La ‘cricca’ e il Corrierino

Il Fatto Quotidiano di oggi si occupa, in prima pagina, di cronaca giudiziaria. La ‘cricca’ composta da Anemone, Balducci e altre figure riconducibili a Propaganda Fide, suscitano una domanda giornalistica che il quotidiano esprime utilizzando il fumetto. E non un fumetto qualunque: l’italianissimo Signor Bonaventura di Sergio Tofano, vera e propria icona del Corriere dei piccoli d’antan.

Un dubbio: siamo certi che i lettori del Fatto siano stati in grado di cogliere tutti l’allusione al personaggio del Corrierino? Non dico un box, ma una didascalia sarebbe stata opportuna. E invece la sola informazione riportata è un generico (foto Ansa).

Che il mestiere dei fotoeditor stia vivendo una fase problematica è cosa nota, viste le polemiche intorno agli usi&abusi di immagini tratte dalla Rete – con effetti drammatici sulla professione del fotogiornalista – senza opportuna citazione (vedi Flickr e simili). Ma che non si ritenga rilevante mettere una didascalia esplicativa in casi come questo, in cui l’immagine (disegnata) è nota – ma non a tutti – e svolge una funzione di forte contrappunto ironico, beh, pare proprio un erroraccio poco giustificato.

Annunci

[Salone del Mobile 2010] Fumetto & Design Museum by Mendini

Finisce, con oggi, la lunga serie serie di post che ho voluto dedicare al Salone del Mobile. Un evento che – come sempre, direi – ha potuto mostrare la ricchezza degli scambi fra i mondi apparentemente distanti del design e del fumetto.

Per concludere questa sorta di esplorazione-reportage, voglio segnalare una delle iniziative culturali principali che hanno caratterizzato la programmazione degli eventi ‘paralleli’ al Salone: la mostra Quali cose siamo, “terza interpretazione” del Triennale Design Museum. Una mostra curata dallo stesso designer da cui ero partito settimana scorsa, aprendo la serie di post: Alessandro Mendini.

Il Triennale Design Museum è una struttura giovane – nata nel 2007 all’interno degli spazi della Triennale di Milano – che non appartiene ai veri e propri Musei Nazionali (avete presente il Museo del Fumetto di Lucca? Ecco: il ragionamento è analogo), ma che svolge funzioni para-museali, attingendo alla preziosa collezione permanente custodita in Triennale. Oltre ad alcune mostre monografiche su specifici temi/autori, ogni anno costruisce una grande mostra tematica sul design italiano, di cui Quali cose siamo è la terza ‘interpretazione’.

A differenza delle due precedenti, la mostra di quest’anno vede una ampia presenza di oggetti e materiali variamente legati al mondo del fumetto. Una scelta che proviene dalla prospettiva curatoriale e dalla cultura di Mendini, designer eclettico – e amante del disegno e del fumetto – che ha scelto una chiave interpretativa particolarmente aperta e inclusiva. Nelle parole con cui il progetto si è presentato:

L’ipotesi curatoriale alla base è che in Italia esista un grande e infinito mondo parallelo a quello del design istituzionale, un design invisibile e non ortodosso. Il punto di osservazione si sposta sulla storia e sulle storie che scaturiscono dai singoli oggetti che, messi uno accanto all’altro, creano una rete di relazioni e rimandi, un paesaggio multiforme capace di provocare squilibri e spiazzamenti, ma ricco di emozione e spettacolarità. Una selezione di opere dei Maestri, di artisti, di giovani designer entra in dialogo con oggetti inaspettati che, di primo acchito, non sembrano “fare sistema” ma, in realtà, non sono quello che sembrano. Se guardati attraverso nuovi punti di vista, mostrano una complessa matrice progettuale, forniscono un’ulteriore, inedita, testimonianza della creatività italiana e contribuiscono a definire in altro modo la nostra identità e l’essenza del design italiano.

Da questa impostazione Mendini ha tratto una selezione davvero eclettica e fuori dagli schemi, che include oggetti del design ‘istituzionale’ e ufficializzato, e altri che appartengono a un’idea che potremmo dire di design diffuso. Dal grembiule da lavoro indossato da Achille Castiglioni al vestito di Totò, dal ritratto di Ettore Sottsass dipinto da Roberto Sambonet alla Lettera 22 – quella usata da Indro Montanelli. E ancora: i Compassi d’oro vinti da Mario Bellini, le camicie di Finollo realizzate per Guglielmo Marconi, le campane italiane, i calcinacci dell’Acquila, le opere di Casorati e Balla, la trafila per fare la pasta, i Gormiti (con sommo disappunto di certi big del design nostrano)…

L’allestimento – minimale al punto da risultare quasi assente – mette al centro gli oggetti. Questi sono esposti senza orpelli, appoggiati a superfici o ‘tavoli’ posti quasi a livello del terreno. L’effetto è quello di un accumulo, magari difficile per il pubblico meno preparato, eppure entusiasmante, in grado di scaraventare i visitatori in un universo di oggetti – splendidi e banali, unici e comuni, intelligenti e stupidi – in grado di indicare quali cose siamo – quali energie, idee, idiosincrasie, metodi, ‘distrazioni’ – anche attraverso il design. Fumetto incluso.

Ed eccoci quindi al punto. La presenza del fumetto è evidente ed esplicita. Sono infatti 10 gli oggetti che, a vario titolo, possiamo ascrivere alla matrice culturale (e industriale) del fumetto. Oggetti editoriali e non, che al fumetto sono riconducibili secondo 4 diverse prospettive: veri e propri fumetti; oggetti ispirati da fumetti; oggetti linguisticamente ‘vicini’ al fumetto; oggetti progettati da autori di fumetto. Non mi dilungo in una lista, e lascio parlare le immagini (con opportune didascalie) qua sotto:

Primo fumetto di Antonio Rubino, realizzato all'età di 6 anni (1886)

Cane del Signor Bonaventura (1925)

Gormiti: prototipi in cera (2005); disegni preparatori (2008); personaggi (2010). Di Gianfranco Enrietto

Codex Serafinianus, di Luigi Serafini (edizione Franco Maria Ricci, 1981)

Spiritelli Gibaryon, Igort (1990), Collezione Alchimia Spiritelli

Carnivora, Massimo Giacon (2010) - intarsio in scagliola

Bertrand, Massimo Iosa Ghini (1987) - miniatura, Memphis

Pablo Echaurren, Este-tica (2001) - Este Ceramiche

Collana "Un sedicesimo", tra cui Federico Maggioni (2008-2010) - Corraini Editore

Fotoromanzi 'Utopia' e 'La lotta per la casa', Gruppo Strum (1972) realizzati per la mostra "Italy: the New Domestic Landscape", MOMA New York

Fotoromanzi, Gruppo Strum (1972) realizzati per la mostra Italy: The New Domestic Landscape, MOMA

Li avete visti. Grandi fumettisti del passato come Antonio Rubino, e autori contemporanei come Igort, Massimo Giacon, Federico Maggioni, impegnati sia nel fumetto che nella realizzazione di oggetti. Ma anche giocattoli, come il cane del Signor Bonaventura di Sergio Tofano, figura di punta del Corriere dei piccoli di inizio Novecento. E poi diversi autori o prodotti ‘tangenziali’ al fumetto, come un oggetto di Massimo Iosa Ghini, architetto e designer già parte del gruppo Valvoline nella “Linus” negli anni ’70; o come i Gormiti del fumettista Gianfranco Enrietto; o i “fotoromanzi d’artista” del Gruppo Strum; una ceramica dell’illustratore-pittore e fumettista Pablo Echaurren. E su tutti (almeno per me) lo splendido Codex Serafinianus, uno degli oggetti editoriali più bizzarri della storia del graphic design italiano – guardatelo e poi ditemi da dove ‘viene’ la post-psichedelia del fumettista Jim Woodring.

Fate un giro a vedere Quali cose siamo: ho la sensazione che, come italiani – e fumettofili – vi riconoscerete.

Per le immagini: grazie a Triennale (Damiano, Marco, Valentina).

E grazie anche ad Alessandro Mendini (che chissà: magari si riesce a realizzare un certo progetto discusso insieme)

Riedizioni: la stagione dei 100 fiori

Sarà la primavera?

Qualche tempo fa si diceva della crescente tendenza, da parte dell’editoria sia italiana che straniera, a pubblicare riedizioni di opere classiche della storia del fumetto. Pochi giorni fa – guarda caso – ne ha scritto anche il buon Douglas Wolk per il New York Times. Non semplici “ristampe”, si diceva, ma vere ri-edizioni: recuperi di materiali assenti dal mercato da decenni, o lavorazioni editoriali del tutto nuove per completezza o qualità della presentazione (cura filologica e cronologica, tavole restaurate, bookdesign di pregio, apparati storico-critici).

Ebbene, pare che Marzo 2010 sia un mese particolarmente generoso. Almeno in Italia. A distanza di una decina di giorni, le edicole offrono due esempi di questa tendenza: il 10 marzo è uscito il volume La banda del Corrierino, 24° tomo della Collana “100 anni Fumetti Italiano“; il 22 marzo uscirà Il mistero dell’Uomo Nuvola, primo volume della collana “Gli anni d’oro di Topolino“.

Cosa hanno queste due riedizioni di interessante e/o importante? Qualche breve riflessione.

1) La prima: osservate qual è l’epoca storica cui sono rivolte. In entrambe i casi siamo all’apparenza davanti a contenitori ampi, che coprono diversi decenni: l’antologia del Corriere dei Piccoli contiene materiali tra gli anni 10 e gli anni 70 (da Bilbolbul ai Ronfi), la collana di Mickey Mouse presenta “45 anni di strisce” tra il 1930 e gli anni 70. Ma le scelte di copertina (Il Signor Bonaventura a rappresentare il CdP) e di selezione editoriale (L’uomo nuvola come primo tomo delle strips realizzate da Floyd Gottfredson; Sor Pampurio, Pier Lambicchi, Bilbolbul, Rubino, Angoletta tra gli contenuti dell’antologia CdP) ci comunicano che in primo piano viene posto un periodo specifico: gli anni 20/30. Bonaventura è infatti un character nato nel 1917; la collana di Topolino inizia con L’uomo nuvola che è del 1936-1937.

Perché mai rilevare questa ‘centratura’ sugli anni 20/30? Compariamo questo periodo con quanto avvenuto, più ampiamente, nelle numerose riedizioni degli ultimi anni. Per esempio, guardando i Premi assegnati alla categoria Ristampe/Riedizioni in festival come Lucca o Napoli, o consultando le annuali Top Ten (categoria: Menzione Storica) del magazine LoSpazioBianco. Qual è il periodo storico dominante? Per le opere straniere (con qualche eccezione), ma soprattutto per quelle italiane, sono gli anni ’60 e ’70:  Grazia Nidasio, Magnus, Gianni DeLuca, Guido Buzzelli, Andrea Pazienza, oppure Corto Maltese, Valentina, Diabolik, Alan Ford… Ergo: la strategia di queste due riedizioni non è modellata su uno specifico effetto di “nostalgia generazionale” che, invece, sembra avere guidato la politica editoriale delle ristampe fino ai tempi più recenti, quasi sempre rivolte ai successi o ai maestri degli anni 60 e 70. Queste due novità guardano più indietro, e di molto: almeno due o tre generazioni prima. Per la collana “100 anni Fumetti Italiano” è una scelta persino esplicita e programmatica. Epoche in cui i lettori di oggi non erano nati (talvolta nemmeno i loro genitori…). Una evidente differenza strategica: meno generazionale, e più – se vogliamo – vintage.

2) Una seconda osservazione riguarda la natura industriale di questa doppia offerta di riedizioni. Le due operazioni non sono sostenute da piccoli editori di nicchia, bensì da una major come RCS – Corriere e Gazzetta – che ovviamente opera secondo strategie di business ben diverse da quelle dell’ “editoria di cultura” fumettistica. Se osserviamo lo scenario delle riedizioni fumettistiche, ci rendiamo conto come anche questo sia un dato rilevante: le riedizioni che, negli ultimi anni, si sono rivolte agli anni tra i ’10 e i ’40 (certi volumi ANAFI, antologie dedicate ad Antonio Rubino o al primo Jacovitti, ma anche traduzioni di classici USA come Krazy Kat o Dreams of a rarebit fiend) è stata quasi sempre un business di nicchia. Una scelta praticata da piccoli editori specializzati in fumetto, spesso secondo i crismi dell’editoria di cultura che – nel comicdom – ha affiancato alla promozione di un’idea di “fumetto d’autore” un desiderio di affermare un “presidio della memoria” orientato alla valorizzazione delle eccellenze artistiche.

Fatte queste osservazioni, ne traggo una riflessione finale.

La memoria culturale del fumetto pare in movimento. Una trasformazione la cui entità andrà misurata e valutata, ma che è ormai un dato di fatto. Dopo gli USA e la Francia, anche in Italia è evidente uno slittamento che potremmo sintetizzare così: dalla Nostalgia alla Storia. Al feticismo ‘affettivo’ di matrice generazionale, si affianca un recupero del passato più complesso e ‘razionale’. Una spia della crescente consapevolezza – sia sul versante dei lettori che su quello dei produttori – che la memoria storica del mezzo è un fattore fortemente presente all’interno della cultura fumettistica di oggi. Detto altrimenti: questo tipo di offerta risponde a un bisogno diffuso di “guardare indietro” verso porzioni disperse della storia dei comics, offrendo al pubblico odierno il piacere della ri-scoperta di una più ampia e compiuta genealogia fatta di antecedenti, padri fondatori, successi e/o capolavori d’antan che hanno segnato lo sviluppo del mezzo. Un bisogno percepito e condiviso, oggi, anche dalle major, attrezzatesi per configurare un’offerta di ‘classici’ che, solo pochi anni fa, sarebbe sembrata solo il sogno di una ristretta comunità.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: