Quanto vendono i fumetti Bonelli, oggi

Circa tre anni fa, scrivendo un saggio sul “modello culturale Bonelli” per la rivista francese Neuvième Art (online qua), decisi di raccogliere alcuni dati sull’andamento delle vendite nel 2007-2008 delle diverse collane dell’editore milanese. Nonostante la centralità di Bonelli Editore, una prassi curiosamente poco abituale nell’informazione italiana sul fumetto.

A distanza di qualche tempo, sono tornato in via Buonarroti per fare il punto. Questa volta, purtroppo, in assenza di Sergio Bonelli – ma come allora in compagnia di Mauro Marcheselli, direttore editoriale che, dati del distributore alla mano, mi ha fornito le cifre principali e riferito alcune tendenze generali.

I dati sono relativi alle uscite tra dicembre 2011 e gennaio 2012 – con qualche eccezione (Almanacchi, DyD color fest, Romanzi Bonelli) – riguardano solo le novità (niente dati sulle pur numerose ristampe, quindi), e sono arrotondati alle migliaia. La relativa stabilità delle vendite in questo mercato – mesi estivi esclusi – permette di fare abbastanza facilmente comparazioni con gli anni precedenti, e di considerare le cifre invernali come buona approssimazione della media annuale di riferimento.

Le serie regolari (mensili, bimestrali, semestrali, miniserie):

  • Tex:                      210.000 copie
  • Dylan Dog:          140.000
  • Nathan Never:      45.000
  • Julia:                      42.000
  • Zagor:                    38.000
  • Dampyr:                34.000
  • Lilith:                      34.000
  • Shanghai Devil:   27.000
  • Martin Mystère:  26.000
  • Brendon:               22.000

Alcune delle collane ‘annuali’:

  • Dylan Dog color fest (estivo):              86.000
  • Dylan Dog color fest (invernale):        80.000
  • Maxi Dylan Dog:                                     77.000
  • Almanacco del West:                            56.000
  • Almanacco della Paura:                       50.000
  • Almanacco della Fantascienza:          23.000
  • Almanacco del Giallo:                           21.000
  • Romanzi Bonelli (‘Linea di sangue’): 20.000
  • Almanacco dell’Avventura:                   14.000

Fra le tendenze generali, alcune sono particolarmente significative:

  • l’erosione media (annuale) dei lettori è intorno al -4/6%
  • la serie che gode della maggiore stabilità è Zagor

In tutto ciò, il risultato di bilancio di Bonelli Editore Spa (inclusi novità, ristampe, licenze) per il 2011 si dovrebbe aggirare intorno ai 34 mln € di fatturato.

79 Risposte

  1. mi semrbano numeri importanti, anche se una volta erano più alti (dylan dog aveva anche raggiunto un milione di copie, vero?)

  2. domanda: ma il texone che numeri fa?

  3. circaquasi: certamente.

    davide: mi spiace, non ne abbiamo parlato.

  4. hum, ok, grazie

  5. […] portale Fumettologicamente, grazie anche alla disponibilità del direttore editoriale Mauro Marcheselli, è riuscito a […]

  6. probabilmente sono numeri che provengono solo dalle edicole.
    se la bonelli avesse un’altra politica con le fumetterie potrebbe vendere anche il doppio.

  7. Dylan Dog ha raggiunto il milione di copie agli inizi degli anni ’90 ma, è bene tenerne conto, sommando le vendite dell’albo inedito a quelle della prima e della seconda ristampa.

    Un albo solo, che io sappia, non ha mai raggiunto quella tiratura.

  8. zucca: sì, le cifre sono quelle fornite dal distributore per le edicole. Ma le fumetterie, se fossero anche servite di più e meglio, non potranno mai contribuire al raddoppio: non dimentichiamo che sono circa 300/400 fumetterie contro le circa 33.000 edicole (dato 2010/2011, ma senza considerare la GDO)

    luigi: giusta precisazione.

  9. […] invitiamo ad andare per scoprire Tex sulle 210.000 copie, 34 milioni di fatturato e tutto il resto: click qui. Stampa (o PDF o Mail) il solo contenutoShare Post di afNewsInfo – lunedì 2 aprile 2012 – Dati – […]

  10. […] al blog  ”FUMETTOLOGICAMENTE! Frammenti di un discorso sul fumetto” e alla collaborazione del Direttore Editoriale della […]

  11. Quindi con la formuletta che permette di calcolare il costo, sono tutti in perdita tranne Tex che guadagna per vivere. Parafrasando la vita reale anche nel fumetto sono i “vecchi” che mantengono i giovani.

  12. per “il ragioniere”: ti piace spararle grosse, vero? Non esiste nessuna “formuletta” che ti permette di calcolare i costi delle singole testate e quindi di stabilire il punto di pareggio.

    A meno che tu non conosca i compensi di tutti i singoli collaboratori (che variano tra loro), la quantità di tavole prodotte da ognuno, il numero dei collaboratori al lavoro anno per anno su ciascuna serie, la ripartizione dei costi redazionali tra le varie testate e i costi di stampa (determinati dalle tirature – che, a quanto sembra, non sono state diffuse).

  13. Come sono lontani i tempi in cui Tex vendeva oltre mezzo milione di copie e Dylan Dog insidiava quel primato!

    Certo è che con numeri così bassi, il baratro è vicino. Da qualche parte, ho letto che la Bonelli sarebbe in vendita. E’ vero?

    Dopo l’annuncio fatta ad una recente fiera secondo cui tutti i numeri sarebbero in calo, tranne Zagor, non me ne stupisco.

    La testata messa peggio di tutti mi sembra Martin Mystéré: chiusura vicina? Qualche mese fa se ne parlava in rete.

    Dispiace per Zagor, messo davvero così male e per le tante miniserie che non sono riuscite a centrare l’obiettivo di svecchiare le dinamiche della casa editrice.

  14. Tex straguadagna da solo.
    E poi ci sono tutte le ristampe e speciali.
    Dylan guadagna benissimo.
    Da Nathan fino a Lilith, compresa, campano tutte benissimo, portando soldi a casa.
    Meno bene la miniserie Shangai Devil e tutte quelle sotto a quelle cifre.
    Il pareggio Bonelli si dice che oscilli intorno alle 28.000 copie per testata. Ma MM è un bimestrale e ha prezzi diversi di vendita mentre, voce vuole che Brandon (come anche le nuove mini), abbiano costi di produzione ridotti e sani.
    A farla tragica, ci sono due serie con dei problemi mentre tutto il resto porta casa abbastanza, molti o moltissimi soldi. Buonissime anche tutte le cifre degli albi speciali.

    Ci sarebbe quasi da festeggiare se non fosse per:

    – il divario fortissimo tra Dylan e Nathan. Segno evidente di un forte disagio.

    – l’erosione. Che non è disastrosa, ma che deve essere pure combattuta in qualche maniera.

    • Tex straguadagna da solo? Quindi, secondo te, la Bonelli dovrebbe andare avanti solo con le vendite di Tex, fregandosene degli altri?

      Secondo me, non hai una chiara visione della realtà. Ad una recente mostra mercato, Bonelli ha annunciato che, tranne Zagor, tutto il resto è in caso. Ciò significa, che anche speciali e ristampe di Tex sono in calo.

      Quindi, anche Dylan va male (come gli altri, che non campano benissimo, come dici tu, anzi vanno molto male).

      La tua visione sarà ottimistica, ma è completamente sbagliata. Un tuffo nella realtà ti farebbe bene.

      Tutti se la prendono con la crisi. Ma è così difficile riconoscere che la gente si è stufata della Bonelli, del modo di fare fumetti della Bonelli e degli autori e disegnatori della Bonelli?

      Non che gli altri se la passino meglio. Alla Aurea (dopo la tempesta post-Eura) continuano a tagliare (Alice Dark) e se non fosse stato per Ristampa Dago (il migliore fumetto pubblicato in Italia, avrebbero già chiuso i battenti.

      • Per Oberqualcosa: come credi. Non discuto con i troll.

        • A me, invece, non piace discutere con i maleducati o con chi, invece di scendere nel merito del ragionamento e confrontarsi con le opinioni altrui, preferisce offendere chiamando l’interlocutore troll.
          Se accetti un piccolo consiglio: per il futuro cerca di essere più moderato nelle manifestazioni delle tue opinioni. Se il tuo modo di rispondere è “non parlo con i troll”, temo che per il futuro poche persone prenderanno sul serio quello che dici o le tue idee.

          Per quanto mi riguarda, hai perso una buona occasione per dire qualcosa di interessante o per non dire nulla.

      • Mi spiace contraddirti, avrai pure le tue ragioni nel lamentarti degli autori(sceneggiatori) della “Bonelli”, io stesso ne avrei diverse da dire su alcuni/e ma dal fronte disegnatori non c’è proprio nulla da lamentarsi, anzi, hanno uno staff di prim’ordine e ti parla uno che i fumetti li legge veramente, non come certa gente che dice agli altri di non leggerli ma probabilmente è il primo a non farlo!

  15. Che poi, il dato del quasi 5% di fumetti in meno è complessivo… ma sarebbe interessante sapere chi è che sta andando giù più velocemente.

  16. Impressionante Lilith, un semestrale, che raggiunge Dampyr.
    Peccato per Dylan Dog che mancano i dati di SPECIALI e GIGANTI.
    Dimenticanza di Marcheselli o c’è un motivo particolare per cui non sono stati indicati?
    Zagor non è in calo ma Burattini è presente e competente, ha un contatto diretto con i lettori, tramite il suo blog e facebook, sente le critiche e ne fa tesoro, un caso unico.
    E’ lo sceneggiatore principale mentre per Dylan Dog quanti sceneggiatori abbiamo? Tutti con stili difformi l’uno dall’altro, è in balia di troppe menti che lo pensano in modo diverso e probabilmente dovrebbe esserci il Burattini di turno a far seguire una certa linea editoriale. A mio parere questo è uno dei problemi attuali.
    Aggiungo che, nonostante non esista spazio web dove la gente non si lamenti del sociale che invade l’old boy, da tanti anni, ha un calo fisiologico ma la casa editrice continua per la sua strada.
    Il ritorno al passato, all’horror e allo splatter sanguinolento forse potrebbe essere una cura, forse ripeto.

  17. In gioventù sono cresciuto con Zagor e lo reputo a suo modo un fumetto educativo ed appassionante; mi fa piacere apprendere che le sue vendite sono rimaste stabili nel tempo. Evidentemente chi lo scopre difficilmente lo molla.
    Interessanti i dati di vendita.

    Un saluto

    • Concordo con te, lo leggo sin da ragazzino e ultimamente ho coperto i buchi di collezione dovendo purtroppo rinunciare ai primi 100 numeri in prima edizione, mi sono accontentato di trovare una prima ristampa scritta rossa in ottime condizioni, in caso contrario credo avrei dovuto vendermi almeno 1 rene per avere gli Zenith.
      Certo 38.000 copie non è molto entusiasmante come dato ma sono contento di sapere che, grazie al lavoro di Moreno, la testata è almeno stabile.

  18. 34 milioni di euro di fatturato… ma vi sembrano i dati di una azienda in crisi?
    Mi piacerebbe conoscere le altre case editrici (anche di varia) in Italia che sono riuscite a fatturare 34 milioni di euro in un anno… nel 2011!

    • Dipende dal parametro a cui fai riferimento. La Panini, ad esempio, ruota intorno ad un fatturato annuo di 500-600 milioni di euro. Non so, a questo punto, se per una azienda che vanta, tra i suoi titoli, la prima testata italiana (Tex), appena 34 milioni di euro sono pochi o tanti… è pur vero che la Panini ha tanti settori di attività, ma allora perchè Bonelli non ha mai pensato di aprirne altri, sfruttando la valenza di richiamo dei suoi personaggi relativamente famosi?
      Sono punti di vista, opinioni. Per quanto mi riguarda, forse, 34 milioni di euro in un anno sono pochini.

      • ober: mi spiace contraddirti, ma ti sbagli: 34 mln non sono affatto pochi per il tipo di business e per il perimetro aziendale.

        Nella comparazione con Panini, per esempio, va tenuto conto di:
        – Bonelli spa andrebbe comparato con il fatturato di Panini Comics Italia (anche se: Bonelli raccoglie qualche soldino dai diritti esteri; Panini Comics non ha produzioni italiane di cui vende diritti esteri)
        – Bonelli Spa è solo la “ammiraglia” del perimetro Bonelli: ci sono altre partecipazioni e società collegate, ci sono i diritti d’autore corrisposti direttamente ad alcuni autori ecc. Panini, come (quasi) puro ‘licensor’, ha un perimetro decisamente diverso.

        Ma questo solo per dire tre cose:
        – che una comparazione Bonelli/Panini “generica” è profondamente sbagliata.
        – che dire “Bonelli” significa una piccola galassia, e i dati che emergono sono solo una parte
        – che hai ragione a dire che Bonelli non ha spinto nelle attività cui spinge Panini, ma questo è un discorso sul modello di business (ovvero sull’idea di “impresa editoriale fumettistica”). E qui ciascuna impresa ha la sua. Per quanto sia d’accordo – e lo dico e scrivo da anni – che in casa Bonelli si potrebbe fare di più e diversamente.

        ciao

        • Se avessi con maggiore attenzione ciò che ho scritto, avresti notato che ho sottolineato il fatto che Panini, a differenza di Bonelli, dispone di altri settori di attività ed è quindi naturale che il suo fatturato sia maggiore.
          Tu parli di perimetro aziendale ed io ti rispondo che se Bonelli nel tempo si fosse evoluta di più, oggi sopporterebbe meglio la crisi.

  19. Oberkommando: la Bonelli in vendita? Falso.

    Rrobe: smetti di scrivere fumetti, e vieni qui con me a fare l’analista😉 (per dire che sì, sono d’accordo: i casi preoccupanti sono due o tre; e il divario DD/NN anche a me pare davvero notevole)

    Stefano: conosco le lamentele sulla tendenza ‘sociale’ di DD. Ma non credo che la ‘cura’ sia nel gore/splatter, che ha fatto il suo tempo.

    Magrelli: Bonelli è un’azienda in utile da decenni. Il solo punto delicato è che, per mantenere il fatturato, deve produrre sempre di più (e i margini si sono ridotti), ma anche badare sempre più alla vendita di licenze, editoriali e non.

    • Bonelli in vendita? Falso? No. La voce gira in rete e già il fatto che giri è sintomatico di qualcosa che bolle in pentola (però, non so chi avrebbe interesse ad acquistarla. Gli unici potrebbero essere la Mondadori o la Rizzoli o qualche cordata).

      I casi preoccupanti non sono certo 2 o 3: essere ottimisti è una buona cosa. Sconfinare nel regno della fantasia, no.

      I casi preoccupanti sono tutti quelli che vedi nella tabella dell’articolo (nessuno escluso, Zagor compreso).

      Se alla Bonelli quei dati vanno bene, ok. Francamente, però, non credo che a Milano siano contenti.

      • voci in rete? Cosa ne pensi di telefonare in Bonelli, e chiedere direttamente le loro, di voci?😉

        Sergio Bonelli ha ricevuto offerte, in passato. E questo è noto. Ma le ha anche rifiutate. E questo è un fatto.
        Come tutti gli imprenditori, Bonelli è uno di quelli che, di fronte a “un’offerta impossibile da rifiutare” avrebbe probabilmente accettato. Ma che andasse in giro a cercare soggetti cui proporre di rilevare l’azienda, beh, questa può essere una voce – ma non la realtà.

        • Ti rispondo semplicemente, dicendoti: che non me ne frega niente di chiamare Bonelli.

          La voce gira in rete: punto.
          Sarà vera, sarà falsa? Lo sapremo prossimamente.

          Deduco, però, che hai di “voce” e “realtà” un concetto lontano dalle mie convinzioni.

          Quindi, poichè rilevo che i nostri punti di vista sono contrastanti e siccome entrambi li abbiamo esplicitati compiutamente, ti saluto con affetto.

    • @ matteos: …infatti per il discorso “splatter” ho scritto “forse”. Bisogna anche considerare che i lettori di Dylan Dog, per la maggior parte, non sono certo ragazzini, ma gente come me, che lo legge da 25 anni e quindi legata al suo passato. Questo concedimelo!
      Quel “forse” è motivato dal fatto che non a tutti piace l’horror e lo splatter e quindi non è detto che se la Bonelli tornasse sui proprio passi sarebbe proficuo.

  20. Sì, Obercoso. Come dici tu.

    • Grazie. “Obercoso” ti saluta e ringrazia del tempo che gli hai dedicato.

      • Sei Ricky, no?
        Un nome vale l’altro.

        • “Obercoso” continua a chiedersi perchè “rrobe” seguiti a rispondergli, dopo che lo ha insultato chiamandolo troll e perchè continua a scrivere una cosa (“rrobe” non parla con i troll) e poi ne fa un’altra (parla con i troll).

          “Obercoso” fa presente a “rrobe” che se lui vuole discutere di argomenti attinenti all’articolo, non ci sono problemi e sarà un piacere farlo. Se, invece, il fine di “rrobe” non è quello di discutere, ma solo punzecchiare “Obercoso”, sarà un piacere per quest’ultimo ignorarlo.

        • Sì, sei Ricky.
          Ciaoooooooooo.

  21. “Bonelli in vendita? Falso? No. La voce gira in rete”

    Quale voce? Il pesce d’aprile di Fumetto d’Autore?

    • Si, un bel pesce d’aprile. Peccato che non lo siano i dati di vendita di questo articolo.

      Martin Mystèrè a 26.000 copie. Mi chiedo quanto andrà ancora avanti.

      Anche Dylan Dog è messo maluccio. Negli ultimi due anni è diventato pressocchè illegibile. Peccato.

      • scusa eh ma se degli operatori del settore (come r.recchioni o matteos) spiegano che le varie serie Bonelli vanno in attivo o in passivo in modo diverso (xchè ognuna ha costi diversi), e che dalla casa editrice dicono che in passivo ce ne sono poche, e che anche quest’anno la Bonelli ha fatto degli utili… non capisco. Come fai a dire che sono in crisi e rischiano di vendere? Vuoi dire che una volta vendevano di più e oggi di meno? E che è una tristezza? Quello ci arrivavo anche io, come normale lettore!!
        Anche a me spiace che Dylan Dog faccia schifo ogni tanto, o che sia diventato ripetitivo. E mi spiace se con questo schifo si vendono meno copie. Ma vendere meno non vuole mica dire crisi!!!! Guadagnare meno non vuole dire essere alla frutta o vendere, no?

        • Dipende da cosa intendi tu per “operatori del settore”. Una cosa è la valutazione di uno scrittore o di un disegnaore, altra è quella di un soggetto professionale coinvolto nella direzione degli affari di una casa editrice.

          Poi devo correggerti: in una recente mostra mercato, hanno dichiarato che “tutte” le testate (tranne Zagor) sono in “calo” (e non solo alcune). Quando una testata è in calo, significa che prima vendeva (e incassava) di più.

          Su Dylan Dog non posso che essere d’accordo con te: oggi non si può più leggere. Un vero peccato. Dipende dalle scelte della casa editrice: se si è arrivati a questo punto, significa che la strada intrapresa non era corretta. Cambiare è inevitabile.

          Guadagnare meno non significa essere alla frutta, ma questo non esclude che un editore debba “adagiarsi” e continuare a guadagnare meno, continuando a scendere. Di questo passo, prima o poi, alla frutta ci si arriva (se non si cambiano strategie).

  22. ober: sulla comparazione bonelli/panini non credo che abbiamo detto cose diverse. Ho solo precisato e reso espliciti alcuni aspetti per chiarire come mai non ha senso fare quella comparazione “genrica”. Peraltro ribadisco: i tuoi “se” (se Bonelli avesse agito diversamente) sono non solo legittimi, ma anche condivisibili.

    Quello che non condivido è invece l’insistenza nel credere alle “voci” su una vendita, fondandosi sulla teoria “già il fatto che giri è sintomatico di qualcosa che bolle in pentola”.
    Di questa ‘pentola’ in diversi (incluso il sottoscritto) hanno avuto l’occasione di parlare direttamente con S.Bonelli. Nel mio caso, un paio di anni fa. Allora la sua risposta, in sintesi, fu ‘no’. Poi chissà, forse Scajola ha fatto scuola: magari era in vendita “a sua insaputa”…

    • Non è necessario “credere” ad una voce. Si prende atto che esiste e basta. Il tempo dirà quanto sia stata veritiera o meno. E non credo ci sia bisogno di sottolineare che, molto spesso, una smentita abbia il sapore di una conferma o viceversa. Ad esempio, se dovessimo credere a tutte le smentite che leggiamo sui giornali, il mondo ci apparirebbe diverso ogni giorno che passa.
      Per il lettore medio, questo non è un problema. Basta che un fumetto esca (non interessa chi lo pubblica) e che sia scritto e disegnato bene. Tutto il resto, non è importante.

  23. Dylan dog nei primi anni 90 fu un successone, ne fecero ben tre ristampe!!! I primi 100 numeri sono favolosi…

  24. @matteos: guarda, io sono uno degli ultimi a essere entrato qui dentro ma per quel poco che conoscevo Sergio non avrebbe accettato neppure “un’offerta impossibile da rifiutare”. E’ lo stesso motivo per cui non si è mai dedicato ad altro (come merchandising intendo), lui amava fare questo.

    • I tempi cambiano. Non esistono offerte che non si possono rifiutare (possibili o impossibili che siano). I vertici in Bonelli sono cambiati negli ultimi mesi. E’ possibile che la nuova dirigenza abbia idee diverse da quelle di chi li ha preceduti.
      Personalmente, non vedo motivi di preoccupazione: Tex o Dylan dog continueranno ad uscire, anche se dovesse cambiare la proprietà della casa editrice. Un mutamento sarebbe auspicabile nella misura in cui coincidesse con un effettivo e sostanziale miglioramento della qualità media delle pubblicazioni, senza trascurare la necessità di adeguare le strategie ai nuovi scenari.
      Neppure va sottaciuto il buco nero della crisi in cui tutto il settore del fumetto italiano si contorce da una decina di anni a questa parte ed in particolare nell’ultimo biennio, dove si è toccato il climax. Le vendite sono calate insieme alla qualità (parlando in generale del settore dell’industria). E d’altra parte, con dati come quelli sopra indicati, sono più i motivi di preoccupazione che quelli di serenità.

  25. gira voce in rete, e quindi si prende atto che esiste, che obermichien sia ricky. tornatene da dove sei venuto.

  26. Come mai Obercommandoderdumkopfe continua a voler validare la voce della vendita di Bonelli, voce palesemente falsa e dichiarato pesce d’aprile da FdA? Chiediamocelo.

    • Perchè Oberkommandoderhelden non ha mai validato alcunchè.

      Piuttosto, non è difficile vedere in chi finora si è divertito a storpiare il nick name Oberkommandoderhelden chiari segnali di insofferenza (attesa la mancanza di argomenti contrari) e di debolezza (vista la tendenza a continuare sulla strada degli insulti).

      D’ora in avanti, Oberkommandoderhelden non risponderà più a chi non manifesta altro intento che non sia quello di provocare/insultare/offendere.

      Oberkommandoderhelden apprezza chi finora ha opposto validi argomenti di discussione e invita costoro ad isolare/ignorare coloro che, invece, hanno chiaramente dimostrato di non avere alcun interesse (o riguardo) per l’oggetto della stessa.

  27. Ach so.

  28. Ma che fine ha fatto il vero Dylan Dog? anche lui ormai vittima della demagogia?

  29. Forse le vendite calano semplicemente per la forma stessa del medium che ha assunto in Bonelli. Ha dei codici ben precisi, un linguaggio e una struttura abbastanza stabilita. Un concetto che si ripete in America ma che per altri motivi (vedi la continuity, le sottotrame, la referenzialità delle storie al mondo reale e alla realtà americane) dà l’illusione (per me è un’illusione e non un’effettiva realtà) di rinnovarsi continuamente e quindi di poter potenzialmente attirare nuovo pubblico.
    Il fumetto è un linguaggio e come tale necessita di periodiche evoluzioni, credo che inconsciamente il pubblico necessiti di questo.

    Inoltre sarebbe interessante avere una ricerca statistica tipo quella fatta in Francia poco tempo fa sul fumetto e i suoi lettori. Credo che almeno un tre quarti dei lettori Bonelli siano adulti che seguivano le testate alcuni decenni fa; una casa editrice dovrebbe puntare ad aumentare il proprio pubblico, ad attirarne di nuovo e non a mantenere quello vecchio.

    Comunque sia, ciò che preoccupa realmente non è il numero degli albi venduti o il fatturato bensì il calò annuo (anche se non è specificato da quando sia così, immaigno 2007-2008) del 4-6%. (Pensandoci potrebbe anche essere un calo fisiologico necessario a un cambiamento radicale, chi lo sa)

    • Hai ragione quando affermi: “una casa editrice dovrebbe puntare ad aumentare il proprio pubblico, ad attirarne di nuovo e non a mantenere quello vecchio”.

      In Italia, però, ciò non accade mai. Gli editori, dai più grandi ai più piccoli, si rivelano incapaci di ideare e attuare strategie tese ad aumentare la propria fetta di pubblico (o di mercato), nè si dimostrano capaci di mantenere il vecchio pubblico (che sovente si stufa di una tiritera che viene portata avanti in modo ossessivo ed inconcludente).

      I dati negativi della Bonelli sono determinati anche dalla crisi economica generale e in misura minore da altri fattori (come l’aumento di proposte similari in edicola da parte di altri editori come Star Comics e GP), ma è anche vero che la crisi del settore del fumetto dura dal 2002. In questi dieci anni, gli editori hanno visto continuamente eroso il loro ambito, ma non hanno mai fatto nulla (di concreto) per modificare il trend negativo.

      La crisi è globale: anche negli Usa, Marvel e DC devono fare i conti con il disinteresse e la disaffezione di tanti lettori, i quali, stanchi delle deleterie politiche dell’ultimo decennio, sono passati ad altri generi di intrattenimento.

      Delle testate Bonelli, mi pare di capire che i motivi di preoccupazione ineriscano soprattutto Martin Mystèrè, Dampyr e lo stesso Nathan Never, ormai l’ombra di personaggio che fu.

  30. @ Studio Legale Porci & Cane: siete veramente uno studio legale? Se sì, avete proprio vinto

  31. Rrobe, quando parli di pareggio attorno alle 28.000 copie, intendi esclusi o inclusi gli eventuali diritti esteri e ristampe?

    • Esclusi.
      Quelli sono guadagni accessori e molto marginali.

    • La tesi del punto di pareggio a quota 28.000 mi lascia perplesso. Per quanto mi riguarda, non credo sia verosimile. Credo, invece, che sia più bassa.

      Essa, infatti, postulerebbe che un Brendon a quota 22.000 sia in perdita (se il punto di pareggio è fissato a 28.000). Ad una recente mostra mercato hanno dichiarato che tutte le testate (tranne Zagor) sono in calo (e non in perdita): significa che un Brendon a 22.000 non è in perdita, ma in calo.
      Delle due l’una: o esistono punti di pareggio diversi per le varie testate, o il punto di pareggio per tutte dovrebbe essere intorno a 20.000 copie.

      • mi pareva di averlo già scritto e riscritto. In caso, rimedio: ogni testata ha un punto di pareggio diverso. Non solo: ogni singola uscita di ciascuna serie ha costi diversi (i compensi agli autori variano in modo davvero consistente).

        • Se è come dici tu, avendo ogni testata un costo diverso, è possibile ipotizzare una distinzione tra serie di fascia alta (con costi alti) e serie di fascia bassa (con costi bassi). Una serie come Martin Mystèrè come si colloca? In ogni caso, la tua tesi non mi convince. Dubito seriamente che le serie Bonelli abbiano costi e punti di pareggio diversi. Una scelta di questo genere avrebbe poco senso, implicando una discriminazione tra serie di alta qualità e serie scadenti. Così come è vero che la Bonelli non si è mai evoluta seriamente, nè si è mai aperta al merchandising. I personaggi Bonelli non sono mai stati sfruttati a dovere (come avvenuto per Diabolik da parte della Astorina) e oggi, inevitabilmente, si scontano le difficoltà. Sarebbero auspicabili cambiamenti radicali, nelle scelte e negli investimenti e puntare maggiormente ad acquisire nuovi lettori, piuttosto che continuare a scontentare quelli esistenti (diversamente, non avrebbero parlato di tutto il loro universo, meno uno, in calo).

  32. ober, confrontarsi su “tesi” diverse è una ottima cosa. Purtroppo in questo caso commetti un errore, scambiando un fatto per una ‘tesi’ opinabile e individuale: non è così. Che il modello di costo delle serie Bonelli non sia fisso per tutte le serie, ma variabile, è un fatto aziendale che non pone dubbio alcuno. Un fatto – peraltro – che la casa editrice non hai mai tenuto nascosto.

    • A commettere un errore sei tu, che parli come se avessi responsabilità dirette nella gestione Bonelli. In mancanza di riscontri ufficiali, ciò che dici riveste il peso di una mera opinione. Esprimi una tesi, che non è confortata dalla realtà. Ho già sottolineato in altri commenti come ad una recente mostra mercato, responsabili della Bonelli abbiano annunciato che tutte le loro collane (tranne una) sono in calo (e non in perdita); il che fa pensare ad un punto di pareggio generale valido per tutte le testate. Torno a ripeterti: come collochi Martin Mystèrè? Tra le serie di fascia alta (con un alto punto di pareggio) o tra quelle basse (con un basso punto di pareggio)? Poichè ritengo che la creatura di Castelli rientri nella prima categoria, a 26.000 copie (se il suo punto di pareggio fosse diverso da quello di Brendon) non sarebbe semplicemente in calo, ma in perdita (dato smentito dalla Bonelli). Ad ogni modo, non mi interessa polemizzare con te. Abbiamo punti di vista differenti, che difficilmente si concilierebbero.

      • scusa he ma questa è proprio una polemica assurda. non solo perchè stefanelli ha citato le fonti più ufficiali possibili (Marcheselli), ma anche perchè basta frequentare un po’ i vari forum bonelliani per sapere queste cose: lo sanno tutti che fare tex costa di più che fare brendon. bha.

        • Rispetto la tua opinione, ma se avessi letto con maggiore attenzione ciò che ho scritto precedentemente, non lo penseresti.

          Poichè ho già sufficientemente espresso il mio pensiero in merito, mi limito ad aggiungere, a completamento, che o i dati citati nell’articolo non sono esatti (o magari si riferiscono ad un periodo antecedente alle dichiarazioni rese da responsabili bonelli ad una recente mostra mercato) o l’affermazione secondo cui, tranne uno, tutti gli altri titoli sono in calo e non in perdita. Diversamente, non sarebbe comprensibile il dato relativo a Martin Mystèrè.

  33. Ma secondo voi, sarebbe proponibile dare una “seconda vita” ad alcuni degli ultimi prodotti Bonelli, facendoli passare dall’edicola alla libreria di varia?
    Pensavo a cose come Volto Nascosto o Graystorm.
    Ristampe della serie in volumazzi da 400, 500 pagine, con nuova grafica, copertina semirigida (tipo quella del Jonah Hex della Planeta), a 8 – 10 euro l’uno.
    Non potrebbe intercettare nuovo pubblico e diventare long seller?

    • Non funzionerebbe. Il popolo dei nerd è in via di estinzione.

    • sì e no. Alcuni episodi e storyarc sì, a mio avviso (alle serie in ‘blocco’, invece, non credo – non tutte e per intero, almeno). Quantomeno, sarebbe un esperimento che meriterebbe qualche test.

  34. Luca Erbetta parlava di miniserie, tranquillamente pubblicabili in volumi di 400-500 pagine. 4 albi per volta, praticamente. Mini come Volto Nascosto, Jan Dix (14 albi) Caravan e Greystorm (12 albi) potrebbero uscire in tre volumi.
    Quanto al target, ce n’è per tutti i gusti, perché Volto Nascosto è abbastanza generalista, Greystorm mi sembra indirizzata a un pubblico più giovane (almeno graficamente), Jan Dix e Caravan sono già, in effetti, più “da libreria” per la loro lontananza dai canoni avventurosi bonelliani.
    E sì, l’esperimento sarebbe interessante e fattibile… se lo si volesse fare.

  35. Salve a tutti, sono Lorenzo,collezionista appassionato Bonelli, nonchè studente laureando. Sto facendo una tesi che ha come focus Dylan Dog per l’appunto!
    Ho letto tutta la discussione sopra e ho trovato molti dati interessanti per il mio studio! Dovrei tuttavia, presentare (se possibile) una sorta di tabella che faccia il punto della tiratura degli albi di Dylan Dog nel corso degli anni (possibilmente dal 1986 ad oggi) per valutarne i cambiamenti sotto vari aspetti. Mi appello a voi esperti per sapere se esiste qualche dato in più al riguardo o se è presente direttamente su interviste, o sul qui presente sito.
    Oltre ciò so che DD è molto apprezzato anche dal gentil sesso, tutta via non riesco a trovare una fonte attendibile che ne parli. Avete consigli da darmi al riguardo?
    So che le mie pretese sono di difficile realizzazione.. ma in tutte le tesi del genere si arriva sempre prima o poi a parlare di numeri e di fonti accurate da riportare.
    Vi ringrazio in anticipo e ditemi in tutta onestà cosa ne pensate!

    Lorenzo.

  36. CHIAMATE UNO PSICHIATRA!
    SUBITO!

  37. Secondo me alla Bonelli stanno semplicemente pagando lo scotto per la posizione retrograda che hanno assunto rispetto ai nuovi media!!

    Io ho interrotto quasi tutte le serie di cui facevo la collezione (tra cui Lilith e Dylan Dog), perché non ho più spazio dove metterli a casa.
    A breve penso che sarò costretto ad abbandonare anche Nathan Never e Dampyr.

    Li ho sostituiti con albi della Marvel e DC Comix che compro e leggo sul mio iPad. Se la Bonelli investisse 10-15 mila Euro per farsi una applicazione decente per iPad avrebbe un incremento netto immediato di fatturato.. tutto il loro patrimonio passato gli consentirebbe di attrarre lettori nuovi, di ri-coinvolgere i vecchi e di trattenere quelli (come me) che stanno perdendo.

    Sarebbero a zero i costi di stampa e distribuzione, e l’unico costo sarebbe il 30% che trattiene apple. Potrebbero vendere gli albi un mese dopo l’uscita in edicola a pari prezzo, e magari quelli più vecchi di un anno a metà prezzo. Oppure potrebbero inventare una sorta di abbonamento agli albi o alla casa, che desse accesso a tutti gli albi tranne quelli pubblicati negli ultimi sei mesi.

    Insomma, ci sono una marea di strategie che potrebbero perseguire. Il fatto che continuino testardamente a cercare di fermare le onde con le mani mi fa dire che evidentemente ancora non hanno perso abbastanza lettori… ma io come il vecchio cinese li aspetto al varco, sicuro che prima o poi dovranno convertirsi anche loro..

  38. Ma questi numeri sono le vendite annuali o mensili?

  39. la Bonelli si salva solo se osa cose NUOVE, BELLE, ARDITE.
    Il fumetto in questi anni è andato avanti, il Giappone ha cambiato ogni paradigma… loro vanno avanti con schemi di trent’anni fa.
    TUTTO dipende dagli sceneggiatori e dalle serie: prova ne è che Lilith, che pure non è questa grande innovazione, ma almeno ha un po’ di freschezza, funziona. Il resto sono rottami che sopravvivono solo grazie all’enorme bacino di base e al dominio di scaffale nelle edicole.
    Spero che si muovano perché, nonostante la carenza degli scrittori, il capitale di disegnatori Bonelli è enorme.

  40. SI PARLA SOLO DI QUANTO VENDE IN ITALIA O PURE ALL’ESTERO?

  41. […] vende “solo” 20.000 copie quindi dovrebbe essere “già chiuso” ma visto che già nel 2012 quelli di Fumettologicamente davano Mystere già per spacciato, direi che a gufargli gli han portato fortuna. Per […]

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