Bonelli online (con un nuovo sito)

Dopo lunga attesa, Sergio Bonelli Editore ha messo online il proprio rinnovato sito internet (una sua presentazione è qui).

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Finalmente l’editore milanese ha una piattaforma più al passo coi tempi, utile soprattutto per la consultazione del catalogo e delle release, oltre che per qualche contenuto informativo di approfondimento, curiosità e fan-service.

Oggi il sito fatica e va a rilento: un debutto è un debutto. Ma che l’editore leader del fumetto italiano disponga, finalmente, di una vetrina efficace, mi pare una buona notizia.

Il ritorno della “bonellizzazione”

Una delle tendenze del 2012 nelle edicole italiane, dal punto di vista fumettistico, è la ri-bonellizzazione dei prodotti seriali. Un aspetto che mi pare avere toccato nuovi picchi che non vedevo, forse, da circa 20 anni.

La “bonellizzazione” del fumetto da edicola, ovvero una produzione con caratteristiche fortemente ispirate al modello tradizionale/standard dell’editore di via Buonarroti, è tornata ad assumere sul mercato un ruolo evidente su entrambe gli aspetti del prodotto fumettistico: la formula, e il formato.

Sulla formula sappiamo bene che Star Comics e Aurea sono stati negli ultimi anni i principali attori di questo fenomeno – spesso smaccatamente emulativo – del modello bonelliano, con risultati – dal punto di vista dei contenuti – di ogni genere: serie o miniserie di buona fattura, qualche sorpresa interessante, e un bel tot di serie di scarsa qualità (a proposito: è tornato in edicola uno dei cult trash degli anni 2000: Unità Speciale – seconda serie).

Ma quel che sta accadendo in questi ultimi mesi è una vera e propria esplosione di un vasto fenomeno di repackaging, che vede arrivare in edicola nel tradizionale formato Bonelli una gran quantità di fumetti provenienti dalle più diverse matrici e tradizioni editoriali. Un repackaging ovviamente non sempre editorialmente ‘neutro’: per molti si tratta di una consistente riduzione del formato di pubblicazione originale, per altri un inedito “downgrade” dal colore al bianco e nero.

L’editore che si è affermato come leader della nuova onda della “bonellizzazione” nel 2012 è certamente GP Publishing, che ha portato in edicola dall’avventura francobelga classica di Lo Sparviero o Comanche alle strip online di A Panda Piace, superando ormai la decina di testate. Ma nell’ultimo mese post-Lucca l’asticella pare essersi spostate ancora più in là, con tre novità abbastanza sorprendenti:

  • una miniserie inedita (e non una serie, come Longwei) non più da Star Comics, leader incontrastato nelle miniserie à la Bonelli, ma da Aurea Editoriale, Metamorphosis, di Giacomo Bevilacqua
  • la nota serie americana The Walking Dead, ‘ridotta’ in formato bonelliano, a 2,9€, dal suo (piccolo) editore ‘storico’, Saldapress
  • persino il bestseller francese XIII è tornato in edicola in un formato quasi-bonelliano: sempre brossura economica, a 3€, e in rigoroso bianco e nero, sebbene lievemente più alto di un paio di centimetri.

Per il momento mi limito a registrare il fenomeno. Ma la domanda che credo valga la pena porsi, ormai, è: come è avvenuto? Quali sono le ragioni attuali – quelle storiche le conosciamo: è un modello consolidato e vincente – della bonellizzazione?

E mi limito a sollevare una prima pista di riflessione: una tendenza più aggressiva o più difensiva, da parte del mercato? Un segnale di moderata apertura – nuovi tentativi di ‘adattare’ prodotti assai diversi all’esperienza standard del lettore italiano – o di preoccupata chiusura, come un “back to basics” un po’ affannato?

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Storia dei prezzi degli albi Bonelli, rivalutati

Nei giorni scorsi Sergio Bonelli Editore ha comunicato un aumento dei prezzi che investirà tutte le collane, a partire da giugno. Una notizia che ha suscitato reazioni diverse nel pubblico e negli operatori – ovviamente l’entusiasmo non mi è parso al top – che vanno dalla drammatica preoccupazione di certo fandom, alla serena accettazione. Fino a considerazioni più o meno controintuitive, sostenute da chi ha fatto notare come simili prezzi restino pur sempre equi, se misurati su aspetti tecnico-produttivi (la quantità di pagine) o contenutistici (la qualità del prodotto medio).

Quale che sia la percezione di ciascuno, peraltro influenzata da un clima economico poco favorevole al fumetto (e non solo), mi pare utile mettere in prospettiva questa scelta aziendale, proponendo una breve analisi storica sull’evoluzione dei prezzi degli albi bonelliani.

Per fare questo ho considerato due elementi: come dato-base ho scelto il prezzo negli anni di Tex, la serie più antica di casa Bonelli (potremmo chiamarlo “Tex index”); e come strumento per analizzare l’andamento storico ho scelto di affidarmi agli indici Istat, disponibili online qui, che permettono di misurare l’evoluzione del ‘valore’ monetario sulla base dell’inflazione e dell’andamento dei costi di alcuni beni di riferimento.

Sia chiaro: si tratta di un’analisi più indicativa che puntuale, vista la parzialità degli indicatori (peraltro mutati nel tempo). Ma il risultato mi pare comunque utile e interessante, perché indica una doppia tendenza:

– gli attuali prezzi degli albi Bonelli sono i più elevati mai raggiunti in oltre 50 anni di storia

– ma è anche vero che osservare il “Tex index” ci dice che la situazione attuale non è poi troppo lontana da quanto accaduto nei tardi anni Cinquanta, alle “origini” del modello bonelliano

L’andamento generale, misurato lungo una cadenza decennale, è il seguente:

Quel che mostra questa curva sono alcuni momenti chiave:

– una fase iniziale in cui l’albo di Tex rappresentò una versione “lussuosa” del formato striscia precedentemente dominante, nella logica di un prezzo ‘premium’ del tutto comprensibile

– una progressiva decrescita fino circa agli anni dell’allargamento dell’offerta (Martin Mystère nasce nel 1982)

– una crescita dei prezzi costante negli ultimi trenta anni, elevata negli anni precedenti il boom di Dylan Dog, e più contenuta negli ultimi dieci anni

Per chi volesse maggiore precisione, ecco l’andamento dei prezzi degli albi Bonelli misurato ogni cinque anni:

A questo livello di dettaglio emerge qualche tendenza ulteriore, ovvero:

– una fase di risalita dei prezzi, fra anni Sessanta e Settanta, che corrisponde grossomodo all’andamento inflattivo dei beni di consumo nell’Italia di quel periodo

– una relativa stabilizzazione che segue gli anni di maggiore successo di vendite a metà anni Novanta (Dylan Dog toccò 1 milione di copie/mese nel 1993)

– una relativa discesa negli anni zero, sull’onda di un fatturato aziendale integrato da altre iniziative editoriali (leggi: collane associati ai collaterali dei quotidiani)

 

Il fumetto in stagflazione?

Diciamolo subito a scanso di equivoci: non voglio offrire una tesi, ma porre una questione. Perché lo stato di salute del mercato internazionale del fumetto è oggi più che mai difficile da indagare. Ma alcuni indicatori danno da pensare:

– un aumento dei prezzi medi (principalmente per i titoli seriali; un fenomeno progressivo nell’ultimo biennio nei maggiori mercati)

– un rallentamento della crescita (e in particolare per il segmento che ha trainato lo sviluppo degli anni ’90 e 2000: il manga)

Che il combinato disposto di inflazione e stagnazione abbia prodotto nell’anno tendenze alla stagflazione, e che il fumetto ne sia in qualche modo una cartina al tornasole (vista anche la sua tradizionale identità di industria anti-ciclica), lo capiremo probabilmente meglio nel 2012. Quel che è certo è che a scorrere un po’ di dati sulla produzione di fumetto nel 2011 (in USA, in Francia, e in Italia – con una rappresentatività assai più limitata – del caso Bonelli Editore), per quanto parziali, emergono alcune tendenze che vale la pena tenere d’occhio.

In Francia, il dato generale della ACBD parla del 16° anno consecutivo di aumento nella produzione di titoli (5.327, ovvero +3%). Ma le novità crescono meno (+2%). E secondo Livres Hebdo, al terzo trimestre del 2011 il giro d’affari del fumetto in Francia era fermo a 0% sul 2010, ma al -2% considerando l’inflazione. A fine mese, per il festival di Angouleme, torneremo a fare il punto.

Per quanto riguarda i fumetti italiani prodotti da Bonelli Editore, il data-maniac Saverio Ceri ha rilevato alcuni elementi interessanti:

  • da un lato un calo vicino al -6% in termini di pagine realizzate (17.789), che restano un indicatore di qualche rilievo, visto il modello di produzione (per tavola) del fumetto popolare;
  • dall’altro una certa mutazione nei format produttivi: ben 36 albi “speciali” (primato storico). Per certi versi, il sintomo di una lenta rifocalizzazione dallo standard “mensile regolare” a una più ampia gamma di prodotti one shot, dotati di un certo valore aggiunto anche in virtù dell’efficienza economica dei “valori sicuri” (in soldoni: più ‘speciali’ dedicati ai characters consolidati).

Peraltro, nel 2011 si sono prodotto meno “nuovi fumetti” Bonelli, tornando al livello del 2009. A titolo di promemoria sulla produzione di via Buonarroti, nel grafico che segue un riassunto sulla produzione di novità – albi o one-shot inediti – nel triennio 2009/2011 (comparati all’anno più florido, il 2001):

Naturalmente i dati sulla produzione sollevano solo alcuni aspetti sulla “salute” di un settore (creativo). Così come quelli sui volumi d’affari o le vendite ne sollevano solo alcuni altri. Perché alcuni di questi aspetti – critici e non – ci dicono forse di ben altro fenomeno in corso: la lenta trasformazione di un’industria, sempre più lontana dal modello tradizionale (diciamo novecentesco) con cui è diventata ‘grande’. La discussione è aperta: ci torneremo sopra.

Peraltro, mi sa che torneremo a occuparci spesso di numeri, in questo anno nuovo.

Buon 2012 a tutti, intanto.

Contributi per una Storia Bonelliana

Informazione di servizio.

In edicola con Repubblica e L’Espresso, da oggi, uno dei rari testi sulla storia della casa editrice Bonelli. Si intitola L’Audace Bonelli, è una riedizione lievemente aggiornata del catalogo di una mostra organizzata nel 2010 da Napoli Comicon, e all’interno contiene anche un mio (lungo) intervento.

Si tratta, nel mio caso, di un’analisi del ‘modello’ bonelliano nel contesto – anche evolutivo – dell’industria culturale nazionale, in cui ho provato a suggerire come il fumetto bonelliano abbia vissuto una parabola particolarmente interessante: da anti-modello a vero e proprio modello ‘canonico’. Una parabola che credo continui a dirci molte cose non solo sul fumetto, ma più in generale sulla storia della cultura (popolare) italiana.

Il sommario completo è qua.

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