FotoStoria: Buzzelli, Druillet, Siò

Era il 1972, e per l’occasione della trasmissione televisiva francese “Tac à Tac”, si incontrarono Guido Buzzelli, Philippe Druillet e Eric Siò:

via Joan Navarro

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Un fumettista mitomane

Un fumettista americano relativamente (poco) noto, Derek Kirk Kim, ha lanciato da pochi giorni un progetto assai poco fumettistico. Si tratta della serie tv – o meglio, la webseries Mythomania, “in onda” da qualche giorno su YouTube.

Essendo il buon Derek figlio del suo tempo, la serie non racconta altro che le vicende di Andy Go, aspirante fumettista di Los Angeles con seri problemi a farsi pubblicare, e un gruppo di amici pronti a chiacchierare di argomenti come…Alan Moore.

La serie ha lo stesso protagonista (anche se un concept diverso) del nuovo fumetto di Kirk Kim, Tune, che al momento potete leggere solo online, qui. Chicca per nerd: davvero piacevole il cameo di Scott McCloud che apre la serie, nella parte di se stesso.

Com’è questa serie? Ne ho visto un solo episodio (sono online i primi due), e pare meglio del previsto. Diciamo che, fatte le debite proporzioni produttive, sta tra Big Bang Theory, Scott Pilgrim, qualcosa-di-canadese-che-non-conosco e qualcosa-di-molto-web-che-boh.

via The Beat

E se ‘Mad Men’ fosse stato un fumetto?

…allora sarebbe stato questo:

Si tratta di una comic strip anni ’60 – naturalmente finta – intitolata “Those Madison Avenue Men!, creata da Bruce Handy e Frank Thorne per il sito Usa di Vanity Fair (fonte: Robot6).

Oppure, invece, sarebbe potuto essere così:

Approccio vintage anche qua, in una serie di ipotesi realizzate da diversi disegnatori del Periscope Studio, che si sono divertiti a confrontarsi – chi attingendo all’estetica delle strip in b/n, chi alla ipercromatica illustrazione pubblicitaria – intorno ad una delle più belle serie tv del decennio (fonte: Comics Alliance)

Metamorfosi del couch potato: ipad, tv e pc nel prime time digitale

Conoscete servizi di bookmarking come Instapaper o Longform? In sostanza, permettono di ‘mettere da parte’ una certa pagina web – per esempio perché luuuunga da leggere al momento – per poterla rileggere in altri momenti. Magari accedendovi da altri dispositivi.

Bene. Parliamo allora di un concorrente di costoro, che si chiama Read It Later. La notizia interessante è che questa mini-azienda ha messo a disposizione alcuni dati interessanti sugli usi del proprio servizio. E incrociando variabili come i diversi dispositivi di lettura (pc, iphone e ipad), e i momenti della giornata, sono emerse alcune intriganti indicazioni sui nuovi tempi della lettura digitale. Tra i grafici di sintesi, ne mostro due che includono dati su utenti iPad, di cui uno comparativo sulla lettura via pc:

Mi capita spesso di insistere, cercando di spiegare per lavoro o per cazzeggio “cosa se ne faccia la gente di un iPad”, sul fatto che esso sia, innanzitutto, una tecnologia mobile domestica. Il “divano device” per eccellenza, si potrebbe dire. L’analisi degli articoli letti via Read It Later da chi possiede iPad ne offre una buona dimostrazione: iPad è molto usato per la “lettura vera”…a casa. E allora mi sembrano inevitabili tre osservazioni. Con un corollario fumettologico.

  1. La prima conseguenza di questi dati non è di poco conto, per le abitudini mediali (da divano): la lettura via iPad è un’attività che avviene soprattutto negli orari del prime time. Televisione cara, stai attenta ai tablet: il couch potato non è più uno schiavo esclusivo del tuo potere.
  2. C’è lettura e lettura (anche) nell’ambiente digitale. Perché esistono almeno due pratiche diverse del ‘leggere’: snack reading in mobilità, e immersive reading a casuccia. Che si concentrano su oggetti diversi. La prima guardando soprattutto alle news, agli sms, agli updates dei social networks. La seconda – come gli articoli di Read It Later – è altra roba: roba da divano.
  3. E sempre intorno al divano ruota un aspetto ancora da misurare: le relazioni sinergiche tra tablet e tv. Perché se è chiaro che, in casa, la presenza di un iPad fa crollare l’uso del pc, che dire della presenza della tv? Ovvero: gli utenti di tablet mantengono la tradizionale posizione “alternativa alla tv” degli utenti di pc, o piuttosto – come tendo a pensare – l’uso di iPad apre (anche) a una nuova frontiera del multitasking? Divano, reame del relax e avamposto dei consumi mediali… Se sul divano è ritenuto di solito difficile o almeno scomodo usare un classico computer, con iPad tutto è invece più semplice. Guardare la tv OPPURE leggere al pc, diventa guardare la tv E INSIEME leggere iPad: niente di più facile. Confesso, Padre: ho peccato. Di multitasking compulsivo.

Corollario fumettologico: e il fumetto, in tutto questo, dove sta? Beh, dipende. Dal tipo di prodotto. Dalla pratica di lettura. Dalla piattaforma. Per esempio, strips e vignette sono ottimi elementi da snack reading in mobilità, più facilmente leggibili nel daytime, buoni per stare su piattaforme portatili; un graphic novel sarà invece più facilmente letto a casa, sul divano, magari nel prime time. Ma su questo prepariamoci a un 2011 di dibattito: pare poco generalizzabile l’idea che un graphic novel “possa stare” su un ipad – pagine, ritmo, dimensioni, sfogliabilità… Vedremo.

Di certo, qui, iPad troverà un concorrente temibile – almeno per chi possiede la vera tecnologia-da-divano alternativa alla tv: libri&giornali. Fumetti inclusi.

via Giornalaio

A Panda piace (poco) il ritmo della tivvù

Pandalikes di Giacomo Bevilacqua è una strip che è diventata, dopo Eriadan, uno dei maggiori successi del fumetto online italiano.

Recentemente La7 lo ha scelto per caratterizzare il palinsesto natalizio, creando dei ‘corti’ – a metà fra pillola e ident televisivo – che adattano in animazione le gag visive di Panda.

Da un lato sono contento. Perché sul piano comunicativo è un segnale importante: la maturazione commerciale di uno dei rari prodotti popolari italiani usciti dall’ambiente della rete.

Dall’altro sono però dispiaciuto. Perché trovo che la versione animata abbia restituito sì il segno del disegnatore, ma abbia perso per strada un elemento significativo: il senso del ritmo. Nella gag strip, le azioni del Panda avvengono, classicamente, con una torsione temporale rapida e secca. E’ il senso della strip tradizionale, in cui lo spazio bianco tra – spesso – le due ultime vignette permette il rapido cambio di senso (come azione, o scena, o dettaglio), ed offre quindi la battuta come “ribaltamento” rispetto alla/ vignetta/e precedente/i. Nei brevi short, invece, mi sembra evidente che sia stata privilegiata la fluidità dell’azione (tecnicamente, peraltro, ottima), perdendo però quel tratto distintivo delle gag: la “sorpresa” grafica.

Poi – ammetto – c’è anche la questione della musica: il jingle mi è parso natalizio – ok – ma adatto più a un ninnolo, che a questa strip. Non so voi.

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