Google doodle per Busch

Nei paesi di lingua tedesca – Germania, Austria, Svizzera – la home page di Google oggi si presenta così:

Il doodle odierno celebra infatti i 180 anni dalla nascita di Wilhelm Busch, “padre” del fumetto tedesco, creatore del quanto mai seminale Max und Moritz (e di cui avevamo parlato, per esempio, qui).

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Sergej Ejzenštejn, regista e fumettista

Come tutti noi, da ragazzo, anche Sergej Ejzenštejn amava i fumetti. Come solo alcuni fra noi, però, ne realizzò anche qualcuno.

La Fondazione Daniel Langlois ha reso disponibile sul web uno dei tanti libri di disegni realizzati da Ejzenstejn. Risale al 1914, quando il futuro regista aveva 16 anni. Il quaderno è di piccolo formato (23,9 x 20 cm), è composto da 150 pagine, e i disegni sono in inchiostro, talvolta con acquerello.

Come ha osservato Antoine, i modelli cui si ispirava questo lavoro di Ejzenštejn sono evidenti: grandi caricaturisti e fumettisti ottocenteschi come Honoré Daumier, J.-J. Granville, Gustave Doré, Rodolphe Töpffer, Wilhelm Busch. L’influenza di Busch è forse quella più visibile in una tavola come questa:

Pare che i quaderni con i disegni di Ejzenštejn siano 20, cui si aggiungono 8 carnets. Sarebbe interessante – molto interessante – verificare quanti altri ospitino storie disegnate, o veri e propri fumetti.

Wilhelm Busch: dalla pittura fiamminga a Max und Moritz

In un recente viaggio a Berlino, a un giornalista capita di visitare un museo, e di imbattersi nei lavori di uno dei più importanti fumettisti della storia: Wilhelm Busch.

Le ragioni per cui credo valga la pena parlarne, sono diverse:

  • per la centralità assoluta nella cultura tedesca, come ponte tra la genealogia delle fiabe e quella del fumetto, con le sue filastrocche (Bildergeschichte) ancora oggi patrimonio diffuso della tradizione di narrativa per bambini
  • per la sua enorme influenza fumettistica su entrambe i versanti dell’Oceano Atlantico, negli Stati Uniti (con i Katzenjammer Kids ispirati ai suoi Max und Moritz) come in Francia o Italia (con innumerevoli imitazioni / calchi / plagi)
  • per lo spirito eclettico, che ne fece un fumettista e uno scrittore, ma anche un pittore degno di nota
  • e perché, in fondo, Busch è uno di quei giganti dimenticati della storia del fumetto di cui è bello, ogni tanto, ricordarsi.

Ringrazio quindi Renato Pallavicini – autore della rubrica di fumetto “Il calzino di Bart” per l’Unità – che al ritorno da Berlino ha scritto il breve contributo che segue.

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Capita durante un viaggio a Berlino, capita visitando l’Alte Nationalgalerie. Capita, insomma, nell’estenuante e un po’ stordente (sindrome di Stendhal?) scorrere delle sale, delle pareti, dei quadri, di imbattersi in due piccoli dipinti che attirano la mia attenzione. Il primo ritrae due ragazzini seduti uno accanto all’altro, un po’ di spalle e che indossano dei grembiuli (il titolo, Die beiden Schusterjungen, li definisce «giovani calzolai».

Quello a sinistra ha un naso a patatina e guance paffute, quello a destra un naso triangolare e ciuffi ribelli: tutti e due, pur in pose un po’ dimesse, lasciano trasparire dagli occhi socchiusi una vivacità birichina. L’altro quadro, accanto al primo, fissa sulla tela un povero interno contadino con una donna che cerca di imboccare un paffuto e recalcitrante bambino (il titolo, tradotto, suona «Piccolo ma testardo»). Anche in questo caso, visi, espressioni e atteggiamenti mi ricordano qualcosa di già visto che non so ben definire.

Poi mi avvicino per leggere le etichette dei due dipinti, eseguiti intorno al 1875, e scopro l’autore: Wilhelm Busch. Sì, proprio lui, quello di Max und Moritz, i due tremendi e perfidi monelli protagonisti di sette atroci scherzi e atrocemente macinati e mangiati dalle oche.

Di Max und Moritz, eine Bubengeschichte in sieben Streichen, uno dei fumetti “delle origini” più celebri, e della filiazione da Max e Moritz di generazioni di ragazzini terribili a fumetti (a cominciare dai Katzenjammer Kids – i nostri Bibì e Bibò – di Rudolph Dirks), si sa molto.

Wilhelm Busch, autoritratto

Un po’ meno – almeno chi scrive – sapeva del suo creatore, Wilhelm Busch (1832-1908), poeta, umorista e, come ho appreso, anche discreto pittore. Le biografie ci raccontano di un’infanzia di stenti, tanto che i genitori lo affidarono alle cure di uno zio; ma anche delle scorribande in compagnia di Erich Bachman, figlio del mugnaio del paese, che sarebbero la «fonte» delle storie di Max und Moritz. Nel catalogo dell’Alte Nationalgalerie, a proposito di Busch pittore, si scrive che fu influenzato da pittori come Adriaen Brouwer (1605-1638), pittore fiammingo e Frans Hals (1580-1666), artista olandese e dagli artisti suoi contemporanei, raccoltisi attorno al pittore Wilhelm Maria Hubertus Leibl (1844-1900), affini per stile e tecnica agli impressionisti e con punte di realismo alla Courbet. Analoghe «impressioni» e «realtà» che Wilhelm Busch, pescando da fonti iconografiche distanti, sembra aver riversato nella sua pittura e nelle sue straordinarie vignette.

un dipinto di Adriaen Brouwer

un dipinto di Frans Hals

un dipinto di Wilhelm Maria Hubertus Leibl


La faccia di Wilhelm Busch

Che Wilhelm Busch sia uno dei giganti della storia del Fumetto, è cosa nota. Da qui a dargli un volto, però, ne passa. Finché non ho scoperto queste due foto, la prima del 1860 (con boccale di birra – nonsiamai), la seconda del 1878:

via Joan Navarro

 

FotoStoria: casa Busch

Uno degli insuperati maestri del gag cartooning, il tedesco Wilhelm Busch, fu tra i principali protagonisti della ricca fase ottocentesca del fumetto europeo. In questa foto, l’autore (con boccale e baffi, come inevitabile) e una foto della sua casa natale, scattata nel 1908:

Wilhelm Busch, 1860

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