Il reboot DC Comics in un’immagine

Al ritorno dalla vacanze, i lettori di fumetto seriale americano si troveranno di fronte alla vasta e complessa operazione di “rilancio” – in parte reboot, in parte restyling – di gran parte delle testate dell’editore DC Comics.

Tra fine agosto e inizio settembre, oltre 50 serie mensili pubblicate da DC Comics saranno infatti riportate a zero: ripartiranno nella numerazione dal numero uno.

Al di là delle ragioni strategiche ed editoriali dell’iniziativa, il difficile – o il bello, fate voi – è capire quale fisionomia assumerà il complicato multiverso DC, fatto di relazioni tra testate e characters che, naturalmente, ne usciranno profondamente messe in discussione.

Si è capito che al centro del nuovo assetto del multiverso DC ci sarà il super-gruppo Justice League (tattica di controprogrammazione verso il film tratto dai Vendicatori Marvel, blockbuster annunciato?). E altre cose. Ma siccome sono troppe, qualcuno si è premurato di fare una sintesi:

via Bleedingcool

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I supereroi: non ci riesco

Nell’ultimo anno ne ho letti, di testi sui supereroi. Dai testi accademici ai commenti critici agli articoli giornalistici, insomma, non è che siano mancate le buone (e le cattive) letture. Però devo dire che il più spassoso – scritto come una satira, ma centrato come un editoriale, e che potrebbe ben integrare quanto scrivevo ieri – è stato forse questo:

Lo ammetto: non ci riesco.

Ho smesso di leggere i supereroi all’età di 15 anni, quando pensavo che non avessero più niente da dire e che fossero destinati ad un lento, inesorabile, declino. Sbagliavo, naturalmente. Oggi i supereroi sono ancora protagonisti incontrastati del mondo del fumetto e anche del cinema, se vogliamo. Ma restiamo sul fumetto.

Da diversi anni a questa parte alcuni autori, quasi tutti di origine britannica, hanno saputo dare nuova vita e nuovo ritmo alle storie di supereroi. I supereroi si sono rinnovati, hanno saputo stare al passo coi tempi, con la cronaca, con la realtà di tutti i giorni. Non è vero, non per me, almeno. Mi scuso anticipatamente con tutti voi che leggete, amate, scrivete o disegnate supereroi, ma io non riesco a leggerli. Non più.

Un personaggio come Superman ha senso negli anni ’50, non nel 2010. Ed infatti è relegato in un’immaginaria Metropolis, che sembra proprio una città degli anni ’50. Oggi, nel mondo dei satelliti e di internet, verrebbe subito scoperto e magari costretto ad andare da Rolando, il parrucchiere delle dive, per modernizzare il proprio taglio di capelli. L’attualizzazione dei supereroi è stata fatta – tranne rare eccezioni – percorrendo una strada sbagliata.

Capitan America che se ne va in giro per le strade di Kabul a picchiare talebani non è accettabile, nel 2010. Sulla seconda guerra mondiale possono raccontare quello che vogliono (visto che già lo fanno numerosi politici e revisionisti di ogni genere) ma le moderne guerre in medio oriente (pardon: missioni di pace) sono costantemente sotto gli occhi di tutti. Ci sono i tg, gli inviati speciali, le riprese amatoriali e quelle dei satelliti. Oggi c’è wikileaks, cazzo!

Se si vogliono raccontare storie sulle missioni in medio oriente, bisogna farlo per bene, o almeno meglio di quanto non facciano Paul Jenkins e il ministro LaRussa. Che un energumeno di due metri se ne vada in giro nel deserto afghano, pieno di mine, cecchini e kamikaze, vestito con un’aderentissima tutina azzurra e armato solo di uno scudo non è accettabile. A meno che non finisca, giustamente, in un harem a sollazzare le calde notti di qualche capo tribù.

Ok, il simpatico Uomo Ragno di quartiere ci protegge dagli scippatori perché ha perso suo zio a causa di una rapina. Ma dove sarà quando quelli della banca daranno lo sfratto all’amata zia May, perché non ce la farà a pagare il mutuo subprime? E’ tutto, come dire…anacronistico, ecco, oltre che leggermente reazionario. E comunque decisamente oltre quello il mio limite di sospensione dell’incredulità.

Il riccone che, di nascosto, la notte si traveste e va in giro a cercare persone poco raccomandabili è, nella migliore delle ipotesi, un travone o un ex presidente di Regione o entrambe le cose. Non credo a Batman, non credo a Tony Stark. Se un multimiliardario volesse davvero aiutare il prossimo, lo farebbe con le proprie aziende multinazionali, con i politici alle proprie dipendenze, con le aziende farmaceutiche e con la propria influenza sul commercio e sulle politiche energetiche dei singoli Stati. Questi sono i veri super poteri.

No, quello che loro vogliono è solamente un mantello, un costume attillato per potersi ammirare mentre svolazzano come delle pazze per i tetti e i vicoli a fare il cazzo che gli pare. La loro idea di salvare il mondo è prendere a cazzotti altri travestiti, con improbabili pettinature anni’80. Sono solo dei nerd che hanno letto troppi fumetti al punto da non saperli più distinguere dalla realtà.

Emiliano Pagani, estratto dalla Introduzione a X-Nerd, pubblicato da Doubleshot, 2010

 

Supereroi, qualunquemente

E’ uscito il nuovo numero della rivista Colors, che festeggia i 20 anni sgangheratamente, con un tema a noi vicino: i supereroi.

Devo dire che criticare Colors è piuttosto facile, ormai. Perché questa rivista/progetto, distante dall’agenda dei media e piena di idee laterali, il suo vero ruolo creativo e “disfunzionale” al sistema editoriale lo ha svolto essenzialmente negli anni ’90. Quando non c’era Internet e la relativa abbondanza (anche di nicchie e multi-prospettive), quando il fotogiornalismo ‘dal basso’ non aveva ancora vissuto la rivoluzione di flickr, quando il legame tra brand e sistema dell’arte/creatività non era così ovvio, quando il sistema-moda non investiva regolarmente in corporate schools. Quando non c’era una retorica tanto diffusa dei “giovani creativi”.

Per questo numero, nella scelta dei suoi eroi, Colors ha mescolato buone trovate ma anche banalità (esempio: Gino Strada o Julian Assange). E il problema è che le buone trovate non acquistano spessore dall’associazione con l’etichetta di super-campioni dell’immaginario. Anzi, ne escono un po’ tutti depotenziati, banalizzati sia da uno stile visivo standardizzato e mediocre che – soprattutto – da una generale coltre di ingenuità, che pare il combinato disposto di un tot di snobismo con un futile atteggiamento froufrou.

Colors – Superheroes sarà pure qua e là simpatica e curiosa, dunque. Ma racconta una parabola poco felice: quella di una rivista che, dal trattare temi laterali elevandoli a nodi caldi, sembra passata a trattare nodi caldi svilendoli a stereotipi pop.

L’intero numero della rivista, in bassa risoluzione, è disponibile qui.

Disoccupazione e nuovi eroi

Una satira assai nerd, quella del supereroe Unemployed Man. Ma con alcune trovate efficaci.

La nemesi, per esempio: un ristretto di gruppo di gente che si crede davvero ‘super’. Sono gli oligarchi – e con parola d’altri tempi, i plutocrati – della Just Us League: i fratelli Lemur Brothers, mr Goldman Sack, eccetera.

E poi mi è piaciuto Reich, l’economalieno. Un economista che è una facile ma buona metafora delle competenze pericolosamente “distanti”, scollegate dalla comune realtà sociale, in grado – solo lui/loro? – di comprendere la degenerazione di alcuni strumenti finanziari, e diagnosticare lo stato di allerta.

Super-Friends mashup

Se avete cliccato, avete sentito bene: “I’ll Be There for You”.

Già, perché come ha scritto qualcuno nei commenti alla pagina YouTube, Wonder Woman is so Courtney Cox.

Segnalato da Superamici

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