Il mercato USA del fumetto: anno 1869 (e rotti)

Tra i dibattiti ricorrenti (ed estenuanti) del comicdom internazionale, uno spicca su tutti: a quando si dovrebbe far risalire una – più o meno convenzionale – “data di nascita” del fumetto? Non nascondo che un simile dibattito non mi appassiona un granché, se l’idea che ci sta dietro – come (quasi) sempre accade – è di tipo filogenetico: trovare un “punto” di origine mi pare un’ossessione davvero poco utile.

Capitemi: su questo punto, i poveri fumettologi ne hanno sentite di tutti i colori, nel corso dei decenni. Giusto per ricordarlo ai meno avvezzi, la vecchia vulgata su Yellow Kid [anni fa considerato, per errore di una fonte americana tradotta a lungo senza verifiche, il “primo fumetto” della storia] ha prodotto discussioni sul sesso degli angeli che ve le raccomando: “consideriamo ‘primo fumetto’ quando nasce il personaggio, o solo quando arriva il balloon? Ma se il balloon esce dal giradischi e non da un bocca…vale lo stesso? Ma se il testo parlato è scritto sulla maglietta invece che in un balloon…vale lo stesso?”. E via di arrampicamenti sugli specchi. Manco Yellow Kid fosse un UFO giunto a ‘indicare la via’ ad una civiltà pre-fumettistica, che non aveva visto nulla di simile: non dico William Hogarth o Thomas Rowlandson, Casimiro Teja o Hermann Vogel, ma nemmeno Wilhelm Busch o Rodolphe Topffer.

E vabbè, la pagina Wikipedia italiana sulla Storia del fumetto è ancora vittima di questa vulgata, a differenza di quelle francesi o inglesi: no, non ditemi che gli USA e la Francia sono rock, e l’Italia è lenta.

Su questo dibattito, quindi, mi interessa ritornare periodicamente solo per ricordare un dato. Uno di quelli che ancora fatica a depositarsi, in Italia, tra le conoscenze di base di troppi autori, molti editori, e persino alcuni critici e studiosi. Ovvero: il fumetto, alla metà dell’Ottocento, era un medium già maturo e largamente diffuso. Non solo: lo scenario non era certo quello di sparuti, isolati ed eccentrici sperimentatori. Era già un mercato – magari non enorme – nel quadro della nascente cultura industriale.

L’occasione per ribadirlo viene da un recente post di John Adcock (instancabile documentalista che gestisce uno dei più noti blog dedicati al fumetto pre- e primo-novecentesco), che ha recuperato alcuni dati della seconda metà dell’Ottocento – tra il 1869 e il 1877 – relativi alla diffusione di numerosi periodici (satirici, illustrati, politici, fumettistici, per bambini) che, tra i loro contenuti più caratterizzanti, presentavano fumetti. Immaginate una raccolta di dati da fonti analoghe all’odierna ADS – Accertamenti Diffusione Stampa, che monitora tirature e vendite dei quotidiani e periodici nazionali. I dati raccolti da John ci dicono di un mercato già vasto, alimentato dai bisogni di intrattenimento delle numerose comunità di immigrati stranieri, sebbene lontano dalle cifre che arriverà a toccare con il boom della stampa popolare tra Otto e Novecento.

E prima che qualcuno lo ri-chieda, lo ri-ripeto: in quei periodici no, non c’erano solo fumetti. Ma la presenza del disegno non era confinata a illustrazioni, ‘scenette illustrate’ o ‘vignette’, e quindi sì: in quella metà XIX secolo, negli Stati Uniti dei centri urbani, circolavano già numerosi fumetti, sia di produzione locale sia come traduzioni dei blockbuster europei (le pagine di Wilhelm Busch, Joseph Ferdinand Keppler, Henri Daumier, Cham). E se volete divertirvi a scavare tra le scansioni e i dettagli, il blog di John ha anche qualche buona tag, per autori (ma non per periodi o testate – che sia dannato).

Questo elenco di testate lo riporto qui suddiviso, come fa Adcock, secondo le fonti (cinque Rapporti annuali di diverse società di monitoraggio). Tanto per farvi un’idea, inoltre, ho lasciato l’indicazione della periodicità e della lingua (già: non tutti erano in inglese, ma in tedesco, francese, ‘irlandese’, boemo… E no: niente in italiano). Un’idea di quantità e varietà di offerta che, al di là dei giudizi di merito sui prodotti e gli autori, spero aiuti a ribadire il concetto: a metà Ottocento, il fumetto c’era già – ed era un mercato, anche negli USA.

Monitorate da Rowell’s American Newspaper Directory 1869:

  • Comic News, NY; monthly;
  • Comic Monthly, NY; monthly;
  • Phunny Phellow, NY; monthly
  • Jolly Joker, NY; monthly;
  • Spottvogel, Indianapolis; every Sundays; language: German
  • Le Charivari Canadien, Quebec; Fridays; French

Monitorate da Rowell’s American Newspaper Directory 1870:

  • Chip Basket, NY; monthly;
  • Nick-Nax, NY; monthly;
  • Frank Leslie’s Budget of Fun, NY; monthly;
  • Spottvogel, Indianapolis; Sundays; German;
  • Yankee Notions, NY; monthly;
  • Punchinello, NY; Saturdays;
  • The Yankee Peddler; monthly

Monitorate da Rowell’s American Newspaper Directory 1872:

  • The Elephant, Cincinnati, Ohio; monthly;
  • Nick-Nax, NY; monthly;
  • Comic Monthly, NY; monthly;
  • Frank Leslie’s Comic Almanac, NY;
  • Yankee Notions, NY; monthly;
  • Wild Oats, NY; bi-weekly;
  • Puck, St. Louis; German;

Monitorate da Pettingell’s Newspaper Directory, 1877:

  • Eulenspiegel, Chicago; Sundays; German;
  • Merry Masker, NY, monthly;
  • Wild Oats, NY; Wednesdays;
  • Brooklyn Anzeiger, NY; Saturdays; German
  • Y Pwnch Cymreig, Pennsylvania; semi-monthly; Welsh;
  • Frank Leslie’s Budget of Fun, NY; monthly;
  • Kikeriki, Cincinnati; Saturdays; German;
  • Comic Monthly, NY; monthly;
  • Spottvogel, Indianapolis; Sundays; German;
  • Grip, Toronto, Ontario, Canada; Saturdays;
  • Puck, NY; Wednesdays; German;
  • Comic Chronicle, Potsdam; monthly;

Monitorate da Geo. P. Rowell & Co.’s American Newspaper Directory, 1879:

  • Comic Monthly;
  • Spottvogel; Sundays; German;
  • Grip; Saturdays;
  • Wild Oats; Wednesdays;
  • Kikeriki; Fridays; German;
  • Thistleton’s Illustrated Jolly Giant; Saturdays;
  • Puck; Wednesdays; German;
  • Puck; Wednesdays;
  • Duch Casu; Thursdays; Bohemian;
  • Diblik; Sundays; Bohemian;
  • Jester; Fridays;

via Yesterday’s Papers

Ispirazione: l’editoriale di Josef B. Engl

Josef Benedikt Engl, « Inspiration », Simplicissimus, n° 8, 23 maggio 1896

via Topfferiana

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