Tra Tatsumi e Tezuka, la Storia: Disney, manga (e cosplay)

Da noi, nisba. In Francia, invece, pochi mesi fa è stata tradotta una delle opere capitali nella storia del manga, Gekiga Hyôryû (A drifting life nell’edizione anglofona di Drawn&Quarterly, Une vie dans les marges in quella francofona di Ed. Cornélius), di Yoshihiro Tatsumi.

Non vorrei però scrivere di un ennesimo esempio sulle differenze tra il nostro e altri mercati. Ma accennare a un paio di dettagli dai risvolti più generali. Sull’onda di un articolo sull’ultimo Chronic’art, ho ripreso il capolavoro di Tatsumi, traendone queste due tavole:

Tatsumi incontra Tezuka

Tatsumi spettatore disneyano

In questi passaggi, emergono due temi: il rapporto tra Tezuka e Tatsumi, e il rapporto tra questi mangaka e la produzione Disney. Due fatti di per sé noti. Ma al cui cuore mi sembrano risiedere due o tre questioni non del tutto scontate. O almeno, che ci ricordano quei piccoli/grandi concetti che certa fumettologia più giornalistica tende facilmente a dimenticare, offrendo ritratti della storia del fumetto caricaturali:

  • le vicende del manga più mainstream (incarnato da Tezuka) e di quello più ‘alternativo’ (incarnato da Tatsumi) sono vicende non solo contrapposte, ma anche fortemente legate. E persino sovrapposte: senza Tezuka o Sazae-san, lo stesso Tatsumi (non solo la sua motivazione al fumetto, ma certi stessi elementi di poetica e di stile) non esisterebbe. Ironia della Storia: successivamente, il Tezuka fine anni 70, senza Tatsumi, non sarebbe stato quello che fu (I tre Adolf, ma non solo). Insomma: l’uno è impensabile senza l’altro.
  • il prodotto disneyano lo conosciamo benissimo. E sappiamo che, fumettologicamente parlando, è da ormai 20 anni sotto attacco, in termini di consumo infantile, da parte del manga. Eppure, negli anni 40 e 50, proprio in Giappone, era esattamente il contrario: là dove oggi noi vediamo una evidente contrapposizione, 50 anni fa c’era un rapporto di prossimità e filiazione straordinariamente fertile. Ironia della Storia: dalle WITCH a Kingdom Hearts. E insomma: l’uno è impensabile senza l’altro.
  • infine, l’aneddoto sul Disney club e il successo della lettrice-principessa ci riporta ad altre opposizioni dialettiche: consumo manga partecipativo, consumo Disney passivo; ma anche mangacosplay versus gekiga. Ovvero: Tatsumi ritrae un’epoca in cui una pratica di (proto-)cosplay era già parte delle forme con cui si esprimeva il “consumo fumettistico (Disney) organizzato”, ricordandoci come anche il cosplay sia un elemento ‘disruptive ‘ fino a un certo punto, inserito com’è in una genealogia storica che non dovrebbe sorprenderci più del necessario. E per quanto distante dalle forme in cui si è espresso il consumo di gekiga manga, anche il cosplay ha costituito una esperienza ordinaria e accettabile per quegli stessi alfieri di un modello alternativo di fumetto (Tatsumi) che di esso riconoscono i confini, senza per questo stigmatizzarne la pratica in sé: la giovane età conta, di fronte ad alcune pratiche (e contesti).

Insomma, la questione è insieme ovvia e controintuitiva: la Storia ci mostra sempre come le contraddizioni dell’oggi non siano assolute, ma figlie di specifici contesti e processi sociali. Di cui (anche) il fumetto è (stato) parte.

Che poi queste contraddizioni storiche, tra scambi e sovrapposizioni, vengano spesso messe a fuoco da autori – Tatsumi – e non nei testi di “storia del fumetto”, è un tema ulteriore. Su cui – alla luce dei casi sempre più numerosi di questi anni (Florence Cestac, Paco Roca, i fondatori de l’Association) – toccherà tornare. Magari a breve.

PS Certo, che poi l’assenza di un’edizione italiana di questo manga cruciale pesi come un macigno sulla cultura del manga in Italia, possiamo anche dirlo. Anzi diciamolo: vaccadiunamiseria. E in Francia si sono persino permessi una sciccherìa cartotecnica:

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[Cinecomics OFF] Making of Tatsumi

Ricordate che si diceva del film ispirato / dedicato al maestro del manga Yoshihiro Tatsumi? Forse il cinefumetto che attendo con più curiosità quest’anno. Ebbene, un piccolo aggiornamento: ecco qualche momento della produzione:

Mangaka senza sorrisi

Di disegni e disegnini dedicati alla tragica vicenda giapponese ne abbiamo visti fin troppi, in questi giorni. Da ultimo Linkiesta, che ieri ha postato una breve rassegna che ho trovato francamente un po’ troppo nerdish. Il titolo “Coraggio giapponesi! ve lo dice Mazinga” mi è sembrato uno dei titoli più stupidini del mese, ingiustificabile per una buona testata come questo giovane sito.

A questa nutrita schiera si sono aggiunti però anche due talenti magistrali. Autori coinvolti direttamente dal New York Times, per una serie di contributi dal titolo semplicemente opportuno: “Scenes From the Tsunami”.

Si tratta di Yoshihiro Tatsumi, vero e proprio faro del gekiga manga, e Yuichi Yokoyama, funambolico costruzionista, quantomai azzeccato in un contesto di distruzione / ricostruzione come questo. Da loro, niente sorrisini e yatta!, né preghiere o ammiccamenti grafici. Solo la brutale semplicità di una scena possibile, per Tatsumi, e il puro magma delle forme abitative in scomposizione, per Yokoyama.

Piccoli commenti. Piccole differenze tra il talento e il resto.

via TCJ

La vita del maestro Tatsumi, al cinema

Leggendo l’ultimo Cahiers du cinéma, scopro che è quasi pronto un film tratto dal capolavoro manga A drifting life, di Yoshihiro Tatsumi. Una notizia che mi era totalmente sfuggita.

Il regista è un notevole talento di Singapore, Eric Khoo, ancora relativamente poco noto in Europa, ma certamente non in Asia. Un ex fumettista, peraltro, già collaboratore del più importante quotidiano singaporegno, The Straits Times.

Per portare Tatsumi al cinema, Khoo ha progettato un film in animazione, con un paio di caratteristiche non scontate: la storia della sua vita (ovvero A drifting life) sarà intercalata con brevi inserti tratti da alcune delle sue celebri short stories; e l’intero film vedrà la partecipazione di Tatsumi come voce over.

Tatsumi (sin) e Khoo (centro) in una recente presentazione

Se tutto va bene (a rappresentare il film in Europa, lo stesso agente – The Match Factory – dietro al successo dell’ultima Palma d’Oro a Cannes, Uncle Boonmee del geniale Apichatpong Weerasethakul) ne sentiremo parlare un bel po’, almeno dalla stampa cinematografica. E chissà che non possa farcela ad arrivare anche in Italia. Il che non sarebbe male: uno stimolo in più ai nostrani editori, timorosi all’idea di tradurre l’impegnativo manga di Tatsumi.



PS  Ovviamente, aggiornata la lista dei cinecomics 2011.

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