla cultura fumettistica, di oggi e di domani.

Chicca finale, il Chris Ware touch:

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