Titolo e frontespizio per Rodolfo Cimino

Con tutti i rischi dell’effetto-coccodrillo, lo dico lo stesso. Nella convinzione che si tratti di un’affermazione poco retorica: credo che Rodolfo Cimino sia stato uno dei più grandi autori italiani di narrativa popolare, e uno dei più grandi autori comici.

La sua fantasia e la sua lingua, ma anche la pedagogia, l’immaginifico adattamento all’iconografia americana (disneyana), lo sguardo civile, l’ironia, il ritmo – hanno offerto un contributo raro e prezioso all’identità di tanti italiani. Come il contributo di chi crea, a lungo nell’anonimato (e tale rimase la firma di Cimino, per decenni) e nell’understatement, storie formule tormentoni per dare un corpo leggero al nostro stare al mondo.

Un artigiano dell’industria culturale, Cimino, che nella modesta marginalità del suo mestiere ha lasciato un segno sottile – e per questo profondo – nell’immaginario di milioni di lettori italiani. Più o meno – soprattutto meno – consapevoli che fossero. Un segno che nei suoi luoghi, nella sua lingua, nelle sue trovate, ha offerto rispecchiamento e surrealtà, gioco e bonaria pedagogia civile – un po’ Emilio Salgari e un po’ Bruno Munari (e forse, talvolta, un po’ Giorgio Manganelli e un po’ Aldo Palazzeschi). In compagnia di tapiri e tapirlonghi, di Reginella e Anacleto Mitraglia, di vicini insopportabili e tecnologie dalle conseguenze paradossali, di affetti famigliari, antiche leggende, deliri di onnipotenza, bizzarre regole sociali e geografie improbabili.

Difficile, almeno per me, spiegarlo in poche parole. E spero, prima o poi, di avere l’occasione e il tempo per scriverne come conviene. Oggi, mi limito a ricordarlo con una selezione di un suo marchio di fabbrica: titoli e frontespizi:

4 Risposte

  1. […] sua quadrupla (una meravigliosa selezione qui su Fumettologicamente, perché Matteo Stefanelli ne sa) era un manifesto della storia che stavamo […]

  2. […] modo unico di raccontare . Meglio di tutti, l’ha scritto il mio illustre vicino di blog, Matteo Stefanelli: Un artigiano dell’industria culturale, Cimino, che nella modesta marginalità del suo mestiere […]

  3. Un mito.
    Quelle sue parole desuete messe in bocca ai paperi (si ricordano poche storie coi topi), le splash di apertura da brividi e le storie con finali mai scontati ne hanno fatto uno dei più grandi sceneggiatori di fumetti del panorama italiano.
    RiP, Rodolfo :’-(

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