[Boomfest 2010]: foto (3)

Appunti dal festival Boomfest. Qui la parte1 e la parte2.

Tra i diversi autori russi e nordeuropei presenti a Boomfest, resto colpito dalla rivista “Kush“, dalla Lettonia (e magari ne riparleremo in futuro, con loro). Ma sono davvero tanti i lavori interessanti o brillanti, come questa piccola autoproduzione svedese, “Limo Zine”:

Proseguendo nelle visite, una splendida esperienza si rivela – grazie al suggerimento del sempre gentile Baru – il Russian Museum, che ospita una eccellente mostra dedicata al tema del lavoro e alla figura dell’operaio nell’arte sovietica, “Hymn to labour“, che comprende opere che vanno dalla pittura alle affiches, incluse incisioni su legno o linoleum e litografie:

Si fanno però anche tristi scoperte sull’export culturale dall’Italia, eh già:

La più folle e memorabile delle inaugurazioni è quella dedicata a due autori, “Nikitin vs Auclin”: un vero incontro di boxe tra i due. Qui il ring improvvisato che li attende:

E qui i due ragazzi che si prendono a mazzate vere, anche se con il sorriso, e per non più di 10 minuti:

Il festival si chiude con una serata di musica e disegni dal vivo (“in un tripudio di miccette”, direbbe il filosofo) a cui si alternano, facendo un gran casino sui fogli, un po’ tutti, da Ruppert&Mulot a Nine Antico, da Julia Grigorieva a Ibn-Al-Rabin a Anne Simon:

E’ stato bello. E domani si rientra. Sul bloc notes di Yuichi Yokoyama resta forse una delle immagini più belle del festival. Una mappa del mondo, composta dai Paesi di quasi tutti i partecipanti (dalla Norvegia al Mozambico), in cui ciascuno ha disegnato qualche iconcina con cui raccontare, tra il serio e il faceto, il proprio Paese. Dalle donne alle donne, da Tintin ai Moomin:

Dasvidania, Boomfest.

Ghost track:

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[Boomfest 2010]: foto (2)

Appunti dal festival Boomfest. Qui la parte1 e la parte3.

Metti che una mattina d’autunno, con il cielo grigio e qualche lieve goccia di pioggia, ti trovi in Piazza Dvortsovaya. E’ il punto più autenticamente centrale della città, luogo di eventi storici come a Domenica di sangue del 1905, così come punto focale della Rivoluzione d’Ottobre nel 1917. Nel mezzo della piazza, ci trovo la partenza di una classica maratona – probabilmente, la ‘stracittadina’ di S.Pietroburgo.

Il buon Yuichi Yokoyama, che pure mi dice di essere passato quella mattina, mi racconta il suo entusiasmo per gli enormi scivoli gonfiabili per bambini. Da parte mia, più banalmente, resto affascinato dalla magnificenza del Palazzo d’Inverno (a sinistra, in azzurro), sede del museo Hermitage (del cui interno non dico: varrebbe da solo una intera vacanza):

Il festival prosegue bene, e la mostra “Nouvelle vague”, dedicata a giovani autori francesi, è sia interessante che ben allestita:

La mostra “Nordicomics”, organizzata con l’Istituto di Cultura Finlandese, è pieno di talenti notevoli. Fra questi, anche la vincitrice del Premio Boomfest dell’anno scorso, la russa Julia Grigorieva:

Passeggiando in città, resto colpito dalla quantità di militari (giovanissimi) in libera uscita nel weekend:

Nel frattempo prosegue, nelle sale del Museo Anna Achmatova, la performance di produzione di stampe nere “Black is black is black” dei bravi Olivier Deprez e Miles O’Shea:

A cena, Florent Ruppert e io cerchiamo di comunicare con Yuichi Yokoyama. Senza inteprete dal giapponese, l’esperienza si rivela più complicata del previsto. Ma ce la caviamo: Yuichi inizia a scrivere sul suo bloc notes con i suoi tipici pennarelli fluorescenti. E ne viene fuori una bella discussione sul suo lavoro, le sue passioni, i suoi riferimenti artistici.

Yokoyama realizza dei manga (googlate il suo nome o cercate l’editore Picturebox, please) che sono così intensamente manga da sembrare manga condensati. Con un effetto quasi di astrazione: i tratti visivi del fumetto giapponese sono radicalizzati, e il suo lavoro pare una sorta di calligrafia visiva fondata sul manga. Una pratica del manga che è straniante, ossessiva e labirintica, che crea una ritmica grafica e spaziale stupefacente e ipnotica. Quando gli chiediamo di raccontarci quali artisti ama, Yuichi inizia da Henri Michaux, Yves Klein e Anselm Kiefer. E tutto torna.

Florent gli chiede quali manga ama, per esempio cosa ne pensa di Jiro Taniguchi. Ma Yuichi dice di non conoscere Taniguchi, e di non essere un gran lettore di manga. Provo allora a buttarla sul gekiga manga, mentre Florent rilancia con l’americano Geoff Darrow. Niente. In realtà non deve stupire: per Yokoyama il manga è più un “brodo di coltura” che un fine: un insieme di grammatiche estetiche da attraversare secondo un gusto per l’effetto (calli)grafico del tutto visuale e percettivo. Dopo anni dedicati a fare tele a olio, poi acquerelli, poi racconti, poi illustrazioni, Yuichi pare avere scelto da qualche anno il manga – mi dice – “because are many seeings”: molte immagini, molti ‘colpi d’occhio’.

Gli chiedo allora qualcosa sull’arte italiana. Mi dice di amare un musicista come Luigi Nono, Piero Manzoni, e soprattutto Lucio Fontana e i suoi concetti spaziali:

Troppe foto, per ora. Terminiamo stasera.

(continua…)

[Boomfest 2010]: foto (1)

Appunti dal festival Boomfest.

A San Pietroburgo, città monumentale che sembra ancora credere in una gloria Sette e Ottocentesca, qualcuno dice che il vento che tira è l’aria di una modernizzazione furiosa. Vento freddo, questo è certo. Una volta, e nemmeno troppo tempo fa, a convivere erano le radici imperiali zariste e la potenza della rivoluzione siderurgica:

Oggi, invece, San Pietroburgo sta cambiando pelle, e cantieri si trovano dappertutto:

Anche Boomfest è un cantiere. Si percepisce – come mi raccontano gli autori russi che incontro in questi giorni – che è da questo luogo che si può vedere, anche nel fumetto, come in Russia qualcosa stia cambiando per sempre.

Al Museo dedicato ad Anna Achmatova ci sono le sale dedicate alle mostre principali, tra cui la collettiva “Bes Slov” (che include il folle, geniale Yuichi Yokoyama – ma di lui vi dirò) e una monografica dedicata a Edmond Baudoin:

E’ in questa area che alcuni autori hanno tenuto laboratori di fumetto e di produzione di fanzines, tra cui uno guidato da Ibn-Al-Rabin, qui con un po’ di studenti, ovvero giovani autori locali, scandinavi, baltici (e non solo):

Ed ecco le fanzine, ‘fresche’ di produzione, appese come panni stesi:

Le conferenze sono state molto partecipate, con ragazzi in un tipico atteggiamento da ‘attenne drizzate’: silenziosi ma evidentemente a caccia di nuove fonti. Le vicende del fumetto in Francia, Belgio, Italia ecc. sono pressoché del tutto nuove. E oltre ad Amazon, tocca a noialtri (con gli ottimi Benoit ed Erwin) fornire suggerimenti e piste per approfondire anche i loro interessi personali. Che bello, poi, parlare in una sala circondati dalle tante pennellate di Baudoin (con cui chiacchierare un po’):

L’allestimento più intenso, però, è certamente quello della mostra di Anke Feuchtenberger:

Molto intenso anche il momento di svago collettivo: una lunga escursione sulla Nieva, al tramonto, che ci ha fatto capire che cosa fa della “Venezia del Nord” una città fluviale tanto splendida (se non fosse per le mie orrende foto):

Un omaggio a Mondrian, ci coglie alla sprovvista:

E Dmitry, splendido maestro di cerimonia, governa la ciurma dal fondo:

Continua con la parte2 e la parte3.

Export 3: in partenza per S.Pietroburgo

Questa settimana si parte per San Pietroburgo. Obiettivo specifico: tenere una conferenza sul fumetto italiano nell’ambito del giovane (ha solo 4 anni) ma dinamico festival Boomfest. Obiettivo generale: capire qualcosa di più sullo scenario del fumetto contemporaneo visto dalla Russia.

In questo festival medio-piccolo, che richiama circa 10000 visitatori, ed è ormai il principale evento attraverso cui il comicdom russo accoglie e ridigerisce gli stimoli provenienti dalla scena internazionale, il fumetto italiano ha già fatto il suo ingresso negli anni scorsi. Nelle edizioni precedenti ha infatti ospitato una mostra di Lorenzo Mattotti, alcuni autori della rivista Canicola, una presentazione di Lucca Comics, alcuni lavori di Gianluca Costantini.

Il giovane direttore Dmitry Iakovlev – che ringrazio dell’invito, insieme all’Istituto Italiano di Cultura di S.Pietroburgo e ad Elettra Stamboulis – ha preparato per quest’anno un’edizione ancora più ricca. Tra gli autori ospiti: Yuichi Yokoyama (uno degli autori che seguo con più interesse, di questi tempi), Edmond Baudoin, Jason, Olivier Deprez, Francois Ayroles, Florent Rupert, Jerome Mulot, Nine Antico, Lucie Durbiano, Anne Simon, Anouk Ricard, Bastien Vives, Pieter De Poortere, Nicolas Mahler, Ibn Al Rabin, Erik Kriek e Захар Ящин (chissà perché, non mi è chiaro chi sia quest’ultimo). L’affiche:

In un evento pensato non solo come vetrina commerciale, ma anche come occasione di scambio e dibattito, il direttore ha pensato di affiancare, sin dal principio, alcuni workshop e conferenze finalizzate ad approfondire alcuni temi e – soprattutto – ad offrire una visione internazionale al pubblico e agli artisti russi, immersi oggi in una entusiasmante stagione di cambiamento, fatta di crisi e nuovi stimoli, grazie anche al riconoscimento all’estero del ‘loro’ Nikolai Maslov. Per fare questo, giovedì 24 ci alterneremo in 4 – con me anche i “compagni di festival” Benoit Mouchart (Francia) e Erwin Dejasse (Belgio) – per fornire qualche coordinata in più su alcuni segmenti del fumetto contemporaneo.

Naturalmente, secondo Dmitry, quel che si conosce del fumetto italiano è davvero pochissimo: non basterà certo citare Crepax, Manara, Bonelli o Toppi per farsi capire. Una bella sfida, che proverò ad aggirare evitando il solito racconto/bigino su nascita-trasformazioni-protagonisti, e cercando di raccontare “l’identità italiana del fumetto italiano” attingendo qua e là dal passato e (soprattutto) dal presente.

Non mancherò di raccogliere qualche materiale per questo blog – con i “soliti” criteri dei quasi-reportage su queste pagine: frammentari e idiosincratici – con cui raccontare il festival e il fumetto russo, almeno per quel che avrò modo e tempo di vedere. Ma voi intanto potete studiare, e prepararvi. Per esempio, leggendo un saggio uscito solo alcuni mesi fa in USA (di taglio storico-sociale e con alcuni interessanti ‘affondi’ critici), scritto da José Alaniz e intitolato Komiks. Comic art in Russia:

Sì, certo: poi torno e vi interrogo. E sì, certo, simulerò di avere imparato il cirillico. Peraltro so già scriverlo, guardate qua: “Маттео Стефанелли“.

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