Kandor esiste (nella mente di Mike Kelley)

Mike Kelley è una delle figure centrali del mondo (leggi anche: del mercato) dell’arte contemporanea. Nei suoi lavori, non a caso anche in compagnia di artisti fumettofili come Paul McCarthy, si è vista più volte tutta la sua familiarità con il fumetto, sul piano dei simboli, ma anche dei materiali.

Uno dei suoi lavori più noti è la serie di opere intitolata Kandor.

Pensateci un momento. Cos’è Kandor? Soluzione del quiz: è la capitale del pianeta Krypton, luogo di nascita di Superman. Una città celebre per essere stata isolata, miniaturizzata e – con un’invenzione a dir poco immaginifica – infilata in una bottiglia di vetro dal supercattivo Brainiac, anni prima della distruzione del pianeta.

Ebbene, Kelley lavora a questa serie di opere dal 1999. E ha deciso di riprenderle, espandendo il progetto – ora in mostra alla galleria Gagosian di Los Angeles – con nuove sculture e installazioni. Sempre costruite con resine cristalline, illuminate come reliquie – postmoderne e neopagane – da luminescenze molto fluo e molto pop. Un’atmosfera talvolta leziosa, ma energica, e con tutto il fascino dell’ossessiva e inquietante perfezione artigiana di Kelley.

via Robot6

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SuperGlifo

Una sciocchezzuola per il weekend. Un omaggio al primo Superman. Un pensiero a una persona trasferita in Egitto.

via Popped Culture

Will Eisner, mito d’artista incrinato dalla Storia

Tra i grandi autori della Storia del fumetto, Will Eisner occupa un posto del tutto speciale. Intorno alle sue opere e alla sua figura si sono generate percezioni di tale portata che, mentre era ancora in vita, hanno condotto il suo nome a diventare il “marchio” del più noto dei premi assegnati dall’industria del fumetto: gli Eisner Awards. Ma questo già lo sapete.

La novità è invece che, in seguito a un’importante scoperta documentale fatta dallo storico Ken Quattro, il suo nome è al centro di un inatteso “caso” che sta lasciando piuttosto spiazzato il mondo fumettologico statunitense (e non). Il “mito-Eisner” si trova infatti pesantemente messo in crisi, intorno a un aspetto decisivo: il coraggio e l’onestà (non solo intellettuale) dell’autore. L’episodio in discussione è celeberrimo. Riguarda nientepopodimeno che la nascita di Superman, e in particolare il processo del 1939 che oppose la DC Comics all’editore di Eisner dell’epoca, Victor Fox, accusato di plagio proprio per Superman. Ma la scomoda “verità storica” che emerge dai nuovi elementi è tale da generare una incredulità e scompiglio che, secondo la brava Heidi MacDonald di Publisher’s Weekly, può far parlare di una vera e propria “rivelazione storica”: un episodio dalla “storia segreta del fumetto“.

La sostanza è che Eisner avrebbe mentito proprio su quella decisiva e storica vicenda. Le carte del processo – a lungo credute smarrite o irrecuperabili – dicono infatti l’opposto della versione che Eisner ha raccontato e reso celebre, sia in varie interviste e biografie che lo hanno visto protagonista, sia nel noto (e commovente) graphic novel The Dreamer, racconto dolceamaro della propria carriera che include anche una versione – falsata – del processo DC vs. Fox. La pagina di The Dreamer (per chi non la conosce) è la seguente:

Cosa sostenne Eisner? E cosa dicono le carte, ovvero le trascrizioni originali del processo, recuperate rocambolescamente da Ken Quattro grazie a un benefattore (per il momento, anonimo)?

Innanzitutto i fatti:

  • l’editore Fox pubblicò nei primi mesi del 1939 (con il marchio Braun Publications), a pochi mesi dall’uscita di Superman, un suo clone (Wonder Man) i cui autori erano Eisner e l’allora socio e collega Iger.
  • DC Comics fece subito causa per plagio a Fox, e in tribunale Eisner dovette testimoniare pro o contro il plagio.
  • La testimonianza di Eisner è nota: dichiarò che il fumetto da lui realizzato era stato così richiesto da Fox, e questo portò DC a vincere la causa.

Ma nelle carte del processo emerge tutta un’altra storia.

Cosa conoscevamo, almeno fino ad oggi, di quanto accaduto ad Eisner in quella vicenda? Sempre la stessa versione: l’editore Victor Fox gli avrebbe chiesto esplicitamente di copiare Superman, spingendolo alla creazione di un super-eroe dal nome di Wonder Man. Quando però DC iniziò a intentare diverse cause per plagio, tra cui quella contro Fox (molte di queste vicende sono al centro del noto romanzo di Michael Chabon Le avventure di Kavalier e Clay), l’editore premette su Eisner affinché mentisse in tribunale, sostenendo una tesi in sua difesa: nessuno aveva mai ordinato copie di Superman, né questo personaggio aveva potuto mai influenzare l’ideazione di Wonder Man. Sempre secondo la sua versione, Eisner non riuscì ad accettare di mentire a un giudice. Si sentì quindi costretto a dire la verità in tribunale. E questo, a discapito della sua relazione con il committente Fox, pur sapendo di “rischiare il posto”. Un gesto sofferto, frutto di un atteggiamento ‘eroico’, da autentico artista che non bada alle ritorsioni dell’editore. Un episodio centrale, quindi, nella costruzione del mito artistico di Eisner.

Tuttavia: cosa dimostrano gli atti? Che Eisner si schierò apertamente con la strategia di Fox, contestando ogni attribuzione da parte della DC Comics. E arrivando a insinuare – come elaborato dalla strategia di difesa “controintuitiva” dei legali di Fox – che ad essere un mero plagio non fosse che…lo stesso Superman. In aula, infatti, Eisner si prese il merito di avere creato Wonder Man mesi prima dell’uscita di Action Comics (la testata che ospitò il primo episodio di Superman); sostenne di non essersi ispirato a Superman (dicendo di non averlo mai visto prima dell’uscita del suo Wonder Man); infine disse chiaramente di non essere stato spinto a crearlo da Fox. Molto insisto è il particolare – che non prevarrà nella sentenza – sulla “fonte comune” a Wonder Man e Superman, ovvero quell’uomo mascherato che è noto come The Phantom, cui Eisner dichiara di essersi ispirato.

Come se non bastasse la smentita nei fatti, che intacca la reputazione di Eisner come “libero artista” svelandone la debolezza nei confronti del datore di lavoro, Ken Quattro ricorda un altro dato. Ovvero, una “menzogna nella menzogna”: Eisner in realtà conosceva perfettamente Superman. E lo conosceva al punto da avere visionato il progetto di Siegel e Shuster pochi mesi prima dell’acquisto da parte di DC Comics, in qualità di editor, e decidendo che si trattava di una proposta da…rifiutare. Come raccontato nella biografia scritta da Bob Andelman (altro fumettologo spiazzato ma ammirato dalla scoperta di K.Quattro):

“One day Eisner received a letter and sample art from two Cleveland kids, Jerry Siegel and Joe Shuster. They were peddling two comic strips, one called “Spy”, the other “Superman”. “The truth of the matter is that when I saw their stuff, I didn’t think that any of our customers would buy it, and I was right,” Eisner said.” [A SPIRITED LIFE, pg. 43]

In sintesi, quel che emerge dalla ricostruzione di Ken Quattro (mentre prosegue, sul suo blog, la pubblicazione delle carte processuali dettagliate: qui), unitamente a quanto sostenuto dalla stampa e dagli esperti, sarebbe che:

  • Eisner ha raccontato per tutta la sua carriera, intorno a quel processo, il falso: non è vero che “scaricò” con coraggio l’editore, bensì lo sostenne con tutti i propri (deboli) argomenti.
  • in quel processo Eisner si trovava ‘schiacciato’ tra il suo datore di lavoro (Fox) e uno dei suoi altri clienti (DC), con la consapevolezza di avere mentito sulla conoscenza di Superman.
  • per salvare sia il posto (non confessando il plagio) che la faccia (essersi fatto sfuggire Superman, e averlo poi dovuto imitare), Eisner elabora una auto-narrazione di tipo “artistico”: la paternità artistica dell’invenzione-Superman era una banalità, da lui già messa in opera.

Commentando il post di K.Quattro, Ger Apeldoorn ha chiosato: “Until he finally turned his life around and became the first real graphic novelist, he was anything but a succesful businessman.

Un paio di anni fa feci una buona chiacchierata con Howard Chaykin, intervistandolo per Rolling Stone. In un passaggio – che riporto qua – a proposito del leggendario episodio di una sfiorata rissa (con tanto di minacce di calci…) in pubblico tra lui e Eisner, mi disse:

Con Eisner, in una conferenza a Barcellona (1992), si parlava di Blackhawk. Quando la discussione passò ad American Flagg!, Will mi accusò di produrre fumetti fascisti. Ho capito poi che Eisner, disinformato sui miei lavori se non per qualche copertina, aveva concluso dalle uniformi e dalle posture dei personaggi in copertina che stavo creando fumetti fascisti! Il disprezzo congenito di Mr. Eisner per il resto della scena creativa del fumetto, e il fatto che si credesse il solo capace di ironia, mi apparvero ancora più evidenti da allora. Un manipolatore”.

“Manipolatore” a Will Eisner, detto da un sanguigno come Chaykin… Mi parve un termine troppo disinvolto. Degno del carattere di un personaggio burbero e guascone. Oggi come oggi, però, non si può certo dargli torto.

Ken Quattro, autentico appassionato di Will Eisner (un suo saggio molto citato è proprio Rare Eisner: Making of a Genius) non se l’è però sentita di calcare i toni sensazionalistici che pure il caso potrebbe meritare. E come chiave di lettura dell’episodio ha indicato altro: la ragionevole comprensione umana per un giovane autore di 22 anni, messo sotto pressione da editori già piuttosto potenti. Ed ha concluso così:

Eisner è ancora il mo eroe; creativo, lungimirante e dannatamente brillante. Ma imperfetto, come tutti noi. Just a man and not a Superman.

Un mito scalfito. Ma ancora in piedi.

Qualsiasi reazione, oggi come oggi, rischia di suonare troppo emotiva: troppo intransigente o troppo indulgente. Mi fermo qua anche io.

Quel che è certo, è che il fumetto ha avuto una bella lezione di Storia, grazie all’energia e all’attenzione di un buon fumettologo. E sappiamo bene quanto ci sia ancora bisogno, nel nostro fumetto-mondo, di “sporcarsi le mani” scavando nella (sua) Storia. Grazie a Ken per averlo fatto con precisione, e con classe.

Super fan-made webseries

Che il fandom sia in grado di generare imponenti sforzi organizzativi e creativi, magari fino al punto di produrre film amatoriali, è cosa nota. Del caso di Akira, per esempio, abbiamo già parlato qui. Da qualche settimana è però il turno di Superman, oggetto di una serie prodotta per il web di cui è online il primo episodio, previsto come debutto di una “prima stagione” programmata in 12 parti:

Pare che questo Superman amatoriale non resterà a lungo solo. Il sito web del progetto “Superunofficial” rivela l’esistenza di altri due progetti analoghi. Con evidente consapevolezza, e una notevole dose di capacità organizzative, il team di fans si presenta e dichiara i propri obiettivi di lettori-produttori in questo modo:

Super Unofficial” is an online TV network made by Comic Book fans, for Comic Book fans. Featuring three original web series running simultaneously, “Super Unofficial” is a central hub for comic book related original video content. Utilizing the Internet, “Super Unofficial” seeks to connect with audiences directly, allowing for greater fan interaction and in turn, repeat viewers who are invested in what they watch.

La complessità non solo tecnica, ma anche e soprattutto organizzativa, di un simile gruppo di “lettori organizzati”, rende questo progetto un caso interessante per due ragioni. Da un lato permette di verificare come la cultura fumettistica (“siamo fans di fumetti”, dicono i ragazzi) sia oggi in grado di convivere naturalmente – anche in forme complesse – con le forme e i linguaggi della Rete (editori italiani: svegliarsi, please). Dall’altro, ci dimostra come il fandom più consapevole sia in grado di strutturarsi produttivamente intorno a obiettivi ‘creativi’ in grado di ‘leggere’ bisogni di mercato (fumettistico) inespressi, ancora privi di risposta da parte dell’offerta: Superman è sempre “icona delle icone”, eppure film (quello diretto da Bryan Singer) e tv (Smallville) continuano a non offrire occasioni seriali soddisfacenti per il pubblico dalle aspettative più ‘alte’ (i fans), che aspetta da decenni di trovare una compiuta re-interpretazione audiovisiva del supereroe per antonomasia.

Mettiamola così: ecco i soliti fans americani. Il “mercato del fandom”, più vasto e organizzato negli USA, permette di attingere a un brodo di coltura vantaggioso, per la fioritura di simili gruppi di fans organizzati. (Una tesi ‘quantitativa’ che mi convince solo in parte).

Ma insomma, e il povero Tex Willer – possibile che non meriti anch’egli un ‘webseries treatment’?

Storia dell’invulnerabilità

The History of Invulnerability è il titolo di una pièce in scena in questi giorni negli USA, a Cincinnati.

Scritta da David Bar Katz, racconta la storia della creazione di Superman (invincibile per eccellenza) attraverso gli occhi di uno dei suoi due co-creatori, lo scrittore Jerry Siegel. Autore e personaggio interagiscono anche, sul palco, mettendo in scena il paradosso del legame tra una tragica vita ‘normale’ – la morte del padre, il drammatico anonimato prima del (tardo) riconoscimento legale sulla creazione di Superman – ed una vita finzionale, quella sì invulnerabile.

Un piccolo apologo morale, attraverso il fumetto, e insieme su di esso. Se passate da Cincinnati… Oppure, una breve scena la trovate qui:

via

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