A 5000 km dall’Africa: rivoluzioni viste (disegnate) dalla cameretta

Di fronte a notizie come quelle che arrivano ogni giorno dall’Africa, peraltro anche in paesi dove vivono e studiano ragazzi che conosco o seguo (chiamiamolo pure ‘volontariato’), alimentare un blog dedicato al fumetto non mi pare poi questa gran cosa urgente.

Tuttavia, qualche motivo per continuare a occuparsi di fumetto c’è.

Il primo è seguire le vicende e il lavoro di quei disegnatori che, nei paesi scossi dalle drammatiche ‘rivoluzioni’ di queste settimane, contribuiscono con fumetto e illustrazione a dare voce, o a fare da sponda, alle domande o alle azioni dei movimenti di ‘liberazione’. Come ha scritto Al Jazeera, “i cartoonists [l’esempio riguarda l’Algeria] sono tra quelli che sono rimasti ispirati dalla rivoluzione in Egitto e dal suo effetto domino sulla regione”. Nei giorni scorsi ho citato qualche caso particolarmente noto o interessante in Tunisia e in/sull’ Egitto. Ma certamente sono dozzine, se non centinaia, i disegnatori che si stanno dedicando a raccontare e sollecitare gli avvenimenti prendendosi anche, talvolta, un tot di rischi. Disegnatori attivi un po’ in tutti i paesi coinvolti, sia quelli in primo piano come Algeria o Egitto, sia quelli sullo sfondo, come Costa D’avorio, Gabon, Burkina Faso, Kenya, Sud Africa, che pur distanti dall’area maghrebina e mediorientale stanno vivendo situazioni tutt’altro che serene.

Il secondo motivo è invece osservare la partecipazione, anche e soprattutto a distanza, attraverso il disegno. E qui non penso ai numerosi professionisti del political cartooning che – in fondo non è che il loro mestiere – hanno prodotto migliaia di vignette sul tema. Penso invece a due casi. Da un lato il lavoro di networking svolto da progetti come Cartoon Movement, una “piattaforma collaborativa dedicata a editorial cartoons e comics journalism” che ha dato ampio spazio alle vicende africane, grazie al coinvolgimento di illustratori professionisti e non, uniti dal desiderio di contribuire, disegnando, alla costruzione sociale dell’attenzione verso i paesi in rivolta. Dall’altro, il caso del fumetto online Egypt from 5,000 Miles Away, realizzato da Sarah Glidden (il suo How to Understand Israel in 60 Days or Less, tra i graphic novel del 2010 più apprezzati dalla critica americana, uscirà in Italia per Rizzoli) e Domitille Collardey, colleghe e co-inquiline nello stesso studio:

In questo breve racconto postato sul blog dello studio, Glidden e Collardey raccontano “in presa diretta” come hanno seguito gli eventi africani. Ovvero, più o meno come tutti noi: guardando la tv – magari a caccia di Al Jazeera in inglese – usando Twitter – magari tweettando con sconosciuti egiziani – e leggendo online di qua e di là. Perdendo la speranza davanti alle repressioni, ed entusiasmandosi al procedere delle conquiste dei manifestanti. Hanno raccontato la rivoluzione raccontando sé stesse, due giovani ragazze disegnatrici, partecipando emotivamente agli eventi raccontati dai media: da un lato assaporando l’adrenalina dell’evolversi delle notizie, e dall’altro percependo l’amaro retrogusto di chi sa bene che, in fondo, sta partecipando a qualcosa di rischioso sì, ma senza rischiare nulla, coccolato dalla serenità di vivere distanti, a 5000 miglia dalle tragiche difficoltà della realtà.

Un racconto che è aneddotico, semplice, persino banale. Come la nostra quotidianità di spettatori. Insieme lontani e partecipi, grazie a quegli odiosi&amati media – inclusi il disegno e il fumetto – che sempre ci separano e ci connettono.

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La crisi tunisina a fumetti

Uno dei blog fumettistici del momento, in Francia (ovvero: nella analoga top 10 della categoria di Wikio.fr), è interamente dedicato alle vicende della Tunisia. Si chiama Debatunisie, ed è realizzato da un cartoonist tunisino decisamente “sul pezzo”:

Il suo blog era attivo da tempo, ma in seguito alle vicende recenti lo ha rilanciato con un rinnovato vigore:

Vi rimando al primo post di questo blog, dell’agosto 2007 intitolato Atto 1 e vi annuncio qui l’apertura del secondo Atto di questo stesso blog, con cui cercherò di mettere in caricatura a modo mio la nuova Tunisia. Quel che ci aspetta sarà certamente più appassionante dei 23 anni di umiliazione che ci hanno inflitto Ben Ali e la sua banda.

"Il sistema Ben Ali"

Disegnare e fare satira, in quel contesto, non è semplice. Ma quando si hanno obiettivi chiari e una visione ‘alta’ del proprio mestiere e dell’orizzonte culturale in cui si inscrive, il risultato è un ottimo contributo al dibattito pubblico:

Non ho la pretesa di proporre alcunché di politico oltre a difende la libertà di espressione e inscrivermi pienamente nei contropoteri e nella critica, continuando a esercitare l’arte della caricatura (mantengo l’anonimato in attesa di una evoluzione delle cose). E’ in questo senso che difendo l’integrazione degli integralisti nel dibattito nazionale nella misura in cui questi ultimi rispetteranno il gioco democratico.

A questo anonimo cartoonist anche i miei auguri – bon courage! – e l’invito a linkarlo e seguirlo.

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