Silenzio, c’è Shazam

Non leggevo Xkcd da qualche mese. Niente di che: Randall Munroe non pare troppo in forma, in questo 2013. Ma sfogliando gli arretrati nel feed reader, ho notato 2 o 3 gag su Shazam e simili – e questa è tanto semplice quanto splendida:

silence

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La grandezza di UN fumetto GRANDE

Ieri, online, è avvenuto un fatto: Randall Munroe ha pubblicato un episodio di Xkcd che resterà nella storia del fumetto.

Il fumetto si intitola Click and drag, ed è una sola ENORME immagine navigabile cliccando e trascinando. Cliccando una quantità esagerata, improbabile di volte; e trascinando il mouse in modo straordinaramente aperto e continuo. Una sola immagine, ma che contiene innumerevoli frammenti e piste narrative; e tuttavia che offre una singola, semplice e ambiziosa storia.

Un fumetto che è una metafora grafica interattiva, e nitidissima, sulla *grandezza* del mondo, sull’esperienza esplorativa che ne facciamo, e sulla parzialità e difficoltà e sorpresa dell’esplorarlo.

Insomma, innanzitutto vi invito a leggerlo. O almeno a provarci: prendetevi 1 minuto o 2, e guardate un po’ cosa vi riesce di leggere/fare. Magari prendetevi altri minuti, e vedete come butta. Pausa sigaretta – ci sta – e riprendete. Ma credo vi sarà chiaro dopo i primi 2 minuti che, se non siete a casa con la febbre, in vacanza, o in un momento di -ENORME- tempo libero dedicato alla lettura/navigazione, non avrete molta scelta: non riuscirete a leggerlo tutto. Non in un tempo ragionevole.

la vignetta completa: zoom generale

Esistono soluzioni alternative per fruirlo? Si e no. Perché ci sono, diciamo, almeno due modi per descriverlo.

–> Quantità

Uno è descriverne la scienza: l’esattezza del progetto, l’abilità tecnica, la perizia costruttiva, la quantità. E in poche ore, la rete ha già offerto una vasta serie di strumenti per misurare Click and drag. Quelli che sono riuscito a raccogliere:

  • l’immagine è composta da 225 distinte immagini/files
  • l’area totale misura 79872 pixels in altezza e 165888 pixels in larghezza
  • i files occupano 5.52 MB di spazio e sono nominati secondo lo schema “ydxd.png”, in cui *d* rappresenta una direzione cardinale (n sta per Nord, s per Sud sull’asse y; e sta per Est e w per Ovest sull’asse x) associata al numero di coordinata per ogni tile (‘quadratino’, o pozione di immagine); per esempio “1n1e.png”
  • le tiles sono files png di 2048×2048 ciascuno, con una media 24.53 KB ciascuno
  • se fosse un singolo file non compresso a 32 bit da 79872×165888, occuperebbe 52.99 GB
  • secondo l’autore stesso, se fosse una sola immagine full size, lasciando da parte la parte vuota (bianca), occuperebbe 60 gigapixels; in u’ unica immagine di forma rettangolare, dovrebbe avvicinarsi a un terapixel. La versione online è di 1 gigapixel senza i vuoti (bianchi), e 10 gigapixel con i vuoti
  • stampata a 300dpi, qualcuno ha calcolato che misurerebbe 14 metri in larghezza
  • a 165888 x 79872 pixels, o 1.3 terapixels, c’è chi sostiene occuperebbe gli schermi di 4212 iPads con retina displays
  • altri calcoli provano a comparare l’immagine con proporzioni reali: se i personaggi disegnati avessero l’altezza media di 1,80 cm, l’intera *vignetta* misurerebbe 3.63 km di altezza per 7.54 km di base
  • e non crediate che la comparazione sia strampalata: è su questa base che l’autore ha calcolato le distanza “in scena”, come si coglie da una battuta tra due personaggi posti nella zona all’estrema sinistra (parlano di avere fatto “2 miglia”, e sono a 67584 pixels dal punto di partenza > ovvero a 3.072 km, circa 1.9 miglia)

uno zoom della zona ‘centrale’ dell’immagine

La sola cifra che non sappiamo, per ora, è la quantità di tempo per crearla. Giorni, settimane, mesi o anni che siano (secondo i calcoli di Erik McClure, basati su una media di 1h per ogni frame: 9.375 giorni; su una media di 10 minuti, circa una settimana), una cosa è certa: per una sola *vignetta* un tempo straordinariamente, generosamente smisurato.

il personaggio posto al ‘centro’ dell’immagine

Da qui, peraltro, i tentativi di soluzioni “alternative” per fruirlo. E la rete, in poche ore, si è popolata di varie possibilità:

  • una versione navigabile full-screen, qui
  • una versione in una sola immagine zoomabile come una mappa, qui
  • un’altra versione della mappa zoomabile, qui
  • un’altra versione mappa, qui
  • una traduzione in stringhe di codice, qui
  • in un unico pdf, qui

–> Qualità

L’altro modo è descriverne la filosofia: la lucidità della riflessione, l’intelligenza della materia (espressiva) e dello spazio (grafico-interattivo), la sensibilità nel suggerire i legami tra narrazione testo ed esperienza, la qualità.

un dettaglio dei ‘tunnel’ nella parte bassa

Perché il punto non è solo che questo fumetto è un esempio efficace del concetto di infinite canvas teorizzato da Scott McCloud. Quel concetto è stato già praticato da molti, come esperimento o come gioco. E Munroe, campione di geekism, ama certamente praticare il gioco e la sperimentazione, ma qui è riuscito a non concentrarsi su di essi come obiettivo, bensì come risorse per offrire -qualificare- ben altro: una storia, una esperienza, e una riflessione.

un dettaglio dall’estrema destra

Una storia sulla meraviglia&frustrazione dell’esplorare il mondo, una esperienza oculare frustrante&stupefacente di navigazione, e una riflessione sul fumetto come linguaggio dell’esplorazione dello spazio bidimensionale (parzialmente) interattivo. Calvin&Hobbes e Little Nemo, Fred e Gianni DeLuca – disegno ipersemplice e progettazione ipercomplessa, bidimensionalità grafica e tridimensionalità percettiva, esperienza della pagina e azione dell’interfaccia, ossessione tecnologica e slancio immaginifico.

Inutile aggiungere altro, credo. Non in uno spazio (di battute) ragionevole.

Semplicemente, sono convinto che Randall Munroe sia uno dei più *grandi* autori di fumetto viventi. E spero che il mondo del fumetto mostri di esserne consapevole in modo inequivocabile. Magari attribuendogli quella attenzione (e perché no, i riconoscimenti) che è opportuna alla ‘quantità’ e ‘qualità’ del suo contributo: non solo a San Diego o New York, agli Harvey o agli Eisners, ma anche a Lucca, Angouleme, Barcelona; nei nostri articoli e libri e lezioni; nei discorsi della fumettofilìa sui maggiori talenti del nostro tempo.

Perché Munroe ha creato – nel/con il fumetto – un’opera maestosa. Maestosa per tempi in cui uno stupore solenne può manifestarsi in uno strano piccolo spazio – disegnato – che esiste solo nell’interfaccia tra noi e un mondo di bit.

Il convegnista perfetto

Ha ragione Mirko: il sogno di tutti noi, fare un intervento così:

Gli applausi vanno a xkcd

Storia dell’arte e tartarughe ninja

Gli appassionati di fumetto indipendente americano dovrebbero ben conoscere la assurda storia delle Tartarughe Ninja (da creazione indie ‘sorella’ di progetti come quelli di Dave Sim o Stan Sakai, a franchise per bambini di rara pacchianeria), così come quella del  webfumetto xkcd.

Ebbene, questo giusto per giustificare una splendida stupidata infografica:

via xkcd / Leganerd

Eh già: in caso fosse sfuggito, xkcd è regolarmente tradotto in italiano da un manipolo di benemeriti nerd, qui.

E’ arrivato Google+

via xkcd

E a corollario, un commeno di Isola Virtuale sui prossimi prodotti by google:

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