Il primo graphic novel spagnolo: 1904

Il primo periodico dedicato al fumetto, in Spagna, fu probabilmente il settimanale Monos.

Un supplemento per bambini del quotidiano “El Liberal”. Un po’ come il nostro Corriere dei piccoli. Però nato 4 anni prima (e non a colori, e non in rima), alla fine del 1904.

Il dettaglio curioso di Monos lo ha evidenziato quel setacciatore compulsivo di Joan Navarro. Che ha notato come veniva presentato, nei redazionali, un fumetto apparso sin dal primo numero. Era una serie di episodi, intitolata Las travesuras de bebé.

Ironia della Storia, era descritto come “la primera novela grafica que se publica en Espana”. Nientepopodimenoche:

Secondo elemento di ironia storica: questa breve serie di onepagers non era di produzione spagnola. La prima “novéla grafica” era infatti statunitense. Si chiamava Posey County, realizzata per il “The World” dal semisconosciuto Frank Lagendorf, una sorta di follower di Outcault. Solo semi-, però, perché quelle stesse tavole domenicali apparvero pure in Francia.

La morale della scoperta di Navarro? La solita: graphic novel, sia la parola che il concetto, sono *cose* insieme nuove e antiche.

Il casino, se volete, è che si tratta di una ambiguità di quelle vere, inaggirabili. Intorno a cui vedremo gente (autori, editori, giornalisti, fumettologi) azzuffarsi forever and ever.

Spagna: la produzione di fumetto nel 2009

Alcuni dati sull’andamento del mercato del fumetto in Spagna, anno 2009. Quelli che vi presento, chiariamolo subito, sono indicatori relativi solo alla produzione, e non agli economics (fatturati e vendite). Dunque una visione parziale, sebbene pur sempre indicativa. Il blog La Càrcel de Papel (Alvaro Pons) ha elaborato in proprio questa analisi, traendone alcune considerazioni generali, fra cui la seguente sintesi:

Dopo diversi anni di continuo aumento del numero di titoli pubblicati, il 2009 ha visto una contrazione drammatica dei fumetti sugli scaffali delle librerie specializzate, intorno al 25% in meno rispetto all’anno precedente. Una cifra preoccupante […]  Sebbene in generale ci siano molte differenze tra gli editori, i grandi raccolgono la parte più importante di questa riduzione, mentre i piccoli hanno conservato la propria attività con variazioni poco rilevanti.

Passiamo quindi ai dati, a partire dal numero di titoli complessivo:

Entrando più nello specifico, è interessante osservare la composizione di questa produzione secondo altri indicatori utili: la quota dei singoli editori, la provenienza geografica dei prodotti, e i principali formati editoriali:

Delle tante considerazioni che si possono fare – per le quali rimando all’analisi di Alvaro Pons – mi limito a una. Trovo infatti molto interessante notare che, a fronte di una diminuzione della presenza di manga e comics americani, la produzione locale sia in crescita. Un segnale che potrebbe indicare un recupero da parte del fumetto spagnolo, entrato profondamente in crisi creativa e produttiva negli anni 90 e 2000. Tuttavia, la Spagna è anche un Paese che da qualche tempo pare avere trovato nuove strade (leggi: nuovi editori, autori e tipologie di prodotto) in grado di offrire letture più in sintonia con i pubblici attuali, in cerca di opere in grado di interpretare la specificità degli immaginari locali, messi un po’ da parte con la pacifica ‘invasione’ degli immaginari giapponesi nella decade passata.

Come sempre: dove porteranno questi segnali sul medio-lungo periodo, è tutto da vedere. Li seguiremo.

Nota di servizio. Il mio post di ieri, linkato da La Càrcel de Papel, ha portato qui un impressionante picco di traffico dalla Spagna (quasi 400 visitatori in mezza giornata). Mai avuto tanti clic da un singolo link proveniente da un sito specializzato in fumetto. Domanda: che la Spagna del fumetto, sul web, sia molto più ricca e attiva della nostra Italia?

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