Toppi sbarca negli USA (ed era ora)

Una semplice news: Sergio Toppi torna in circolazione nel mercato nordamericano, dalla prossima estate, con Sharaz-De per l’editore Archaia.

Mi sembra una buona notizia, per due ragioni.

La prima è che Toppi rappresenta, da tempo, uno degli autori italiani di fumetto più noti e rispettati nel mondo. In un recente reference book come 1001 comics, se ne parla in questi termini:

Toppi’s visual style is one of the most idiosyncratic in the tradition of the European masters. He is admired by artists such as Frank Miller and David B., and devotedly followed by Walt Simonson.

La seconda è che la notorietà di Toppi è un caso strano, di quelli che accadono solo ai veri maestri. Se infatti facessimo la lista delle sue opere rivolte al pubblico nordamericano, beh, saremmo vicini a zero. Di Toppi, a tutt’oggi, non mi risulta tradotto in lingua inglese nulla di significativo.

I soli libri di Toppi reperibili sono un paio di artbook della collana Sparrow (questo e questo) e la ben poco memorabile biografia di Papa Wojtila. I suoi lavori più ‘visibili’ negli USA sono probabilmente la ben poco significativa collaborazione come copertinista per la miniserie Marvel 1602: New World (2005) e, risalendo a dieci anni prima, una singola illustrazione nella sezione ‘gallery’ di Sin City: The Big Fat kill (Dark Horse Comics, 1995), commissionata a suo tempo da Frank Miller.

La notorietà di Toppi nel mondo anglofono, dunque, è un caso di influenza fondata pressoché sul solo passaparola tra autori. Alimentato dalla sparuta circolazione di qualche volume in italiano o francese d’importazione, e da qualche rara intervista (l’ultima è questa).

Che finalmente stia per circolare un suo lavoro maturo e importante come Sharaz-de, non può quindi che rallegrarci. E farci pensare: se la fama di Toppi è maturata quasi in assenza di “pezze d’appoggio”, cosa accadrà ora?

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Cose che accadono su iPad: Toffolo e Toppi

Quando si parla di fumetti italiani su iPad, si tende a dire molto di alcuni e poco di altri. No, non sto parlando degli innumerevoli prodotti di christian publishing che hanno popolato l’app store durante le feste (e di cui sarebbe interessante conoscere qualche dato). Parlo invece di Davide Toffolo e Sergio Toppi.

Il primo è presente con il recente Piccolo manuale di autodifesa dagli zombi!, pubblicato da Fandango in occasione del lancio del film The Horde. Il fumetto è contenuto in una app gratuita dedicata alla promozione del film, ed è enhanced da alcuni contenuti video – brevi sequenze dalla pellicola:

Il secondo è invece presente con alcune tavole disegnate, su sceneggiatura di Manfredi Toraldo, per il graphic novel collettivo L’avventura della Sindone, pubblicato anni fa dall’editore Lo Scarabeo. Questo lavoro è ospite di un in-app store, Next, che si presenta come ‘magazine’ della ManFont Comics, e che raccoglie diversi fumetti – tutti a 1,59€ – scritti da M.Toraldo:

Certo, il mercato del fumetto italiano su iPad è caratterizzato, a tutt’oggi, da un panorama dell’offerta ancora minuscolo. Ma la crescita prosegue. E accanto al mainstream dell’attenzione sui player principali (Disney, Geronimo Stilton, Pimpa) e sugli early adopters (Tunué, Singloids, Sturmtruppen, Canemucco), iniziano a fiorire iniziative più “laterali”, e nicchie – chi più, chi meno – interessanti.

[Angouleme 2010] La mostra 100 x 100

Ultimo (lungo) post di una (lunga) serie dedicata alla 37a edizione del festival di Angouleme. Last, but not least, qualche parola sulla mostra Cent pour Cent.

Una mostra collettiva piuttosto ambiziosa, che ha caratterizzato la proposta culturale del festival di quest’anno, al pari della (eccellente) personale dedicata a Blutch, Presidente del Jury 2010. L’idea: 100 tavole realizzate da 100 protagonisti del fumetto contemporaneo, chiamati a reinterpretare 100 opere custodite nella collezione permanente del Museo.

La mostra è stata pensata come una sorta di ‘manifesto’ del Museo del Fumetto di Angouleme, a sostegno delle iniziative per il recente lancio della sua nuova sede, fra cui una serata di pre-inaugurazione del festival che si è distinta per la proposta di uno spettacolo di danza contemporanea ispirato al fumetto.

La lista completa degli autori – una specie di who’s who del graphic novel (e non solo) internazionale, con qualche eccezione – la trovate qui.

Lorenzo Mattotti

Come curatore sono stato invitato dal Museo ad occuparmi della selezione di autori italiani (eccetto Mattotti, chiamato direttamente dal Museo per realizzare l’affiche che avete visto più sopra). Insieme ai curatori Jean-Philippe Martin e Pili Munoz, ho lavorato in un gruppo eterogeneo e cosmopolita costituito da critici provenienti da Spagna, Giappone, Portogallo, Cina, Gran Bretagna, Croazia, Corea. Il lavoro e lo scambio che ne sono nati credo abbia aiutato – nei pregi e nei limiti – quello che a oggi è il più articolato evento curatoriale internazionale mai realizzato nell’ambito dei comics, grazie al ruolo pivot della Cité de la BD. Un progetto interessante non solo per l’opportunità che mi ha dato di presentare al pubblico internazionale un certo gruppo di autori italiani di grande valore. Ma anche perché mi ha permesso di riflettere non tanto sui modelli (evidenti o impliciti, consapevoli o meno) quanto sulle logiche di ‘riscrittura’. Perché reinterpretare è anche autodefinirsi, inserirsi in una rete di riferimenti è anche svelarsi, e ‘omaggiare’ un modello è, in fondo, un modo potente per riflettere sulla propria pratica artistica.

Semplifico un tot. Ma credo di avere osservato quattro strategie differenti incrociarsi tra queste tavole. Una più filologica, in cui il modello è trattato secondo una logica di intervento ‘riproduttivo’: il ‘senso’ di quella tavola è tutto “lì”, quasi autoevidente, definitivo, cui l’autore offre se stesso come una sorta di cosciente reincarnazione (il caso di Ghermandi).

Francesca Ghermandi

Una seconda strategia mi è parsa genealogica, e qui il ‘rispetto’ è testimoniato su un piano meno evidente, diciamo più ampiamente “culturale”: il sentimento di appartenenza – pur nella differenza di stili – ad una medesima famiglia di percorsi artistici cui si riconosce una specifica primogenitura, e che passa attraverso dettagli o aspetti apparentemente secondari, illuminati dallo sguardo dell’autore che se ne è appropriato (guardate Bacilieri e Corona). Una terza strategia potremmo chiamarla plastica: il modello si fa risorsa operativa, e il suo senso diventa fornire una specie di cassetta degli attrezzi simbolici per l’espressione dei propri stilemi (Mattotti, Nanni, Barbucci).

Infine una strategia concettuale, in cui il modello è radicalmente trasformato per dare vita ad una riflessione di natura speculativa, sul proprio lavoro o sul linguaggio stesso. (Un esempio? Guardate cosa ha fatto Scott McCloud a partire da Ernie Bushmiller).

Igort e Leila Marzocchi

Mi pare che gli italiani – stando a questo pur discutibile schema – si siano rivelati attenti soprattutto al piano plastico. Non troppo archeologi, di moderata curiosità antropologica, ma molto attenti alla dimensione formale (pur senza premere per una speculazione formalista). Molto italiani, direi.

Davide Toffolo

E ora al sodo: le tavole. Qui trovate quelle dei soli artisti selezionati. Sul prossimo Animals, un ampio reportage – inclusi i “modelli”.

Non esistesse google, avremmo anche potuto giocare a “indovina il modello di partenza”. C’è comunque qualche caso non facilissimo… Ok, primo (e ultimo) blogquiz: chi indovina autore e opera (per le strips basta il titolo: non sono così perfido) del ‘modello’ di ciascuna di queste tavole vince… Intanto iniziate. Poi vediamo. Rien ne va plus.

Giorgio Cavazzano

Gabriella Giandelli

Alessandro Barbucci

Marco Corona

Giacomo Nanni

Sergio Toppi

Paolo Bacilieri

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