Ed è Occupy Fumetto

Messi in fila, progetti, notizie e commenti che riguardano il movimento Occupy, dal punto di vista del fumetto, non sono poca cosa. Sia per quantità che per intensità. A partire dai due – Susie Cagle (cui avevo accennato qui) e Frank Miller – che ho raccontato per il Post, nel blog di là.

E per chi volesse approfondire, fra i tanti link suggerisco questi:

– il progetto giornalistico collettivo Occupy sketchbook

– altro progetto collettivo, finanziato via Kickstarter: Occupy Comics

– le considerazioni di Susie Cagle (già linkate di là – ma qui insisto) sulla sua esperienza come giornalista/fumettista durante Occupy Oakland

– la traduzione italiana del famigerato intervento di Frank Miller

– un intervento in “difesa” di Miller, di Mark Millar

un altro, di Neil Gaiman [correggo e spiego questo link, perché scritto di corsa non sono stato preciso: su twitter qualcuno (che non so ritrovare: sorry) ha riportato parole di Gaiman; in realtà di Gaiman non ci sono dichiarazioni recenti, anche se sul suo Tumblr ha voluto ri-linkare settimana scorsa – sull’onda del “caso Miller” – un vecchio discorso più in generale]

– il punto di vista su Occupy di Ann Nocenti

– una parodia di Miller da parte di Ty Templeton

– un’altra parodia

– un mashup milleriano: una tavola del Dark Knight, con testi dal suo post

– chicca finale per intenditori. In una lista delle 5 migliori parodie milleriane di sempre, c’è chi ha ricordato Alan Moore. Che si prese un po’ gioco di Miller già nel lontano 1983. E sul suo stesso terreno: nella testata DAREDEVILS #8 (pubblicata da Marvel UK). Per non dire del lungo e sarcastico articolo intitolato “l’importanza di chiamarsi Frank”, sempre su Daredevils UK, che trovate allo stesso link.

Alan Moore

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La fumettista arrestata durante Occupy Oakland

Tra le iniziative del movimento Occupy nei giorni scorsi, ce n’è una che ha visto spiacevolmente coinvolta una fumettista. Susie Cagle, figlia d’arte (suo padre è Daryl Cagle, noto cartoonist per MSNBC.com) è stata infatti arrestata a Oakland, in seguito all’occupazione del porto che, pur avvenuta pacificamente, è in seguito degenerata in alcuni episodi di violenza.

La fumettista è stata rilasciata dopo circa un giorno, e oggi ha ripreso a raccontare su Twitter gli eventi di Oakland e la sua esperienza.

Susie era presente sulla scena come giornalista, perché da giorni era impegnata a seguire le azioni del movimento, per un progetto di comics journalism (finanziato attraverso la piattaforma di crowdfunding giornalistico spot.us). La settimana prima aveva già avuto problemi, subendo un intervento con gas lacrimogeni da parte della polizia locale.

Inconvenienti del mestiere, per certi versi.

Ma il dato che ha suscitato preoccupazione (sia tra i giornalisti che tra i colleghi fumettisti) è che l’arresto è avvenuto nonostante l’autrice avesse mostrato chiaramente alla polizia il badge stampa. Un poliziotto, a quanto ha raccontato, la aveva persino riconosciuta (conosceva i suoi fumetti). Ma non è bastato, perché le notizie dicono che verrà comunque processata entro un mese, con l’accusa di avere commesso un’infrazione: “present at raid”. Una definizione discutibile se non confusa, che ha suscitato reazioni stupefatte e che ha fatto dire all’autrice stessa: “pare una tattica per impedirmi di raccontare quel che accade”.

Speriamo non sia così.

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