Fumetto e magazine lifestyle (TheGoodLife versus Monocle)

Monocle è oggi un po’ quello che Wallpaper fu negli anni ’90, ovvero il principale modello di riferimento per l’editoria nei lifestyle magazine. Monocle ha in realtà un posizionamento più alto, ma quel che conta è il suo ruolo modellizzante: è lui il magazine più guardato, imitato, copiato dall’industria dei lifestyle dei nostri giorni.

Da qualche mese è uscito The Good Life, una evidente imitazione francese. Le differenze naturalmente ci sono (non solo nei numeri: intorno alle 70.000 copie medie per Monocle, 35.000 per TGL) ma per quel che riguarda questo blog mi limito a sottolinearne una: la presenza del fumetto.

Un breve inciso.

Come è noto – soprattutto da The Face e Wallpaper in poi – il fumetto ha ormai conquistato una sua visibilità all’interno dei lifestyle. E il ruolo di questi media nel modificare la percezione sociale del fumetto mi pare sia ancora piuttosto sottovalutato (di certo non esistono studi in proposito). Credo che lo stesso successo del graphic novel ne sia fortemente legato, grazie a una ‘sponda’ che ha svolto una funzione di ‘consolidamento’ del consumo, complementare al lavoro di ‘avanguardia’ dei quotidiani nel costruire la nuova agenda di attenzione al fumetto (i ‘casi editoriali’ come Blankets o Persepolis, per dirne un paio).

Fine dell’inciso (ma non del tema: riparleremo di fumetto&lifestyle).

Stante tutto ciò, la presenza del fumetto in Monocle è stata segnata – soprattuto nei primi due anni – da un inserto ad hoc: il manga Kita Koga. Realizzato appositamente per la rivista, quel poco memorabile manga era una spy story, tradizionale nei contenuti/disegni ma non nella formula, perfettamente integrata com’era nella visione cosmopolita del magazine e nelle sue strategie comunicative (incluso il ricorso a poco comuni, per il fumetto, soluzioni di product placement).

The Good Life, che appunto imita Monocle in modo smaccato, offre al fumetto uno spazio diverso dal suo modello. Più tradizionale, per certi versi: una vera e propria sezione interna, chiamata “The Good Comics”:

In questa sezione sono presenti tre generi di contenuti: brevi articoli/interviste, una pagina di recensioni, e una decina di pagine estratte da un’opera. La selezione di questi estratti è peraltro quantomani tradizionalista: nel primo numero alcune tavole dell'”Espadon” di Blake&Mortimer, e nell’ultima uscita alcune pagine da Ric Hochet:

Insomma, per ragioni insieme di contesto (la maggiore visibilità sociale del fumetto in Francia) e di prodotto (una testata dal somamario più tradizionale), abbiamo di fronte un’ennesima riprova di un fatto: il fumetto è (anche) un ingrediente degli stili di consumo del pubblico adulto.

Soprattutto in Francia, bien sûr.

2 Risposte

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