11 settembre: il disegno, la memoria e la distanza

Pare un’illustrazione di impianto naturalistico piuttosto tradizionale, molto distante dalle copertine con cui il New Yorker spesso sceglie di colpire lo sguardo, sollecitando composizioni più grafiche, segni più astratti, estetiche iper-contemporanee.

Il disegno di Istvan Banyai del 2004 è invece un’immagine dal senso meno immediato – basti pensare alla celebre copertina all black di Art Spiegelman – in grado però di raccontare, come solo un’acuta metafora visiva può fare, le paradossali strategie della memoria (occidentale) di fronte all’anniversario più difficile e inevitabile degli ultimi anni, l’11 Settembre:

A ricordarci l’attualità di questa copertina di Banyai, più che di quella di Spiegelman, è Giovanni Boccia, che scrive:

Nel gesto di pulizia del lavavetri sospeso fuori da un grattacielo si disegna l’impermanenza di un ricordo che è stampato negli occhi e nella mente di ognuno di noi. Bastano pochi momenti di sovraimpressione sulla realtà di due fugaci strisciate d’acqua e sapone per riaccendere la memoria collettiva. E’ la potenza di un’immagine che urta il nostro immaginario, celebrandolo nei toni di un azzurro sfumato.

E allora in questo giorno speciale, in cui la memoria continua a lottare per esaltare e insieme tenere a bada la potenza inquietante di quel ricordo, il nostro pensiero va anche al contributo offerto dal disegno, come strumento cognitivo tanto forte e tanto fragile. Un contributo all’elaborazione dei simboli più profondi della nostra condizione, della nostra vita, della civiltà in cui ci è toccato stare e che, a volte, arriva a porci domande sulla posizione tra noi e il mondo.

In uno scambio di lettere sul disegnare con John Berger, James Elkins scrive:

Mentre disegno il modello diventa difettoso. La mia immagine mentale è guastata dai segni che traccio sul foglio. E così, dal momento che non si lascia veramente toccare, che si sposta quando cerco di fissarlo sul foglio, che non è la semplice trascrizione di qualcosa che esiste nel mondo, che non potrà mai restituirmi ciò che ho amato, per tutte queste ragioni il disegno è l’espressione vivente del difetto di distanza.

La distanza, ecco.

La distanza tra noi e l’11 settembre, oggi.

Una Risposta

  1. […] This post was mentioned on Twitter by Matteo Stefanelli, Matteo Stefanelli. Matteo Stefanelli said: 11 settembre: il disegno, la memoria e la distanza: http://wp.me/pzGWE-Vw […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: